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Venezia, Ponte della libertà, 30 ottobre 2008, diecimila studenti universitari, medi, ricercatori e precari della scuola hanno sfilato sul Ponte della Libertà fino al parco di S.Giuliano.
Il dato quantitativo, di per sé straordinario, riflette la qualità soggettiva di questo movimento.
Un movimento libero e indipendente, libero da gabbie identitarie e capace di rispondere alle provocazioni di chi, come a Roma, tenta di riportarlo sulla strada di ideologie appartenenti ad un passato a cui non siamo disposti a tornare.
Un movimento indipendente da partiti e da corporazioni, come ha dimostrato il corteo odierno, privo di bandiere e simboli, ma carico di rabbia, di contenuti e di vita.
Un movimento che sta dimostrando la propria determinazione nella battaglia per il ritiro dei provvedimenti voluti dalla Gelmini, da Tremonti e da Brunetta.
Noi abbiamo smascherato l’assenza di idee di questo governo in merito alla formazione, un’assenza di idee che esplode oggi in tutta la sua inadeguatezza, ma che è il frutto di un’incapacità decennale, a destra come a sinistra, di affrontare un serio rinnovamento del settore.
Denunciamo che non siamo di fronte ad una riforma, ma ad una serie di tagli e contestiamo punto per punto i provvedimenti del governo: dai 1500 milioni di euro di tagli nei prossimi quattro anni al Fondo di Finanziamento Ordinario, al blocco del turnover che precarizza a vita la ricerca, fino alla possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni di diritto privato, fatto salvo che, in questo paese, manca del tutto un tessuto di impresa in grado di investire nella ricerca e nell’innovazione.
Questo governo vuole fare pagare alla scuola, all’università e alla ricerca il costo della crisi. Si mettano il cuore in pace: non pagheremo la loro crisi.
Vogliamo inoltre chiarire che la nostra lotta non è la lotta dei baroni, di chi, negli ultimi decenni, ha gestito l’università pubblica come il proprio feudo. Non vogliamo tornare indietro, ma trasformare l’università del presente a partire da noi, da questo movimento, dalla sua complessità e dalle sue differenze.
L‘appuntamento, aperto a tutti gli studenti e i precari della scuola è per mercoledì prossimo alle 14 presso la sede centrale di Ca’Foscari per un grande momento assembleare.
L’onda anomala ha sommerso Venezia e questo mare non si ritira.



















“il corteo odierno, privo di bandiere e simboli, ma carico di rabbia, di contenuti e di vita”: un punto di non ritorno, spero!
La logica delle appartenenze, che caratterizzava i movimenti del recente passato, è stata travolta dall’onda anomala: da qui si riparte!
Matrio Galzigna
Matrio, ovviamente, sta per Mario :-))))
ma bene, esercitiamoci allora su questo lapsus di Mario che … [simboli, appartenza, onda, rabbia, contenuti e vita]… mi sembra un giusto tributo alla superiorità del matriarcato.
Scherzo, eh
credo anch’io che a saperli ascoltare, gli studenti – che poi sono il nostro futuro – stanno dicendo di essere un’onda “anomala” e questo rimarcare la loro differenza a me piace. Mi fa riflettere.
è incredibile la forza che questa ‘onda’ trae dalla diversità delle sue ‘gocce’. ho notato che i media e i politici e altri signori della definizione non sono riusciti ad assorbire il movimento, non sono riusciti ad arginarlo nonostante i molteplici tentativi. hanno tentato con ‘strumentalizzazioni della sinistra’, han tentato di contrappovi un fronte di studenti diligenti che vogliono garantire il diritto allo studio, hanno inscenato o amplificato uno scontro “destra” contro “sinistra” d’altri tempi. nessun risultato. l’onda cresce, è importante continuare a darle forza, mantenere alta la ‘tensione’ (non violenta!!). la mia speranza è che vi sia una nuova partecipazione, che non si limiti alle indecenze di questi tagli alla scuola, ma sia sensibile ad altre vergognose condotte della nostra casta politica.
@Enrico abbiamo il “calendar”, hai visto, grazie al nostro Giovanni Polimeni, in cui inserire gli appuntamenti del movimento nei prossimi giorni. Teniamoci reciprocamente aggiornati
E sì lo scrivevo prima a gg, in un altro post, che secondo me noi adulti dovremmo davvero fare molti passi indietro per riuscire ad ascoltare cosa ci state dicendo.
ricopio qui, quanto scritto di là:
@gg
ci stavo pensando prima, perché anch’io, di mio, sarei un pò passionale quando si toccano i temi della politica (ed è per questo che mi sto sforzando di fare molti passi indietro)…
ne ho fatti talmente tanti, che mi sono proprio allontanata dal gomito a gomito dei cortei,
…. ancora passi indietro…
dal problema se rispondere o meno alle provocazioni di una minoranza di provocatori,
… ancora passi indietro…
dal fatto che i problemi ci sono da anni
… ancora passi indietro…
e sono arrivata a questa immagine:
guardavo da lontano centinaia e centinai di ragazzi e di giovani che attraversavano in modo pacifico il ponte della Libertà, un ponte simbolo che collega un’isola – Venezia- alla terraferma
li ho visti tutti assieme chiedere una sola cosa: vogliamo studiare, vogliamo fare ricerca, vogliamo passare il nostro tempo a conoscere, a leggere, a progettare, a innovare
e noi adulti a dire loro di no, a dire loro che è meglio si dedichino ad altro, che vadano all’estero a cercare fortuna.
Stiamo dicendo alla nuova generazione che la cultura non vale niente, che non è cosa da finanziare, non è quello in cui devono credere.
Questa cosa mi crea molto più disagio che scendere in trincea per difendere i colori in cui credo. Ti assicuro gg, molto più disagio.
copio incollo da Facebook
l’onda anomala è arrivata fino a qui http://www.giuliotremonti.it/
ma il sito di tremonti?????
passi indietro…
ma avere anche dei colori è davvero così squalificante?
tra l’altro, non è necessariamente un problema solo degli adulti.
quello che mi chiedo è se non ci siamo lasciati abituare a considerare buona educazione essere apolitici.
Dopo qualche giorno siamo arrivati alla formula “apartitici, non apolitici” . Ma abbiamo un sentimento sufficiente di questa distinzione? (il noi sta per il movimento ondoso, credo).
A-politico è bestia o dio – può anche saltar fuori lasciando il cervello a ruminare il termine in background per una decina di gradini.
O magari può tornare a galla il senso comune, a dire piantala di giocare al lego con le parole, e la differenza scivolare in una formula elegante ma tutto sommato secondaria.
Però tanto secondaria, a stomaco, non sembra…
(tra parentesi, sono arianna, aka “filosofa che non fa un c”. non ho preso egìda per fare l’anonima, ma perché era troppo carino per lasciarlo lì)
@ Paolo
sì, hanno hackerato la home page del sito del minsitro Tremonti, le altre pagine sono visibili se le cerchi da Google.
@Egìda
no, intendiamoci. I miei colori me li tengo tutti: cerco solo di sospendere momentaneamnete il giudizio per riuscire a mettermi in sintonia con ciò che vedo ed essere capace di ascolto. Ci mancherebbe
Credo che sia qualcosa di davvero innovativo nel panorama italiano. Tanti giovani accomunati in un unica protesta benchè appartenenti a contesti così diversi. Da “partecipante” poi devo dire che scalda il cuore vedere come, anche grazie alla rete, su cui varrebbe proprio la pena di fare un discorso, l’onda si sia propagata in tutta italia e si mantenga in contatto.
comunque credo che bisognerebbe fare anche un passo avanti e capire che ber lu è un semidittatore. e che bisognerebbe scendere in piazza contro musso… pardon berluschini… ops berlusconi. in questo senso l’unico colore è la libertà di espressione. come può esserci ricerca e studio in un paese devastato dal vaticano e dalla massoneria? su youtube ci sono cinque video, censurati da tutte le tv italiane che parlano del successo di berlusconi. mi dispiace ma qui io colore politico c’entra. sennò si fa come ai tempi di mussolini: dopo la sua morte molti italiani fascisti erano magicamente diventati antifascisti. cioè: che senso ha manifestare senza colore? la gelmini e la riforma l’ha voluta un governo il cui colore io non rappresento. allora, io dico: gelmini è di un colore. quindi quelli che l’hanno votata e ora protestano, per me sono degli ipocriti e dei qualunquisti. come dice travaglio questa è una repubblica delle banane. anche a me piacerebbe un paese dove ci fosse la giustizia indipendentemente dal colore. ma così non è: il colore di berlusconi sta monopolizzando tutta l’informazione in un colore solo. se non c’è colore non c’è opposizione reale. è bello vedere giovani appartenenti a contesti diversi accomunati da un’unica protesta: ma è opportunismo schizofrenico. spiegatemi: ma tutta sta gente che protesta contro la gelmini non lo sapeva che votando berlusconi tutto sarebbe diventato un’azienda? secondo me, moltissimi giovani hanno poco coscienza politica e soprattutto guardano troppa tv.