[ Il decreto legge sull'Università approvato oggi mentre le proteste dell'onda continuano. Leggi gli aggiornamenti anche su vaui.it, Venezia vs 133, Project Global, Radio Ca' Foscari, Raduni, IUAV - spazio studenti, ateneinrivolta]
Ho chiesto a titolo di favore a Stefania Pizzuti, dirigente scolastico di una scuola primaria della provincia di Milano, di delineare in poche righe quella che a suo avviso è la reale situazione, o meglio: sarà (in un futuro che molti si sarebbero augurati essere solo nella “fantascuola” dell’immaginario dei politici coinvolti in questa manovra) del sistema scuola, in particolare di quello che rappresenta per noi, si è più volte detto, un caso di eccellenza in Europa, la scuola primaria. In generale, forse a questa Europa, a questo mito adulterino e a questa “unione di fatto” di politiche sociali ed esigenze diverse, in un amalgama-Europa di riferimento, non possiamo credere più di tanto, anche dal momento che il mito, si sa, si presta a molte interpretazioni, e poi ognuno agita la bandiera europea e le cifre e le percentuali a modo suo. Qualcuno continua ad asserire che spendiamo troppo in istruzione. Un dato comunque suggestivo è nelle cifre percentuali OCSE del rapporto annuale sull’istruzione (è facile cadere nel vizio dei numeri, sì) reperibili qui.
Sul tempo pieno
Sul “tempo pieno” è stato detto tanto, anche troppo ma senza disvelarne la vera sostanza, quella che ha consentito alla scuola primaria (ex elementare) di praticare una didattica dell’accoglienza, dell’ascolto, del rispetto del patrimonio personale di ciascuno (emozioni, sentimenti, passioni, “intelligenze”) da poter anche condividere mentre si costruiscono le conoscenze.
Il tempo nell’apprendimento non è una variabile indipendente; esso è strettamente correlato agli obiettivi che la scuola persegue; una scuola che intende trasmettere nozioni non ha bisogno di tempi lunghi: si trasportano contenuti da un contenitore pieno ad uno presunto vuoto!
Una scuola che , invece, mira a promuovere lo sviluppo del potenziale individuale necessita di tempi “distesi” attraverso i quali ogni bambino/ragazzo , con il supporto di adulti competenti, è portato ad esprimere il meglio di sé in tutte le dimensioni di sviluppo: socio-relazionale, emotivo-affettiva, cognitiva…
Il tempo pieno organizzato conformemente alle disposizioni della legge istitutiva degli anni ‘70 ( L. 820 / 1971), ha consentito alla scuola italiana di essere una scuola inclusiva dove ognuno (alunni eccellenti, alunni con disturbi dell’apprendimento, alunni disabili, alunni stranieri, ecc.) ha avuto la possibilità di trovare un proprio spazio per crescere formandosi e acquisendo conoscenze. L’articolazione di un modello di scuola a tempo pieno , consolidatosi nel corso degli anni ed ancora oggi diffuso in gran parte delle scuole del Nord ed in particolare nella nostra Regione con punte elevate nella nostra provincia prevede un tempo-scuola settimanale di 40 ore in cui due insegnanti intervengono, con la medesima responsabilità educativa, nella stessa classe con un orario di insegnamento di 22 ore settimanali ciascuno, con alternanza quotidiana tra mattino e pomeriggio. La giornata scolastica, pertanto, comprensiva anche di un tempo dedicato al pranzo e ad un intervallo che precede la ripresa delle lezioni pomeridiane, si snoda tra azioni didattiche di uguale valore formativo che attengono sia all’apprendimento disciplinare sia alla costruzione di competenze nelle varie dimensioni dello sviluppo : emotivo-affettiva, socio-relazionale, dell’autonomia. La condizione imprescindibile è che ciascuno dei due insegnanti si occupi in maniera competente di un ambito disciplinare ( linguistico-espressivo o matematico-scientifico ); l’aggregazione delle varie discipline in un determinato ambito è definita dal Collegio dei Docenti anche sulla base delle competenze manifestate dagli insegnanti interessati; ( in genere il docente che si occupa dell’ambito linguistico-espressivo oltre ad insegnare lingua italiana insegna storia, educazione alla convivenza civile, educazione artistica e musica ; l’altro insegna matematica, scienze, geografia ed educazione motoria). L’unitarietà dell’insegnamento, che va assolutamente garantita, dato che l’alunno - soggetto dell’apprendimento - si sviluppa e si evolve secondo un processo unitario pur nella varietà di prestazioni richieste ed espresse, è assicurata dal confronto continuo tra i due docenti e con eventuali altri specialisti che intervengono nella classe per un certo numero di ore settimanali ( insegnante di inglese,di Religione cattolica, di sostegno se nella classe sono inseriti alunni diversamente abili). A questo confronto è dedicato , oltre ai momenti informali del quotidiano contatto , il tempo appositamente previsto della “programmazione ” ( due ore settimanali in orario non coincidente con i tempi delle lezioni). Questo tempo è anche destinato ad approfondire la conoscenza del singolo alunno, alla ricerca di strategie didattiche e metodologiche innovative che diano risposte adeguate alle esigenze rilevate ed a progettare insieme percorsi didattici alternativi calibrati sui bisogni espressi dagli alunni ( consolidamento e potenziamento di abilità attraverso specifici laboratori, approfondimento di conoscenze, recupero per chi manifesta difficoltà , ecc) . A tali percorsi è dedicato il tempo della “contemporaneità”, altro elemento qualificante dell’organizzazione a tempo pieno: i due insegnanti contemporaneamente in servizio ( per due volte alla settimana per un totale di 4 ore settimanali) lavorano con gruppi ristretti di alunni con la possibilità di prestare la dovuta attenzione attraverso una mirata modulazione degli interventi.
L’art. 4 del Decreto 137 ( divenuto legge il 31 ottobre u.s.) in continuità con la L.53 del 2003, prevede un tempo-scuola con caratteristiche assolutamente diverse rispetto a quelle illustrate. Un unico insegnante si occuperà , in orario esclusivamente antimeridiano, delle discipline “fondamentali” ( lingua italiana, matematica, storia, geografia, scienze, inglese…) e un altro insegnante intratterrà nel pomeriggio gli alunni le cui famiglie avranno scelto il tempo lungo di 40 ore settimanali comprensive di mensa.
Cosa si potrà o dovrà fare , chi lo farà e per quanti e quali alunni è tutto da scoprire; certo è solo che il tempo pieno a cui il Ministro dell’Istruzione del passato Governo ( con apposito articolo nella Legge 176 del 25 / 10 / 2007, per contrastare i dettami della L.53 del 2003 ,) aveva ridato dignità reintroducendolo nella sua specifica struttura con il doppio organico nella classe, non esiste più.
Riteniamo che la scuola primaria perda così la possibilità di essere veramente la scuola di tutti.
Stefania Pizzuti, Dirigente scolastico del 3° Circolo, Rozzano


















Questo credo sia il passaggio importante e di sintesi:
Sono proprio due progetti formativi diversi e antitetici: la scuola che riempie di nozioni e la scuola, invece, che progetta percorsi di formazione per le giovani generazioni. E il dato che emerge da questa riflessione di Stefania Pizzuti, è preoccupante.
Il decreto Gelmini infatti con la reintroduzione del maestro unico e l’impossibilità di articolare percorsi di compresenza dei docenti, porta diritto a perdere il valore aggiunto di una scuola che promuove “lo sviluppo del potenziale individuale” e che ” necessita di tempi “distesi” attraverso i quali ogni bambino/ragazzo , con il supporto di adulti competenti, è portato ad esprimere il meglio di sé in tutte le dimensioni di sviluppo: socio-relazionale, emotivo-affettiva, cognitiva…”
E’ mai possibile che un patrimonio così ricco di sperimentazioni, di pratiche e di valide e collaudate progettazioni formative, vada di colpo disperso?
@Maddalena
E’ quello che mi chiedo anch’io: com’è possibile distruggere un tempo scuola fortemente voluto, che alla base ha solide motivazioni pedagogiche e ddiattiche, che vede all’opera migliaia di insegnanti che credono in esso?
Sono un’insegnante in una scuola primaria a tempo pieno, e non per caso, ma perchè proprio io ho chiesto di poter lavorare in questa particolare modalità organizzativa: perchè credo che superi il semplice nozionismo, perchè dà la possibilità ai bambini di vivere situazioni formative concrete, perchè permette loro di compiere esperienze che li possono arricchire come persone, prima ancora che come alunni. Il tempo pieno mette in contatto gli alunni con il territorio, gli permette di uscire dal contesto scolastico e di conoscere ciò che il mondo può offrire loro…e non parlo semplicemente della “gita” di fine anno, bensì di tutti quei momenti in cui la classe esce da scuola proprio grazie alla compresenza di più insegnanti: visite a mostre, librerie, eventi, passeggiate per la città, incontri con altri alunni…
La reintroduzione del maestro unico, l’aumento del numero di alunni per classe, la riduzione degli orari…come si potrà fare ancora AZIONE EDUCATIVA e non semplice nozionismo???
@ Giorgia,
sì il fatto che forse viene meno evidenziato, è proprio questo: il fatto dire “maestro unico” non significa semplicemente tagliare i posti di lavoro, ma significa rinunciare ad un modello effettivamente formativo di scuola primaria. Lo Stato sembrerebbe così voler rinunciare ad un suo compito prioritario che è la formazione delle nuove generazione…
copio incollo dal gruppo Facebook Fermiamo la Legge Gelmini – Sosteniamo il Referendum Abrogativo:
ROMA – Il decreto legge sull’Università varato oggi dal Consiglio dei Ministri dà una boccata d’ossigeno agli Atenei.
Concorsi più trasparenti. Finora la commissione era formata da un membro interno e 4 membri eletti. Le nuove modalità prevedono che sarà eletto un pool molto ampio di professori all’interno del quale poi saranno estratti a sorte coloro che faranno parte della commissione che giudicherà. “Si evita così – spiega il ministero – il rischio di predeterminare l’esito dei concorsi e si incoraggia un più ampio numero di candidati a partecipare”.
Con conti in rosso niente assunzioni. Si pone un freno alle gestioni finanziarie non adeguate di alcune università. Da oggi gli atenei con bilanci in perdita non potranno bandire concorsi per docenti o personale amministrativo.
Dal 2009, tremila posti in più per ricecatori. Ci sono 150 milioni di euro per favorire il turn over.
L’obiettivo è quello di favorire l’assunzione di giovani e diminuire l’età media dei docenti italiani. Incentivi dunque alle Università per favorire il pensionamento e l’assunzione di giovani docenti. Gli atenei potranno anche decidere di fare entrare solo giovani ricercatori arrivando quindi a 2 giovani ricercatori per ogni docente in pensione. Almeno il 60% delle assunzioni devono essere destinate ai nuovi ricercatori e le università che rinunceranno a trattenere i docenti oltre i 70 anni di età possono raddoppiare il numero dei posti per ricercatori.
Agli atenei migliori 500 milioni di euro. Cinquecento milioni di euro (cioè il 5% del Fondo del Finanziamento Ordinario) saranno distribuiti alle Università migliori: quelle con produzione scientifica, organizzazione e qualità didattica migliori. Le università più virtuose saranno individuate attraverso i parametri di valutazione Civr, Cnvsu e modelli internazionali.
Soldi a chi elimina corsi inutili. Saranno premiate con più finanziamenti, trasferiti direttamente dal ministero, le università che ridurranno sedi distaccate non funzionali e corsi di laurea in eccesso rispetto alle reali esigenze formative degli studenti e alle richieste del mondo del lavoro.
Enti ricerca esclusi da blocco assunzioni. Gli enti di ricerca sono esclusi dal blocco delle assunzioni che è entrato in vigore per tutte le amministrazioni pubbliche.
Concorsi già banditi fuori da turn over. I bandi di concorso per posti da ricercatore già banditi sono esclusi dal turn over. 2300 ricercatori dunque saranno esclusi dal blocco del turn over.
Per studenti meritevoli 135 milioni di euro. Un incremento di 135 milioni di euro sarà destinato ai ragazzi capaci e meritevoli, privi di mezzi economici. Nel 2009-2010, con il nuovo finanziamento, tutti gli idonei in Italia avranno la borsa di studio e l’esonero dalle tasse. Sono 180 mila oggi i ragazzi idonei a ricevere la borsa di studio e l’esonero dalle tasse universitarie, ma solo 140.000 li ottengono.
Residenze universitarie, 65 milioni. Sessantacinque milioni di euro sono destinati a nuove strutture. Si prevedono 1700 posti letto in più per studenti universitari.
Fonte: Repubblica.it
il link nel calendario relativo alla manifestazione di roma del 15 non funziona
breve cioccolatino per l’anima:
fine cioccolatino per l’anima
i commenti dove sono nella home?
Giovanni, non mi trovo più ;-)))
uh!
siamo diventati ancor più professionali e seri…
@ Egida
copia incolla il link nella barra indirizzi e vedrai che funziona
http://1.bp.blogspot.com/_V-Ww9sSjWbY/SQ8xojXNn-I/AAAAAAAAACs/d6HW-ZdJ6g4/s1600-h/Untitled-1.jpg
grazie del cioccolatino…
@red
è tutto merito di Giovanni Polimeni che spero mi rimetta anche i commenti nella home, così mi riambiento anch’io
[...] Ancora SCUOLA. Parla un dirigente scolastico di una scuola elementare. [...]