Nel 1982 un giovane consulente editoriale di nome Dougal Dixon, divulgatore nel mondo dell’editoria scientifica, pubblica poco più che trentenne un libro su un argomento al tempo considerato ai limiti della fantascienza, o nella migliore delle ipotesi un tema su cui ci si poteva divertire a discutere, ma senza alcun legame con la scienza propriamente detta. La materia in questione era la biologia speculativa, nota in seguito anche come allobiologia. Il volume si intitolava After Man. A Zoology of the Future. Contro ogni aspettativa fu un grande successo, risultato che si prolunga ancora oggi nel tempo, e questo gli permise di continuare a produrre ricerca e testi in questo campo, oltre a imprimere una svolta epocale ai neonati studi del settore. Il lettore consideri che ancora oggi questi temi sono visti con una certa indulgenza da parte della scienza più rigorosa e accademica, e che il volume di Dixon appare ben venticinque anni prima della pubblicazione di quell’altro grande successo che sarà The world without Us di Alan Weisman, tra l’altro coetaneo di Dixon, che uscì solo nel 2007 (Il mondo senza di noi, Einaudi, 2008) e che sancì il riconoscimento definitivo del valore di questi studi, a conferma di quanto Dixon fu davvero un precursore. La sua idea di base era piuttosto semplice ma rivoluzionaria, come spesso accade in queste occasioni. Partendo dalla drammatica presa di coscienza della sempre più rapida e frequente estinzione di specie viventi causata dalla distruzione delle rispettive nicchie ecologiche da parte della presenza umana sempre più invadente, Dixon si chiese in una logica strettamente evoluzionista chi avrebbe occupato gli spazi e gli ambienti lasciati deserti. Il punto di partenza – lo stesso da cui partirà poi Weisman – è perciò la scomparsa della nostra specie, con tutte le conseguenze del caso, sia positive che negative, la prima delle quali e la più rilevante riguarda le specie animali che, in misura più o meno forte, sono legate a noi. Tra queste vi sono tutte le specie che alleviamo, così come quelle che con noi convivono, ma anche quelle che in qualche modo ci parassitano, nel senso che vivono sfruttando la nostra presenza e gli scarti della nostra attività: si pensi, ad esempio, ai ratti o ai gabbiani. Dixon immagina un mondo tra cinquanta milioni di anni, ovvero un tempo geologicamente piuttosto lungo, e con grande intuito capisce che le specie legate a noi saranno le prime a scomparire, sostituite da altre con una maggior resistenza e adattabilità. Senza togliere al lettore il piacere di incontrare le specie del futuro, vanno citati, ma solo a titolo esemplificativo, il cerviglio, discendente dei conigli odierni ma decisamente diverso come dimensioni e abitudini; il saltatore del deserto, Daemonops Rotundus, erede dei roditori delle sabbie oggi esistenti ma con le caratteristiche evolutive di cammelli e dromedari; il rabbuino, discendente diretto dei babbuini, ma diventato un carnivoro a pieno titolo; e infine il terribile discendente dei pipistrelli odierni nell’isola di Batavia, il cacciatore notturno Manambulus Perhorridus. Oggi il lettore può ammirare la bellissima nuova edizione italiana pubblicata da Moscabianca Edizioni, corredata dagli spettacolari disegni originali, e che riprende quella revisionata da Dixon stesso in occasione del quarantesimo anniversario della prima edizione e da lui corredata di una nuova prefazione. Dixon nel corso della sua ormai lunga vita ha pubblicato molti altri volumi, purtroppo non tradotti o non più reperibili, e per i quali ci appelliamo a volonterosi editori. Tra questi Man After Man, che prova a individuare dei possibili cammini evolutivi della nostra specie, e The New Dinosaurs, un what if basato sull’ipotesi che l’estinzione dei grandi rettili non sia mai avvenuta. Tra i pochi testi oggi a disposizione in italiano va indicato Quando le Balene avevano quattro zampe, edito nel 2018 da De Agostini, venduto come testo per bambini ma che può rivendicare un posto onorevole nella biblioteca di qualsiasi scienziato.

After Man

Tornando al volume di Moscabianca è importante soffermarsi sulla parte finale del testo, in cui Dixon ne racconta la genesi, sia a livello professionale, sia sul piano personale. Qui scopriamo come un bambino vissuto in una piccola cittadina della Scozia si sia appassionato di dinosauri decenni prima di Jurassic Park e della passione mondiale per la paleontologia. Dixon, con la maestria che contraddistingue gli anglosassoni quando scrivono divulgazione, racconta di come nella sua immaginazione di ragazzino i dinosauri si mescolassero agli altri esseri mitici, o a quelli magici. Così gli alieni di H. G. Wells, le scimmie alate de Il Mago di Oz coabitavano con i dinosauri, la sfinge, il minotauro e i draghi, nella sua immaginazione di bambino. Trent’anni dopo quell’ingenuo ragazzo era diventato il giovane biologo che immaginò After Man. Ricorda l’autore, «Oltre agli animali reali che mi mostrava la scienza, iniziai a subire il fascino di quelli immaginari che trovavo nei libri di finzione».

Queste sue parole ci permettono di estendere al mondo dell’immaginario i metodi e i modelli utilizzati nella biologia evolutiva. La storia degli uomini è costellata di animali e di esseri mitici, e tutte le civiltà li hanno incontrati, a volte per combatterli altre per riconoscere il loro ruolo cosmogonico. Come dice Jorge Luis Borges in quel meraviglioso catalogo che è il Manuale di Zoologia Fantastica: «Ignoriamo il senso del drago, come ignoriamo il senso dell’universo, ma c’è qualcosa nella sua immagine che si accorda con l’immaginazione degli uomini, e così il drago appare in epoche e a latitudini diverse […]», e così i bestiari medioevali, come le mitologie di ogni paese sono abitate da esseri in cui abbiamo deposto il senso delle nostre interrogazioni. Paradossalmente l’avvento del pensiero scientifico non ha affatto portato ad abbandonare questo sentiero, così parallelamente alla medicina moderna, all’anatomia e alla paleontologia troviamo indagini analoghe sugli esseri mitologici. L’iconografia lascia emergere nel corso dei secoli autopsie di sirene, kraken, melusine, dragoni, manticore, minotauri, sfingi, fenici. Un esempio perfetto è Il codice delle creature estinte, pseudobiblion pubblicato da Moscabianca nel 2019, oppure sempre per lo stesso editore il Monstrorum Historia di Ulisse Aldrovandi. Non è solamente il mondo animale a essere coinvolto in una biologia alternativa: difatti l’artista Leo Leonni ha costruito quella che lui stesso ha chiamato La Botanica Parallela (Adelphi 1976, Gallucci 2012), utilizzando spunti e suggerimenti tratti dall’intera storia della botanica. Il suo incredibile erbario è, insieme ad altri, alla base del bel lavoro curato dal biologo Pier Luigi Gaspa insieme al compianto Giulio Giorello dal titolo Giardini del Fantastico (Ets 2017).

Dopo questo breve excursus nel mondo degli esseri immaginari riportiamo lo sguardo sul lavoro di Dixon. In conclusione, possiamo affermare che la metodologia da lui usata applica il divenire a questo mondo, attraverso l’evoluzione, trasformando forme che prima erano statiche, fissate nella storia e nella leggenda, in corpi dinamici che si evolvono adattandosi a nuovi ambienti. Il Minotauro rimane tale dalla Grecia classica a oggi, nonostante le molteplici letture che ne sono state fornite, mentre la grande rivoluzione darwiniana qui si mostra in tutta la sua potenza, permettendoci di trasformare totalmente un corpo, che appare perciò assoggettato alle leggi dinamiche dell’evoluzione. Tutto ciò, tra l’altro, ha aperto la strada agli studi di esobiologia oggi molto diffusi, ma questa è un’altra storia.

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Immagine di copertina:
illustrazione tratta dall’edizione originale Dougal Dixon, After Man: A Zoology of the Future, 1982.