Un giovane dirigente piddino modenese di belle speranze si è giocato la carriera politica, e forse anche la fedina penale, per uno status incautamente postato su Fb. “Ma è possibile- si chiedeva infatti nello stretto limite dei 120 caratteri consentiti – che nessuno sia in grado di ficcare una pallottola in testa a Berlusconi?”
Non appena condiviso con il mondo il suo dubbio, il giovane incauto dirigente piddino si è ritrovato nelle peste: un suo amico, che è anche coordinatore del locale Pdl, dunque amico suo sì, ma magis amicus Silvii, lo ha immediatamente denunciato, ritenendo lo status una vera e propria istigazione al premiericidio. I vertici del Pd modenese avrebbero sospeso di gran carriera il ragazzo, se non fosse che il ragazzo, dopo aver immediatamente postato un nuovo status in cui ammetteva di averla fatta fuori dal vaso, non si fosse ancor più di gran carriera dimesso dal Pd e da ogni carica politica.
A titolo personale, trovo questa faccenda molto interessante, anzi direi proprio emblematica. Chiarisco, per non vedermi diluviare addosso un sacco di commenti scandalizzati da “sinistra”: non per le minacce o eventuali insulti a Berlusconi. Chiarisco ancor meglio, per evitare altro diluvio di commenti scandalizzati da “destra”: per uno che su Facebook posta una cosa del genere non ho nessuna stima e scarsissima comprensione. Ciò che trovo interessante da studiare è invece proprio la notizia in sé e per sé. Un ragazzo abbondantemente maggiorenne – quindi in grado di valutare le conseguenze delle proprie azioni – laureando in ingegneria – quindi acculturato – e dirigente di partito – quindi politicamente avvezzo alle regole della comunicazione – posta su un social network una frase che è obiettivamente violenta, oltre che incredibilmente stupida, e che per giunta, in un paese come il nostro, non può fare a meno di evocare i fantasmi della lotta armata e del terrorismo. Perché? Che cosa gli passa per la testa nel momento in cui lo fa? Come è possibile che non si sia subito reso conto che postando quello status su Facebook avrebbe di certo creato un “caso”?
È un pezzo che mi interrogo sulla percezione che gli utenti hanno dei social network e dei blog. Lavoro tutto il santo giorno con ragazzini e adulti che sono su facebook, twittano in twitter, bloggano sui blog, chattano su ogni chat e aggregano su ogni possibile aggregatore. Ciò che spesso mi lascia perplessa è la beata incoscienza con cui tutti usano (usiamo) questi mezzi. Soprattutto la facilità con cui si posta sui social network mi lascia perplessa: se il blog è un oggetto che in qualche modo viene vissuto con maggior consapevolezza – si usa per pubblicare post di una certa lunghezza, proprie meditazioni personali sì, ma già scritte ed impostate per essere lette “in pubblico” – il social network mi sembra una sorta di Far West o di ultima frontiera, in cui, direbbe il prode Jovanotti, le regole non esistono, esistono solo le eccezioni.
Lo status di Facebook è nel 90%una striscia piena di banalità sconcertante: un diluvio di “Caio è inca***to nero”, “Tizia è triste”, “Sempronia non c’ha voglia di studià”. Spesso viene aggiornato ogni dieci minuti, con qualsiasi scemenza passi per la testa, come quella, appunto, di chiedersi perché qualcuno non ficchi una pallottola in testa a Berlusconi. Scemenza che fa il paio con quella che ti spinge a chiederti perché nessuno randelli Capezzone, prenda a calci in culo D’Alema, disintegri con un raggio laser Fabrizio Corona, esili su Saturno senza ossigeno Simona Ventura e Morgan o semplicemente squarti, ma a pezzettini piccoli piccoli e lentamente, quello stronzo del nostro capofficio/dirigente/direttore didattico o del moroso/amante/consorte che ci ha piantato senza neanche un ciao. Trattasi di pensieri che chiunque – via non smentitemi, detesto gli ipocriti – almeno una volta nella vita ha fatto, e magari anche detto, cazzeggiando al bar con gli amici, davanti ad una birra. Solo che al bar, complice il fatto che verba volant, restavano appunto pensieri di innocuo cazzeggio, volatile e presto dimenticato; sul social network, a causa degli scripta che ahimé manent, assumono altra valenza, perentorietà e significato, e si colorano anzi di tinte fosche nonché di possibili sfumature di reato.
L’errore del giovane ed incauto dirigente piddino sta tutto in questo, in primis: nel non essersi reso conto che facebook non è il bar sotto casa, anche se ci si fanno le stesse identiche cose, cioè cazzeggiare con gli amici. Ciò che lo rende diverso non è solo il suo fatto di essere un “luogo pubblico”, anche se virtuale, ma soprattutto un luogo in cui la memoria viene conservata in eterno: posti una cosa su Facebook, o su un blog, e resterà scritta per sempre, sempre peraltro recuperabile, anche a secoli di distanza, con un semplice giro su google, esattamente come sempre recuperabile tramite youtube sarà il filmato dell’onorevole Savini che intona una canzonaccia antinapoletana.
Facebook è il luogo dove il nostro privato diventa pubblico; per nostra esplicita scelta, certo, ma alle volte è una scelta di cui non capiamo tutte le implicazioni possibili. Se da un lato ci dà la possibilità di comunicare stati d’animo e pensieri e condividerli con gli amici in tempo reale, spesso ci fa dimenticare che quegli stati d’animo, essendo mediati dalla scrittura e pubblicizzati attraverso una bacheca elettronica, assumono di per sé altre valenze da quella di partenza, ed altro impatto su chi si trova ad esserne oggetto.
Se io al bar incontro un uomo per cui ho perso la testa e gli sussurro un “Ti amo, Carlo” è un conto. Se pubblico lo stesso “Ti amo, Carlo” sulla mia bacheca in Fb è come se fossi andata al Grande Fratello o a Stranamore.
Figuriamoci se pubblico un: “Carlo, sei un c*** e ti vorrei vedere impiccato”.


















il punto è proprio questo: “Facebook è il luogo dove il nostro privato diventa pubblico;”
Molte persone se ne dimenticano, grazie anche alla forza “persuasiva” di facebook che facilita il “mettere in piazza” tutto di sé, dalla propria foto, alla propria “mente”. La “trappola” sta nel considerare facebook un amico cui si può confidare ogni cosa e nel dimenticare che la propria sfera intima, va… in bacheca.
Molto interessante questo articolo. In questi giorni stavo facendo proprio delle riflessioni sulla questione della fiducia che gran parte degli utenti ripone in FB, espondendosi eccessivamente e in certi casi rimanendo feriti da un feedback inappropriato rispetto alle aspettative. Vedo spesso utenti/amici che dichiarano di voler lasciare FB con le motivazioni più assurde, e mi sembra che questi richiami di attenzione siano solo il sintomo di un fraintendimento del mezzo. Questo per me è un argomento che sarebbe da sviluppare, anche in un’ottica formativa, visto che FB è uno strumento utilissimo di divulgazione di materiali… basta saperlo usare bene!
se siamo arrivati al punto che la sinistra non è più neppure rappresentata il parlamento non lo dobbiamo alle abilità politiche di silvio, ma ai dirigenti nazionali e locali del pd ;-P