
Conoscere e condividere: la rete è nata per questo.
Progettato come strumento di collegamento fra i computer del ministero della difesa degli Stati Uniti e successivamente fra alcune università Usa, il web nasce e si sviluppa come strumento di comunicazione finalizzata al sapere.
Oggi internet è diventato invece per molti, soprattutto per i suoi detrattori, sinonimo di vacuità, informazione ridondante, coacervo di ogni perversione e futilità, vaso di Pandora nel quale sguazzano liberamente tutti i contenuti più degradanti.
Oggi “si perde tempo in rete”, i rapporti si insteriliscono grazie ai social network e alle chat, vero male del nostro secolo.
Ma sarà poi tutto vero?
Domanda retorica visto il luogo in cui scrivo questo post, ma meno retorico è il chiedersi se quegli stessi strumenti tanto deprecati dalla maggioranza degli addetti al settore della cultura possano diventare, nella percezione comune, mezzo di formazione.
Gli Ibridi effettivamente sono la punta avanzata di questo processo di creazione di una nuova visione della rete e ne è un esempio il progetto Università del futuro, ma la realtà off-line vissuta quotidianamente da tanti docenti e studenti è ben lontana da queste vette.
Ho dunque pensato di aprire il dibattito ad un docente universitario della facoltà di lettere di Parma, estraneo a Ibridamenti , ma non privo di interesse verso i social network e la rete.
In particolare mi sono soffermata su questioni inerenti Facebook, come luogo di incontro, svago, comunicazione e, ancora una volta, condivisione.
Questo per verificare se vi può essere un’effettiva corrispondenza d’intenti e futuribili prospettive fra chi lavora quotidianamente a progetti legati alla rete e all’accademia e chi, da fuori o da off che dir si voglia, può mostrare il suo interesse.
Accantono ulteriori indugi e lascio spazio all’intervista. Risponde alle mia domande Giulio Iacoli.
Prima domanda assolutamente di rito, come mai ha deciso di iscriversi a Facebook?
Invitato da amici – ho una collega e amica che viveva in Inghilterra e ci raccontava già da tempo l’ “esplosione” del social network da loro, e la possibilità di tenere contatti con amici distanti nello spazio.
Non ha mai avuto delle riserve circa la gestione della privacy all’interno dei social network?
Sì, eccome; ritrovate persone che altrimenti non si sarebbero rifatte vive; si sono creati gelosie, fraintendimenti… Per informazioni immesse da altri in bacheca e che non avrei voluto condividere…
Si tratta della sua prima esperienza con il mondo social o aveva già avuto modo di provare altre forme di comunicazione e condivisione di rete come i blog, i forum o il mondo wiki?
Mah qualche intervento su forum sì, ma sempre in maniera occasionale e non protagonistica (partecipazione a forum per la formazione degli insegnanti, ad alcuni intorno a riviste…)
Che rapporto ha con la rete?
Eh molto assorbente: controllo di continuo la posta, la stampa quotidiana, alcuni siti professionali, riviste on-line, siti di ‘funnies’ (snoopy.com) ecc.. Sì, direi formazione e comunicazione senza dubbio, e inoltre distrazione (alcune delle applicazioni connesse a facebook, per esempio)
Veniamo alle domande più inerenti al tema Università e rete. Come vive il rapporto docente- studente all’interno di facebook?
Direi in maniera casuale, disordinata: accetto richieste di amicizia quasi sempre direi, dovrei riconoscere i miei ‘pochi’ allievi; difficile però che si creino dialoghi spontanei, qualche intervento di commento al massimo, a parte casi di persone più sfrontate (una/due) che affrontano temi più intimi senza diciamo ricevere troppa corda da parte mia. ma generalmente la mia/loro timidezza prevale.
Crede che esista la possibilità di sfruttare questo strumento, come altri offerti da internet, per la formazione?
Sì senza dubbio, se ci fosse la possibilità di creare gruppi-classe, la discussione potrebbe proseguire e sarebbe molto efficace suggerire link, accludere materiali (che so, da film, dipinti e altro) – dovrebbe prevalere però l’idea che l’università entri in maniera serena nel mondo divertente e ‘amicone’ di facebook, e forse le discipline che insegno io lo permettono, meno forse filologia germanica o scienza delle costruzioni
Ritiene che l’università italiana oggi, anche paragonata a quella di altri paesi, abbia colto e sia in grado di utilizzare al meglio le potenzialità offerte dalla rete?
Eh il confronto con gli altri paesi è sfavorevole, ben poche da noi le aule attrezzate per la connessione a internet (e anche solo youtube è una miniera di documenti per l’analisi della storia culturale contemporanea) – manca una condivisa agilità nel riferirsi alle risorse della rete, generalmente, nella prassi dell’insegnamento come nella costruzione dei percorsi didattici
In che modo (se lo ritiene possibile) si potrebbe trarre maggior profitto dall’integrazione fra università e mondo virtuale?
Credo che, vista anche la generale insufficienza di dotazioni nelle aule di cui si è detto, varrebbe la pena insistere molto sulle ricerche personali dello studente, con spunti, indicazioni di ricerca, informazioni più capillari sulla qualità delle stesse risorse (ad esempio, fare capire in lezioni metodologiche che se si imposta una tesina/tesi è utile diffidare di wikipedia, e invece valorizzare strumenti come il dizionario merriam-webster on line) – insomma, credo sia accessibile la proposta di concepire il lavoro su materiali virtuali come parte del cosiddetto ‘lavoro domestico’ degli allievi, e fornire un orientamento minimo sulle risorse che possono esperite, e monitorate dal docente, intorno alle singole discipline.
Quali modifiche nel modo di intendere internet sarebbero necessarie per una sua maggiore fruizione anche in ambito accademico?
Un passo fondamentale da compiere sarebbe relativo a una qualificazione adeguata (e in primis in senso legislativo), per quanto concerne la ricerca, delle riviste online. anche qui, una forma di provincialismo ottuso e una serie di pregiudizi tendono a svalutare prodotti della ricerca spesso prestigiosi tendendo a considerare volatile,inadeguato e frammentario il sapere depositato in rete. dovremmo analizzare e discutere atti di convegni disponibili online, riviste di grande interesse, e renderle maggiormente fruibili (visibili) agli studenti, e fra di noi colleghi.
Grazie.
A chiusa di questo post posso solo aggiungere che l’intervista è stata realizzata tramite Facebook, ovviamente, come sapete, sull’argomento sono di parte!


















grazie Minerva, è davvero un ottimo spunto di riflessione…
e tutto comincia in qualche modo a prendere una direzione, anche se forse è troppo presto per iniziare una sintesi…
Ci sono sempre più motivi che legano in qualche modo l’idea di futuro, di università ai nuovi luoghi in cui si generano connessioni e condivisioni: i social e in questa fase Facebook.
Mi fai pensare, davvero…
Voglio partire da un passaggio dell’intervista, dove si dice:
“Un passo fondamentale da compiere sarebbe relativo a una qualificazione adeguata (e in primis in senso legislativo), per quanto concerne la ricerca, delle riviste online“.
Con la rivista di cui sono condirettore – “Psychiatry on line Italia” (POL.it) – qualche passo, ormai da tempo, lo abbiamo compiuto. La nostra rivista, fondata nel 1995, è stata regolarmente registrata in Tribunale nel 1999 ed ha (vedi sotto, dove riporto le indicazioni della pagina di apertura di POL.it) un suo ISSN (1591-0598). Il che significa che una pubblicazione su POL.it è a tutti gli effetti equiparabile ad una pubblicazione su rivista cartacea. Molti “psi”, infatti, pubblicano articoli nella nostra rivista, per poi presentarli ai concorsi (in qualche commissione, è vero, questa nuova realtà non è stata ancora recepita, ma fortunatamente le cose stanno cambiando).
Riporto dunque, di sèguito, le indicazioni della pagina di apertura di POL.it, in modo da mostrare concretamente una realtà online al passo con i tempi.
PERIODICO MENSILE DI INFORMAZIONE MEDICO SCIENTIFICA – REGISTRAZIONE TRIBUNALE DI GENOVA N° 18/99 DEL 7 GIUGNO 1999 – ISSN 1591-0598 – DIRETTORE RESPONSABILE: ADA LORINI – EDITOR IN CHIEF: FRANCESCO BOLLORINO – COEDITORS: FABIO CANEGALLI e MARIO GALZIGNA – POL.it ®, PSYCHIATRY ON LINE ITALIA ®, http://www.psychiatryonline.it ®, http://www.POL-it.org ® SONO MARCHI REGISTRATI DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE “PSYCHIATRY ON LINE ITALIA”, VIA PROVANA DI LEYNI’ 13, GENOVA, ITALIA EDITRICE DEL PERIODICO
Sono ben inteso d’accordo con il collega intervistato: resta ancora molto da fare, anche sul piano legislativo, oltre che a livello di mentalità.
Ribadisco questo dato (molto significativo di una certa arretratezza provinciale del ceto accademico): non poche commissioni si rifiutano di prendere in considerazione, per la valutazione dei candidati, i titoli pubblicati on line.
L’arretratezza a mio parere esiste anche nel contesto studentesco. Mi spiego: molti miei compagni di corso hanno serie difficoltà ad utilizzare la rete per la ricerca, addirittura a volte anche solo per la consultazione del sito d’ateneo! Inoltre percepiscono internet come un luogo di “scarsa serietà” e dunque non riescono a mantenere “on line” lo stesso tipo di apporccio alla didattica e al corpo docente che hanno “off line”. Un esempio? Ho seguito anni fa un corso di editoria digitale in cui era richiesto, come ovvio, di gestire alcune attività di gruppo tramite forum interno. Risultato? Alcuni ragazzi hanno usato il forum per amenità goliardiche. Non credo che avrebbero tenuto lo stesso comportamento in un’aula “reale”. L’atteggiamento deve mutare radicalmente in entrambi i sensi. Il blog mi ha aiutato molto nel tempo a comprendere il significato pratico di netiquette, cose che sfugge invece a molti. Una maggiore educazione al mezzo sarebbe davvero necessaria.
E poi concordo su quanto dice Mario: le pubblicazioni di qualità realizzate on line dovrebbero avere lo stesso peso di quelle in cartaceo. Altrimenti è inutile stare a valorizzare il contributo del web quando puntualmente lo si scredita alla “resa dei conti”.