Cinque anni fa su Doppiozero proposi alcune osservazioni sulla scrittura femminea nel libro Amiche mie isteriche di Angela Putino: «la scrittura di Putino è come una cascata espressiva», il suo testo: «non trova esegesi o riflessione critica; quel testo, sollecitato, produce solo nuove linee di derivazione, purché si raggiunga quella rapidità e immediatezza, così nello scrivere, come nel leggere». Queste osservazioni valgono allo stesso modo per Eleonora De Conciliis, filosofa napoletana, come Angela Putino.

Viene da chiedersi se sia il femminino o la magia di quella città misteriosa che è Napoli – via di mezzo tra Parigi ed Hanoi – a produrre pensieri così veloci e intuizioni così intense. È da un po’ che mi riprometto di decifrare l’opera di De Conciliis. Ci ho provato con Che cose significa insegnare, uscito per Cronopio nel 2014 e Nostra signora filosofia, uscito per Orthotes nel 2019, senza riuscire. Mi sembrava di inseguire guizzi scintillanti assolutamente inafferrabili dalla mia indolenza mentale. Ora è il turno del suo ultimo lavoro Sloterdijk suite, appena uscito per Meltemi. Vediamo di venire a capo di tutto il resto.

Eleonora de Conciliis, Sloterdijk Suite

Che cosa significa insegnare

Come molte intellettuali contemporanee De Conciliis svolge i suoi argomenti dentro l’esperienza dell’insegnamento in un liceo. Il testo Che cosa significa insegnare mette in luce questo versante dell’esperienza, le pratiche sociali d’insegnamento consistono in un’analisi delle relazioni tra queste pratiche e il dispositivo scolastico. L’esperienza di insegnare al liceo mette a contatto l’insegnante adulto con persone da poco uscite dall’infanzia, che vivono le inquietudini adolescenti e ancora possiedono quella curiosità intellettuale genuina, esterna ai saperi istituzionali dell’accademia, desiderosa di fare esperienza. La filosofia, nell’insegnare a pensare, insegna il dissenso, pensare è dissentire, com’ebbe a scrivere Julia Kristeva in un breve saggio apparso su Tel Quel nel maggio 1977, Un nouveau type d’intellectuel: le dissident (un nuovo tipo d’intellettuale: il dissidente).1 Il pensare è il fuori dall’accademia o, come sostiene Michel Foucault, conoscere, ben oltre il comprendere, è prendere posizione.

Nostra signora filosofia

Così, in Nostra signora filosofia, De Conciliis smonta l’apparato patriarcale del pensiero accademico per rimarcare il femminile della filosofia. Non si tratta di negare il diritto al pensiero filosofico agli uomini, sarebbe una scelta anti-maschile, uguale e contraria. Quel che conta è la rivolta – intesa come capovolgimento, non come rivoluzione – del pensiero. Quando Albert Camus scrisse L’uomo in rivolta – letteralmente sarebbe l’uomo rivoltato – pensava, con Friedrich Nietzsche, a ribaltare il pensiero dal negativo al positivo, la rivolta non è risentimento, è capovolgimento. Sostenere che l’uomo rivoltato non è altro che la donna, oppure che la donna è la linea di fuga dalla categoria “uomo”, sembra voler dire che l’uomo, categoria, è punto di arrivo, mentre la donna, differenza, è sinuosa approssimazione asintotica; l’uomo numero razionale, la donna calcolo infinitesimale, o, come avrebbe detto Elvio Fachinelli, avvicinamento infinito verso la Grande Madre.

Sloterdijk suite

Del libro Sloterdijk suite, sottotitolato Espansione e riduzione dell’umano, sono particolarmente interessanti le riflessioni del quinto capitolo: “Esplicitare gli spazi umani” che esordisce così:

«Gli uomini (e le donne) sono esseri autoplastici, animali dell’interno comune che creano ed abitano la propria atmosfera, cioè la co-psichicità, nonché la realtà prodotta da suggestioni di massa e deliri collettivi, poiché la loro prima abitazione è l’utero».

In quelle righe De Conciliis incontra l’uterotopo che, in Sloterdijk, designa la «metaforizzazione politica della sfera della maternità» (Sloterdijk, Sfere/Schiume, vol. III, Raffaello Cortina, 2015). Uterotopo mi porta a pensare l’opera di un’altra grande filosofa, Luce Irigaray, che, in Etica della differenza sessuale, scritta nel 1984 (Feltrinelli 1985), attribuisce al femmineo la grande ragione del corpo. La grande ragione del corpo rinvia allo spazio e mostra la propria potenza rispetto alla piccola ragione della mente, al tempo, tendenzialmente privilegiato nel pensiero filosofico maschile. Sloterdijk da qualche parte ritiene che l’opera di Heidegger, Essere e tempo, dovrebbe essere riscritta nei termini di “Essere e spazio”.

La madre

Rinvio al testo di De Conciliis: «Non c’è un contenitore o interno assoluto e neppure un fuori del tutto estraneo, poiché la psiche si costituisce muovendosi appunto dentro-fuori come un nastro di Moebius».2

Un clinico che legge la filosofia – evento un tempo diffuso, oggi assai raro – non può non accorgersi di questa rivolta femminina, questo capovolgimento dell’attenzione filosofica dal basso verso l’alto. Mentre la struttura del pensiero patriarcale dominante va sempre dall’alto verso il basso, dall’Essere a Socrate, campione d’uomo, animale razionale, il capovolgimento femmineo consiste nel movimento di una linea serpentina, non dal basso verso l’alto, ma in maniera trasversale, circolare, caotica, un po’ come nell’attribuzione di Pier Paolo Pasolini, in Empirismo eretico, alla scrittura di Carlo Emilio Gadda.

In fondo, questa filosofia è quella della “grama sostanza” (pollo in decomposizione) della Meditazione milanese di Gadda,3 una filosofia dell’accidente, tangenziale alle discipline, che le attraversa per incontrare tematiche conosciute, che vengono ricollocate e dislocate altrove. L’uterotopo di Sloterdijk rimanda al cronotopo, che Michail Bachtin definisce come «fusione dei connotati spaziali e temporali in un tutto denso di senso e concretezza».4 È qui, in questo crinale dove il tempo si fa spazio e lo spazio rende il tempo circolare, qui, in questo nastro di Moebius, che le filosofia non potrà mai più venire chiaramente distinta dalla letteratura e la narrativa non troverà mai più svolgimento, ma solo riavvolgimento.

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Note:

1) J. Kristeva, Un nouveau type d’intellectuel: le dissident, Tel Quel, n. 74 (1977), pp. 3 sgg.
2) Si veda anche il testo La madre nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Note femminili sulla sferologia.
3) C. E. Gadda, Meditazione milanese, Einaudi, 1974.
4) M. Bachtin, Estetica e romanzo, Einaudi, 1979, pp. 231-2.

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Immagine di copertina:
Henri Matisse, Intérieur au vase étrusque, 1940 – Cleveland Museum of Art