Approccio tecnologico alla didattica [Alessandro Bianchi, università di Parma]

Minerva84
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Ovvero: a volte ritornano.

Dopo la prima intervista sul rapporto fra rete ed insegnamento e dopo essere emersa dal periodo post laurea (eh sì, il riferimento vilmente autobiografico mi scappa sempre), torno sul tema grazie alla collaborazione di un altro docente che si è prestato per rispondere ad alcune domande proprio attraverso il social network Facebook. Nella prima intervista erano emersi alcuni spunti riguardo alla possibilità di utilizzo della tecnologia 2.0 all’interno del mondo della scuola e, per certi versi, erano state sottolineate in modo particolare le opportunità offerte dal web, inversamente proporzionali ai mezzi ed alle competenze ad oggi disponibili in Italia nel contesto delle scuole medie superiori e delle univerità.

Tuttavia non mancano le perplessità, anche fra coloro che da docenti si rapportano in modo “avanzato” alla rete, soprattutto per quanto riguarda il problema della ridondanza delle informazioni reperibili via web, della loro “qualità” non sempre garantita, della mancanza di competenze di selezione fra gli studenti, problemi che portano spesso ad un approccio acritico nei confronti dei dati e ad una mancanza di riflessione e di sintesi finale. La rete insomma sembrerebbe poter offrire molto, ma solo a chi è in grado di porre le domande corrette e verificare le risposte, avendo già compiuto un percorso di formazione. Riguardo a questa “acriticità” mi sono trovata casualmente ad osservare un fenomeno legato al web 2.0 e alla “scuola” che mi pare appropriato riportare. E’ noto, credo, ai più il servizio di Yahoo answer: una grande bacheca in rete dove chiunque pò postare una domanda sulle più svariate questioni ed ottenere le risposte degli altri utenti (o rispondere a sua volta a quesiti altrui). Scorrendo l’elenco delle domande presenti nel settore “scuola” mi sono imbattutta diverse volte in richieste di traduzioni di versioni. La cosa mi ha lasciata perplessa: da che mondo è mondo ogni liceale copia almeno una volta nella sua carriera la versione da fare a casa (dall’amico, dal libro, dalla rete). Fino questo punto la vicenda appare un cliché, ma quello che mi ha stupita è stato il fatto che i ragazzi non sembrino più nemmeno in grado di interrogare la rete, come se si fosse davanti ad un percorso d’involuzione anche nella copiatura;  della serie: “Se ai tempi dei miei genitori si copiava dal libro in biblioteca o dall’amico “secchione”, se ai miei tempi si cercava via google la versione su un sito tematico, ora invece non si ha più nemmeno la voglia-capacità d’inserire una stringa di ricerca in un motore”. Mi chiedo allora se non serva un’educazione anche al quella che ci parrebbe la risorsa più usata, nota e abusata dai più giovani, una sorta di corso su come servirsi in modo intelligente e smaliziato delle risorse on line, perché di questo passo di qui a qualche decennio basterà scrivere in rete che gli asini volano per convincere un’intera classe del fatto.

La smetto ora con le vane ciance e lascio spazio all’intervista realizzata grazie alla collaborazione di Alessandro Bianchi, assegnista di ricerca presso la facoltà di Lettere di Parma, docente in congedo provvisorio di materie letterarie e latino presso una scuola superiore e conoscitore di Facebook.

Che cosa l’ha spinta ad aprire un account Facebook?

Mantenere contatti senza costrizioni, giocare coi fatti degli altri, conoscere nuove persone.

Aveva già avuto altre esperienze di “rete” o di social network? Se sì quali?

No

Che tipo di rapporto ha con gli “amici” di Facebook? Sono tutte persone che conosce anche nella vita reale oppure no?

La maggior parte sì. E se qualcuno non lo conosco, mi sta simpatico e si crea l’occasione a causa di un interesse comune, cerco di incontrarlo di persona.

Utilizza la rete per lavoro?

Non teme un’invasione della privacy partecipando a questi social network?

Un po’ sì. Cerco di essere cauto e sono conscio che nella nostra società a privacy tende ad essere di dominio almeno altrui (ossia di chi si serve di notizie private a scopi commerciali).

Venendo ora alle domande più “di settore”, pensa che ci sia la possibilità di sfruttare la rete 2.0 con finalità di ricerca nell’ambito delle lettere?
Se sì in che termini?

Certo che sì, in particolare per quanto riguarda la connessione fra utenti, la condivisione di dati, il reperimento di fondi…

E per quanto riguarda l’insegnamento invece? Possono a suo parere esserci vantaggi con un approccio “tecnologico” alla didattica?

Se si tratta di studenti della scuola secondaria superiore, tendenzialmente non farei entrare la tecnologia nell’insegnamento, semplicemente perché siamo nell’epoca della tecnica ed è il resto che vi è subordinato. Ci sono delle eccezioni: ad esempio in certi siti è possibile fare ricerche all’interno di un testo attraverso la ricorrenza dei lemmi, consultare repertori iconografici eccetera. Le risorse per gli studenti/studiosi universitari sono innumerevoli e utilissime; comunque non condivido un vero e proprio “approccio” a.

Ha mai avuto esperienze di questo tipo?

Qualche volta ho consigliato di utilizzare siti; ma, per ripetermi, non si è trattato di “approccio”.

Quali potrebbero invece essere i rischi di una pacifica invasione di internet nel mondo dell’insegnamento?

Non sono pericoli, è realtà. Noti i “copia-incolla” per le tesi, noto l’uso indiscriminato di dati provenienti da fonti che vanno invece verificate, evidente la tendenza alla dispersione – nel caso di ragazzi della scuola secondaria – col pericolo che si raccolga senza selezionare, e si affastellino informazioni senza darsi il tempo necessario per ragionarci sopra e metterle in connessione, anche in maniera personale (si potrebbe parlare della necessità di”links personalizzati”, non preconfezionati).

3 Commenti

  1. un uso creativo del copia-incolla, certo!
    Sui siti di sicuro interesse, segnalo la Biblioteca di Giordano Bruno: l’opera omnia del filosofo di Nola, consultabile gratuitamente e con la possibilità di ricerca lemmi, etc.

  2. Minerva84 scrive:

    Secondo me le risorse on line non mancano e l’e learning è un’opportunità che si dovrebbe sfruttare più a fondo. Quello che manca è la formazione all’utilizzo di queste risorse e, detto francamente, i corsi di informatica che ho seguito dal liceo in poi sono stati del tutto inadeguati e particolarmente noiosi. Se uno impara a fare un pò di buona ricerca on line troppo spesso è per la bontà di qualche “volontario” che si presta a trasmettere le sue competenze.

  3. Eleonora Panto scrive:

    Da un po’ cerco di far passare la “paura” della tecnologia ai prof.. una decina di anni fa con un libro, poi con i corsi e il progetto dschola, poi dschola tv, poi extracampus tv, poi eticommunity e il piccolo workshop di oggi continua in questa direzione YouTube, youteacher – Corso di sopravvivenza su YouTube http://www.itismajo.it/youteacher/
    Oggi ci sono i prof che ignorano completamente i vari sn, e quelli che invece pensano che i ragazzi non siano in grado di trovarli e riconoscerli su FB (…)
    anche i prof devo imparare cosa significa costruirsi un’identita’ digitale per essere in grado di dare qualche dritta ai ragazzi.

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