
Da un po’ di tempo ripercorro questo filone, facendo vari esperimenti. Alcuni riusciti e altri meno. Tutti sporadici. Per mancanza di tempo ma anche per i tempi differiti della rete. Il mio primo lavoro è stato proporre il mio sito www.modalogia.it e poi partendo da lì tutto il resto. Ho scoperto il magico mondo dei blog, la sua immmediata fruibilità. L’immediatezza dei blog è anche il suo fallimento perchè si fruisce immmediatamente, se ne gode altrettanto immediatamente e poi ci si stanca. Non si commenta più e non si posta più. Si subisce una specie di indigestione da rete che ha bisogno di tempo per guarire e tu ti stanchi, sei sommerso e oppresso e hai bisogno di staccare. Devo dire che la rete mi ha offerto enormi possibilità e una grande visibilità. Ma bisogna saperla manovrare. Come in tutte le realtà è piena di bufale e ancora adesso che sono svezzata, ne ho subita una recente alla quale dedicherò un altro post magari nei prossimi giorni. Ho pensato in primis di buttare le mie idee didattiche in un blog sulla piattaforma blogger e i miei aforismi su splinder. Ma funziona così: se non commenti gli altri, gli altri non commentano te.
Siamo tutti egocentrici e l’interazione è invece indispensabile. Quando l’anno scorso è scoppiato il fenomeno facebook e io ero già presente – il mio profile infatti è ancora in inglese – ho provato a lanciare i miei libri e i miei pensieri e a usare facebook come momento di discussione e formazione. Invitavo persone a simposi on line e si discuteva anche per due ore buone sui temi che mi sono cari: moda e sport. Appassionano e c’è tanto da dire. Ma ho notato alcuni inghippi che ci sono tuttora e non sono stati risolti: i primi hanno a che fare con le relazioni e le dinamiche che si stabiliscono nella rete e i secondi con la tecnologia presente in facebook e simili. Le persone amano la visibilità, ma una visibilità sporadica, fatta di personal spots (io mi presento, lancio un video o un link o una frase o un’immagine e tu commenti, liberamente. Il mio gioco e la mia esposizione finiscono lì). Il problema nasce quando devo interagire con più persone lasciando commenti. Ho notato che molti si vergognano e se venivano sollecitati da me personalmente anche in privato, mi rispondevano in privato e io invece insistevo nel proporre un’interazione trasparente e visibile a tutti perchè sennò il confronto reale spariva. Ho natato anche che spesso molti si parlano addoso e non ascoltano gli altri. Hanno qualcosa da dire, la dicono senza poi vedere o scoprire se qualcuno ha già detto la stessa cosa prima o se invece è già stata confutata ecc… e la discussione nei suoi scopi informativi e dialettici in quel modo si vanifica. In tutto questo rientrano anche i problemi tecnologici.
Una discussione su facebook in tempo reale è difficoltosa. I commenti sui post si caricano lentamente, la chat si incanta ed è inutilizzabile. Un confronto avviene comunque in differita e spesso capita che tu hai scritto un qualcosa e l’altro ti ha riposto ma tu non leggi la risposta perchè nel frattempo un terzo si è immesso e tu rispondi a lui ma non al primo, creando confusione. Queste esperienze mi hanno arricchito e mi sono servite per scrivere il libro sulla filosofia della moda e ciò significa che un qualche valore formativo almeno per me lo hanno avuto; però i problemi che ho descritto restano e rallentano notevolmente il processo. Inoltre la rete richiede una presenza costante che noi non abbiamo, perchè abbiamo una vita reale, perchè se ci impegniamo un attimo a pensare e a studiare non possiamo dedicarci così proficuamente al confronto sulla rete. Ci vorrebbero dei momenti studiati e dedicati: un appuntamento. Facebook ha pensato anche a questo, creando la pagina evento ma spesso ci si dimentica dell’evento, dopo aver detto che vi si partecipa e quindi anche qui la differita fa la sua parte, lasciando l’interlocutore in stand by per troppo tempo.
Un canale utile alla formazione potrebbe essere quello di associare facebook a skype. Su facebook si dà l’appuntamento e si lancia la discussione e su skype si sostiene la discussione in conferenza aperta a tutti, là si puo’ fare. Anche magari in video conferenza, così ci si vede e diventa più piacevole perchè si conosce oltre alla penna, anche il volto, che in una società cieca o solo superficiale come è divenuta la nostra, darebbe un chè di concretezza. Queste sono le mie esperienze. Concludo osservando che non sono riuscita e laggere la sintesi presentata da ibridamenti (il link non parte) e quindi potrei aver detto cose ovvie e note. Prometto anche di seguire più da vicino il dibattito per non perdervi nelle analisi e osservazioni future.


















ho corretto il link per leggere la sintesi provvisoria di quanto finora elaborato dalle discussioni avvenute su FB.
E' questo:
http://mind42.com/pub/mindmap?mid=15ab8a57-67ab-4…
Concordo con te sulla difficoltà che ambienti come FB comportano per avviare effettivi processi di formazione: spesso sono usati come "vetrine" in cui mostrare se stessi. Punto. Non è un caso che le interazioni effettivamenti interessanti siano rare. Detto questo, credo anche che in realtà FB sia un ottimo (e finora gratuito) ambiente per mettere in connessione sincrona e a-sincrona le persone. Un docente può proprio per questo servirsene per proporre attività al proprio gruppo classe.
magari per le discussioni si potrebbe provare Friendfeed (oltre a skype, intendo). perchè puoi creare stanze anche private (dove magari i timorosi son più a loro agio sapendo che ci si legge solo tra iscritti alla stanza) e dove la conversazione, pur soffrendo della difficoltà del sincrono, comunque rimane meglio tracciata e soprattutto ricercabile per parole chiave… se serve ti aiuto ca capire come fuzniona Friendfeed… bel post comunque…
Sono sostanzialmente d'accordo con quello che dici, aggiungerei solo che forse dobbiamo sempre tenere ben presente che stiamo parlando di un palco virtuale, poco consono per definizione alla comunicazione reale, quella cioè fatta di sguardi, di segni che costituiscono la base prima del comunicare. Poi come tu affermi, da altre possibilità, e molto dipende da come la si usa. Ma la "storia" è fatta da incontri, da sofferenze e gioie condivise, che non contemplano l'asincronia che molte volte la fa da padrone su FB o simili. Grazie per la possibilità di "interagire" con i tuoi concetti.
Guido
Ma grazie a te. Sono d'accordo. Le emozioni non passano e vengono travisate.
°Catepol, spiegalo qui. Così è utile a tutti. Grazie anche per i complimenti
A me pare più adatto Google Wave come strumento di comunicazione in tempo reale
ad una prima guardata anche a me, Simone. Solo che non ho ancora avuto tempo di ambientarmici
In realtà, però, al di là degli strumenti tecnici per portare avanti la discussione ( e l'idea di usare Skype è carina, soprattutto se si riuscisse ad integrarla anche con il cellulare…) mi pare che alcuni dei difetti che tu indichi, cioè l'autreferenzialità, la pigrizia, il parlarsi addosso, il volere visibilità per un attimo e solo in virtù di una frase azzeccata, siano però un po' le stigmate del nostro tempo: le troviamo sulla rete perché sono comportamenti diffusi ormai fuori di essa. Accade lo stesso anche nelle discussioni "off line", per questo i dibattiti diventano difficoltosi anche quando si svolgono con i vecchi metodi.