Nelle Università italiane vi sono non pochi docenti e ricercatori che si occupano di Medio Oriente. Scrivendo queste due righe di post penso anche a loro: la tragica guerra israelo-palestinese dovrebbe stimolare esperti e specialisti ad uscire dalle loro nicchie accademiche ben protette. Anzitutto per reagire alla gestione militarizzata della censura, valorizzando risorse – dentro e fuori dalla rete – funzionali al recupero di un’informazione diretta relativa alla cosiddetta operazione “Piombo fuso”. Almeno 635, finora, i morti palestinesi. 2900 i feriti. Sul fronte opposto, i primi (per ora pochi) morti israeliani cominciano a creare, a Tel Aviv, crepe, contraddizioni e visioni differenti relative alla exit strategy: si discute – e i pareri non sono unanimi – sull’opportunità di entrare a Gaza City, dove l’esercito dovrebbe impegnarsi in combattimenti casa per casa, con la certezza di veder aumentare a dismisura il numero dei caduti e con il rischio di incentivare la nascita di una nuova Intifada. “il Manifesto” di oggi, 7 gennaio, dà notizia di un blog palestinese, una delle poche fonti di informazione dirette dalla Striscia di Gaza attaccata: www.gazatoday.blogspot.com
E’ il blog di Sameh Habib: uno dei blogger e giornalisti palestinesi più famosi, ora costretto, per tenere acceso il PC, a servirsi di un piccolo generatore autonomo di elettricità.
Afferma Sameh Habib, intervistato da Michele Giorgio, inviato a Gerusalemme: ”Questa è una guerra contro la popolazione di Gaza, non contro Hamas, e come blogger e giornalista sento di doverlo raccontare come posso e tutte le volte che posso, senza pensare a me stesso”…
Credo che “Ibridamenti” dovrebbe appoggiare la coraggiosa scelta di Sameh, seguendo il suo blog (ed altri eventuali blog collegati al teatro degli scontri), traducendo i suoi testi e diffondendo le sue notizie. Sameh – a tutt’oggi una delle fonti più preziose per i media di tutto il mondo – vive a Tuffah, un quartiere di Gaza City, e rischia ogni giorno la vita per tener vivo il livello, oggi molto compromesso, dell’informazione.
La Croce Rossa ha dichiarato, per la striscia di Gaza, l’emerganza umanitaria totale.


















Il cardinale Martino dice che “Gaza è come un campo di concentramento”
Si, e Israele risponde assimilando, mettendo sullo stesso piano, le posizioni del cardinale Martino e quelle di Hamas.
Dobbiamo essere consapevoli del fatto che questo conflitto tra esercito israeliano ed estremisti palestinesi non si deciderà solo sui campi di battaglia – come ha già detto Gabi Wiemann, docente di comunicazione all’Università di Haifa – ma anche sul fronte dei media.
Voglio ricordare un fatto. Da circa un anno l’Uomo della Pace – Peaceman – e l’Uomo della Speranza – Hopeman – (il primo è un palestinese di Gaza, il secondo è un israeliano di Sderot) dialogano in rete, dopo essersi conosciuti di persona negli anni precedenti. Dialogano in rete visto che, a causa del conflitto, non possono più vedersi direttamente. Nel loro blog gestito assieme – http://gaza-sderot.blogspot.com – hanno cercato di portare avanti un dialogo, un’amicizia. Mi sembra che da un po’ di giorni Peaceman e Hopeman siano spariti dalla rete…
Un esempio che testimonia, una volta di più,la distanza che separa le popolazioni da chi le rappresenta o pretende di rappresentarle.
Mi correggo: ritrovo ora il blog sopra citato, con un post datato 7 gennaio, che qui riporto:
“Wednesday, January 7, 2009
war in Gaza
More than ten days since Israel has started the military operation.
in Gaza, more than 700 hundred has been killed in Gaza ,80% of them civilians.
Israeli announced when they started the operation they want to stop the rockets from Gaza they can’t do this by targeting the civilians.
What is going in Gaza is real and big crime, against all the laws in the world, they are killing everything moving, especially the civilians .
When the operation started in Gaza, they destroyed all the government centers, and in the same time killed many civilians, Israel said they don’t mean to kill civilians .
But when the ground operation started, most people die is civilians and children.
It is hard to describe what is going on in Gaza, a terrible disaster, where the aircraft do not distinguish between civilians and military and children, no water ,electricity and difficult to get your needs .
We didn’t have electricity since 6 days, and today was the first day to have it, that’s why I have chance to write this quickly.
We have said from the beginning that violence will bring more violence.
I hope the world will understand that’s there people want to live safe with dignity and peace .
I hope I will have the chance to write you again.
Posted by Peace man at 5:15 PM 37 comments”…
Da http://gaza-sderot.blogspot.com/
Oggi, scrive dunque Peaceman, è il primo giorno in cui è tornata l’elettricità, e per questo scrivo, e spero di poterlo fare ancora…
Sosteniamo attivamente, amici, in tutte le forme possibili, questa iniziativa di pace – questo filo di speranza – gestita nel cuore dell’inferno.
Apprezzo motissimo gli interventi di Mario Galzigna.
Porto qui la mia esperienza come ho fatto in altri blog – e comincio a essere in imbarazzo, come se mi dessi delle arie ecco. Forse unn po’ me le do non lo so – perdonatemi. Ma mi pare che serva.
Ecco io sono ebrea, e per anni ho avuto una importante relazione con un uomo arabo israeliano. La più immportante dopo quella attuale, con mio marito. Prima di quella relazione, ero fortissimamente filopalestinese – con quell’esperienza, e quelle conoscenze, la famiglia del mio compagno, forse ma maturità e gli esami di storia contemporanea. Insomma oggi sono pacifista e sofferta e moderatamente filopalestinese.
Dunque vorrei dire alcune cose – e procederò in modo troppo schematico.
1) Israele è l’esito della consueta modalità con cui nel 900 si sono risolte le questioni di politica internazionale: l’esito cioè di una decisione che dall’alto ha causato conseguenze al basso senza averne rispetto. L’alto è l’Inghilterra e gli emirati Arabi il luogo dell’alto furono i patti del 1948. Il basso che ne ha pagato le consegueza sono gli scarti dei ricchi: gli ebrei perseguitati e gli arabi che se li sono ritrovati in casa. Come dice Amos Oz: L’Europa ha costretto il mondo arabo a ingoiare ciò che aveva vomitato.
2) questo corpo estraneo vomitato è un corpo che rimane cibo e cultura smodatamente occidntali ed europei. E questa vicinanza forzata tra occidente e oriente è la prova anticipata e simbolica di tutto un mondo, tutto il nostro mondo preso dall’antinomia tra due modalità culturali. Il problema della convivenza in Israele non è inficiato dal fatto che sono dei cattivacci bruttini questi o quegli altri, che uh come sono intolleranti, che ah che avidi voglio i territori. La questione è che l’uno vede nella convivenza con l’altro un sacrificio pericoloso della propria identità.
3) E per il momento – questo è il tragico NON HA TORTO. Provate a essere donne israeliane e a immaginare la simpatica ipotesi di essere sussunte in uno stato che concepisce la poligamia e che vi vuole a casa. E allo stesso tempo smettete di pensare di che la democrazia e il relativismo e certe colonne del nostro pensare quotidiano sia intrinsecamente condivise dal mondo arabo. Non è così. All’idea di convivenza e di tolleranza reciproca molti in Palestina e tra gliarabi israeliani si ribellano. Perchè è un modo di gestire l’esistenza che stride, con il proprio modo. Io ho lottato, io sono arrivata a ipotizzare un progetto di vita – e il mio uomo era un medico e un uomo intelligente e colto. Ma credetemi la nostra composizione culturale è stata determinante, anche se certamente non la cosa più importante, nella fine della nostra relazione. Ma ecco quando sento questo paternalismo di chi ha il culo al caldo (nessuno tra i commentatori fino ad ora qui) che si stupisce perchè oh ma come mai non si amano?
Come mai non convivono?
Perchè sono in una posizione Machiavellica. La zattera è una sola.
4. Capisco che Gaza indigni, indigna anche me – ammetto vi sembrerò cinica – meno. Perchè quando ero in Israele ed erano anni di pace agli occhi dei telegiornali europei, schiattava un bambino al giorno. E quando andavo col mio fidanzato al mercato arabo scorrazzavamo felici – quando andavamo a quello ebraico… ho visto nel mio compagno la vera paura. Perchè gli attentati sono la prassi. L’arabo israeliano in media vive una vita di merda in Israele – è un cittadino di seconda classe, economica e sociale. Non accede a molti uffici e a molte professioni. Ma non rischia di crepare con altrettanta rapidità del suo compagno.
5. Io credo che quello che si debba fare – e questo lo deve fare la diplomazia internazionale ma davvero la cultura può molto, è costruire possibilitàdi dialogo fuori dal contesto di guerra, zone di mediazione, attività di colloqui. Cento fiere del libro, cento epistolari, cento giornli, cento incontri. Cento mondi possibili.
L’Europa ha le spalle coperte di sangue, per la guerra tra fratelli. Forse questa storia potrebbe essere utile a qualcosa.
6. Infine. Prego tutti di smetterla di identificare Israele con gli ebrei tout court Gaza con i campi di concentramento, e via così di mistificazione in mistificazione che non rende giustizia a chi ci sta in mezzo – togliendo specificità storica, e puzza invece di un pretestuale antisemitismo di ritorno. Non tutti gli ebrei si identificano con Israele e la vivono come la patria sognata. Io ci sono andata e ho seriamente pensato di non amare quel luogo e di non volerci far crescere i miei figli. Io come i miei parenti in Russia e come quei due milioni di ebrei che abitano New York. Per fare degli esempi. Sono stanca di venire attaccata per delle politiche di un governo che non è il mio, per un paese che non è il mio giacchè sono italiana. E VMischiare poi Gaza con il Nazismo può essre grazioso pensando a chi crepa – sempre dal èpunto di vista dei salotti – ma dal punto di vista di questi e quei morti, delle ragioni stiriche e psicosociali, è una bestemmia.
Scusate se mi sono dilungata.
Carissima Costanza,
apprezzo molto questo tuo intervento, di testa e al tempo stesso di pancia. Argomentando, metti in gioco parti importanti della tua vita, dei tuoi vissuti quotidiani, di ieri e di oggi.
Una tua frase voglio riportarla, poichè mi trova assolutamente concorde:
“Prego tutti di smetterla di identificare Israele con gli ebrei tout court”.
A questo aggiungerei un secondo auspicio: la si smetta di confondere Hamas (e in specie le sue condotte militari) con i palestinesi.
Bene. Detto questo, vorrei, a mia volta, che tu stessa riflettessi su quanto hai scritto. Cioè, in particolar modo, su questa frase:
“la nostra composizione culturale è stata determinante, anche se certamente non la cosa più importante, nella fine della nostra relazione”.
Ma voglio aggiungere: quante relazioni si spezzano non solo per differenze dipendenti dalla cultura di appartenenza? Cioè – qui intendo arrivare – per differenze radicali che possono sussistere anche tra soggetti appartenenti alla stessa cultura, alla stessa etnia, allo stesso ceto sociale, alla stessa “nazione”, eccetera?
Il solco che mi divideva – un esempio personale, anche questo – da una donna che ho molto amato, prima di Maddalena (un solco che con il tempo si è rivelato sempre più profondo), riguardava due soggetti assolutamente omologhi per etnia, “cultura” di appartenenza, ceto, formazione, eccetera…
Presupporre una isoculturalità in soggetti omologhi è una trappola in cui cadono molte persone. In cui cadono anche molti psicoterapeuti. E’ un discorso, questo, che ho ampiamente sviluppato con il mio amico etnospichiatra Piero Coppo, all’interno di un master di etnopsichiatria…
In ogni caso, vorrei ribadire questo: la cultura (in senso psico-antropologico) appartiene alla gente. E’ della gente, comune e non. Le scelte politiche (e militari) sono di chi pretende di rappresentare questa gente. Dei governi.
Dovremmo evitare (e mi sembra, da quanto scrivi, che tu lo eviti) di confondere la gente, le popolazioni, il sentire collettivo con il ceto politico che presume di rappresentare questa gente. E il voto, da solo, come è noto, non basta a poter dare legittimità a questa pretesa di rappresentanza.
Bye
la salute non mi consente di stare al computer, è un momento diffcile, e non mi consente nemmeno di essere in Palestina come è per molti mesi l’anno da piu’ di 35 anni.
la mia è una voce per molti versi simile a quella di Zauberei, ma nello stesso tempo molto diversa
la mia conoscenza del mondo arabo è nata con me, trasmessa a noi figli da un padre che si condiserava “mediterraneo” a tutti gli effetti, ho incontrato la lingua araba, fin da piccina, e a 17 anni mi sono innamorata follemente di un giordano e questo amore è durato 30 anni, ed è “sospeso” dico io , da quattro anni perchè bene non l’ho capito, certo non per incomprensioni culturali, forse perchè spesso una fine arriva anche se non vuoi…
amo con passione il medio oriente e tutto quello che rappresenta, ne conosco ogni sasso e pietra e lì è nata mia figlia, e sì è un mondo pieno di problemi e di contraddizioni come il nostro del resto e soprattutto chi lo abita sono uomini, già sembra ridicolo ricordarlo, ma sono proprio uomini come noi, e hanno bimbi come noi
ho vissuto a Rammallah, e anche a Jenin, non sono mai potuta andare a Gaza, Gaza a me è sempre stata vietata
collaboro con due organizzazioni israeliane, B’Tsalem (Centro di informazione israeliano per i diritti umani nei territori occupati. nato nel 1989 e formato da professori universitari, giornalisti, avvocati, professionisti e nache membri della Knesset) e Gush Shalom da moltissimi anni, gli amici a me piu’ cari in palestina sono Uri Avnery e Edward Said ( che ci ha lasciato da non molto),
conosco il non dormire la notte e la paura degli attentati,
ma conosco anche la paura che la tua casa sia distrutta senza sapere perchè,
conosco la paura delle perquisizioni ad ogni ora della notte e del giorno
conosco la paura del non poter andare al lavoro,
conosco la paura che tuo figlio sia arrestato appena compie 17 anni,
conosco il non poter farsi il caffè il mattino perchè il caffè non c’è piu’ da mesi e l’acqua è razionata due giorni la settimana,
conosco la paura di dover cambiare casa perchè la tua sarà demolita per costruire il muro,
conosco la paura del vedere distrutti i raccolti e rasi al suolo le coltivazioni di limoni, aranci, gli orti e i campi, per farne zone sicure per i coloni,
conosco la paura del non avere un futuro e non sapere se mai potrai uscire da Ramallah, e se poi esci, se mai potrai ritornare
e io dico che è una lotta impari, che non finirà mai….
e so purtroppo come ha scritto Uri Avnery (il link è ad una traduzione in italiano dell’articolo) su “Gush Shalom” che questa è una guerra elettorale ed è vero, i morti in nome di una vittoria alla Knesset…
a questo link potrete trovare molti degli articoli di Uri avnery tradotti in francese per chi non conoscesse l’inglese
per chi volesse questo è il blog di Vittorio Arrigoni che è “capitato” a Gaza:
è vero quello che dice Zauberei, gli ebrei non sono per fortuna il governo israeliano, Uri Avnery ne è una dimostrazione, come i palestinesi non sono tutti terroristi come Edward Said ne è un esempio e credo che si possa dissentire dal governo israeliano senza essere accusati di essere antisemiti…
come è vero che è l’occidente la causa prima del macello a cui assistiamo, che ha pensato di lavarsi la coscienza dal nazismo rendendo “disperati e obbligati ad essere migranti” milioni di persone che abitavano da secoli una terra e privandoli di tutto…
i miei occhi sono stanchi come il mio cuore, ma non potevo lasciare quella che ormai considero la mia terra senza le mie poche parole.
un abbraccio a tutti e non so a quando
chicca
Cara Chicca,
grazie per questo tuo intervento: lucido, appassionato e pertinente, come sempre. Mi mancavano, qui, i tuoi interventi, che in Ibridamenti 1 erano abituali, frequenti.
Tienimi informato su di te, ti prego, direttamente o indirettamente. Lo sai che sia io che Mad (e sicuramente non solo noi) ti vogliamo bene. Ora andrò a vedere i luoghi da te linkati e magari più avanti interverrò di nuovo.
Ciao Chicca. Un grande abbraccio.
Mario
Grazie di cuore. E’ un meraviglioso messaggio di pace.
Mario si sono d’accordissimo con quello che scrivi – e ci riflettevo.
Sono d’accordissimo voglio dire quando si parla di relazioni.
E non voglio neanche che apparire come quella che pensa che non ci sia soluzione a parte la guerra o il predominio – in effetti una parte di me lo teme tristemente. Ma la mia sensazione, è che Israele sia la prova generale del macroconflitto culturale che si è disegnato dopo l’undici settembre. Ora nessuno di noi è così cretino da pensare che le cose siano poste come gli eredi della Fallaci ritraggono – con i buoni di qui e i cattivi di li, e con due blocchi culturali omogenei all’interno – com’è vero che l’Europa è la patria di Hitler e di Marx – è abbastanza ovvio che ci sia Hamas e il pensiero Sufi. Ma non bisogna scotomizzare con la rampogna dei buoni sentimenti il fatto che – d’altra parte come i migliori matrimoni – il compromesso è questione di partecipazione quoitidiana, è lotta e costruzione a volte con codici di partenza più affini – ma se i codici sono lontani e gli approdi rimangono lontani raccontarsi palle è ipocrita. In Israele ci sono poste in gioco di vario tenore.
Ecco, io sono ostile a questa ipocrisia. Io sono ostile a quella sinistra bene che mi rompeva il cazzo con le manifestazione e la kefiah poi ho portato il mio uomo arabo vero e uh tutti a storcere il naso – ah i nasini radical chic della sinistra bene. Medico eh – mica lava vetri. Non sto parlando naturalmente di te – figuriamoci, nè di alcuno dei commentatori. Dico che combattere per l’integrazione culturale sul campo e sulla propria pelle implica la conoscenza dei costi e delle vere difficoltà. Implica sapere con lucidità le differenze le fatiche e i cinismi. Conoscere i peccati locali e non i telegiornali.
Ma in ogni caso, mi pare che su ciò che debba fare L’Europa siamo tutti d’accordo – mediare! mediare ed offrire un terreno neutro dove costruire il mondo della terza possibilità.
Per quanto riguarda Chicca – sfonda porte aperte. Amo moltissimo Seid, e mio padre anche lavora con associazioni pacifiste israelo-palestinesi. E nessuno qui Chicca pensa che dissentire dalla politica Israeliana è atto di antisemitismo – dovrei essere antisemita anche io. Ma in Italia cara, la questione spesso assume tinte sinistre e toni inquietanti. In certe discussioni (vedi quel simpatico sindacato che ha proposto di boicottare i negozi ebrei) si perde decisamente l’orientamento.
[...] Gennaio 2009 in Uncategorized Post da leggere. [...]
I MONOTEISMI, BRODO DI CULTURA DELL’INTOLLERANZA E DELLA VIOLENZA INTEGRALISTA
Dici che l’Europa deve mediare.
Ok, noi tutti dobbiamo muoverci, come tu sottolinei efficacemente, per “offrire un terreno neutro dove costruire il mondo della terza possibilità”. Vorrei dire qualcosa su questa terza possibilità (finalmente, qui dentro, si discute e si ragiona: si ragiona nonostante Facebook, che ha assorbito energie, che ha contribuito non poco alla semplificazione, all’indebolimento delle nostre voci, già fragili e isolate…So che su questo ci sono opinioni discordanti, anche tra di noi)…
Ma torno alla terza possibilità, di cui tu parli. Sul piano culturale, sono profondamente convinto di un fatto: questa terza possibilità passa anche attraverso l’esercizio di un còmpito critico non passivo, cui noi dovremmo assolvere. Intendo riferirmi al tema indicato nel titolo di questo mio commento. David Hume lo aveva detto più di due secoli or sono: il monoteismo è foriero di intolleranza. In nome del Dio dei cristiani, del Dio dei mussulmani e del Dio degli ebrei si sono commesse violenze. Si sono perpetrate ingiustizie, stragi, eccetera.
Bisogna combattere attivamente, anzitutto sul terreno culturale, per il RELATIVISMO. Chi, come il Pontefice romano, predica la pace, ma poi lancia anatemi contro il relativismo, porta acqua, di fatto, al mulino dell’intolleranza.
Rispetto al conflitto in corso, questo discorso può sembrare fuori tema. Non lo credo affatto. Varrebbe la pena cominciare a discuterne.
Bye
Mario
si, grazie per questo post. giornali e televisioni non accennano minimamente ad una analisi di quel che accade, se lo fanno è solo in modo superficiale o peggio ancora strumentale.
mettere i buoni da una parte ed i cattivi dall’altra fa sempre comodo, a prescindere se i buoni lo siano veramente o i cattivi siano poi così cattivi. fa comodo perchè si ha la possibilità di far tacere chi vuole capire qualcosa additandolo come antisionista, razzista verso i musulmani, o scempiaggini simili. con le debite proporzioni questo è già accaduto quando fu assassinato Marco Biagi; guai a dire che la sua legge era sbagliata, ti mettevano subito nei simpatizzanti delle BR.
ed invece post come il tuo, e come altri che sto leggendo, riportano un leggero ottimismo, forse ingiustificato, ma sicuramente pieno di speranza. Ricordo che da bambino tutti i giorni si parlava della guerra in Vietnam, immagini di bombardamenti e uccisioni. Avrei voluto che i miei figli non dovessero vedere più immagini del genere, ma spero che non ne vedano più quando saranno grandi.
verissimo, mario, il tuo punto di vista. in altre parti della rete non si sembra si voglia mai accennare a questo problema. sbaglia, secondo me, chi s’aspetta che vinca uno o l’altro.
Sabato 10 gennaio 2009
Si riesce anche oggi a leggere il post di Sameh Habib (in traduzione italiana con testo inglese sovrapposto), qui:
http://translate.google.com/translate?hl=it&sl=en&u=http://gazatoday.blogspot.com/&sa=X&oi=translate&resnum=1&ct=result&prev=/search%3Fq%3Dgaza%2Btoday%26hl%3Dit%26rls%3DGGLD,GGLD:2007-18,GGLD:it%26sa%3DX
Bye
La URL per accedere al blog con il testo inglese originale è quella
da me già indicata:
http://gazatoday.blogspot.com/
810 morti
3400 feriti
Questo il bilancio oggi.
Nel commento precedente ho indicato il blog di Sameh, dette Peace Man. Oggi il blog comune tenuto assieme da Peaceman e da Hopeman (il primo è un palestinese di Gaza, il secondo è un israeliano di Sderot) ppropone un post dell’israeliano.
Qui:
http://gaza-sderot.blogspot.com/
Riporto per comodità il testo del post:
Saturday, January 10, 2009
2 weeks and still going
I wish to thank all those who have commented and supported our effort in sending out our message. It is impossible for us during this time to answer any specific questions; however we read everything and thank you for your contribution.
An additional note: We post 95% of the comments and try not to censor comments.
Some comments that use abusive language or that we feel will cause more misunderstanding than understanding are not posted. The purpose of the blog is to further understanding of our reality and not be a platform for debate and blame.
We are now 2 weeks into the war.
1 week since the ground incursion and Peace man and I have been in very little contact since the. He is out of electricity 99% of the time and cannot charge his cell phone. Added to that is the fact that reception of cell phones from Gaza is almost nil, he has to be in a high and exposed place to talk. This endangers him so we have had very little contact.
It is a horrifying reality. Clearly the situation in Gaza is much worse than what we are experiencing, however I will share what we are going through so the complexity and absurdity can be understood.
On the Israeli side 1 million people are in the range of the rockets from Gaza. Many people have fled to safer areas in Israel. Most rockets are hitting in open areas, however some have injured civilians and lot’s of damage has been caused to homes and buildings. People are in constant fear and alert.
The war has created chaos in most of the southern part of Israel. No school or university studies, people are not allowed to crowd which means no weddings and other gatherings are not allowed, many businesses are closed and people have not been to work for 2 weeks.
I have personally spent most of the time in Sderot however my wife and kids have been out of the area for the whole time. Today we are all together again at home. The rockets are still hitting, however it feels good to be back home even in face of danger. We have been in this reality for 8 years so for us it seems amazingly normal.
Today has been a rather quiet day in Sderot, Only rocket alerts, no one hurt and no damage.
It feels rather normal however as I type, I can clearly hear the sounds of war. Blasts and planes, shooting and helicopters. A horrible war so close across the border.
I am horrified by the number of civilian casualties in Gaza. The civilians are to suffer once again from the brutality and incompetence of their leaders and this time the result is worse than ever.
For 4.5 months from June to November 2008 we had a cease fire. Only a very small amount of hostile actions from both sides were occurring. Our life was back to a very quiet and normal reality. The main problem was that for the Gazen civilians, the cease fire did not create any hope since there was an ongoing siege on Gaza.
Both sides were blaming each other. Israel claming that the Hamas is not abiding to the ceasefire since there were occasional rockets and the arms smuggling continued, and Hamas claiming that Israel is not fulfilling its part since the siege continued.
This war has broken out for the simple reason that neither side was willing to make a serious effort to avoid it. Both sides were sharpening their swords waiting for the next horrible round.
Was there no other option? Of course there was!
Both sides state that on the other side there is no partner to talk to. However the initial cease fire was achieved by talks. Indirect talks but that is only a technicality.
We all know that sometime (hopefully very soon) there will be some kind of agreement and both sides will talk. We all know that this agreement will not disarm either side and remove the treat of future hostilities. However it will be reached. Why then did so many civilians have to pay such an appalling price for the stupidity and incompetence of our leaders? I am both furious, heartbroken to see how our region has fallen so deep into this tragedy which could have been avoided in the first place.
More bombings are heard from my home across the border, deepening the pain, suffering and hatred.
Once this is over there will be so much work to be done to build any kind of hopeful future. We keep this dialog going to make it just a bit easier when it ends.
————————————————————–
Sarebbe opportuno qualche commento ai testi che qui riporto.
Peaceman e Hopeman ci leggono!
Se parliamo di monoteismo, usandolo come un termine con potente valenza simbolica e metaforica mi si schiudono delle possibilità interessanti – posto che per me l’approdo è oltre il relativismo, nel momento in cui la relativizzazione diviene una forma di tolleranza essa infatti diviene un assoluto. Ma questo è – forse altro discorso. Forse.
Se però pensiamo ai monoteismi strictu sensu, ci facciamo delle illusioni. Non credo che sia il caso di Mario, ma è un altro dei pareri che mi sono arrivati in questi giorni – dove qualcuno ha interpretato questo conflitto come battaglia di religione. Invece quello che io ho sentito come difficoltà in tutti i miei contatti con il mondo islamico – anche anteriori alla mia relazione di cui sopra parlavo – è proprio nelle differenti impostazioni mentali: in specie a proposito dell’orchestra di concetti – relativismo – rispetto – democrazia – convivenza politica. Ora è chiaro come ho detto sopra che non è che il mondo islamico (che è sterminato e varissimo!) sia tutto monocolore – ma esistono fette ampie di mondo islamico in cui questa orchestra di concetti è assolutamente estranea. Amici per esempio che mi prendevano in giro perchè io credevo che in Italia c’è la democrazia ma no non c’è. (Ma non nel tono e nei modi che intenderemmo noi, proprio con una solida incredulità un solido disprezzo e disinteresse per la rappresentanza politica e delle parti politiche diverse). Persone che in tutta franchezza dichiarano che non ritengono etico e necessario dover convivere con una cultura diversa in maniera paritaria. La religione è solo la sintassi di un vestito culturale. e non si può chiedere alle persone di spogliarsi astrattamente perchè noialtri da lontano lo chiediamo in virtù del fatto che a noi la guerra ci addolora. Le persone possono invece trovare in un nuovo abito misto terzo più variegato una nuova possibilità un nuovo interesse.
Senza giudicare con arroganza ecco, perchp il multculturalismo l’apertura possibilista è qualcosa di avvertito – soprattutto da parte del mondo arabo – come qualcosa di matrice europea.
Gli Israeliani da questo orecchio ci sentono di più. Nel caso simulano di non capire, ma sanno di che si parla.
Mario, grazie per le segnalazioni, interessantissime.
Volevo solo avvertirti che il link nel tuo articolo e’ sbagliato ( http://www.gazatoday.blog-spot.com invece che http://www.gazatoday.blogspot.com).
Roberto, grazie per la segnalazione, cambio subito l’errore nell’articolo di mario.
(mad)
grazie roberto per la segnalazione e grazie a maddalena per aver corretto l’errore in mia assenza
Riassumendo.
Blog di Sameh
http://gazatoday.blogspot.com
Blog congiunto di Sameh (di Gaza) e del suo amico israeliano (di Sderot):
http://gaza-sderot.blogspot.com
COME POTETE VEDERE, I DUE AMICI INVITANO LA GENTE A COMMENTARE. Spero che qualcuno lo faccia: non dobbiamo lasciarli soli; dobbiamo commentare – qui e da loro – dando la massima diffusione al loro blog
LA “CRISI” DI GAZA?
I telegiornali italiani (1 e 2) non parlano del massacro: parlano ormai della “crisi” di Gaza, spostando le notizie relative in seconda o terza posizione. “Porta a Porta” – il sismografo ufficioso della politica governativa italiana, gestito dal grande Ruffiano di Stato – finora non ha dedicato alla guerra nessuna puntata.
Intanto il massacro continua. Leggo, nel blog di Sameh: 920 morti, 4200 feriti. Circa 350 vittime sono bambini, e 160 sono donne. All’iniziativa congiunta di Sameh e del suo amico di Sderot il telegiornale di RAI 1 ha dedicato un breve servizio.
I razzi di Hamas continuano a colpire Israele, anche se con una frequenza molto inferiore: segno evidente di un indebolimento della capacità offensiva dei palestinesi in guerra. Ma il capo di Hamas, imperterrito, afferma, in un irresponsabile e delirante comunicato, che Israele verrà sconfitto, che la vittoria è vicina.
Sur les blogs de Gaza, chronique d’une vie en état de siège
http://www.lemonde.fr/la-guerre-de-gaza/article/2009/01/05/sur-les-blogs-de-gaza-chronique-d-une-vie-en-etat-de-siege_1137851_1137859.html
[se andate al sito di Le Monde, qui citato, trovate tutti i link (cioè le parole attive) utili per accedere alle fonti di informazione]
Dix jours après le début de l’opération “Plomb durci”, la bande de Gaza est plus que jamais coupée du monde. Alors que les troupes israéliennes sont entrées samedi soir dans le territoire contrôlé par le Hamas, la zone est toujours interdite aux journalistes, officiellement pour raisons de sécurité. Mais en dépit des bombardements, des coupures d’électricité et de l’absence de réseau de téléphonie mobile, les blogueurs palestiniens continuent de raconter leur quotidien dans un territoire en état de siège.
Sur le blog Moments of Gaza, le professeur Saïd Abdelwahed, qui enseigne l’anglais à l’université Al-Azhar, a trouvé le temps d’écrire quelques lignes juste avant que ne débute l’offensive terrestre. “Je n’ai que quelques minutes pour écrire. Neuf avions F16 ont frappé les cibles à Gaza. (…) Il y a quelques minutes, onze hommes en prière ont été tués durant le bombardement de mosquées à Beit Lahia, durant la prière du coucher du soleil. (…) Pas d’électricité, pas d’eau, il n’y a plus aucune vie dans la ville. (…) Les téléphones portables ne marchent plus, les lignes fixes de téléphone peuvent à peine fonctionner. Gaza est une ville fantôme. L’offensive terrestre est en cours.” Il reprend la plume, dès le lendemain, pour décrire le ballet des drônes et des hélicoptères dans le ciel de Gaza, avant d’être interrompu : “Oooouups. A l’instant, la terre tremble sous nos pieds. Boooouuum !”
PÉNURIE
Quand les bombardements quotidiens ne les maintiennent pas confinés chez eux, les Gazaouites sont confrontés à la pénurie qui touche tous les biens de première nécessité. Sur Fromgaza, un réalisateur, Mohammed Fares El Majdalawi, raconte le parcours du combattant de ses compatriotes pour trouver leur pain quotidien. “Dans ma maison, nous n’avons pas accès au strict nécessaire, que ce soit de la nourriture, le gaz ou même le pain. Hier, mon père est allé à la boulangerie à 5 heures du matin et a attendu cinq heures pour avoir un sac de pain. Ce n’est pas suffisant pour ma famille, parce que nous sommes onze. Aujourd’hui, je me suis donc rendu dans toutes les boulangeries. Je n’ai pas trouvé un seul pain : tout était fermé…”
Sur le site In Gaza, une militante canadienne vivant à Gaza décrit un paysage d’apocalypse et rend compte de l’effroi des équipes médicales confrontées à l’horreur des bombardements : “Ce qui me frappe maintenant, plus que les cadavres brûlés et démembrés que j’ai vus il y a deux nuits, plus que l’intensité des missiles autour de nous la nuit dernière (…), c’est la panique sur les visages. Panique en s’enfuyant, panique en essayant d’arrêter une ambulance dans la rue pour les blessés, les morts, panique même chez les ambulanciers et les équipes médicales. Ils ont vu beaucoup de choses, beaucoup d’entre eux font ce travail depuis dix ans ou plus, mais c’est pire, bien pire que tout ce qu’ils ont déjà vu, ou imaginé.” Elle rapporte les propos d’un médecin palestinien effaré par la violence de cette attaque qu’il qualifie de “massacre” : “Ils ne connaissent plus aucune limite désormais. Ils sont en train de devenir fous.”
“ROBO-CALLING”
Le site d’information Electronic Intifada, qui héberge plusieurs blogs, raconte comment Israël tente de discréditer le Hamas en larguant “des millions de flyers sur la bande de Gaza”. L’un de ces prospectus, reproduit sur le site, vise à recruter des collaborateurs palestiniens. Signé par le “commandement des forces de défense israéliennes” et adressé aux “résidents de la bande de Gaza”, il invite les Palestiniens à appeler ou à écrire un mail à l’armée israélienne pour l’aider à localiser “les sites d’où sont tirées les roquettes et où se trouvent les gangs terroristes qui vous tiennent en otage”. “Vous avez votre destin entre vos mains”, conclut le flyer.
Selon Laila El-Haddad, une journaliste palestinienne, les flyers ne sont pas les seuls outils de propagande utilisés par Israël. Dans son Journal d’une mère palestinienne, elle raconte comment l’Etat juif recourt à des “robo-calls”, des programmes d’appel automatisés, pour appeler les citoyens de Gaza “à toute heure du jour et de la nuit”. Elle retranscrit en guise d’exemple un de ces appels impromptus : “Message urgent : alerte à tous les citoyens de Gaza. Le Hamas vous utilise comme boucliers humains. Ne les écoutez pas. Le Hamas vous a abandonné et ses hommes se cachent dans leurs abris”.
Dans une autre note, cette mère de deux enfants se fait l’écho de témoignages d’habitants selon lesquels Israël utiliserait des bombes à sous-munitions, à l’uranium appauvri ainsi que du phosphore blanc, un agent incendiaire dont l’usage offensif est considéré comme un crime de guerre par l’ONU. Tsahal a reconnu en avoir utilisé lors de l’offensive au Liban en 2006.
“TERRIBLE ERREUR”
Akram Habeeb, professeur assistant de littérature américaine à l’Université islamique de Gaza, tente d’analyser sur Electronic Intifada l’objectif poursuivi par Israël qui n’a, affirme-t-il, “rien à voir avec une volonté d’isoler le Hamas”. Selon lui, les Israéliens “veulent que le chaos règne dans la bande de Gaza. Ils veulent éliminer tout système légal et judiciaire et les remplacer par la loi de la jungle qui prévalait avant que le Hamas ne prenne le pouvoir”, affirme-t-il.
Une note d’espoir dans cette blogosphère en état de siège : sur Gaza-Sderot, deux amis, l’un vivant dans un camp de réfugiés à Gaza et l’autre dans la ville israëlienne de Sderot, non loin de la frontière, continuent de communiquer. Dans un post intitulé “The day after the war”, l’ami israélien, qui entend de chez lui le son des bombes s’écrasant sur Gaza, explique en quoi cette offensive est, selon lui, une “terrible erreur”. “Depuis cinq mois, il y a eu un cessez-le-feu presque total. Mais au lieu de profiter de cette longue période de calme pour obtenir un accord sur le long terme, les deux parties ont passé leur temps à se préparer et à s’armer pour cette guerre. Aucun effort sérieux n’a été initié. Israël a poursuivi son siège de Gaza et le Hamas a continué son trafic d’armes.”
Soren Seelow
Qualcuno pensava che questa “guerra” fosse in qualche modo giustificabile perchè contro i terroristi di Hamas, ora cominciano a squarciarsi le nubi e su il quotidiano israeliano “Haaretz”, vengono publicati i racconti dei soldati che occuparono “Gaza”, sono raccapriccianti, si leggono con difficoltà…
Repubblica ne ha ripreso la notizia nel pezzo:
Racconti shock dei soldati israeliani
“Così a Gaza abbiamo ucciso civili”
nessuno che si ponga la domanda a cosa tutto questo è servito?
chicca