La politica 2.0. Nuove prospettive.

Minerva84
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Mi era già capitato di riflettere sui rapporti fra il web 2.0 e la politica in occasione delle scorse elezioni e, a seguito dell’esperimento realizzato da Ibridamenti su Facebook, ho deciso di ampliare il discorso al settore dei social network, vera novità delle appena trascorse consultazioni elettorali.  A differenza della precedente tornata elettorale infatti i politici più accorti sembrano essersi interessati in un modo ancor più dettagliato del web e delle opportunità che esso offre per quanto riguarda l’incontro e il confronto con gli elettori. Le migliori declinazioni si sono viste sull’ormai arcinoto Facebook, con profili di riferimento, gruppi di sostegno e pagine dedicate, ma anche Twitter ha avuto la sua parte di successo e lo stesso FriendFeed non è stato trascurato dai candidati tecnologicamente più acculturati. Ma quali reali innovazioni offre il web 2.0 alla politica? Innanzitutto questi mezzi non si presentano, come i siti tradizionali, attraverso la consueta formula di comunicazione dall’alto verso il basso; se si visita infatti il sito di un qualsiasi partito si noterà che esso è organizzato in modo da “fornire informazioni”, ma non necessariamente riceverne, nè tantomeno essere interattivo nel senso più ampio del termine. Questi siti rappresentano una semplice traduzione in formato web dei vecchi media (tv, giornali, radio): da una parte si ha un emittente e dall’altra un ricevente. Ruoli attivi e passivi ben distinti.  Parlando in rapporto alla politica questi mezzi hanno svolto bene la loro funzione sino a quando la voce della politica stessa s’identificava con il canto corale dei grandi partiti: il Partito pensa, elabora, comunica all’elettore con una voce sola un solo messaggio. Questo tipo di politica appare in parte superato oggigiorno: se è auspicabile infatti da parte dei partiti una “linea” riguardo le grandi tematiche da essi affrontate, questa non deve di necessità essere espressa attraverso una sola voce asettica da comunicato stampa.  L’incipit tradizionale dei “discorsi di partito” fino a poco tempo fa (e ancora in parte oggi) poteva essere così riassunto: NOI partito SI pensa che… L’elettore oggi non sembra cercare però una sorta impersonale verità veicolata dall’istituzione.  Vuole conoscere la persona, l’individuo politico con cui stabilire un confronto di idee e al  quale eventualmente delegare col voto la propria rappresentanza. Ed ecco che il comunicato ideale diventa: IO individuo ancor prima che politico, PENSO che… Un rapporto più diretto e immediato insomma, che richiede nuovi e più flessibili mezzi di comunicazione. Non sono però solo i contenuti strettamente politici ad interessare l’elettore: sempre di più si assiste alla richiesta che il candidato non ci metta “solo la faccia”, ma anche in un certo senso la sua identità. Il cittadino vuole sapere quale professione svolge il politico, se è sposato, se ha figli, quali sono le sue passioni, che tipo di vita conduce e via dicendo.  Si vuole fare conoscenza con la persona, si vuole un contatto diretto non mediato da dibattiti istituzionali e frontali e nemmeno da media tradizionali. Sempre meno comizio, sempre più interfaccia 2.0.  Alcuni dati rilevati in sede di elezioni studentesche hanno mostrato una possibile concreta correlazione fra i contatti facebook del candidato e i voti ottenuti alle consultazioni. E’ chiaro che facebook non basta: senza contenuti e senza proposte non si va da nessuna parte, ma questo dato è interessante. Pare quasi entrare in atto una sorta di circolo virtuoso:

Ti conosco via web-Ci parliamo-Mi coinvolgi-Mi convinci

=

Ti voto

E di nuovo:

Ti ho votato

=

Ti comunico le problematiche che vorrei veder affrontate-Ti coinvolgo-Ne parliamo

L’elettore viene chiamato a svolgere la sua parte, che va al di la della mera croce da apporre sulla scheda. Il candidato non si presenta con un volantino nel quale chiede direttamente il voto, ma attraverso un percorso di  confronto strutturato.  In sintesi: più passaggi-maggior motivazione-superiore risultato, e non solo in termini elettorali, ma anche riguardo lo scambio di contenuti. Un commento di un elettore, adeguatamente discusso ed elaborato in sede di partito, può diventare parte integrante di un programma. Vado a  concludere: nella nuova piazza del web il comizio di trasforma in tavola rotonda e il politico diviene così davvero quel primus inter pares alla maniera degli antichi*. Se i politici sapranno mantenere vivo, anche trascorse le consultazioni elettorali,il rapporto con la rete, la politica potrebbe diventare davvero più umana, a portata delle persone e in contatto con la realtà. Come sempre dal reale al virtuale e ritorno.

*Che poi per gli antichi non fosse proprio così è risaputo, ma ci piace continuare a pensarlo. =)

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