La Jam Session delle idee [una metafora per raccontarci]

Antonello Bellanca
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Prendo spunto da un articolo di Cristina Finazzi, autrice di modalogia, per “comporre” un post a quattro mani e per sottoporre all’attenzione una metafora particolare sulla condivisione delle conoscenze:

La vera novità del multimediale si trova però nell’interazione: io fruisco di un’informazione e posso interagire con il testo e con l’autore, leggendo, commentando, dialogando con chi scrive anche on line, anche in simultanea (dipende dal mezzo impiegato). Posso chiedere chiarimenti, produrre obiezioni, creare discussioni (C. Finazzi).

L’idea della conoscenza condivisa rimanda al concetto, ormai assodato, della nuova era del web così come ampiamente illustrato da Tim O’Reilly. L’idea si evolve, prende corpo e, nell’ambiente del web, essa si riconosce non in un soggetto bensì in diversi. Nella mia visione del fenomeno, riconoscendo il prezioso valore della conoscenza condivisa “sento”, nell’idea che prende corpo, un’armonia. E’ la metafora dell’organizzazione che apprende dal vivo, da un’apparente improvvisazione dove ogni considerazione sembra avviarsi, da un rapido e poco attento ascolto, secondo una propria personalissima strada. Prese singolarmente le idee emettono un suono; nell’insieme producono, appunto, armonia. La jam session virtuale inizia timidamente: apre il pianoforte, segue un sax basso, la batteria…et voilà. Non esiste un luogo dove improvvisare; ogni “non luogo” è adatto. Ma sopratutto non esistono nè date nè appuntamenti per un eventuale incontro, perlopiù fortuito: basta una visita occasionale o indirizzata da altri non luoghi per scoprire un ambiente virtuale che tratta argomenti congeniali e stimolanti per le idee che potrebbero svilupparsi in modo rapido e veloce grazie alle potenzialità del mezzo multimediale che accorcia le distanze. L’entusiasmo, sentimento altamente percepibile nei visi degli esecutori e nel ritmo che prende corpo durante una jam session, è equipollente all’aspetto euristico di un progetto che si evolve in itinere il cui dato di partenza è l’invito (più o meno esplicito) di divulgare virtualmente un pensiero sviluppato da quattro mani.

10 Commenti

  1. benvenuto Antonello, ottimo spunto di riflessione!

  2. scrivi molto bene. e lo sapevo. Mi piace l’idea della sinfonia, speriamo che la nostra sia bellissima. cristina

  3. grazie Mad per il tuo sostegno

  4. @Cristina: è una visione romantica della condivisione di idee che mi auguro, vivamente, possa sfociare in una duratura collaborazione. A te, Cristina, il mio più profondo riconoscimento. Mi associo ai ringraziamenti per Maddalena per l’ospitalità e fiducia accordata.

  5. stella scrive:

    Piena condivisione!

  6. penelope scrive:

    Ciao Antonello,
    quello che affermi è interessante e molto avvincente, purtroppo come tu stesso dici, l’idea singola è un suono, ma non sempre , anzi raramente la magia di molti suoni crea un’armonia. Spesso molte persone parlano e commentano seguendo come filo unicamente il proprio pensiero, non interagendo mai veramente.

  7. Grazie dell’intervento Penelope. L’apparente “improvvisazione” di una sessione nata spontaneamente nasconde, in realtà, uno studio a priori nonchè la seria intenzione di costruire insieme un’armonia. Pertanto, come ben dici, è giusto offrire il proprio contributo ma con l’accortezza di riuscire a sentire l’altro. Per i suonatori professionisti tutto ciò è abbastanza semplice e relativamente immediato, per gli altri un pò meno. Viene in aiuto l’esercizio, il fare e ri-fare. Trasponendo il concetto in ambito filosofico la metafora adatta è quella del “ruminare le parole”. Poi, con l’abitudine, diverrà facile “fare armonia”. Ma sul concetto di esercizio e di come praticare la filosofia lascio la parola a Cristina, l’altra “strumentista” del post.

  8. Carmela scrive:

    Mi sembra che lo spunto filosofico applicato alla scrittura a quattro mani sia diventato nelle tue parole quasi l’armonia molto intima che percorre la musica jazz…le parole sono note di musica se uniscono intimamente i pensieri di due persone, l’armonia è d’obbligo in simili esperienze altrimenti con la disarmonia si prova lo stesso fastidio del graffio delle unghie sulla lavagna…assisterò a nuove armonie?…ciao Antonello e anche alla tua ospite…Carmela

  9. andrea scrive:

    Mi sembra che la metafora musicale sia molto appropriata. E’ vero che a volte i musicisti non suonino la stessa musica e siano “scordati”, ma quando c’è armonia e intesa il risultato è strabiliante. E’ certamente difficile e poco “trendy” dare un senso pratico alla filosofia e pretendere che lo si faccia a più voci, ma è una bella sfida che merita di essere portata avanti.

  10. @ X Carmela. bellissima la frase:” l’armonia molto intima che percorre la musica jazz…le parole sono note di musica se uniscono intimamente i pensieri di due persone” In effetti chi si accinge ad improvvisare lo fa quasi timidamente, con discrezione..in punta di piedi. Se le note nascono poi diventa una vera Jam Session. Certo che il rischio di assistere a qualcosa di stridulo può anche verificarsi, ma sappiamo che la perfezione non è di questo mondo. X Andrea. Hai detto bene, si tratta di una sfida sopratutto in ambito filosofico dove le barriere sono tante e non se ne conoscono le infinite potenzialità. Grazie amici per avermi sostenuto anche qui. Vi abbraccio con affetto, Antonello

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