Primavera è a un passo, mi colma
d’azzurro e di riverberi, mi chiude
nel desiderio che fa duri i seni
e fa sussultare la vagina. Al canto
delle rane uscirò nuda per le strade.
dovranno vedermi che sono bella
e piena d’ardori. Lui verrà a saperlo
e perderà le staffe. Lo sa che anche il vento
può farmi godere da forsennata.
Maria Marchesi
Questa è una poesia. Di visceral clangore. Questa è una poesia che ride sfacciata che grida assetata. Liberatoria. Nove versi di femmina de-nudata, che inneggia in sessualità. Questa è poesia che difficilmente lascia indifferenti e non solo gli uomini. Ho incrociato questo testo in rete e mi ha colpito. E interessato pure. Non scandalizzato, non infastidito. Come spesso accade quando il sesso è come in tv: costantemente allusivo, occhieggiante, richiamato, nauseabondemente ripetitivo. Qui non c’è il sesso salace, qui il sesso è vita che esplode. Lingua che batte nel cuore. Nel formale esaminare. Quanto conta l’incipit in un testo? Quanto la chiusa? Sono la presentazione ed il commiato dal lettore. Sono l’inizio e la fine. Lo start e lo stop. L’offerta e il ritiro. Dalla scena inscenata. Qui in principio si offre allo sguardo la “primavera”, un inizio allegretto, danzante nel “passo” che subito segue. Alla fine è un orgasmo per sensi e sentimenti. Sembra quasi vederla la primavera fiorita “d’azzurro e riverberi”, il cielo che inonda la gola e pervade ogni fibra del corpo, che per sete fa duri i seni. Forte il richiamo del seno femminile, nonostante l’aspetto fisiologico d’essere questo via curva di nutrimento al neonato. Restano le mammelle nell’immaginario maschile simbolo predominante sessuale. Ma la poesia non dà tregua al lettore e prosegue e per “sussulti” e “vagina” più a fondo. Riverbera e incide. Un linguaggio di viscere a pulsare. Di fiati mozzati e spasmi a desiderare. Quando cantano le rane? Di prima mattina forse. Ed è ancora un cantare d’amore e di primavera. L’alba che appare, la luce che illumina il corpo da mostrare nudo al mondo e in controcanto all’altro. Per ingelosirlo, indispettirlo. Per affamarlo. Quanto desiderio c’è qui di far male, quanto di provocare? Lei che appare alla vista di tutti. Spoglia d’abiti e “piena d’ardori”. Come s’ama oltre e fuori. Come si avverte l’offerta del sé per chiunque nel vento che faccia godere. Forte in tutto il testo il riferimento sfrontato al piacere femminile, all’orgasmo cercato perché lui sappia e ne sia condannato. Questa è poesia al femminile, un modo di esprimersi che nel corpo, sesso e natura vede gli elementi portanti di un linguaggio senza lacci, senza veli e senza ipocrisie. Un testo che dimostra come il dire deve, se deve, e non tanto per dare fiato alla voce. E, se deve, scende fino al fondo all’ardore o alla disperazione, che spiazza, che in – dispone. Che travolge nel bene o male. Perché sia comunque nel fare del verbo. Segno su pietra.
Per i riferimenti in rete e saperne di più sull’autrice: qui e qui
















[...] Nella rubrica che curo su Ibridamenti: “Voglia di poesia” ho appena pubblicato un commento ad una poesia di Maria Marchesi. Da leggere. La poesia. Se volete, pure il mio [...]
l’hai trovata su blanc de ta nuque?
è geniale la semplicità dissacrante con cui la vita ti schiaffeggia.
Stefano, sì, l’ho letta su Blanc, è stato un piacere leggere anche le altre poesie di Maria Marchesi.
Ho sempre desiderato fare una cosa così. prendere una poesia e vestirmi di quella poesia. farlo con poesie che pulsano verità e vita è come rinascere, come nutrirsi. Ciao gg (nuovo nick?)
riguardo al nick: gg e bimodale sono contrapposti come analogico e digitale.
Carissima Alivento, la poesia della Marchesi ti ha chiamata… E tu hai seguito l’odore di questo richiamo. Hai ragione, è bellissima! Si legge tutta d’un fiato; spinge l’acceleratore quasi cercasse lo schianto, poi la frenata da capogiro che la rende palpabilmente “forsennata”. Puro ardore, erotismo senza ostentazione. Femmina-poeta di cui avverto un istinto animale arcaico.
Stupendo il tuo commento, Alivento! Sei stata talmente presa dalla vertigine del testo, che tu stessa hai scritto vertiginosamente; così travolta dalla potenza delle parole da sembrare sotto ipnosi o trance.
Mi sento in famiglia. Grazie davvero (anche per i versi anelanti luce che mi hai lasciato… bellissimi), ho trovato energia, pathos, urgenza, il “segno su pietra” – equiparabile all’incisione su pelle. Potente la poesia di Maria, potente intervento: un duetto magistrale!
Un abbraccio, Nina.
Nina, è bellissimo trovare riscontri così limpidi e d’intuizione. E’ vero, ho amato questo testo dalla prima lettura, ho scritto questo commento di getto, (come gli altri, ma più degli altri) un “bolo che esplode”, con un processo molto simile al personale processo di creazione poetica. Ho pensato da subito di condividere questa poesia qui, perchè è un testo forte, perchè rispetto ad esso sbiadiscono le esternazioni emozionali, sbiadiscono testi di armonia formale, di mera raffinatezza compositiva. Le imitazioni poetiche. Per un tentativo, oltre i limiti delle mie parole a commentare, di rendere evidente la bellezza, la potenzialità, la potenza della poesia anche solo per l’evidenza della stessa. Grazie di cuore del tuo generoso commento.
bimodale/gg sempre doppio, forse triplo?
Mi piacerebbe capire perchè pensi che questa poesia sia dissacrante?
“Ho pensato da subito di condividere questa poesia qui, perchè è un testo forte, perchè rispetto ad esso sbiadiscono le esternazioni emozionali, sbiadiscono testi di armonia formale, di mera raffinatezza compositiva. Le imitazioni poetiche.”
Questo è un altro aspetto che sostengo, condivido sino in fondo. Un testo valido ha bisogno di verità. Quando un autore si traveste, decade il suo essere poeta-portavoce di un’idea, di un pensiero, tradisce se stesso per primo.
La nudità di Maria Marchesi è innocente, generosa. Più che rivelarsi agli altri priva d’orpelli, cosa deve fare? Portiamo gli esempi di Amelia Rosselli, Isabella di Morra, Dylan Thomas, lo stesso Pasolini: nessun infingimento nella vita come nella scrittura.
a Maria… Nina.
Ancora brava, Alivento! E grazie
Nina, non ho affrontato il tema della poesia e della verità, insistendo finora piuttosto sul concetto di profondità e di scavo. La verità in poesia, specie se consegnata al lettore con potenza di fuoco e di luce, è vivida, come in questo caso, di molteplici colori. Rosso fiammante forse predominante. Tuttavia io credo anche nella visionarietà della poesia, nella sua vocazione di pre-veggenza, nell’emersione della scoria. Il poeta è anche pensatore, eminentemente un pensatore, molto vicino in questo al filosofo. Nei versi consegna il suo pensiero ed una possibile verità, un lampo di verità ed insieme ad esso l’anelito ad essere vera in ogni tempo e luogo e per questo ad essere poesia “super veritatem” e “praeter veritatem”. Che colore vedrei in una poesia così? Il bianco forse del punto di fusione. Sono molto contenta, Nina, del nostro dialogare, del fatto di trovare un’interlocutrice così stimolante e preparata. Grazie a te, quindi, di darmi modo di credere in qualcosa.
E per riferimenti di poesia di donne che sfondano il cuore aggiungerei Antonia Pozzi, Sylvia Plath, Fernanda Romagnoli e Anne Sexton. E naturalmente la Merini.
è la vita… ad essere dissacrante nella sua ingenuità iconoclasta, nella genuina potenza che ha di mescolare l’ontogenesi naturale del proprio corpo nel suo desiderare-sentire e la filogenesi culturale che impone la voce-significante dell’uomo. lui perderà le staffe, il suo urlo padrone vanificato dalla potenza del mio sentire. è semplice: denudare il corpo ed uscire fuori dalla tua storia, fatta di leggi e diktat e di vestiti e di monopoli sentimentali. è geniale: sottrarsi alla parola che incide e penetra come il foglio che si sottrae alla penna che deve scrivere le sue imposizioni. sempre il vento che dissacra e destabilizza. è il desiderio che è dissacrante.
@Gianluca: GENIALE!!!
@Alivento: Gianluca ha sintetizzato testo e commenti.
Ed è vero: “è il desiderio che è dissacrante”.
Che faccio? Pernotto qui? Baci a due splendide menti! Nina
ALIVENTO: continua a credere, perché hai un mondo bellissimo dentro. Hai capacità, talento, poesia. Sei poesia.
troppo buona, Nina. A presto:)
troppo buona Nina. A presto
Il desiderio è dissacrante perchè si sottrae al codificato, allo stato di fatto, di diritto, alla predominanza, all’oppressione? In questo senso la poesia è ribellione, liberazione, reazione e rivoluzione. Sì senz’altro. Grido e protesta. Capovolgimento. In questo senso il corpo qui è strumento. Mezzo per il mutamento dei ruoli e delle convenzioni. In questo senso la poesia è anche liberazione o sopravvivenza. Dirompente o dissacrante è de-siderare. Nel senso primigenio del sacer: intoccabile. Urto che demolisce. Grazissime Gianluca per quest’ottimo spunto di riflessione.
lui guarda, guarda, guarda
guarda e basta
e gode
e io che resto lì a capire
ma che senza i suoi occhi muoio.
grazie Cristina del passaggio e dei versi
Come il fiore di primavera ritorni
Se fossi Primavera
Vera
Vorrei essere;
Soltanto per te uomo sarò
Cielo, Sole, Luna e Stelle;
Per Dio …Fiore .
Ma qui in questo tempo timorato da Dio,
Per te uomo:
Sono sempre Inverno.
Poesia del ricordo
Nel granaio vedo mio padre
Prendere il grano per pagare i debiti,
Nella cesta
Vedo mia madre vendere i frutti
Raccolti dalla campagna
E li ricordo sempre
Con tanta
Tanta nostalgia.
Nei miei pensieri
Vedo i miei fratelli
E cerco almeno uno di loro
Per ricordarmi
Della famiglia che eravamo.
Ora vedo
La donna che sono :
Disperata
E senza una meta..
Quale ricordo
Posso lasciare io in questa vita?
Credo soltanto parole
Etanto amore per la poesia ,
Come marchio indelebile del mio essere.
Amore…Amore
Petali di rose
salgono fino ai cieli,
per cogliere te
mia essenza profumata.
Astri d’argento avvolgono
i nostri Io Infiniti.
I desideri
sono lucciole
nelle nuove Galassie!
A te evanescenti
profumi del Divino;
dolce metà di luna,
i cavalloni sommersi
del lontano passato
ti avvolgono
di verbo sensuale.
Amore…amore,
le vette più alte
non lasciano il Vuoto!
I silenzi,
dolci d’ambrosia
sono cosparsi
di altezze e profondità.
Sei stato
il mio Nulla!
Voglio rispondere con una poesia che distrugge la longilineità di ciò che volevo dire e lo amplia,saluti.
CIONDOLI DI STELLE SPENTE/ Sui fossili hanno scritto di niente le stelle spente, ciondoli che hanno scritto del niente. Ho lasciato morisse il suono dell’inverno d’incenso mentre andava lontano per tanto tempo,andava in catastrofi mimetizzato e cataclismi a far tremare le coscienze delle polveri di cristalli e vetro delle galassie cieche, ma non ho capito dov’è tutto il suo rumore mutilato di cento giorni e più se il nostro silenzio non piange ma solo ci su rosee labbra morse,ci lascia impiccati d’amore a gridare quanto ci saremmo amati per tutto il resto delle stagioni dalla schiuma di stelle cadenti che fanno onde di costellazioni. Non saprò mai dire mondo,non saprò mai di niente se non della fierezza dei sassi e degli scogli, a piangere d’inverno in acqua con Dio a mezzo metro. ALESSANDRO IDISIUM LUPOEDITORE