di Mario Galzigna
galzigna@unive.it
Vorrei cominciare con un antefatto, trascurato dalla stampa nazionale, a cui la stampa europea ha dato invece risalto. Si tratta di questo: la canzone Tanto paga Papi non ha passato il controllo per le selezioni del 60° Festival di Sanremo (Categoria Nuova Generazione) perché il testo, così si dice, “non è conforme”.
La commissione incaricata ha infatti dichiarato “non idoneo” il brano proposto da Janet De Nardis – cfr. http://www.janetdenardis.it/tanto_paga_papi/index.asp – impedendole addirittura di comparire sul sito della rai ( www.sanremo.rai.it ) insieme a tutti gli altri candidati. In base al regolamento sono vietati i testi con elementi “discriminatori” per età, sesso, religione, razza o nazionalità.
Il testo scritto da Janet De Nardis è una filastrocca molto ironica in rima baciata. Leggiamolo:
Il debito che sale, la droga che fa male, il fumo che ti uccide, il monopolio ride, la scuola l’abbandono, le tette come dono, e senza un parrucchiere, lo sai potrei morire… le leggi io le frego, non credo più allo Stato, Governo e opposizione, la banda in coalizione, veline in parlamento, il popolo è contento
“El Pais” del 19 gennaio ha dato risalto alla vicenda, dove – come si legge nell’articolo di Miguel Mora, che riporta in traduzione spagnola il testo della canzone – il vero bersaglio del provvedimento censorio è la satira politica.
Il Festival si apre dunque con un gesto di censura: una censura classica, tradizionale, che colpisce le manifestazioni del dissenso, evitando che si diffondano in platee popolari, variegate e numerose, come quelle (20 milioni di utenti!) che in Italia seguono il Festival.
Esiste poi una censura più sottile, meno appariscente, che si nasconde addirittura, tramite la “mistica” del televoto, sotto i panni di un non meglio precisato consenso popolare.
Spesso – e di questo c’è da rammaricarsi – la stampa progressista non coglie l’importanza e l’efficacia di questa censura mascherata, più sottile. Sentiamo Edmondo Berselli, che domenica 21 febbraio, in un mal camuffato omaggio a quella che ho appena definito la mistica del televoto, scrive sulla prima pagina di “la Repubblica”:
Immense platee che si collegano con il telefonino cellulare e votano per i loro personaggi preferiti in una forma di nuovo cannibalismo, che cambia l’audience dei programmi. E trasforma la funzione dei telespettatori, portandola da passiva ad attiva…
I nuovi volti del potere – le nuove forme della censura – funzionano non soltanto in termini repressivi. Non si limitano a dirti ciò che non devi fare. Ti dicono ciò che devi fare. Quando e in che modi lo devi fare. Nel nostro caso, ti dicono quindi, senza che tu te ne accorga, quando e per chi devi “votare”. Il successo di “Italia amore mio”, ben preparato da un sapiente concorso di apparati mediatici (gli stessi che hanno appena “lanciato” il rampollo savoiardo), fa entrare la spazzatura, il trash, nelle nostre case. Così lo definisce correttamente Berselli, dopo aver detto, però, che “il televoto ha provocato la rivoluzione”.
La TV, dunque, questa “cattiva maestra” – come l’aveva definita Sir Karl Popper – è una formidabile macchina del consenso: strumento di appiattimento delle coscienze, di sradicamento dei valori, di diffusione massificata dal cattivo gusto, del gusto trash, per l’appunto.
“Italia amore mio”, un mix di melensa retorica patriottica e di luoghi comuni vetusti e reazionari (Dio, patria, famiglia), si impone contro il parere della critica, contro il parere di parte del pubblico presente all’Ariston, che ha fischiato e contestato il trio del principe, contro l’opinione di coloro che in alcuni social network hanno seguito il Festival. La dice tutta la classifica del gruppo “Sanremo 2010″ su FriendFeed (from Arsenio) dove fin dalla prima sera il Trio in questione è stato soprannominato in modo impietoso:
link http://friendfeed.com/search?q=classifica&group=sanremo2010
San Remo, ovvero: il trionfo della telecrazia. La costruzione di un consenso di massa attorno al vuoto valoriale e all’azzeramento delle coscienze, nonostante i goffi e patetici tentativi di Maurizio Costanzo e di Antonella Clerici: il primo tenta di far emergere, in questa kermesse telecratica, in questa apoteosi del cattivo gusto e della banalità, la voce degli oppressi, degli sfruttati, degli esclusi. La seconda tenta di arginare, con rassicuranti immagini di un femminile domestico e addomesticato, il velinismo trionfante dell’età berlusconiana. Non rendendosi conto, molto probabilmente, della tacita complicità che lega assieme, in un connubio ambiguo e ipocrita, velinismo e familismo…



















Ho citato Popper, a proposito di televisione. Rinvio il lettore interessato a: K. R. Popper – J. Condry, Cattiva maestra televisione, I libri di Reset, Marsilio, Venezia 2002, Euro 9.
Bye.
condivido tristemente il contenuto di questo post che sottoscrivo in pieno, parola per parola; così come ho amato il lancio degli spartiti da parte degli orchestrali, in segno di protesta.
quel gesto sta a significare che l’arte, la creatività e la stessa MUSICA sono ancora vive anche se non regnano, al festival della canzone.
lì regna la popolarità sancita dalla televisione assieme a tutto quello che hai ben descritto tu. ma come si fa riempire le coscienze svuotate di tutto, del senso critico in primis?
aggiungo solo che sono a lutto per la canzone italiana.
@Pannonica
Domanda cruciale, la tua. Chiedi: come si fa riempire le coscienze svuotate di tutto, del senso critico in primis?
Rispondo con semplicità: ripartire da se stessi, dalle proprie pratiche individuali e comunitarie, attingnendo alla creatività e alla capacità antagonista che vive in ognuno di noi.
Bye
non mi sento ovviamente di sindacare le motivazioni di Costanzo che non posso conoscere, ma non posso fare a meno di ricordare quando la voce degli oppressi, operai dell’italsider al Sanremo dell’84, era un fuoriprogramma, un evento inatteso ma gestito con molta serietà dal presentatore (Baudo), un impatto considerevole, un messaggio ben ricevuto. Un quarto di secolo dopo, gli oppressi sono selezionati, invitati, truccati e presentati al pubblico dal bravo presentatore, e il fastidio per una interruzione programmata e studiata diventa per me insostenibile.
@floriana
condivido il fastidio, ovviamente…
Aggiungerei anche che l’inserimento del dramma operaio nel Festival sanremese fa parte di un oramai collaudato processo di spettacolarizzazione: nella società dello spettacolo l’evento perde la sua singolarità, la sua eventuale carica dirompente, per diventare segmento di un palinsesto dominato da altri stili e da altri contenuti…
Constato che nel dibattito che si è svolto qui su S. Remo (alludo anche al post di zauberei e ai commenti che ha provocato) non si è posta attenzione al tema centrale dell’intervento di Galzigna. Il tema è la censura, oggi, cioè i modi di funzionamento del potere (anche del potere telecratico) nel nuovo secolo. A me interessa proprio l’approfondimento di questo problema: il rapporto tra il potere, nelle sue varie fisionomie, e i soggetti (che lo subiscono, che lo introiettano, o che lo contrastano).
Comunque credo che la discussione sia ancora povera. A differenza della vivacità dei vecchi dibattiti che ho visto svilupparsi su Ibridamenti, quando li “guardavo”, da lurker…
Un cordiale saluto a tutti
RICCARDO DI VALMARTINA
@Riccardo di Valmartina
Toh, il misterioso Riccardo che ricompare dalle nebbie! Benvenuto, anche se rimani caparbiamente anonimo, come in passato… [come Pannonica, del resto: non ho mai amato, come ti dissi a suo tempo, gli utenti anonimi :-)]…
Ma tant’è. Mi fa piacere che tu sia interessato al problema del rapporto tra potere e soggetti. Dovremmo, credo, sforzarci di proseguire il dibattito, proprio in questa direzione. Non credo che i commentatori siano insensibili a questo problema. Anzi!
Varrebbe quindi la pena entrare nel merito.
@Mario Galzigna
A Mario Galzigna: grazie dell’accoglienza, gentile anche se critica…
Una cosa però osservo: troppa acquiescenza (non parlo di te) alla sottocultura, al trash, alla spazzatura, a prodotti preconfezionati che non rispecchiano il gusto del pubblico ma sono in grado di forgiare, di plasmare, di condizionare questo cazzo di pubblico. Avere gusti ALTRI non significa essere snob, come è stato scritto. E non si venga a parlare di “canone”, per favore (lo dico a zauberei), a proposito di fenomeni come il festival di San Remo. Il concetto di canone rinvia a parametri estetici, a produzioni, a “creazioni” che rendono possibile l’elaborazione di questi stessi parametri estetici, sui quali lavora, pensa, riflette il pensiero critico…
Ultima cosa: i gusti ALTRI non riguardano solo i cosiddetti snob, che sarebbero incapaci di comprendere come le masse si orientano. Riguardano, fortunatamente, tante migliaia di persone, che attorno a San Remo non sono disposte a perdere tempo: gente che si accupa di altro, che gode per altro… Mai sentito parlare di creazione artistica?
Un cordiale saluto a tutti
RICCARDO DI VALMARTINA
Breve aggiunta:
personalmente, spero sia chiaro, non ho nessuna voglia di discutere su San Remo. Argomento trash, per teledipendenti rincoglioniti. Così come sono trash i prodotti che escono da San remo.
Un cordiale saluto a tutti
RICCARDO DI VALMARTINA
@Riccardo di Valmartina
@tutti
Credo che la posizione di Riccardo sia chiara, anche se espressa in maniera un po’ sbrigativa. Chiara ed aspra, non solo nella forma. Mi auguro che ci siano delle risposte a questa posizione. Che il dibattito, così, riprenda quota. Domani sarò quasi tutto il giorno off line. Da domenica in avanti ci sarò.
Notte
@Riccardo
in effetti conosco molte persone che non seguono san remo ( a partire da mia figlia adolescente e tutti i suoi amici ) però non credo che la posizione di zauberei sia da scartare a priori semplicemente dicendo che c’è gente che si occupa di altro.
Credo invece che san remo sia un evento mediatico importante per l’Italia e che, anche se in modo approssimativo e non scientifico, sia stato giusto accennarne anche su ibridamenti.
Per me, epr esempio, è stato molto interessante vedere come la rete (FF per esempio) abbia seguito l’evento e anche come abbia “votato”. Se guardiamo per esempio alle vendite, la classifica di FF è molto più vicina al paese “reale” – quello che poi ha comprato i cd – che la classifica di san remo.
Ovvio che comunque resta una classifica ch, come ha detto Mario nel suo post, è per forza di cose costruita non da chi vita: chi vota subisce il potere di altri… pensa di votare liberamente, in realtà è un voto vincolato a scelte già fatte altrove…
@maddalena
sono pure io convinto che sia stato opportuno aprire una riflessione e un dibattito su San Remo. Vedo San Remo si, certo, come un “evento mediatico”, ma, al tempo stesso, come uno dei tasselli fondamentali di quella che ho definito la telecrazia. Sono del resto convinto, Maddalena, che se parliamo di “paese reale”, non possiamo commettere l’errore di confonderlo (di identificarlo) con il paese dei teleutenti (e/o teledipendenti). Mi interessa molto di più, ad esempio, capire dove stanno andando (e chi sono) tutti coloro che rimangono fuori dalla “presa” telecratica: adolescenti, come Sara e le sue amiche, ad esempio… e tanti altri… tanti per fortuna.
POVERTA’ DELLA DISCUSSIONE
Dicevo che qui la discussione è povera, troppo scarna. Ho polemizzato (civilmente, mi pare) con alcune posizioni emerse in questo dibattito scaturito dal festival. Non ci sono state risposte da parte delle persone citate con cui ho polemizzato (ad eccezione di Mapelli e Galzigna, con i quali non ho polemizzato e che sono direttamente coinvolte nel blog Ibridamenti). Posizione quasi autistica, questa: ci si accontenta di scrivere il pistolotto, di interagire solo con chi avvalla il pistolotto, trascurando le voci differenti.
La blogosfera, uno o due anni orsono (cioè ieri!) era più vivace. Ho la sensazione che FB e i social network stiano assorbendo e castrando tutta la ricchezza e la varietà di posizioni che fino a ieri, appunto, animavano i blog. Cosa ne pensi, Maddalena?
@Riccardo
Non so cosa ne pensi Maddalena, assidua frequentatrice di FB :-)…
Per quanto mi riguarda, sono, su FB, del tuo stesso parere.
Per quanto riguarda la discussione, qui, non la trovo affatto povera, anche se non ha più lo smalto di due anni or sono.
Caro Riccardo, io spero sempre che ci sia un ritorno ai blog
Ma tu su Facebook ci sei? perché non ti trovo…
@maddalena
Mi pare evidente, da quello che ho scritto, che non amo Facebook. Quindi non ci sono. Ecco perchè non mi trovi.
Ho seguìto la vostra discussione. Mi spiace che sia, come dire?, monca, interrotta, incompleta. Il problema posto da Riccardo – l’ascesa di FB e il declino della blogosfera – non mi pare di poco conto. Maddalena spera in un “ritorno” ai blog: è solo una speranza, o anche, un po’, una previsione?
Ciao a tutti.
GIULIANA
Condivido i giudizi negativi di Riccardo e di Giuliana: la discussione, se non è stata povera, è comunque monca, direi abortita. I pochi spunti polemici non sono stati raccolti da coloro ai quali erano indirizzati. Il tema FB, in rapporto alla blogosfera, è stato solo sfiorato. Bah…
Forse la “sorella” di Julien Sorel, di stendhaliana memoria? Gli anonimi – e i nomi fasulli – mi innervosiscono, di solito :-)))
Speriamo che vada meglio più avanti.
Giuliana Sorella? Chi è costei?
Ma in questo caso l’allusione a Julien Sorel mi diverte. Ciao a tutti.
è una speranza, perché tutto fa pensare che sia sempre più difficile convogliare commenti, interazione e scambi sui blog. Tutto sta avvenendo altrove
mmm….
Maddalena: una regina della blogosfera, come sei tu, non dovrebbe lasciarsi andare a questo pessimismo. Funzioni bene – hai consensi, “fan”, eccetera – anche su FB, a quel che vedo… ma non dovresti dimenticare le tue origini