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	<title>Commenti a: l&#8217;università del futuro &#8211; umberto margiotta [video/introduzione al tema]</title>
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	<description>Blog collettivo ideato dall'Università Ca' Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria</description>
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		<title>Di: maddalena mapelli</title>
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		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2009 07:25:30 +0000</pubDate>
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		<description>sì Vittorio, ti ringrazio, Claudia ha contattato anche me :-)
Un abbraccio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sì Vittorio, ti ringrazio, Claudia ha contattato anche me <img src='http://www.ibridamenti.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> Un abbraccio.</p>
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	</item>
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		<title>Di: Vittorio</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2008/11/luniversita-del-futuro-umberto-margiotta-introduzione-al-tema-su-ibridamenti/comment-page-1/#comment-24739</link>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 08:11:21 +0000</pubDate>
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		<description>@Maddalena :-), volevo dirti che ieri mi ha contattato al telefono Claudia da Roma. Faceva riferimento a questa tua rubrica sull&#039;università del futuro e al prof. Margiotta. Sta lavorando su un progetto &quot;università in rete&quot; che vorrebbe presentare al Ministero. Come piattaforma digitale ha disponibile 4 ore al giorno di un Canale satellitare di Sky (mi pare il 922 se non ricordo male). Ecco, tutto qua. Siccome la cosa nuova è nata da qui, da Ibrid@menti, ci tenevo a segnalarlo come feedback. Ciao, Vittorio  ;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Maddalena :-), volevo dirti che ieri mi ha contattato al telefono Claudia da Roma. Faceva riferimento a questa tua rubrica sull&#8217;università del futuro e al prof. Margiotta. Sta lavorando su un progetto &#8220;università in rete&#8221; che vorrebbe presentare al Ministero. Come piattaforma digitale ha disponibile 4 ore al giorno di un Canale satellitare di Sky (mi pare il 922 se non ricordo male). Ecco, tutto qua. Siccome la cosa nuova è nata da qui, da Ibrid@menti, ci tenevo a segnalarlo come feedback. Ciao, Vittorio  <img src='http://www.ibridamenti.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Di: gigicogo</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2008/11/luniversita-del-futuro-umberto-margiotta-introduzione-al-tema-su-ibridamenti/comment-page-1/#comment-23766</link>
		<dc:creator>gigicogo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 13:41:40 +0000</pubDate>
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		<description>Se un commento diventa un post, è meglio fare un altro post! IMHO</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se un commento diventa un post, è meglio fare un altro post! IMHO</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Rita Minello</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2008/11/luniversita-del-futuro-umberto-margiotta-introduzione-al-tema-su-ibridamenti/comment-page-1/#comment-23763</link>
		<dc:creator>Rita Minello</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 11:38:55 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;strong&gt;Proposta di adottare 3 macro-categorie in cui suddividere le competenze del docente universitario che stiamo identificando&lt;/strong&gt;

Oltre all&#039;osservazione precedente, sono però convinta che, rispetto a quel che serve all’università del futuro, l’e-learning non basta!

Partecipo infatti a questa discussione sulle competenze che servono ai docenti dell’università del futuro (NB: “il futuro non è più quello di una volta” Mark Strand, Minimum Fax) perché la ritengo particolarmente significativa: lì sta il punto cruciale della svolta vera.

E allora, continuando a ragionare su quel che serve al nuovo docente, propongo di raggruppare le competenze secondo &lt;em&gt;tre macro-categorie&lt;/em&gt;: le stesse che sto usando per la formazione dei giovani docenti africani del Burkina Faso: &lt;em&gt;componenti di macro-struttura, di medio-micro-struttura, e infine di monitoraggio, verifica, autovalutazione&lt;/em&gt;.

&lt;strong&gt;1.	Componenti di macro-struttura&lt;/strong&gt;. Per evitare il prevalere di una didattica universitaria frazionata in tanti luoghi isolati, punta a formare competenze dei giovani docenti a) in ordine alla progettazione di curricola formativi organizzati per grandi aree; b) in ordine alla gestione di modelli formativi che consentano l’attivazione del circolo virtuoso “informazione – problematizzazione – simulazione – verifica – generalizzazione” (confronta modello formativo SSIS); c)in relazione all’adozione di modelli e metodiche collaborative e cooperative, con particolare riferimento al Cooperative Learning; d) in relazione alla formazione e-learning.
In particolare, ricordo che, in ambiente accademico, la definizione di un &lt;em&gt;core curriculum&lt;/em&gt;, cioè un nucleo curriculare comune, ha assunto significati molto diversi nelle singole discipline: ciascuno ha seguito un proprio metodo di lavoro per confrontare contenuti di insegnamento, competenze fornite, percezione esterna dell&#039;importanza degli obiettivi della formazione universitaria e della loro realizzazione. In ogni caso, alle nuove definizioni di core curriculum appartengono a pieno titolo: le conoscenze di base, le abilità e le attitudini critiche alle quali qualsiasi studente dovrebbe poter accedere, per farle proprie.

&lt;strong&gt;2.	Componenti di medio-micro-struttura&lt;/strong&gt;. Per evitare che gli studenti universitari siano abbandonati a se stessi, in particolare nei momenti di elaborazione dei frames nel passaggio da un’area dei saperi ad un’altra, è necessario che il docente impari a lavorare su tutta una filigrana di attività che conduca ad un apprendimento e potenziamento ricorsivo della mappa dei saperi. In questo settore va inserita la proposta specifica inserita ieri, che riguardava l’attivazione nel docente e nelle figure intermedie di competenze di a) tutorship, b) counselling, c) allineamento, d) gestione di laboratori, e) gestione di esercitazioni, f) affiancamento in project work o lavori di tesi. 
Le competenze di medio-micro-struttura possono offrire al docente le metodologie necessarie per attivare, nello studente, competenze utilizzabili in vari ambiti lavorativi. Ma esse considerano tutte le dimensioni della qualità della vita personale e sociale e non solo quella occupazionale. Se quest&#039;ultima rappresenta un ambito rilevante degli obiettivi di formazione, non può tuttavia rimanere l&#039;unico.

&lt;strong&gt;3.	Componenti di monitoraggio, verifica, autovalutazione&lt;/strong&gt;. Per evitare che l’università si trasformi in mero “esamificio” (e sappiamo quanto questo pericolo sia reale), sono necessarie al docente capacità di valutazione del profitto, in ambiente universitario, che non trascurino a) l’organizzazione delle prove periodiche; b) il sistema di autovalutazione finalizzato all’orientamento dello studente a forme di certificazione e di accreditamento. 
Esiste, infatti, una consistente richiesta di formazione che non è legata a profili professionali in senso stretto e prospettive di impiego ma che è dettata da una urgenza personale di più approfondita comprensione critica della realtà, curiosità intellettuale, sviluppo culturale, impegno civico, elementi che valutazioni orientate a rispondere o corrispondere alle necessità del sistema socio-economico non sono ancora in grado di considerare con la dovuta attenzione. 

Aldilà dei docenti di discipline pedagogico-formative in senso stretto, quanti disciplinaristi degli altri ambiti possono riconoscere di padroneggiare con &lt;em&gt;expertise&lt;/em&gt; tali ambiti?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Proposta di adottare 3 macro-categorie in cui suddividere le competenze del docente universitario che stiamo identificando</strong></p>
<p>Oltre all&#8217;osservazione precedente, sono però convinta che, rispetto a quel che serve all’università del futuro, l’e-learning non basta!</p>
<p>Partecipo infatti a questa discussione sulle competenze che servono ai docenti dell’università del futuro (NB: “il futuro non è più quello di una volta” Mark Strand, Minimum Fax) perché la ritengo particolarmente significativa: lì sta il punto cruciale della svolta vera.</p>
<p>E allora, continuando a ragionare su quel che serve al nuovo docente, propongo di raggruppare le competenze secondo <em>tre macro-categorie</em>: le stesse che sto usando per la formazione dei giovani docenti africani del Burkina Faso: <em>componenti di macro-struttura, di medio-micro-struttura, e infine di monitoraggio, verifica, autovalutazione</em>.</p>
<p><strong>1.	Componenti di macro-struttura</strong>. Per evitare il prevalere di una didattica universitaria frazionata in tanti luoghi isolati, punta a formare competenze dei giovani docenti a) in ordine alla progettazione di curricola formativi organizzati per grandi aree; b) in ordine alla gestione di modelli formativi che consentano l’attivazione del circolo virtuoso “informazione – problematizzazione – simulazione – verifica – generalizzazione” (confronta modello formativo SSIS); c)in relazione all’adozione di modelli e metodiche collaborative e cooperative, con particolare riferimento al Cooperative Learning; d) in relazione alla formazione e-learning.<br />
In particolare, ricordo che, in ambiente accademico, la definizione di un <em>core curriculum</em>, cioè un nucleo curriculare comune, ha assunto significati molto diversi nelle singole discipline: ciascuno ha seguito un proprio metodo di lavoro per confrontare contenuti di insegnamento, competenze fornite, percezione esterna dell&#8217;importanza degli obiettivi della formazione universitaria e della loro realizzazione. In ogni caso, alle nuove definizioni di core curriculum appartengono a pieno titolo: le conoscenze di base, le abilità e le attitudini critiche alle quali qualsiasi studente dovrebbe poter accedere, per farle proprie.</p>
<p><strong>2.	Componenti di medio-micro-struttura</strong>. Per evitare che gli studenti universitari siano abbandonati a se stessi, in particolare nei momenti di elaborazione dei frames nel passaggio da un’area dei saperi ad un’altra, è necessario che il docente impari a lavorare su tutta una filigrana di attività che conduca ad un apprendimento e potenziamento ricorsivo della mappa dei saperi. In questo settore va inserita la proposta specifica inserita ieri, che riguardava l’attivazione nel docente e nelle figure intermedie di competenze di a) tutorship, b) counselling, c) allineamento, d) gestione di laboratori, e) gestione di esercitazioni, f) affiancamento in project work o lavori di tesi.<br />
Le competenze di medio-micro-struttura possono offrire al docente le metodologie necessarie per attivare, nello studente, competenze utilizzabili in vari ambiti lavorativi. Ma esse considerano tutte le dimensioni della qualità della vita personale e sociale e non solo quella occupazionale. Se quest&#8217;ultima rappresenta un ambito rilevante degli obiettivi di formazione, non può tuttavia rimanere l&#8217;unico.</p>
<p><strong>3.	Componenti di monitoraggio, verifica, autovalutazione</strong>. Per evitare che l’università si trasformi in mero “esamificio” (e sappiamo quanto questo pericolo sia reale), sono necessarie al docente capacità di valutazione del profitto, in ambiente universitario, che non trascurino a) l’organizzazione delle prove periodiche; b) il sistema di autovalutazione finalizzato all’orientamento dello studente a forme di certificazione e di accreditamento.<br />
Esiste, infatti, una consistente richiesta di formazione che non è legata a profili professionali in senso stretto e prospettive di impiego ma che è dettata da una urgenza personale di più approfondita comprensione critica della realtà, curiosità intellettuale, sviluppo culturale, impegno civico, elementi che valutazioni orientate a rispondere o corrispondere alle necessità del sistema socio-economico non sono ancora in grado di considerare con la dovuta attenzione. </p>
<p>Aldilà dei docenti di discipline pedagogico-formative in senso stretto, quanti disciplinaristi degli altri ambiti possono riconoscere di padroneggiare con <em>expertise</em> tali ambiti?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: maddalena mapelli</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2008/11/luniversita-del-futuro-umberto-margiotta-introduzione-al-tema-su-ibridamenti/comment-page-1/#comment-23762</link>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 11:30:18 +0000</pubDate>
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		<description>@ gigi
grazie, ottime modifiche :-)

@ TempoPerso
beato/a te che hai già un sacco di idee chiare :-)
Se ti rileggi i commenti precedenti, dovrebbe essere chiaro - ma forse hai ragione, è bene ritornarci - che stiamo, nei commenti a questo post, sognando... e un pò per gioco, un pò per inseguire associazioni di pensiero, abbiamo cominciato a pensare al prof del futuro.

Sulla dicitura 2.0 ci sono già tomi di letteratura pro e contro. Ripeto pro e contro. Perciò eviterei verdetti definitivi come il tuo. Stessa cosa su reale e virtuale. Se ritieni utile puntualizzare, puntualizza per favore nel merito non in generale.

Per il resto, che ti devo dire? Tutti vorremmo le cose che scrivi: avere ottimi prof, concorsi che premino il merito e ovvietà del genere.

Un unico appunto: qui dopo una trentina di post &lt;strong&gt;non &lt;/strong&gt;siamo alla definizione di nulla, a meno che tu non voglia trarre conclusioni affrettate.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ gigi<br />
grazie, ottime modifiche <img src='http://www.ibridamenti.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>@ TempoPerso<br />
beato/a te che hai già un sacco di idee chiare <img src='http://www.ibridamenti.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /><br />
Se ti rileggi i commenti precedenti, dovrebbe essere chiaro &#8211; ma forse hai ragione, è bene ritornarci &#8211; che stiamo, nei commenti a questo post, sognando&#8230; e un pò per gioco, un pò per inseguire associazioni di pensiero, abbiamo cominciato a pensare al prof del futuro.</p>
<p>Sulla dicitura 2.0 ci sono già tomi di letteratura pro e contro. Ripeto pro e contro. Perciò eviterei verdetti definitivi come il tuo. Stessa cosa su reale e virtuale. Se ritieni utile puntualizzare, puntualizza per favore nel merito non in generale.</p>
<p>Per il resto, che ti devo dire? Tutti vorremmo le cose che scrivi: avere ottimi prof, concorsi che premino il merito e ovvietà del genere.</p>
<p>Un unico appunto: qui dopo una trentina di post <strong>non </strong>siamo alla definizione di nulla, a meno che tu non voglia trarre conclusioni affrettate.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Vittorio</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2008/11/luniversita-del-futuro-umberto-margiotta-introduzione-al-tema-su-ibridamenti/comment-page-1/#comment-23761</link>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 11:27:02 +0000</pubDate>
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		<description>... chissà, magari un domani daremo anche sostanza fisica al volto che vediamo in piccolo nella foto, magari ci sarà la possibilità di incontrarci di persona, perchè no?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; chissà, magari un domani daremo anche sostanza fisica al volto che vediamo in piccolo nella foto, magari ci sarà la possibilità di incontrarci di persona, perchè no?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Vittorio</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2008/11/luniversita-del-futuro-umberto-margiotta-introduzione-al-tema-su-ibridamenti/comment-page-1/#comment-23760</link>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 11:24:14 +0000</pubDate>
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		<description>Anche se tardi, propongo una regola che ci aiuta, ci serve per svluppare al meglio questo importante tema. Ci aiuta anche a conoscerci meglio, che non è un aspetto secondario quando si conversa assieme con l&#039;obiettivo di elaborare proposta progettuale insieme.

Se (come emerso nelle conversazioni in termini di attenzione) l&#039;università del futuro deve assolutamente mettere AL CENTRO LA PERSONA, perchè non facciamo in modo di dare un volto a chi scrive i contributi? 

Vogliamo un&#039;università del futuro di avatar impersonali, oppure vogliamo che la persona, pur anche avatar, abbia la possibilità di essere in primis persona?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anche se tardi, propongo una regola che ci aiuta, ci serve per svluppare al meglio questo importante tema. Ci aiuta anche a conoscerci meglio, che non è un aspetto secondario quando si conversa assieme con l&#8217;obiettivo di elaborare proposta progettuale insieme.</p>
<p>Se (come emerso nelle conversazioni in termini di attenzione) l&#8217;università del futuro deve assolutamente mettere AL CENTRO LA PERSONA, perchè non facciamo in modo di dare un volto a chi scrive i contributi? </p>
<p>Vogliamo un&#8217;università del futuro di avatar impersonali, oppure vogliamo che la persona, pur anche avatar, abbia la possibilità di essere in primis persona?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Rita Minello</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2008/11/luniversita-del-futuro-umberto-margiotta-introduzione-al-tema-su-ibridamenti/comment-page-1/#comment-23759</link>
		<dc:creator>Rita Minello</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 11:23:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ibridamenti.com/?p=2332#comment-23759</guid>
		<description>&lt;strong&gt;E-Learning: una sfida per l’università&lt;/strong&gt;
Vedo che il dibattito si sta piacevolmente animando, e quindi vi partecipo con maggior entusiasmo!
In verità penso che il rapporto virtuale/reale c’entri moltissimo con l’università del futuro, ed in particolare con quei punti di significatività che sono stati certamente già recepiti da aree felici di eccellenza, ma che brillano per la loro assenza negli standard dell’alta formazione.
Chiediamoci: che tipo di organizzazione l&#039;università può diventare? L&#039;università è una organizzazione a rete caratterizzata da un sistema di riconoscibili connessioni multiple e di strutture all&#039;interno delle quali &#039;nodi&#039; ad alto livello di autoregolazione operano e sono capaci di cooperare. La struttura della rete a tutti i livelli deve essere attivata (&lt;em&gt;enacted&lt;/em&gt;) da dimensioni chiave dell&#039;agire organizzativo: la cooperazione, la comunicazione, la conoscenza, la comunità. [Margiotta U., &lt;em&gt;Pensare in rete. La formazione del multialfabeta&lt;/em&gt;, 1997]
L&#039;e-learning diviene, dunque, non solo una soluzione che genera efficacia ed efficienza nei processi didattici, sostenuta da processi comunitari, di knowledge management, di intranet, ma anche una soluzione che supporta lo sviluppo della organizzazione dell&#039;Università come rete organizzativa basata su condivisione della conoscenza, comunicazione estesa, cooperazione e costituzione di comunità professionale e di pratica. 
Per questo una buona tendenza fra quelle emergenti è rappresentata dall&#039;adozione, anche da parte del mondo universitario, di strumenti di e-learning volti a facilitare momenti e iniziative di alta formazione a distanza. L&#039;e-learning costituisce un’opportunità per il mondo dell&#039;Università, che si gioca soprattutto sulla capacità di concepire e mettere in opera modelli formativi innovativi che sfruttino al meglio le potenzialità dei nuovi strumenti. 

A proposito dell’osservazione

&lt;blockquote&gt;il prof. Margiotta non li ritiene talmente rilevanti da includerli nella sua personale legenda (AtempoPerso)&lt;/blockquote&gt;

devo dire che Margiotta ne ha parlato a lungo in altri contesti (vedi &lt;em&gt;Pianificazione strategica dell&#039;università virtuale&lt;/em&gt;, 2004): è convinto una soluzione convincente sia quella di utilizzare le opportunità offerte dall&#039;apprendimento a distanza come integrazione e completamento dell&#039;educazione tradizionale, il &lt;em&gt;blended learning&lt;/em&gt;. 

Citando Margiotta:

&lt;blockquote&gt;L’uso sistematico e integrato dell’ICT ovvero delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione e di Internet, che ne è allo stesso tempo il driver e il meta-medium, nelle azioni formative finalizzate a sostenere e sviluppare i processi di apprendimento – corretta definizione di e-learning - comporta alcune sfide per l’università.Margiotta U., Univirtual. &lt;em&gt;Modelli e prospettive per l&#039;università virtuale&lt;/em&gt;, 1462000.&lt;/blockquote&gt;

&lt;blockquote&gt;&lt;strong&gt;La prima sfida &lt;/strong&gt;nel pensare l’istruzione universitaria del domani è fare propri il concetto e la pratica dell’apprendimento aperto, superando il concetto di “distanza” verso modalità flessibili di lavoro dello studente (ad es: uso integrato della rete), che comportano la ridefinizione non solo dell’unità di tempo, ma anche di luogo e di azione, determinanti nella didattica on-line. 
&lt;strong&gt;La seconda sfida &lt;/strong&gt;sta nel passaggio da un insegnamento basato soltanto sulle conoscenze curricolari ad una didattica inclusiva della costruzione sociale delle “competenze per la vita”, attraverso comunità di discorso e di pratica, reali e virtuali, nella società “connessa” in rete. 
&lt;strong&gt;La terza sfida &lt;/strong&gt;dell’università è quella di partecipare direttamente – attraverso le Tecnologie dell’Informazione (che trattano conoscenze e saperi) e della Comunicazione (che trattano linguaggi e relazioni sociali) – ai processi di produzione della cultura e non solo della sua trasmissione alle nuove generazioni. [ Margiotta U., &lt;em&gt;Quanto distanti siamo dall&#039;Università virtuale?, &lt;/em&gt;&quot;Sviluppo &amp; Organizzazione&quot; 83-92]&lt;/blockquote&gt;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><strong>E-Learning: una sfida per l’università</strong><br />
Vedo che il dibattito si sta piacevolmente animando, e quindi vi partecipo con maggior entusiasmo!<br />
In verità penso che il rapporto virtuale/reale c’entri moltissimo con l’università del futuro, ed in particolare con quei punti di significatività che sono stati certamente già recepiti da aree felici di eccellenza, ma che brillano per la loro assenza negli standard dell’alta formazione.<br />
Chiediamoci: che tipo di organizzazione l&#8217;università può diventare? L&#8217;università è una organizzazione a rete caratterizzata da un sistema di riconoscibili connessioni multiple e di strutture all&#8217;interno delle quali &#8216;nodi&#8217; ad alto livello di autoregolazione operano e sono capaci di cooperare. La struttura della rete a tutti i livelli deve essere attivata (<em>enacted</em>) da dimensioni chiave dell&#8217;agire organizzativo: la cooperazione, la comunicazione, la conoscenza, la comunità. [Margiotta U., <em>Pensare in rete. La formazione del multialfabeta</em>, 1997]<br />
L&#8217;e-learning diviene, dunque, non solo una soluzione che genera efficacia ed efficienza nei processi didattici, sostenuta da processi comunitari, di knowledge management, di intranet, ma anche una soluzione che supporta lo sviluppo della organizzazione dell&#8217;Università come rete organizzativa basata su condivisione della conoscenza, comunicazione estesa, cooperazione e costituzione di comunità professionale e di pratica.<br />
Per questo una buona tendenza fra quelle emergenti è rappresentata dall&#8217;adozione, anche da parte del mondo universitario, di strumenti di e-learning volti a facilitare momenti e iniziative di alta formazione a distanza. L&#8217;e-learning costituisce un’opportunità per il mondo dell&#8217;Università, che si gioca soprattutto sulla capacità di concepire e mettere in opera modelli formativi innovativi che sfruttino al meglio le potenzialità dei nuovi strumenti. </p>
<p>A proposito dell’osservazione</p>
<blockquote><p>il prof. Margiotta non li ritiene talmente rilevanti da includerli nella sua personale legenda (AtempoPerso)</p></blockquote>
<p>devo dire che Margiotta ne ha parlato a lungo in altri contesti (vedi <em>Pianificazione strategica dell&#8217;università virtuale</em>, 2004): è convinto una soluzione convincente sia quella di utilizzare le opportunità offerte dall&#8217;apprendimento a distanza come integrazione e completamento dell&#8217;educazione tradizionale, il <em>blended learning</em>. </p>
<p>Citando Margiotta:</p>
<blockquote><p>L’uso sistematico e integrato dell’ICT ovvero delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione e di Internet, che ne è allo stesso tempo il driver e il meta-medium, nelle azioni formative finalizzate a sostenere e sviluppare i processi di apprendimento – corretta definizione di e-learning &#8211; comporta alcune sfide per l’università.Margiotta U., Univirtual. <em>Modelli e prospettive per l&#8217;università virtuale</em>, 1462000.</p></blockquote>
<blockquote><p><strong>La prima sfida </strong>nel pensare l’istruzione universitaria del domani è fare propri il concetto e la pratica dell’apprendimento aperto, superando il concetto di “distanza” verso modalità flessibili di lavoro dello studente (ad es: uso integrato della rete), che comportano la ridefinizione non solo dell’unità di tempo, ma anche di luogo e di azione, determinanti nella didattica on-line.<br />
<strong>La seconda sfida </strong>sta nel passaggio da un insegnamento basato soltanto sulle conoscenze curricolari ad una didattica inclusiva della costruzione sociale delle “competenze per la vita”, attraverso comunità di discorso e di pratica, reali e virtuali, nella società “connessa” in rete.<br />
<strong>La terza sfida </strong>dell’università è quella di partecipare direttamente – attraverso le Tecnologie dell’Informazione (che trattano conoscenze e saperi) e della Comunicazione (che trattano linguaggi e relazioni sociali) – ai processi di produzione della cultura e non solo della sua trasmissione alle nuove generazioni. [ Margiotta U., <em>Quanto distanti siamo dall'Università virtuale?, </em>"Sviluppo &amp; Organizzazione" 83-92]</p></blockquote>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: ATempoPerso</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2008/11/luniversita-del-futuro-umberto-margiotta-introduzione-al-tema-su-ibridamenti/comment-page-1/#comment-23755</link>
		<dc:creator>ATempoPerso</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Nov 2008 23:12:13 +0000</pubDate>
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		<description>Per favore, risparmiamoci almeno lo stereotipo del &quot;2.0&quot;, che non è affatto utile e già che ci siamo evitiamo anche la storia del &quot;virtuale/reale&quot;, come in effetti hanno saputo fare alcuni degli autori dei post davvero più interessanti.... d’altronde se il prof. Margiotta non li ritiene talmente rilevanti da includerli nella sua personale legenda un motivo certamente ci sarà no? Riprendo i due obiettivi principale che si deve porre quest&#039;agognata &quot;l&#039;università del futuro&quot;, esplicitati in modo chiaro  da Rita   &quot;a) genera e trasmette conoscenza e la certifica; b) impiega, elabora, integra conoscenza per il proprio funzionamento e il proprio sviluppo.  solo per sottolineare come questi già siano stati recepiti (seppure in stato embrionale e in nicchie di eccellenza) in diverse università italiane (compresa certamente anche la Cà Foscari limitatamente ad alcuni campi)... E&#039; chiaro che decenni di malcostume gestionale, immobilismo baronale e politicizzazione sterile non possano risolversi con tre righe nella legge finanziaria, né con la cosiddetta “onda” (provate ad andare in qualche università all’avanguardia in Inghilterra o America a dire che c’è bisogno di capovolgere la “piramide”… la risposta sarà “LOL”), né tantomeno, e qui da internet-addicted un pochino mi spiace per i profeti del “virtuale”, le community web-based più disparate chiamate incontestabilmente in causa come  salvezza suprema da non si sa quale apocalisse incombente. Qui dopo una trentina di post siamo già alla definizione del prof. del futuro… Mi fa piacere che almeno nella lista iniziale non venga menzionata la necessaria parentela (naturale o acquisita non stiamo a sottigliare) o affiliazione politica ovvero rapporti i interesse (economico o di altro tipo)… Sarebbe la prima novità di tale figura… Se non si guarda ai problemi reali della “nostra” università, presto scopriremo di aver delegato ancora a chi (improvvisati ministri dell’educazione in primis) di certo non ha alcuno interesse a sistemare le cose, se non nel verso che gli fa più comodo. L’università italiana, in generale, non andava 18 anni fa, e non va tutt’ora, basta accampare scuse di sorta su tagli ai fondi e al “futuro” personale. Ci sono professori che insegnano in piazza, letteralmente in questi giorni, e coinvolgono gli studenti e catturano molto di più la loro attenzione di molti altri che si presentano a lezione col loro bel portatile da xxxx euro e inefficaci powerpoint, che se lasciassero gli studenti in biblioteca per il tempo della lezione imparerebbero molto di più. Ben venga un professore al posto di dieci che vanno in pensione, ma che al concorso partecipino 100 persone, che sia davvero “pubblico” e che non si facciano i soliti giochi. Chi ne uscirebbe sono sicuro che avrebbe tutte le qualità per fare il professore oggi come fra 10 anni. 
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		<content:encoded><![CDATA[<p>Per favore, risparmiamoci almeno lo stereotipo del &#8220;2.0&#8243;, che non è affatto utile e già che ci siamo evitiamo anche la storia del &#8220;virtuale/reale&#8221;, come in effetti hanno saputo fare alcuni degli autori dei post davvero più interessanti&#8230;. d’altronde se il prof. Margiotta non li ritiene talmente rilevanti da includerli nella sua personale legenda un motivo certamente ci sarà no? Riprendo i due obiettivi principale che si deve porre quest&#8217;agognata &#8220;l&#8217;università del futuro&#8221;, esplicitati in modo chiaro  da Rita   &#8220;a) genera e trasmette conoscenza e la certifica; b) impiega, elabora, integra conoscenza per il proprio funzionamento e il proprio sviluppo.  solo per sottolineare come questi già siano stati recepiti (seppure in stato embrionale e in nicchie di eccellenza) in diverse università italiane (compresa certamente anche la Cà Foscari limitatamente ad alcuni campi)&#8230; E&#8217; chiaro che decenni di malcostume gestionale, immobilismo baronale e politicizzazione sterile non possano risolversi con tre righe nella legge finanziaria, né con la cosiddetta “onda” (provate ad andare in qualche università all’avanguardia in Inghilterra o America a dire che c’è bisogno di capovolgere la “piramide”… la risposta sarà “LOL”), né tantomeno, e qui da internet-addicted un pochino mi spiace per i profeti del “virtuale”, le community web-based più disparate chiamate incontestabilmente in causa come  salvezza suprema da non si sa quale apocalisse incombente. Qui dopo una trentina di post siamo già alla definizione del prof. del futuro… Mi fa piacere che almeno nella lista iniziale non venga menzionata la necessaria parentela (naturale o acquisita non stiamo a sottigliare) o affiliazione politica ovvero rapporti i interesse (economico o di altro tipo)… Sarebbe la prima novità di tale figura… Se non si guarda ai problemi reali della “nostra” università, presto scopriremo di aver delegato ancora a chi (improvvisati ministri dell’educazione in primis) di certo non ha alcuno interesse a sistemare le cose, se non nel verso che gli fa più comodo. L’università italiana, in generale, non andava 18 anni fa, e non va tutt’ora, basta accampare scuse di sorta su tagli ai fondi e al “futuro” personale. Ci sono professori che insegnano in piazza, letteralmente in questi giorni, e coinvolgono gli studenti e catturano molto di più la loro attenzione di molti altri che si presentano a lezione col loro bel portatile da xxxx euro e inefficaci powerpoint, che se lasciassero gli studenti in biblioteca per il tempo della lezione imparerebbero molto di più. Ben venga un professore al posto di dieci che vanno in pensione, ma che al concorso partecipino 100 persone, che sia davvero “pubblico” e che non si facciano i soliti giochi. Chi ne uscirebbe sono sicuro che avrebbe tutte le qualità per fare il professore oggi come fra 10 anni.<br />
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	<item>
		<title>Di: gigicogo</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2008/11/luniversita-del-futuro-umberto-margiotta-introduzione-al-tema-su-ibridamenti/comment-page-1/#comment-23754</link>
		<dc:creator>gigicogo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Nov 2008 22:28:13 +0000</pubDate>
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		<description>1) dimenticare che esiste &lt;b&gt;SOLO&lt;/b&gt; la lezione frontale
2) saper &lt;b&gt;dominare&lt;/b&gt; le nuove tecnologie
3) saper &lt;b&gt;abitare&lt;/b&gt; luoghi (”virtuali” e/o “reali”) in cui interagire sulla base di progetti di ricerca comuni con gli altri (=altri docenti e con gli studenti)
4) &lt;b&gt;saper ascoltare&lt;/b&gt;
5)..
6)..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>1) dimenticare che esiste <b>SOLO</b> la lezione frontale<br />
2) saper <b>dominare</b> le nuove tecnologie<br />
3) saper <b>abitare</b> luoghi (”virtuali” e/o “reali”) in cui interagire sulla base di progetti di ricerca comuni con gli altri (=altri docenti e con gli studenti)<br />
4) <b>saper ascoltare</b><br />
5)..<br />
6)..</p>
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