Facebook censura per la terza volta Aldo Nove ["FB controlla le nostre idee politiche"]

maddalena mapelli
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Facebook ha censurato ieri per la terza volta l’account dello scrittore Aldo Nove. Stavo seguendo con molto interesse il modo del tutto atipico e innovativo con cui Aldo Nove sta cercando di esprimere la sua creatività all’interno di un social network planetario e in questo momento super-abitato. E mi dispiace che tutta la sua recente produzione su FB (quella all’account Aldo Nove) sia svanita nel nulla perché altrimenti chiunque avrebbe potuto osservare le interessanti dinamiche che si stavano generando.
Dopo la seconda cancellazione da Facebook (di cui abbiamo già parlato su Ibridamenti), Aldo Nove ha aperto l’account “Lo Spirito di Aldo Nove” e parallelamente una serie di account “rizomi” (Ferrarelle di Aldo Nove, L’infanzia di Aldo Nove, Aldo Nove è risorto, etc.). Da pochi giorni aveva ricominciato a postare con l’avatar conosciuto dai suoi amici di FB (quello che riportiamo nella foto di sinistra), e aveva raggiunto di nuovo quota 960 amici.

La sua presenza su FB è fortemente innovativa: alterna post in cui propone riflessioni su arte o filosofia, a post “cazzeggio”, a post sarcarstici che mescolano cronaca, polica e tv, a post contro la morale corrente (famosa è la sua passione per le prostitute giapponesi, presenti peraltro con proprio account su FB).
Ma l’espressione della creatività di uno scrittore affermato non è cosa gradita.
FB non sa distinguere.
E l’ha censurato per la terza volta.
Stamane Aldo Nove, usando uno degli accout rizomi, ha postato su FB, (con l’avatar che sopra riportiamo sulla destra)  la seguente nota:

Vorrei discutere qui, della follia di Facebook

Potenzialmente il più innovativo social network degli ultimi anni, Fb nella pratica è un sistema di controllo 24 ore su 24 di tutti con un preciso orientamento politico: quello razzista e più spiccatamente nazista, come testimoniano le decine di group su tema o gli avatar di islamici con in mano la svastica o il ritratto di Hitler. Necessita quindi studiare quanto di buono è stato qui sperimentato per trovare altrove (non ritengo sia myspace, che certo è serio ma non ha la potenza snicronica di fb) un luogo di espressione davvero libero e creativa. Nel mio piccolo, offro questo spazio per incominciare questa discussione. Grazie a tutti.

70 Commenti

  1. paolo beneforti scrive:

    cosa sono gli account rizomi?

  2. Felter Roberto scrive:

    Non ho idea di cosa scrivesse su FB e nemmeno del motivo per cui lo abbiano censurato.
    Quello che però non capisco è perchè più semplicemente non si fa un blog, dove pubblica le sue cose e ne riporta i feed su Facebook.
    Se al limite FB dovesse di nuovo oscurarlo, avrebbe un po’ meno visibilità ma comunque il lavoro salvo.
    Questa è l’ennesima dimostrazione che, nonostante la “liquidità” di internet, per cui è facile usare uno strumento al posto di un altro ecc. bisogna ragionare su quale possa essere lo strumento migliore per fare quello a cui miriamo.

  3. paolo beneforti scrive:

    e comunque se (SE) è stato segato perché usava account anonimi (a parte il primo) non ha senso parlare di censura.

  4. @ paolo

    Quando ti cancellano su Facebook sparisci letteralmente. Cioè non hai più modo di comunicare con nessuno dei tuoi “amici”, che nella maggior parte dei casi non hanno un blog o non sai dove ritrovare.
    Quindi credo che Aldo Nove abbia trovato uan via d’uscita “creativa” a questo punto, ritornando su FB, con numerosi account contemporaneamente (Lo spirito di Aldo Nove, l’indanzia di Aldo Nove, etc.).
    Ed è infatti da uno di questo che ha potuto scrivere la sua nota (quella che riporto nel post)

    [il termine rizoma è stato reso famoso dai filosofi francesi Deleuze e Guattari che ne parlano a più riprese, per es. in Mille Piani. E' una metafora molto efficare per rappresentare il nostro "essere in rete"]

  5. @ Roberto Felter
    sì è quello che si sta chiedendo anche lui: dove trovare un luogo in cui essere liberamente creativi.
    Tieni presente che, comunque, il suo non è uno stile per educande: è provocatorio, sarcastico e contro-corrente. Per cui il vero problema diventa: cosa vuol dire social? vuol dire che abbiamo tecnologicamente la possibilità di connetterci al mondo intero, ma che dobbiamo dire solo cose ovvie, e moderatamente creative?

  6. Felter Roberto scrive:

    Social è anche una bacheca degli annunci nei corridoi di un supermercato. Ma se ci scrivi la dimostrazione di una nuova legge matematica e il commesso la butta perchè ritiene che non c’entri niente con il contesto, forse non è tutta colpa del commesso.

  7. @ Roberto! Adesso ho cpaito anche il tuo commento si FF ;-)

    Sì, così ti seguo. C’è perciò un contesto che è dato fin dall’inizio. Sarebbe interessante capire quali sono i limiti, i confini, entro i quali è possibile agire socialmente su FB.
    Perché credo che ne vada del nostro “essere in rete”, in quanto FB sta indubbiamente permettendo al mondo intero (più o meno) di connettersi.

    Ma a che condizioni? Qui mi sembra che i contenuti siano tutti ammessi per gruppi di interesse. Ma vengono tolti i contenuti che sono al di sopra delle righe. I contenuti che, per usare un termine semplice, sono “creativi”.

    Abbiamo uno scrittore che usa FB per interagire (e non solo per vendere i suoi libri come fanno altri): perché dobbiamo farne a meno? Perché, a differenza di altri, ci fa pensare? Perché mette a dura prova i limiti del nostro essere-on-line?

    E’ il rapporto tra creatività e rete, che è in ballo..

  8. Mario Galzigna Mario Galzigna scrive:

    L’ORDINE DEL DISCORSO

    Parto da lontano, ma cerco di arrivare subito al punto. Nell’ormai lontano 1970, Michel Foucault, nella sua celebre lezione inaugurale Al Collège de France – pubblicata l’anno successivo da Einaudi con il titolo L’ordine del discorso – metteva in evidenza, con grande vigore argomentativo, una delle linee portanti della sua ricerca: e cioè l’analisi della produzione di parola (dalla parola orale al testo scritto) nelle società occidentali: l’analisi, cioè, delle regole che presiedono alla produzione del discorso; l’analisi dei contesti normativi e disciplinari – evidenti o impliciti – a cui la produzione di parole deve, volente o nolente (consapevole o meno) sottostare. Ogni discorso, nella nostra cultura, viene proferito entro determinate regole che presiedono alla sua produzione, alla sua realizzazione. Produzione di parola e rapporti di potere: questa, dunque, la curvatura problematica che presiede alla ricerca storico-filosofica di Michel Foucault. Questa curvatura problematica dovrebbe essere adottata anche da noi, quando ragioniamo, come propone Maddalena, sul rapporto tra creatività e rete.
    FB è uno dei tanti dispositivi entro cui si svolge la nostra esistenza: un dispositivo (cioè: un insieme di saperi, di poteri, di regole, di soggetti individuali e collettivi, diversamente intrecciati tra di loro) che andrebbe lucidamente (laicamente, direi!) analizzato, fuori da qualsiasi ipoteca ideologica, fuori da qualsiasi partito preso. Per combattere quella che Foucault chiamava, analizzando la nozione di ordine discorso, polizia discorsiva, occorre comprendere bene la natura, il funzionamento, l’efficacia (e le eventuali fragilità) dei meccanismi di controllo: anche di quelli che scandiscono la vita della blogosfera, della rete, di FB. In questa lotta (laddove mi sento assolutamente solidale con Aldo Nove), non sono consentite distrazioni, superficialità, apriorismi ideologici. Spazi di libertà e meccanismi regolativi (coercitivi, anche, e censori) coabitanto nella rete. Occorre davvero decifrare la logica di questa singolare coabitazione.

    Una prima domanda: chi e come censura?
    Il CHI è costituito, probabilmente, da un insieme di volontà soggettive (specificamente imputabili alla persona X, o Y, o al gruppo X, o Y) e di meccanismi automatici, in ogni caso pensati e predisposti da un soggetto identificabile, non anonimo.
    Occorrerebbe davvero produrre – non so in che forma, in quale “formato” (libro, opuscolo, e-book, articolo, manifesto, eccetera), un’analisi circostanziata di FB. Per ora mi viene in mente il titolo:
    IL DISPOSITIVO FB: SAPERI, TECNICHE, POTERI, RESISTENZE.

    Giro questa proposta ad Aldo Nove, a coloro che gestiscono spazi pubblici on line, a coloro che hanno subìto negativamente i contraccolpi dell’ordine del discorso di cui sopra, a coloro – infine – che hanno pensato o elaborato proposte di lotta e di resistenza nei confronti di questi micropoteri (come FB, per l’appunto), tanto più efficaci e insidiosi quanto più sotterranei, poco appariscenti o addirittura nascosti.

    Bye
    Mario Galzigna

  9. Ora capisco l’esigenza di trovare spazi virtuali alternativi. Non sapevo di questa censura, che trovo inutile oltrechè stupida. Come a dire: le tette e il perizoma vanno bene e la creatività no, solo perchè si è noti? allora bisogna restare ignoti? Ma FB serve proprio al contrario!!! paradossi!!!!

  10. @ Cristina, no no, quello era un’altra questione nata da commenti ad un altro post di facebook inb cui chiedevo se fosse stupido pensare che il blog era morto. E di cosa in cosa si era arrivati a dire che bisognerebbe creare un network con buddypress (wordpress).
    Sulle immagini postate da Aldo Nove, il dibattito resta aperto.

    @ Mario
    sì mostreremo dei dati che stiamo raccogliendo sulle reazioni “automatiche” di FB. Abbiamo costruito dei finti account per vedere appunto gli automatismi relativi alla presenza o meno di certe immagini.
    La cosa che mi dà fastidio è invece che stavo raccogliendo dei dati sull’account di Aldo Nove perché volevo scriverci qualcosa, ed è sparito tutto. Vabbé, amen.

  11. Felter Roberto scrive:

    Un discorso simile, legato alla privacy e alla tutela dei dati personali nei social network, si è fatto proprio una settimana fa con il garante della Privacy Pizzetti.
    Si parlava appunto di quanto fosse difficile stabilire regole e farle applicare, specialmente quando è difficile applicare sanzioni. E una considerazione, riproposta poi questo fine settimana in una conferenza di Joi Ito, parlando di internet e web 2.0, è stata che alla fine la forza sta nel modificare il comportamento degli utilizzatori, più che forzare la modifica degli strumenti. Quando finalmente si riuscirà a far prendere coscienza ai navigatori di quali sono i valori importanti, indispensabili perchè uno strumento venga “accettato”, siano questi il rispetto della privacy o il rispetto della creatività, automaticamente si avrà il relativo adattamento dei dispositivi disponibili. Pena la loro sparizione per mancanza di utilizzatori.
    Impariamo a valorizzare ciò che per noi è giusto e diamo agli strumenti il giusto senso. Non forziamo il nostro volere triangolare nel foro quadrato di uno strumento solo perchè è il più comodo.Cerchiamo la forma che si adatta meglio alla nostra “sostanza”.

  12. Roberto tu in sostanza proponi che i creativi si adeguino all’ambiente.
    Cioè che noi utenti ci adattiamo al mezzo. Ho capito bene?

  13. Felter Roberto scrive:

    Maddalena, io propongo che i creativi, ma anche tutti gli altri, scelgano il mezzo più adatto al loro obiettivo, piuttosto che cercare di adattarne uno alle loro esigenze. Prendiamo il mezzo per quello che è, impariamone le potenzialità ed i limiti, e capiamo quando è il momento di usarlo e quando quello di abbandonarlo per qualcosa di meglio. Sbagliamo, proviamo, ma non dedichiamoci a risolvere i problemi di chi crea gli strumenti. Dedichiamoci ai nostri di obiettivi. Il resto ci seguirà.

  14. @ Roberto
    pragmatismo puro :-) Ok, prometto che ci penso.

  15. Mario Galzigna Mario Galzigna scrive:

    Leggo:
    “diamo agli strumenti il giusto senso”…
    “Sbagliamo, proviamo, ma non dedichiamoci a risolvere i problemi di chi crea gli strumenti. Dedichiamoci ai nostri di obiettivi. Il resto ci seguirà”…
    Non basta, a mio avviso, dare il “giusto senso” agli strumenti. Credo occorra andare oltre: per capire entro quali strategie, a partire da quali istanze, tali strumenti vengono approntati, proposti, resi disponibili.
    FB è uno strumento. Il blog è uno strumento. Sono convinto pure io che occorre coltivare e sviluppare i “nostri obiettivi”. Ma sono altresì convinto che tra i nostri obiettivi e gli strumenti che usiamo non c’è solo un rapporto di estraneità, di esteriorità. I due livelli si compenetrano e si condizionano reciprocamente.
    “Strumento”, cmq, riferito a FB o ai blog, è una denominazione insufficiente, a mio parere. Non coglie la complessità di queste inedite configurazioni tecnologiche proposte agli utenti, disponibili ad essere usate dagli utenti. Foucault e Deleuze parlavano dispositivi. Ancor prima Jean Paul Sartre (nella Critica della Ragione dialettica) parlò di oggetti collettivi.
    Il bisogno dell’utente può diventare sia un autentico motore dell’innovazione tecnologica, sia un punto di riferimento indispensabile che orienta i tentativi di resistenza (individuale e collettiva), di antagonismo, di lotta contro l’imperialismo dei dispositivi tecnologici.

    In questa prospettiva, credo che la contro-cultura hacker ha molto da darci e da insegnarci.
    Ed anche, ovviamente, il movimento open source, tutto giocato sulla condivisione e sulla democtratizzazione delle conoscenze…
    Bye
    Mario Galzigna

  16. Mario Galzigna Mario Galzigna scrive:

    A corollario degli spunti finali presenti nel mio intervento precedente, consiglio:
    Informatica solidale 2. Libertà di software, hardware e conoscenza, di Mariella Berra e Angelo Meo,
    2006, 346 p., Editore Bollati Boringhieri (collana Temi)
    Consiglio anche:
    Bruce Sterling, La forma del futuro, Apogeo, Milano 2006

    Un tema interessante di questo importante libro – come è stato rilevato – è la visione di ciò che avverrà dopo ciò che chiamiamo web 2.0. Sterling parla diffusamente di social-networking, RFID e altri artefattti che stanno disegnando nuovi panorami e nuove forme di interazione, l’internet delle cose che qualcuno ha già chiamato web 3.0. Ma il cambiamento epocale nel prossimo futuro riguarderà il passaggio dal Gingillo tecnologico all’oggetto Spime (neologismo creato da Sterling che unisce Space e Time), vale a dire il prodotto attraverso cui si entra in un mondo fatto di informazioni e conversazioni in cui il destinatario-utente (il consumatore) diventerà intermediario e coproduttore.

  17. Marco Saya scrive:

    Non vedo FB come uno strumento creativo, per ora di creatività ne ho vista ben poca. Quanto a essere controllati, mettetevi il cuore in pace perchè siamo controllati. Sul mio blog Splinder, dove io, ad esempio, ho il contatore shinistat nascosto, ricevo molte visite da parte dell’arma dei carabinieri e di altri enti di controllo; anche ai carabinieri piacciono le poesie?, tutto può essere. Sicuramente un giorno sarò buttato fuori da FB perchè pubblicherò “note forti” ma la cosa non mi preoccupa e non me ne potrà “fregar de meno”. Bisogna combattere per l’affermazione delle proprie idee, cosa dovrebbe allora dire il Travaglio della situazione? Occorre solo rimboccarsi le maniche senza troppi piagnistei! Non esiste solo FB e per ora vedo solo taggature di foto e autosponsorizzazioni di miliardi di libri! Infine la censura, qualcosa che dobbiamo combattere anche contro il nostro vicino di casa. La censura esiste nel reale e la rete ne è lo specchio.

  18. Marco Saya scrive:

    Precisazione: naturalmente ho fatto un discorso generalizzato che non entra nello specifico del “caso Aldo”.

  19. mario dice bene: parlare di “strumento”, nel caso di FB, è dire troppo poco, praticamente nulla. a mio avviso FB, e torno sul mio pezzo riportato qui su ibridamenti, è un “reality senza fine” (scusate l’autocitazione!). da qui, e mettendo a confronto le caratteristiche esteriori e più profonde dei due fenomeni mediologici, si potrebbe (azzardo) contribuire a un’analisi. intuitivamente sento che ci sono molti punti di contatto tra “grande fratello” e FB.

  20. @ marco, sì ti seguo soprattutto nella parte in cui inviti ad avere il coraggio delle proprie idee.

    @franz è un azzardo il tuo :-) peraltro interessante.
    Ma non escluderei a priori la possibilità di usare facebook, come qualsiasi altro luogo della rete, in modo creativo.
    La creatività in fin dei conti emerge da un contesto ed è a partire da quel contesto che la mente creativa (che può essere anche collettiva) crea scarti innovativi.

    L’omologazione che è alla base di certi ambienti virtuali, può essere un momento per marcare la propria differenza?

  21. Nella nota Nove (qui in cima) ho letto:

    Fb nella pratica è un sistema di controllo 24 ore su 24 di tutti con un preciso orientamento politico: quello razzista e più spiccatamente nazista, come testimoniano le decine di group su tema o gli avatar di islamici con in mano la svastica o il ritratto di Hitler.

    Mi son detto: sono qui in Fb a farmi “amico” d’un vecchio allievo/a che non riconosco nemmeno nella fotina, a mettermi “fan” di Snoopy & Pasolini, e non mi sono accorto di stare in un covo di nazi (prima ancora che monitorato dal Potere). Mi pare che nella discussione la tesi di Nove sia stata del tutto accantonata. Curioso, a me è rimasta impressa, però, e non come sintomo paranoico…

  22. sicuramente si puo’ usare in modo creativo, ma con delle forti limitazioni. perchè FB è stato chiaramente studiato per prendere contatti, non per fare “installazioni”. mi pare chiaro. e per veicolarti a comprare, last but not least. altrimenti perchè sarebbe gratis?

    ciao mad!

  23. stefano hai ragione. Sul nuovo account FB, Aldo Nove ( http://www.facebook.com/profile.php?id=1602198662 ) che usa finora da ieri un avatar con il volto di Barack Obama, sta postando in bacheca la sua iscrizione a gruppi di matrice nazista o comunque razzisti che esistono su Facebook e sul suo profilo ha scritto:

    Bannato 3 volte. Una volta con 1700 amici, la seconda con 1500 e oggi, con 960. Facebook mi piace ma non mi vogliono. Non voglio usarlo per farmi pubblicità ma come strumento creativo. Ma alla Zuckerberg Italia non va. Preferisce i group nazisti.

  24. quella di nove è una sparata, credo. mi pare lo sfogo (giustificatissimo) di uno che è stato buttato fuori dalla sala giochi.

    io avrei reagito molto peggio. (forse).

    detto questo, io direi – come mi suggeriva maddalena prima – di guardare il bicchiere mezzo pieno. almeno per ora!

    un saluto a stefano.

  25. mi scuso se intervengo a strappi. leggo ora il link di maddalena: ecco, il discorso sui gruppi nazisti è GRAVISSIMO.

    ora dobbiamo fare una scelta: o boicottare (io, se si fa un bel gruppo, ci sto anche da subito) o restare.

  26. @ franz,
    sì è quello che facevano notare, su FF, Paolo Benforti, Muccio e Andrea Beggi.

    Il problema resta però secondo me aperto: esiste in rete un luogo in cui poter esprimere liberamente la propria creatività?

  27. scusami Franz, ci stiamo sovrapponendo ;-)))

    Io non sono per il boicottaggio: io sono per le risposte creative ;-)
    pensiamoci!

  28. letto. sì, ok per la risposta creativa: ma a me viene il voltastomaco, cara maddalena.

    poi: in rete, per la mia esperienza di ormai 5 anni, io mi sono sempre espresso liberamente. e ho visto esprimersi liberamente tantissime persone. vale a dire: non sono mai stato censurato da un “server”. altra cosa per il gestore di un blog: una censura saggiamente giustificata si puo’ fare. se vengo duramente insultato, ho il diritto anche di censurare l’insulto. non esistono leggi, voglio dire, che mi vietano di farlo. e parlo anche di leggi “etiche”.
    il fenomeno facebook è altra cosa. è un altro “giocattolo”, che è tutto da scoprire, chiaramente.
    non ci sono regole di “policy” chiare per tutti. e questo è voluto. è questo è un problema.

  29. mi viene il voltastomaco per quel link, ovviamente!

  30. sì franz, ok,ma è difficilissimo fissare delle regole chiare (faccio l’avvocato del diavolo) quando si ha a che fare con il diritto all’esprimere la propria creatività.

    Faccio un esempio chiaro che riguarda Aldo Nove e che vale per FB come per altre piattaforme della rete.
    Metti che pubblico un’immagine pornografica. E che come tutte le piattaforme, questo sia vietato.
    Che fai tu? censuri? O cominci a distinguere tra l’uso provocatorio e creativo di quell’immagine all’interno di un certo contesto che è quello di un account gestito da uno scrittore, oppure cancelli e basta?

    O non cancelli? e fino a che punto? qual è il limite oltre il quale non si può andare?

  31. basterebbe dire: le immagini pornografiche sono vietate, pena la cancellazione. questa è una regola. poi uno puo’ accettarla o no, ma è una regola stabilità prima.

    noi non conosciamo le regole interne di FB. è come se avessimo firmato una polizza senza aver letto le clausole. insomma, penso sia un discorso globale, non solo di creatività. perchè, poi, anche esprimersi liberamente dicendo “ciao giuan!” è un atto creativo.
    vivere è un atto creativo.

    il problema mi pare stia “nel manico”, come dicono i garagisti.

  32. che dicono i garagisti?!? :-)

    Scherzi a parte, le “condizioni” sono chiare su Facebook e fin troppo dettagliate. In basso a destra della pagina principale del tuo account,trovi appunto “condizioni”. Ed è una pagina fittissima di prescrizioni. Copio-incollo solo le prime righe in cui si dice che l’utente accetta di non usare il servizio o il sito per:

    # Colleziona indirizzi email o altre informazioni per contattare utenti tramite servizio o sito, elettronicamente o in altro modo per mandare e-mail o altri mezzi di comunicazione non richiesti;
    # Se tu utilizzassi il servizio o il sito Web in un illegale modo o in un altro modo che può fare danni, disattivare, sovraccaricare o compromettere il sito Web;
    # usare script automatici per raccogliere informazioni o interagire in altro modo col servizio o col sito;
    # contenuti caricati, postati, trasmessi, condivisi, venduti o altro possono essere da noi ritenuti pericolosi, minacciosi, illegali, diffamatori, trasgressivi, molesti, volgari, osceni, fraudolenti, invasivi dei diritti di privacy o pubblicitari, odiosi o obiettabili per motivi etnici e razziali;

    La lista poi continua. Se stiamo alle condizioni tre quarti degli account su facebook, per un motivo o per l’altro dovrebbero essere cancellati :-) Che è quello che sta cercando da parecchio tempo di dire Aldo Nove, il quale ha postato immagini pornografiche prese dagli account giapponesi di facebook e sta ora prendendo contenuti dai gruppi razzisti.

    Il punto è che, alla fine, l’ account che viene chiuso è ogni volta il suo ;-)

  33. Nicola scrive:

    # contenuti caricati, postati, trasmessi, condivisi, venduti o altro possono essere da noi ritenuti pericolosi, minacciosi, illegali, diffamatori, trasgressivi, molesti, volgari, osceni, fraudolenti, invasivi dei diritti di privacy o pubblicitari, odiosi o obiettabili per motivi etnici e razziali;

    Trovo un po’ assurdo vietare cose che siano trasgressive, molesti, volgari e tutto il resto.

    Magari per noi allevare un pollo per mangiarlo è prassi. Per un altro odiosa. Per altri noiosa.

    In questo caso è FB a decidere perchè FB ha il controllo.
    Se fosse Myspace sarebbe lo stesso.
    Più che altro non capisco perchè Nove dopo la prima cancellazione ha continuato a reiscriversi.

  34. @ Nicola, gli ho girato la tua riflessione (“Più che altro non capisco perchè Nove dopo la prima cancellazione ha continuato a reiscriversi”) sull’account di Facebook e lui dice:

    “Perchè sono curioso del fenomeno, è ovvio!”

  35. Nicola scrive:

    @maddalena mapelli, ci ho pensato mentre lo scrivevo in effetti!
    Anche se io ho pensato più un divertimento fine a se stesso.
    Quello che ci spinge a prendercela se non ci invitano al tal pranzo anche se sappiamo già dal principio che mai ci saremmo andati.
    Ma posso farti una domanda scema?
    Ma alla luce di questo ti iscriveresti nuovamente a FB qualora già non lo fossi?

  36. @ Nicola
    Ho aperto un account per la community di Ibridamenti quest’estate su FaceBook. E abbiamo oltre 1300 amici. Al momento ritengo utile esserci perché è uno dei social in cui si discute e ci si confronta su molti temi. Ci sono anche degli spazi in cui, secondo me, ci sono margini di creatività. Devo dire che su FB ci sono molte più “persone” che “blogger” nel senso che i “blogger” storici interagiscono molto di più tra di loro in questo periodo su FriendFeed e su Twitter (anche se l’account su FB ce l’hanno!), ma appunto FB è abitato più da persone che non hanno pecedenti esperienze di blogosfera.
    E questo rende il tutto interessante.
    Mescolare le diverse “case” diventa difficile in questa fase, ma non impossible :-)

  37. maddalena, non sono regole auree, non sono clausole, sono indicazioni “vaghe ed eventuali”.

    “Possono essere da noi ritenute…”. questo è il cuore del discorso, a mio avviso. loro possono, nel senso che, anche, NON possono…

    sono regole che tendono a far capire una sola cosa: noi decidiamo quello che vogliamo a nostro insindacabile giudizio.

    perlomeno questo è quello che mi arriva da queste “regole di comportamento”.

  38. Franz è come dici tu. Ma.
    C’è un ma che è un problema. Nel senso che credo sia davvero difficile porre dei confini oggettivi tra cosa è offensivo, o volgare o pornografico e cosa non lo è. (mi vengono in mente al proposito almeno mille discorsi da fare, ma vabbé…).
    Perciò, per venire al punto, se io devo fare le regole di comportamento di una community dovrò per forza di cosa mettere la clausola “soggettiva”… come nei concorsi di letteratura, hai presente no?, che si dice “a insindacabile giudizio della giuria” (che poi è sempre sbagliato!!!).
    Chi deve decidere lo fa in modo soggettivo, in realtà, inutile far finta che non sia così.

    Perciò credo che Aldo Nove stia forzando su certi punti deboli del “sistema facebook”, per vari motivi, tra cui capire quali sono i meccanismi censori di una community, ma anche… semplicemente divertirsi e anche… perché interagire in rete è una cosa che fa capire mille altre cose.

    La sua – come quella di molte altre persone su FB e in altri luoghi della rete (te compreso,no?) – è una “partecipazione” attiva e creativa: a modo suo, ovvio.

    Credo anche che se uscisse dalla gabbia di FB e si mettesse in gioco anche nella blogosfera, sarebbe un salto di qualità per la rete. Perché in fin dei conti come dicono Catepol e GigiCogo che di blogging e di social network ne sanno parecchio, la rete è fatta dalle persone che la abitano. Solo che, a volte, appunto, prevalgono resistenze.

    grazie Franz, per la qualità delle tue interazioni, mi stanno facendo andare avanti, nei discorsi.

    (sulal questione dei gruppi nazi e razzisti, Nove, come altri hanno ragione: FB ne è pieno e lì la censura ha poche scuse a non esserci).

  39. confini oggettivi certo mad, questo è il punto.

    ma questa ch dà FB è libertà di espressione?

    faccio un esempio: se in prima serata su raiuno, invece di vespa, programmassero un porno, io troverei chiaramente molto meno porno il porno… io, però… dunque c’è un comune senso del pudore che è quello interpretato, diciamo così, da FB.

    ho l’impressione, interagendo con te e altri su questa faccenda, che il problema sia proprio di natura… sessuale?

    perchè infatti non censurare i gruppi nazisti? quelli non presentano “cumshot”, solo eiaculazioni di morte.

    io non riesco davvero a capire. dove starebbe l’interesse, da parte di FB, di NON censurare questa gentaglia mentre nella “little policy” si afferma l’intenzione del contrario?

    non voglio dietrologare invano…

    e mi ritiro, per ora.

    grazie a te!

  40. catepol scrive:

    non so ovviamente cosa avesse pubblicato aldo nove su facebook per essere chiuso per tre volte. Ero senza connessione, perdonatemi. Però, banalmente, io lo dissi da subito. Ok condividere contenuti su Facebook. Ma diventano di Facebook. Io penso che la sua creatività e le sue provocazioni le debba mettere in uno spazio tutto suo, su un dominio tutto suo e su cui è il PADRONE delle sue cose. Ovviamente uno spazio interattivo con commenti e altri canali. E usare facebook come vetrina che riposta le sue cose, ma non come veicolo principale. Per quanto è bello e utile e di massa Facebook…è un giocattolo NON NOSTRO che dà solo illusione di avere uno spazio proprio e di comunicazione con i contatti vari. My 2 cents. Ovviamente sono contro la censura, che sia chiaro.
    Ma non possiamo affidare la nostra identità virtuale a Facebook.

  41. @ catepol

    sì, ho avuto modo di seguire l’apertura del tuo account su Facebook e, al di là del fatto che ultimamente hai (sig!) problemi di connessione, ho visto che hai più resistenze rispetto ad altri social. Cosa ti “blocca”?

  42. Daniele Muriano scrive:

    Dal momento in cui un servizio come Facebook diventa una agorà talmente connettiva da offrire una vera e propria “cittadinanza” in rete, efficiente e “sincronica”, come dice Aldo Nove, nella diffusione delle idee: dalle campagne elettorali alle varie promozioni.. è inaccettabile che una censura venga applicata dall’alto. La rete è giovane, non ha strumenti di controllo e non li vuole – a ragione – ma il controllo sulla censura è indispensabile. La rete è troppo magmatica per avere delle barriere naturali alla censura. A partire dall’indicizzazione sui motori di ricerca fino al problema che si sta discutendo. Altrimenti le conseguenze politiche sono disastrose.

  43. il controllo sulla censura.
    In effetti, Daniele, guardata da questo punto di vista la questione cambia.

    Mi sa che torno a sospendere ogni conclusione definitiva. E se ripassi, approfondisci un pò quello che intendevi dire :-)

  44. catepol catepol scrive:

    maddalena è un’ottima vetrina facebook e un ottimo modo di mantenere contatti a vario livello (bè la messaggistica andrebbe migliorata di brutto, ma va bene comunque)
    Non mi piace racchiudere tutto dentro Facebook. La rete è molto più grande e aperta. Tutto qui fondamentalmente. Non lo demonizzo anzi cme sai ne studio i possibili usi che gli utenti ne fanno.
    Non è un blocco, è una scelta comunicativa la mia.
    Eppure potrei approfittare per “spammare” alla grande :-)

  45. Daniele Muriano scrive:

    Sì forse non è chiaro, “controllo sulla censura” vuol dire che l’eliminazione di qualcosa (una voce, un utente) deve essere trasparente. Come accade per esempio – anche se in maniera un po’ sbrigativa, lo abbiamo visto per ibridamenti – su Wikipedia, dove si può discutere della presenza o meno delle condizioni necessarie a che una voce possa continuare ad esserci, quando se ne fosse proposta la cancellazione da parte dello staff.
    Questo non ha nulla a che vedere con l’assetto dell’organizzazione sul mercato (profit no profit).
    Se Google comprasse Facebook e decidesse dell’esclusione di alcuni utenti/pagine dalla rete? Il risultato sarebbe un oscuramento della voce di una persona su internet, da parte di un privato. E se pensiamo che molto della comunicazione politica (e pubblicitaria) migrerà ancora più sulla rete, credo sia cosa grave e inaccettabile.

  46. [...] sperimentare e di “agire” in autonomia (libertà d’uso). E in vista di ciò  che accade ad Aldo Nove su Facebook non è proprio [...]

  47. Efraim Medina scrive:

    QUEI PATETICI ZOMBI DI FACEKK
    di Efraim Medina

    Gli infami parassiti che dirigono FaceKK, anche se potrei chiamarlo FaceKKK, mi avevano mandato alcuni messaggi minacciando di chiudere il mio profilo. Questa volta non era per aver pubblicate foto altisonanti ma perché, secondo loro, i miei testi contengono un certo tipo di linguaggio e idee che violavano i loro regolamenti (e come prova inconfutabile assicuravano di aver ricevuto centinaia di messaggi dove una parte dei miei stessi contatti li supplicavano di cancellare il mio profilo per evitare che si diffondessero testi ”pericolosi ed immorali” come i miei). Ho perso il conto dei profili che quelle bestie di FaceKK mi hanno chiuso, con gli argomenti più superficiali e autoritari. Avevo anche deciso di lasciare per sempre quel mondezzaio virtuale e se sono ritornato è perché in quella lunga e improbabile lista di supposti amici o contatti che apparivano nella mia pagina, c’è ne sono alcuni che sono sinceramente interessati a quello che scrivo. Non mi stupirei se entro qualche ora o giorno il mio profilo sparisse di nuovo: i vermi di FaceKK non accettano dialoghi ne dibattiti, semplicemente ti cancellano. Continuo a lavorare sul sito della FIASCO SRL (www.fracasolimitada.com). Spero che chi mi sta aiutando riesca a farlo funzionare prima possibile. So che i mercanti da strapazzo che si nascondono dietro FaceKK sono le stesse menti che invadono e distruggono paesi con l’unico scopo di far espandere la guerra che li arricchisce. Vendere armi e corrompere anime è il loro affare, e l’obiettivo di FaceKK non è democratizzare l’informazione ne potenziare la capacità di pensiero; quello che vendono è merda sotto vuoto e per i loro affari noi che apriamo i profili siamo solo impavida e stupida mercanzia: ci vendono e ci fanno comprare. Non scrivo per intrattenere una massa di zombi, nelle ore di ozio, lo faccio per condividere la mia ansia e le mie incertezze, però non ho dubbi sul fatto che FaceKK impoverisce la vita degli incauti che pubblicano le loro foto e scrivono le loro splendenti biografie sentendo che così rappresentano qualcosa. Certo, alcuni riescono a trovare sesso virtuale o incontri furtivi, però la maggioranza si masturba inutilmente e si affloscia il cervello con messaggini inutili. E, nel frattempo, FaceKK spaccia oggetti come concetti. Color che si nascondono lì dietro decidono che il mondo debba essere fatto solo di sport, guerra e gossip. Un sacco di moccolo di popò star o un pezzo di secca merda sportiva che diavolo rappresentano?
    Eppure proprio di questo vi alimentati. I mammiferi sospirano per le marionette mangiasoldi del gossip. Sportivi di moda, popò star e mercanti di anime e di armi sono una sola famiglia il cui motto essenziale è: soldi in contanti! Se hanno fondazioni di carità è per evadere le tasse e guadagnare titoli di stampa. Se lanciano messaggi di pace è perché questo aiuta a vendere. Non c’è niente di vitale in loro, niente che illumini o aggiunga bellezza al mondo. E FaceKK ci ingozza sempre di più con questa immondizia spacciandola per arte o cultura. Il mondo dove crediamo du vivere non è altro un artificio mediatico, la nostra vita si riempie di tutti questi escrementi perché siamo vuoti. Siamo incapaci di affrontarci, usiamo questo mondo di false notizie per evadere dalla responsabilità di dare alla nostra esistenza un senso personale e unico. Nel frattempo FaceKK e altri topaie virtuali del genere, cancellano tutti quelli di noi che potremmo rappresentare una minaccia anche minima alla loro macchina schiaccia-cervelli. Di cosa vivono i parassiti intestinali di FaceKK? Non si tratta solo di usarci come cartelloni di pubblicità evidente o subliminale. Loro sniffano le nostre anime, e non solo quelle, come dementi aspiratori. L’affare è vendere l’informazione che ingenuamente lasciamo dietro di noi nei profili o nello scambio di messaggi ecc.ecc. Informazioni valide perché le corporazioni che reggono questo mondo possano controllare sempre di più la nostra percezione della realtà, i nostri gusti o manie. Il fatto che il limite di “amici” permessi da FaceKK non possa superare i cinquemila è solo una variabile matematica per facilitare il processo di quell’informazione: FaceKK è in realtà una macelleria asettica che ci appende ai suoi ganci virtuali come monconi avariati. La domanda da un milione di dollari è perché continuo a usare FaceKK e la risposta immediata è che sono assuefatto alle cause perse e alla gente che si interessa in ciò che scrivo. FaceKK mi usa e io li ripago con la stessa moneta. Il proposito di FaceKK è di distruggere la differenza e io sono la differenza che gli costa cara. Il mio proposito è diffondere i miei testi e le mie attività con l’illusione di smuovere qualcosa dentro di voi. Un libro o qualsiasi testo, anche il più breve, deve ferire, provocare, sedurre, invitare alla riflessione, far tremare… Scrivo con passione, in uno stato di trans e delirio, le parole sono entità vive per me. Quelli che dicono che i miei libri sono pericolosi ed immorali hanno tutte le ragioni; sono pericolosi ed immorali per quelli che non hanno l’anima al posto giusto o l’hanno venduto al miglior compratore e temono di vedersi riflessi in quello che scrivo. Non m’importa quante altre denuncie arrivino al FaceKK, fintanto che avrò la possibilità di stare qui, con chi mi stima e mi accetta e, perché no?, con chi mi odia e mi teme.

  48. Silvia Amato scrive:

    Salve, è la prima volta che scrivo in questo blog.
    A me non è stato cancellato il profilo ma mi è successa una cosa strana: non è arrivata una mail in cui chiedevo ai miei contatti di sostenere una azione per contrastare la approvazione della legge Gelmini
    se volete leggere i dettagli eccoli
    http://silviamato.it/wordpress/?p=141

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