Lettera aperta: se la leggi non violi la mia privacy.

Minerva84
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Da grande voglio fare l’enfant prodige.

Dania

1:45 AM Jun 28th from TwitterFox

La crisi è dentro di noi,

forse ha ragione Signorchelodice, forse è soltanto una nostra impressione dettata da articoli allarmanti sui quotidiani. Forse noi giovani non sappiamo leggere la realtà che attraverso gli occhi dei media a cui Lei ci ha tanto abituato. Solo che, vede, io personalmente faccio fatica a credere in un paese che definisce giovane un ricercatore di quarant’anni. Lo trovo un bellissimo complimento sulla freschezza della pelle dell’interessato, sul suo modo frizzante di vestire e di atteggiarsi, ma di sicuro non mi conforta l’idea che a quarant’anni si sia ancora giovani dal punto di vista professionale (con tutte le implicazioni che il termine giovane in Italia ha poi!).

Vede Signorchesmentisce, faccio fatica a credere che siano dei disfattisti di sinistra tutti quei disoccupati e precari che non arrivano a fine mese: qualcuno l’avrà ben votata Signorchevedeprovvede, i suoi elettori sono dei disfattisti? Sono tutti di sinistra quelli che vedono la crisi reale? Eppure al governo c’è Lei, non la sinistra. Per correttezza e per par condicio posso dirLe che sono preoccupata anche per un paese che considera come una simpatica ragazzetta una donna di quasi quarant’anni con un bel po’ di esperienza amministrativa alle spalle e che ha il solo difetto (o pregio?) di vestire in modo semplice e non serioso, di non aver mai preso parte in modo asfissiante alle liturgie di partito. Sì, questo forse rappresenta il nuovo che avanza: per l’Italia. In un paese diverso, un signore con appena nove anni in più di questa “ragazza” fa il presidente e non il presidente di una nazione di poco conto. Qui invece ci si basa su ben altre età “della ragione”. Ma ciò che mi spaventa non è l’età della politica: si può essere più giovani a cent’anni che a venti, è la testa che fa la differenza. Solo credo che la grande testa dell’Italia si stia atrofizzando: sempre più giovani migrano all’estero perché qui non vedono futuro.

Attenzione! Distinguiamo fra chi, nella generazione precedente a quella di noi ventenni di oggi, se n’è andato spinto da un sogno, da una grande ambizione, dal desiderio di conoscere altro rispetto al proprio paese e fra chi invece oggi fa il fagotto, magari su un volo low cost, proprio come fecero i suoi nonni per cercare fortuna altrove, perché qui la prospettiva manca. La differenza vede Signorservaitalia è forse di percezione, ma è fondamentale. Qualcuno si è mangiato il nostro futuro, la nostra stessa terra e la nostra possibilità di crescere e prosperare con essa e lei ci viene a dire che è tutta una questione psicologica?

Io mi sono laureata da pochi mesi Signordidoloreostello, il massimo dei voti, perfettamente in corso, conosco l’inglese e il francese, mi sono impegnata per la mia comunità e quali prospettive ho adesso? Premetto che non sono propriamente una velina e che non amo le feste mondane: esiste la possibilità che ci sia un giorno spazio in questo paese per chi vuole lavorare per migliorarlo? O sei il buon dio non ti ha dotato delle virtù di strafiga ti conviene andare a coltivare il tuo cervello altrove, che qui non è cosa grata?

In questi giorni leggo, ascolto, mi confronto sempre di più con persone che se ne vanno e mi chiedo: che fine farà questo paese? Siamo di fronte ad un nuovo medioevo? Siamo noi stessi i barbari che devasteranno l’Italia con la nostra indifferenza?

Chi se ne va fa bene: io credo che stare qui sia una battaglia da don quijote, con poche prospettive per chi la combatte, forse qualcuna di più per chi verrà domani. Pensare queste cose a vent’anni non solleva il morale vero Signornavesenzanocchier? Comunque io cercherò di restarmene qui, nel paese della crisi psicologica, a combattere contro quello che non c’è perché proprio per come sono fatta non posso far diversamente. Se ha voglia di risollevarmi un po’ il morale la prego: eviti di fare le sue battute per almeno quarantott’ore, sarebbe già un buon inizio. Di più non chiedo, che ci vorrebbe ben altro aiuto rispetto al suo divin consiglio.

In fede, ma non di Emilio,

una laureata in lettere.

9 Commenti

  1. io questa parte qui, la metterei come domanda (l’undicesima?) perché credo ci sia bisogno di una risposta ad una ragazza propriamente non velina di 20 anni:

    “Io mi sono laureata da pochi mesi Signordidoloreostello, il massimo dei voti, perfettamente in corso, conosco l’inglese e il francese, mi sono impegnata per la mia comunità e quali prospettive ho adesso? Premetto che non sono propriamente una velina e che non amo le feste mondane: esiste la possibilità che ci sia un giorno spazio in questo paese per chi vuole lavorare per migliorarlo?”

  2. Mario Galzigna Mario Galzigna scrive:

    Cara Minerva84,
    la tua lettera aperta mi tocca, mi commuove, e mi convince sempre di più che occorre, oggi più che mai, qui più che altrove, pensare, resistere, lottare, ribellarsi. Anche tra coloro che scelgono di andarsene, c’è voglia di resistere, di innovare, di cambiare, di fare qualcosa di nuovo – pur vivendo all’estero – per questo nostro disgraziato paese. La crisi e la mancanza di mezzi (in questo Obama vede giusto) attiva risorse creative, iniziative, nuovi orizzonti della proposta e dell’immaginazione. Ed è rispetto a questa prospettiva, ad esempio, che l’uso del web deve cimentarsi, costruendo sinergie, alleanze, reti comunitarie, on line e off line…
    Un caro saluto
    MG

  3. Minerva84 scrive:

    Grazie,
    scrivere un post è un modo come un altro di sentirsi meno soli, di condividere uno stato d’animo che giorno dopo giorno abbatte le speranze di molti ragazzi e “meno ragazzi”. Bisogna tener duro, nonostante le difficoltà e le tremende incertezze. Sperando che piano piano, passo dopo passo le cose cambino.

  4. Claudia B. scrive:

    Questa lettera è eccezionale, Maddalena. Dove l’hai presa?
    Mi riconosco in ogni sillaba, solo che applicando alla lettera quello che rileva questa neolaureata [Chi se ne va fa bene: io credo che stare qui sia una battaglia da don quijote, con poche prospettive per chi la combatte, forse qualcuna di più per chi verrà domani], sono partita un mese dopo la laurea e tornata dieci anni dopo (1998-2008), per trovare che il tempo si è fermato al momento medesimo in cui ero salita sul primo aereo, e non sembra andare avanti. Semmai, la situazione socio-politica ha effettivamente assunto i lati inquietanti che si prevedeva avrebbe assunto nel momento in cui me ne sono andata. Jodorowski la chiamerebbe “profecía autocumplida”…
    Per il momento sto qua, ma questo “stare” ha il sapore dell’attesa e lo sguardo oltralpe.
    Grazie per averla pubblicata. Personalmente, e senza esagerare, trovo che la situazione abbia ormai raggiunto tonalità da tragedia nazionale.

  5. Claudia B. scrive:

    Scusa Minerva84, non avevo visto che sei l’autrice di questo post. Grazie ancora per averlo pubblicato.

  6. Claudia, l’immagine che dai tu, di un tempo immobile, credo sia tristemente vera. Il punto è che senza il ricambio generazionale e senza la possibilità che i giovani laureati italiani possano lavorare in Italia, tutto resterà immobile.
    E tutto questo è molto triste. Io davvero non capisco perché, proprio nei periodi di crisi, un governo non investa ancora di più nella ricerca e sui giovani: non ha senso affrontare la crisi senza le energie migliori di un paese.

  7. cocci scrive:

    beh sì, come undicesima domanda non ci sta male

  8. cocci, è una domanda semplice, che dice mille cose. E’ un pò il riassunto di tutto…

    l’undicesima domanda: “Premetto che non sono propriamente una velina e che non amo le feste mondane: esiste la possibilità che ci sia un giorno spazio in questo paese per chi vuole lavorare per migliorarlo?”

  9. Minerva84 scrive:

    Solo che queste domande temo resteranno tali a lungo…

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