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	<title>Commenti a: Sergio Bologna all&#8217;onda: &#8220;cambiate la vostra condizione, non solo la 133!&#8221;</title>
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	<description>Blog collettivo ideato dall'Università Ca' Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria</description>
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		<title>Di: Mario Galzigna</title>
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		<dc:creator>Mario Galzigna</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 21:35:18 +0000</pubDate>
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		<description>Questa analisi disincantata e appassionata di Sergio Bologna (SB) è davvero un contributo originale, di prim&#039;ordine. SB è stato una delle menti più lucide del marxismo operaista italiano. L&#039;ho conosciuto e frequentato quando insegnava a Padova, a Scienze Politiche. Da lui, nel periodo della mia formazione politica, ho imparato molto. Devo molto alle sue analisi - dedicate alla &quot;composizione di classe&quot;, alla struttura e alla storia dei movimenti antagonisti in Occidente - e alla sua capacità di interpretare con acutezza e preveggenza i movimenti interni al mondo del lavoro. Segnalo, tra le sue cose, un libro recente, scritto assieme ad Andrea Fumagalli, studioso di economia politica:
&quot;Il lavoro autonomo di seconda generazione 
Scenari del postfordismo in Italia&quot; (Feltrinelli)

Su SB, se sarà il caso, tornerò ancora. Mi piace il suo modo di rapportarsi al movimento dell&#039;Onda: fornisce preziose testimonianze sulla storia dei movimenti antagonisti e al tempo stesso, senza iattanza ma con onestà intellettuale e chiarezza, indica al movimento dell&#039;Onda limiti, pregi, prospettive possibili e praticabili. 

Un passaggio, in particolare, vorrei sottolineare.
Scrive SB:
&lt;strong&gt;&quot;Quarant’anni fa gli studenti sono andati nelle fabbriche, negli uffici, nei laboratori di ricerca, negli ospedali, nelle aule dei tribunali, nelle redazioni dei giornali a vedere come funziona il mondo reale, non si sono accontentati di lasciarselo raccontare, non hanno fatto visite guidate. Ficcatevi nei processi reali ovunque se ne presenti l’occasione! Usate la grande risorsa del web per procurarvi le notizie alla fonte, per attingere a visioni critiche del mondo, anche se questo esercizio talvolta vi costringe a rovistare nella spazzatura di Internet. Gli Stati occidentali che hanno smantellato i sistemi di welfare si sono ridotti a ingoiare toxic asset, voi cercate di non inghiottire toxic learning! Avrete già fatto un passo in avanti per vivere meglio.
Organizzate incontri con quelli che hanno alcuni anni più di voi, fatevi raccontare come vengono accolti dal mondo del lavoro, quando escono dall’Università. Frequentate i blog dove la gente racconta le proprie esperienze di lavoro, chiedetevi seriamente se val la pena di studiare in un’Università com’è fatta oggi oppure se non sia meglio costruire processi di autoformazione e di controinformazione&quot;.&lt;/strong&gt; 

Sottoscrivo. Segnalo il fatto che il movimento, a Torino, ha cercato contatti diretti con la classe operaia. Con esiti positivi e incoraggianti. Credo che questa sia una buona strada, per uscire da un&#039;ottica corporativa e per pensare in termini specifici e al tempo stesso globali: tattici e strategici. Porre al centro dell&#039;attenzione la 133, ok, ma sempre, come dice SB, nella prospettiva di cambiare la &quot;condizione di fondo&quot;.
Mario Galzigna</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questa analisi disincantata e appassionata di Sergio Bologna (SB) è davvero un contributo originale, di prim&#8217;ordine. SB è stato una delle menti più lucide del marxismo operaista italiano. L&#8217;ho conosciuto e frequentato quando insegnava a Padova, a Scienze Politiche. Da lui, nel periodo della mia formazione politica, ho imparato molto. Devo molto alle sue analisi &#8211; dedicate alla &#8220;composizione di classe&#8221;, alla struttura e alla storia dei movimenti antagonisti in Occidente &#8211; e alla sua capacità di interpretare con acutezza e preveggenza i movimenti interni al mondo del lavoro. Segnalo, tra le sue cose, un libro recente, scritto assieme ad Andrea Fumagalli, studioso di economia politica:<br />
&#8220;Il lavoro autonomo di seconda generazione<br />
Scenari del postfordismo in Italia&#8221; (Feltrinelli)</p>
<p>Su SB, se sarà il caso, tornerò ancora. Mi piace il suo modo di rapportarsi al movimento dell&#8217;Onda: fornisce preziose testimonianze sulla storia dei movimenti antagonisti e al tempo stesso, senza iattanza ma con onestà intellettuale e chiarezza, indica al movimento dell&#8217;Onda limiti, pregi, prospettive possibili e praticabili. </p>
<p>Un passaggio, in particolare, vorrei sottolineare.<br />
Scrive SB:<br />
<strong>&#8220;Quarant’anni fa gli studenti sono andati nelle fabbriche, negli uffici, nei laboratori di ricerca, negli ospedali, nelle aule dei tribunali, nelle redazioni dei giornali a vedere come funziona il mondo reale, non si sono accontentati di lasciarselo raccontare, non hanno fatto visite guidate. Ficcatevi nei processi reali ovunque se ne presenti l’occasione! Usate la grande risorsa del web per procurarvi le notizie alla fonte, per attingere a visioni critiche del mondo, anche se questo esercizio talvolta vi costringe a rovistare nella spazzatura di Internet. Gli Stati occidentali che hanno smantellato i sistemi di welfare si sono ridotti a ingoiare toxic asset, voi cercate di non inghiottire toxic learning! Avrete già fatto un passo in avanti per vivere meglio.<br />
Organizzate incontri con quelli che hanno alcuni anni più di voi, fatevi raccontare come vengono accolti dal mondo del lavoro, quando escono dall’Università. Frequentate i blog dove la gente racconta le proprie esperienze di lavoro, chiedetevi seriamente se val la pena di studiare in un’Università com’è fatta oggi oppure se non sia meglio costruire processi di autoformazione e di controinformazione&#8221;.</strong> </p>
<p>Sottoscrivo. Segnalo il fatto che il movimento, a Torino, ha cercato contatti diretti con la classe operaia. Con esiti positivi e incoraggianti. Credo che questa sia una buona strada, per uscire da un&#8217;ottica corporativa e per pensare in termini specifici e al tempo stesso globali: tattici e strategici. Porre al centro dell&#8217;attenzione la 133, ok, ma sempre, come dice SB, nella prospettiva di cambiare la &#8220;condizione di fondo&#8221;.<br />
Mario Galzigna</p>
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		<title>Di: kasparhauser</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2008/11/sergio-bologna-allonda-cambiate-la-vostra-condizione-non-solo-la-133/comment-page-1/#comment-23652</link>
		<dc:creator>kasparhauser</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 15:39:45 +0000</pubDate>
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		<description>Farsi candidi come volpi e astuti come colombe. Confondere le piste, le identità. Avvelenare i pozzi.
Franco Fortini</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Farsi candidi come volpi e astuti come colombe. Confondere le piste, le identità. Avvelenare i pozzi.<br />
Franco Fortini</p>
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		<title>Di: kasparhauser</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2008/11/sergio-bologna-allonda-cambiate-la-vostra-condizione-non-solo-la-133/comment-page-1/#comment-23651</link>
		<dc:creator>kasparhauser</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 15:31:56 +0000</pubDate>
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		<description>Porto stima assoluta e incondizionata a Sergio Bologna, una straordinaria capacità di analisi e di aprire i discorsi a livelli ulteriori di senso. Che il luogo fosse il centro Franco Fortini, evoca un altro maestro di cui, tanto più di questi tempi, sento la mancanza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Porto stima assoluta e incondizionata a Sergio Bologna, una straordinaria capacità di analisi e di aprire i discorsi a livelli ulteriori di senso. Che il luogo fosse il centro Franco Fortini, evoca un altro maestro di cui, tanto più di questi tempi, sento la mancanza.</p>
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		<title>Di: Mauro Boccuni</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2008/11/sergio-bologna-allonda-cambiate-la-vostra-condizione-non-solo-la-133/comment-page-1/#comment-23650</link>
		<dc:creator>Mauro Boccuni</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 15:04:11 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;Italia é un paese invecchiato, popolato da vecchi affamati ed invidiosi della vostra energia.
I vecchi non possono avere prospettive, non conoscono il Futuro, non lo coniugano più perché, soprattutto la generazione dai sessanta in su, è benestante, in salute e non fa che ridere stupidamente dinanzi alle televisioni sui ponti delle navi da crociera e soprattutto quando va a votare incurante dei propri figli e nipoti.
Non ce l&#039;ho con i Vecchi, ma mi avete capito.
Leggete bene il commento di Bologna che da grande Vecchio con una mente giovane vi ha consegnato un monito forte di riflessione per essere coraggiosi e dare retta alla dimensione previsionale che potrebbe sfuggire al movimento. Anche questa é solo un&#039;ipotesi di ragionamento. Grazie dell&#039;ascolto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia é un paese invecchiato, popolato da vecchi affamati ed invidiosi della vostra energia.<br />
I vecchi non possono avere prospettive, non conoscono il Futuro, non lo coniugano più perché, soprattutto la generazione dai sessanta in su, è benestante, in salute e non fa che ridere stupidamente dinanzi alle televisioni sui ponti delle navi da crociera e soprattutto quando va a votare incurante dei propri figli e nipoti.<br />
Non ce l&#8217;ho con i Vecchi, ma mi avete capito.<br />
Leggete bene il commento di Bologna che da grande Vecchio con una mente giovane vi ha consegnato un monito forte di riflessione per essere coraggiosi e dare retta alla dimensione previsionale che potrebbe sfuggire al movimento. Anche questa é solo un&#8217;ipotesi di ragionamento. Grazie dell&#8217;ascolto.</p>
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		<title>Di: bimodale</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2008/11/sergio-bologna-allonda-cambiate-la-vostra-condizione-non-solo-la-133/comment-page-1/#comment-23627</link>
		<dc:creator>bimodale</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 22:21:08 +0000</pubDate>
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		<description>sono d&#039;accordo e copio-incollo direttamente da un altro post.

Mer, 29 Ottobre 2008 19:25 

perché nessuno parla della meritocrazia inesistente? il problema è che la gelmini è la goccia che ha fatto traboccare il vaso, o meglio è il capro espiatorio. soltanto ora gli stundeti possono ‘parlare’ ma solo perché conviene ai vari rettori e docenti. sono molto pessimista. e credo che il processo di privatizzazione che trova nella riforma gelmini una sorta di capolinea, poggia su un’inadeguatezza di fondo dell’università italiana, indipendentemente, ripeto, dalla riforma gelmini.

October 29th, 2008 at 16:29 pm

il problema delle università italiane è la mancanza di meritocrazia. l’italia non è meritocratica. quando si dice: il tale è più bravo di quell’altro perché lo dico io. non ci sono criteri oggettivi di valutazione. non solo nelle università. il sistema italiano del merito funziona per amicizie e parentati. il fatto che le università siano sottopagate mi fa riflettere, considerando questo maledetto ottopermille alla chiesa di cui nessuno mai parla. questa è un’altra cosa che non capisco: perché mai nessuno cita l’ostacolo della chiesa alla ricerca? improvvisamente molti italiani sono uniti contro il governo. metà lo ha votato, però. eppur vero l’opportunismo degli italiani. mi spiego: l’atteggiamento della gelmini è molto poco liberale come quello della sua collega carfagna. che questo governo fosse poco aperto al dialogo si era visto anche con il mancato appoggio al gaypride, cui sono seguite le varie omofobie squadriste: nessuno si è preoccupato più di tanto. in un paese civile e onesto, sottolineo onesto, il dialogo basta e avanza, ma nel reame ipocrita e benpensante e rassicurante nel quale viviamo nemmeno uccidere berlusconi cambierebbe le cose. è la mentalità che andrebbe estirpata anche a costo di morire.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sono d&#8217;accordo e copio-incollo direttamente da un altro post.</p>
<p>Mer, 29 Ottobre 2008 19:25 </p>
<p>perché nessuno parla della meritocrazia inesistente? il problema è che la gelmini è la goccia che ha fatto traboccare il vaso, o meglio è il capro espiatorio. soltanto ora gli stundeti possono ‘parlare’ ma solo perché conviene ai vari rettori e docenti. sono molto pessimista. e credo che il processo di privatizzazione che trova nella riforma gelmini una sorta di capolinea, poggia su un’inadeguatezza di fondo dell’università italiana, indipendentemente, ripeto, dalla riforma gelmini.</p>
<p>October 29th, 2008 at 16:29 pm</p>
<p>il problema delle università italiane è la mancanza di meritocrazia. l’italia non è meritocratica. quando si dice: il tale è più bravo di quell’altro perché lo dico io. non ci sono criteri oggettivi di valutazione. non solo nelle università. il sistema italiano del merito funziona per amicizie e parentati. il fatto che le università siano sottopagate mi fa riflettere, considerando questo maledetto ottopermille alla chiesa di cui nessuno mai parla. questa è un’altra cosa che non capisco: perché mai nessuno cita l’ostacolo della chiesa alla ricerca? improvvisamente molti italiani sono uniti contro il governo. metà lo ha votato, però. eppur vero l’opportunismo degli italiani. mi spiego: l’atteggiamento della gelmini è molto poco liberale come quello della sua collega carfagna. che questo governo fosse poco aperto al dialogo si era visto anche con il mancato appoggio al gaypride, cui sono seguite le varie omofobie squadriste: nessuno si è preoccupato più di tanto. in un paese civile e onesto, sottolineo onesto, il dialogo basta e avanza, ma nel reame ipocrita e benpensante e rassicurante nel quale viviamo nemmeno uccidere berlusconi cambierebbe le cose. è la mentalità che andrebbe estirpata anche a costo di morire.</p>
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		<title>Di: maddalena mapelli</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2008/11/sergio-bologna-allonda-cambiate-la-vostra-condizione-non-solo-la-133/comment-page-1/#comment-23626</link>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 20:41:42 +0000</pubDate>
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		<description>Questo articolo [troppo lungo? Per una volta, chiudiamo un occhio ;-)] di Sergio Bologna mi ha fatto riflettere su un punto, sul valore della rete. La &lt;strong&gt;rete reale&lt;/strong&gt;, cioè la &quot;messa in rete&quot; di persone e di idee nella realtà [assemblee, luoghi di incontro del movimento, lezioni all&#039;aperto, etc.]; la &lt;strong&gt;rete virtuale&lt;/strong&gt; che grazie alle tecnologie, ha dato ali e possibilità di esprimersi al movimento, al di là e oltre i tradizionali mezzi di comunicazione; &lt;strong&gt;la rete &lt;/strong&gt; dal punto di vista psicologico: l&#039;intelligere collettivo, il pensare in rete, il muoversi insieme; &lt;strong&gt;la rete come metafora&lt;/strong&gt; che è la stessa dell&#039;onda: punti e snodi che solo assieme diventano oceani.

E &lt;strong&gt;la rete come specchio&lt;/strong&gt;: il movimento è il luogo in cui i giovani possono vedersi, possono proiettarsi, possono riflettere sulla loro condizione, possono crescere...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questo articolo [troppo lungo? Per una volta, chiudiamo un occhio ;-)] di Sergio Bologna mi ha fatto riflettere su un punto, sul valore della rete. La <strong>rete reale</strong>, cioè la &#8220;messa in rete&#8221; di persone e di idee nella realtà [assemblee, luoghi di incontro del movimento, lezioni all'aperto, etc.]; la <strong>rete virtuale</strong> che grazie alle tecnologie, ha dato ali e possibilità di esprimersi al movimento, al di là e oltre i tradizionali mezzi di comunicazione; <strong>la rete </strong> dal punto di vista psicologico: l&#8217;intelligere collettivo, il pensare in rete, il muoversi insieme; <strong>la rete come metafora</strong> che è la stessa dell&#8217;onda: punti e snodi che solo assieme diventano oceani.</p>
<p>E <strong>la rete come specchio</strong>: il movimento è il luogo in cui i giovani possono vedersi, possono proiettarsi, possono riflettere sulla loro condizione, possono crescere&#8230;</p>
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