Nel breve video-intervento Mario Galzigna ci racconta come lui e il filosofo Giacomo Marramao hanno messo in scena lo sciopero dell’autore lanciato su Nazione Indiana da Marco Giovenale, Giulio Marzaioli, Vincenzo Ostuni, Luigi Severi e Michele Zaffarano [leggete qui].
Si tratta di un’anticipazione rispetto alla videoregistrazione dell’incontro del 7 dicembre , avvenuto alla Fiera della piccola e media editoria di Roma, nell’ambito dello spazio di PiùBlog (ci è stato assicurato che la registrazione del dialogo-confronto sul tema “L’università del futuro” tra Galzigna e Marramao sarà messa in onda, a disposizione di tutti, a breve).
Intanto, appunto, qualche anticipazione.
Scena iniziale:Mario Galzigna è seduto e al suo fianco c’è una poltroncina vuota.
Sulla poltroncina c’è il nominativo di Giacomo Marramao (avete presente, vero, i cartellini che si usano per indicare i nomi dei relatori, ecco uno di quelli).
“Dov’è Marramao?” “Non c’è!” “Non c’è perché è… in sciopero”.
Presentazione dell’argomento:
In questo modo Galzigna introduce l’argomento cercando di mettere in luce il paradosso (contro chi l’autore sciopera? contro se stesso? e in che modo può scioperare?), ma anche il significato profondo della necessità di aderire allo sciopero dell’autore (oggi stritolato tra la tirannia delle leggi di mercato e le scelte delle case editrici che fanno dei libri che vendono il modello cui devono ispirarsi gli autori ai quali è richiesto di livellare i contenuti considerati complessi e difficili, di usare un linguaggio “facile”, di “farsi capire da tutti”. E’ chiesto in sostanza di rinunciare ad una cultura effettivamente critica).
Marramao compare
E spiega appunto l’adesione allo sciopero e la convinzione che sia necessario usare tutti gli spazi in cui poter dare voce alle proteste degli autori: al fine di dare nuova vitalità e nuovi spazi espressivi ad una cultura capace di esercitare efficacemente una critica del presente.
Ibridamenti ha quindi iniziato a modo suo lo sciopero dell’autore, domenica 7 dicembre alle 10.30, in diretta tv, dal Palacongressi di Roma, nell’ambito di PiùLibriPiùLiberi. Ospiti di PiùBlog hanno scioperato Mario Galzigna (espistemologo dell’Università di Venezia) e Giacomo Marramao (filosofo di Roma Tre) sul tema “L’Università del futuro corre sul web”.
Lo sciopero dell’autore corre in rete anche qui e qui:. Per info e adesioni: scioperodellautore@gmail.com; adesioni@scioperodellautore.org;



















ecco, io ho avuto modo domenica mattina di vedere la diretta messa in onda da PiùBlog, ma non sono riuscita a vedere la parte iniziale, non so se per problemi miei di connessione, o relativi alla messa in onda.
In ogni caso il resto dell’incontro è stato davvero appassionante e coinvolgente. Spero davvero di poter rivedere l’intera registrazione perché è stato un confronto a tutto campo su temi di fortissima attualità. Mi è sembrato un ottimo inizio anche per discutere sulla questione dello sciopero dell’autore, che poi è fortemente intrecciata ad altri problemi:
a) l’esigenza di trovare spazi realmente critici e liberi perché è solo attraverso spazi di questo tipo che si può crescere.
b) la valenza critica della rete: c’è? non c’è? si possono creare spazi virtuali in alternativa alla chiusura di spazi “reali”?
c) …
Un grazie sentito a Maddalena, che ha seguìto, incoraggiato e sostenuto l’iniziativa.
Il tema più ampio, a cui il mio breve video-intervento allude (un tema ampiamente trattato in diretta da me e Marramao) è quello del rapporto tra cultura e mercato, tra creatività e fattori che la limitano, che la coartano, tra lavoro intellettuale e potere (meglio varrebbe usare il plurale: “poteri”, di carattere economico e politico).
Rispetto a questa prospettiva più larga, ho usato il termine “sciopero” con ironia, con ludica ed appassionata ironia. Sciopero, in questo contesto, non significa, a mio avviso, astensione dal lavoro. Sciopero sta per denuncia, smascheramento, critica. Azioni continue di denuncia e di smascheramento andrebbero portate avanti dai cosiddetti “autori”: parte della loro stessa creatività dovrebbe, a parer mio, essere spesa nella costruzione di eventi, di situazioni, di azioni provocatorie, tali da far risaltare i pericoli che corre, oggi, l’esercizio della creatività e del libero pensiero.
bye
Mario Galzigna
Grazie, Mario. Attendiamo il video completo dell’intervento tuo e di Marramao, che a quanto pare è stato trasmesso senza la parte iniziale, quella dell’annuncio dello “sciopero”.
Che la letteratura “leggera” (non so come chiamarla, ma ci capiamo) serva a portare gente in libreria e linfa all’editoria più impegnata è una favola che ormai raccontano solo i comici della televisione per giustificare l’occupazione delle librerie.
La realtà è sotto gli occhi di tutti: la richiesta è di livellare sempre più verso il “facile” e fra quelli che non ci stanno qualcuno rischia di chiudere i battenti. Vogliamo parlare della situazione in cui versa Meltemi, ad esempio?
http://www.markelo.net/2008/12/09/lo-sciopero-dellautore-dalla-discussione-di-nazione-indiana-alla-pratica-di-ibridamenti-a-quella-di-fk-che-non-va-a-fahrenheit/
aggiungo questo contributo dal mio blog. anch’io nello sciopero dell’autore. il link è stato segnalato anche su Nazione Indiana, da cui tutto è partito.
un caro saluto a tutti.
@massimo
credo sia andato in onda in versione integrale, sono io che evidentemente non sono riuscita a vedere l’inizio
@Franz
Non so, anche il mio pc non la riceveva…
Meno male che c’è il video disponibile!
Io domenica ho avuto dei problemi di salute e purtroppo ero inamovibile. – Mi è dispiaciuto molto.
Ma almeno ora me lo vedo per bene.
Grazie!
buongiorno, io credo che molte persone dovrebbero essere educate all’ascolto etico (io per primo): quello che manca a chi imbavaglia a chi semplifica e impone il doversi farsi capire da tutti è l’Ascolto dell’altro. dall’altra parte invece andrebbe inculcato l’ideale del coraggio etico.
aggiungo questa cosa scritta in altro ambito in un mio blog, e che riguarda appunto una critica a chi non la pensa come noi, per quanto ognuno sia libero di scioperare o meno, ognuno ha il dovere di garantire la libertà di amore, di espressione, e anche di morte. ognuno deve essere libero di essere umano.
giovedì, 25 settembre 2008
nausea V
quello che vuole la destra fascista e modaiola. questo gli state donando. quello che chiede il sistema neodittatoriale. questo state rispondendo. nella chiarezza senza equivoci e senza complessità alcuna. scritture collaborative in rete stanno invischiando i vostri figli nel più tetro dei totalitarismi: quello che si impossessa delle vostre menti, mentre connesse credono di respirare libertà. siete complici di questo subliminale massacro etico e culturale. vi stanno abituando a pensare che andrà tutto bene e intanto è tutto vuoto. la vostra sicurezza democratica è solo un ologramma.
p.s.
ho aderito allo sciopero, sebbene luigi severi abbia deciso di fuoriuscire dall’iniziativa.
quando succedono ste cose, mi ritorna la voglia di fare più nulla, mi sento come un animale tra i rovi che cerca di liberarsi e si ferisce sempre di più e più profondamente. questa iniziativa mi ha scosso. cambierà qualcosa? intanto il gesto di luigi severi mi ha fatto sentire in colpa. come se la mia presenza e il mio commento avessero rotto qualcosa. non so. mi è sembrato di rivivere una scena, quando avevo sette anni: io ero tranquillo a fare i miei compitini, mio padre entra in camera e mi urla: se muore la mamma, è colpa tua. spero che il gesto di luigi severi non sia stato causato dal commento.
vi abbraccio!
@gianluca
Leggo: “ho aderito allo sciopero, sebbene luigi severi abbia deciso di fuoriuscire dall’iniziativa”…
Come ho già detto e scritto, lo “sciopero” dell’autore va inteso come protesta-denuncia-azione oppositiva, eccetera…
Contro le cose che ho riassunto nel video-intervento. Non si tratta quindi – vorrei ripeterlo anche a Luigi Severi – di uno sciopero da proclamare, a cui aderire o non aderire, da cui dissociarsi. Si tratta di un’idea creativa, che dovrebbe mettere capo ad azioni dimostrative e/o di denuncia.
Spero che arrivi la registrazione dell’intervento mio e di Marramao: lì tutte le articolazioni di questo discorso, che nella video-intervista ho riassunto brevemente, vengono sviluppate.
Se la registrazione non diventerà finalmente accessibile, faremo un post per rilanciare i temi già affrontati.
Bye
Mario Galzigna
ciao mario, ciao a tutti.
mario, io sono in paranoia. cioè, il mio commento è stato frainteso come un’accusa nei confronti di chi ‘non sciopera’
cioè… ma come?
io pensavo di essere stato chiaro, spontaneo, ma chiaro.
no?
buonanotte a tuttissimi!
Avrai vari scrittori o pseudo tali da invitare allo sciopero
ottima iniziativa! per alcuni la estenderei a vita ^^
nella dissocietà del postdigitale, governata da una naturalmente dittatura della luce elettrica, la filosofia divenne in-certezza. diciamo che la ‘ragione’ si chiamò ‘rizoma’ e che per ‘kant’ o ‘aristotile’ s’intendeva ‘deleuze’ o ‘nietzsche’. non ci fu più bisogno di specificare che il ‘corpo’ era questo, questo post e ‘organo’ questo commento.
Luigi Malerba intitolo un suo famoso saggio “Che vergogna scrivere” ( Mondadori 9,30 € ), e ancora, il professor Giuseppe Amoroso diede alle stampe uno dei suoi famosi saggi d critica dal titolo “Solo se inganno – narrativa italiana 2001″ ( Rubettino 13,00 € ). Perchè ho voluto citare questi due lavori ( e molti altri potrei citarne )? La risposta è facile e riguarda da vicino il post e l’iniziativa in questione, nel suddeto post si legge infatti
Orbene, la questione non è così semplice come si tenta di prospettarla, mi domando infatti quale sia per gli editori il “linguaggio facile” tale da “farsi capore da tutti”, mi domando altresì quale sia quel linguaggio che permetta “una cultura effettivamente critica”. Si parla forse di linguaggi settoriali e tecnici?
Anche questi linguaggi purtroppo presentano dei limiti evidenti ai più provvidi lettori, come molti manuali ad uso universitario e non hanno ampiamente dimostrato negli anni.
La vera domanda che uno scrittore del nostro tempo dovrebbe porsi è se non ci sia l bisogno urgente di aprire una nuova “questione della lingua” intesa nel senso più lato possibile.
Siamo cresciuti con teorie linguistiche ormai chiaramente superate, in balia di pseudo-dotti come Bruno Migliorini, Luca Serianni o Tullio De mauro, che hanno avuto la pretesa di insegnarci le belle lettere, purtoppo i loro lavori sono pieni d falsità e di errori ( anche grossolani ) che investono il cuore stesso della “nostra” lingua.
Qui non è in discusione se preferire Federico Moccia o Umberto Eco, si tratta se dar credito a teorie linguistiche ormai palesemente in affano o avere il coraggio di voltare pagina ed elaborare una nuova lingua veramente “nostra” e nazionale.
Ma mi voglio spingere ancora oltre chiedendomi se qualcuno sia in grado di spiegarmi l’utilità dell’insegnamento a livello universitario di materie come “Linguistica generale” o “Storia della lingua italiana”, se qualcuno di voi sia in grado di applicare concretamente le “follie” elaborate dai lingusti ( o presunti tali ).
La situazione reale è molto , troppo diversa dalla favoletta propinataci da questi mediocri professorotti.
Mentre loro discutono ancora sul perchè della preferenza accordata all’articolo “il” invece dell’arcaico toscano “el”, nell’Italia che non vive fra le nuvole ci si chiede se quella che noi definiamo “lingua italiana” sia ancora il tanto glorificato “toscano illustre” o non sia una lingua totalmente diversa da esso.
Potrei dilungarmi con vari esempi concreti di questa situazione ( lingua parlata dai media, lingua scritta di livello medio ecc. ecc. , ma attendo vostre repliche.
Voi me mi conoscete no? allora ho pensato che uno sciopero ha ragione di essere se danneggia in qualche modo l’ente contro cui è condotto.
Francamente non vedo il danno, dunque non capisco lo sciopero.
Mario dice, è un pretesto creativo per inscenare azioni dimostrative, Quindi, tra le righe, per mettersi in luce con la propria coscienza critica di autore, cioè di stigmatizzare ancora di più lo status, persino con l’assenza, ma dimostrando cosa?
Nel contempo si individua in Moccia il cattivo esempio, cosa su cui mi trovo in profondo dissenso, non perchè io sia un lettore appassionato di Moccia, ma perchè è un bersaglio troppo facile da parte di chi parla da una cattedra statale e tutto sommato rischia poco, anche facendo sciopero (simbolicamente).
Ma veniamo al punto, le ragioni dello sciopero, di ogni sciopero; i soldi.
Le locomotive degli editori hanno caratteristiche di basso livello letterario per una ragione molto semplice, perchè l’ideologia bipolare della cultura italiana, nonostante ci siano stati esempi eclatanti nel dopoguerra, ha creato un solco incolmabile tra letteratura “colta” da una parte e letteratura popolare dall’altra, (un po’ come nella chiesa cattolica tra clero e popolo) dimenticando che i più grandi libri italiani sono letteratura popolare; Pinocchio per citarne uno.
Lo faccio qui (da Nazione Indiana c’erano troppi commenti), ma il discorso è più rivolto agli autori letterari, anche perchè non stipendiati e afflitti da risorse economiche insufficienti, quindi più motivati ad uno sciopero vero.
Io sono convinto che autori che oggi pubblicano libri straordinari, per lingua, decostruzione o invenzione di senso, per tenore emotivo, per cultura e passione, profondità della ricerca e sincerità, sarebbero in grado e spesso più compiuti come autori se uscissero dalle forche caudine della critica postmoderna e tornassero, con il bagaglio di energia e sofferenza che arrancano ad ogni riga per condensare in strutture di liguaggio così rarefatte, se tornassero o proseguissero, certo, proseguissero, non tornassero, scrivendo storie, colmando con la loro magia sciamanica quel solco inaccettabile, che costringe chi voglia entrare in una storia raccontata senza essere violentato da banali cliché, a comprare libri tradotti di autori stranieri che guadagnano molto scrivendo in modo superbo.
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