I temi che in questi ultimi frangenti stanno cominciando a scaldare i cuori dei più, costituiscono una tappa particolarmente sofferta di tendenze pluriennali: i tagli all’amministrazione, all’istruzione pubblica , all’università e alla ricerca sono una costante tutta italiana (ricordo che, per esempio, la ricerca in Italia riceve circa 1,1% del PIL, contro Francia e Germania che si attestano sul 3%). Non è da accusare la legge 133 in toto o il Governo, ma certo l’atteggiamento di chiusura in una torre d’avorio da parte del Governo non aiuta a smorzare i toni, a lenire le preoccupazioni, a risollevare la situazione. È l’atteggiamento dei politici al potere che, spesso, non va, la monotona routine dei commenti flash in pieno stile mediatico.
Mi piacerebbe sapere se qualcuno che ne sappia più di me, studente sprovveduto quanto preoccupato alle prese con qualcosa di cui mi è impossibile tracciare orizzonti netti, sia tanto gentile da rendermi pienamente conto di certe mie osservazioni “superficiali” su qualche passo della legge 133. Eccole.
Per quanto riguarda l’ICI, è stato abolito, ma l’art. 61 comma 11 taglia i contributi ordinari attribuiti dal Ministero dell’Interno a favore degli enti locali (dal 2009 in poi),
di 200 milioni annui per i comuni
di 50 milioni annui per le province.
L’art. 61 comma 15 prevede che le riduzioni di spesa (di cui ai commi 1,2,5,6) alle amministrazioni non si applichino agli enti previdenziali privatizzati. Quindi si privilegiano gli enti privati e la conseguente loro diffusione.
Per contro al diffuso clima di tagli che pervade nella legge, l’art. 61 comma 22 sancisce che, in nome della “tutela dell’ordine pubblico”, le Forze Armate possono attingere alle risorse di un fondo istituito dalla stessa legge di abolizione dell’ICI prima casa e rimpinguato dall’art. 60 comma 8 della legge 133, per il reclutamento di personale. Dunque, mi par di capire che, contemporaneamente ai tagli al personale amministrativo e al corpo docenti, è previsto un aumento della milizia.
Art. 63 comma 3: si integra il “Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche” di 200 milioni di euro per l’anno 2008, ma:
1. ci si dimentica del “Fondo per le competenze dovute al personale delle istituzioni scolastiche, con esclusione delle spese per stipendi del personale a tempo indeterminato e determinato”, previsto dalla legge finanziaria per il 2007;
2. le economie lorde di spesa derivanti dalla diminuzione dei docenti, dal taglio del 17% del personale ATA (per il triennio 2009-2011), dalla chiusura o accorpamento di istituti scolastici siti nei piccoli comuni, dalla sospensione della SSIS e da altro, sono nettamente maggiori ai finanziamenti pubblici (cfr. art. 64 comma 6): 456 milioni di euro di tagli solo per il 2009, che si aggiungono ai già 897 milioni di economie di spesa previste per il 2009 dalla legge finanziaria 2008.
Ma veniamo al puncum dolens. Art. 16 comma 1: le Università pubbliche possono
deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato; di conseguenza, come si dice al comma 6, il nuovo statuto della fondazione può prevedere l’ingresso di nuovi soggetti, pubblici o privati, e (comma 10) il Ministro dell’istruzione, di concerto con il Ministro dell’economia, esercita il controllo tramite Amministrazioni vigilanti. Il comma 1 si appella all’art.33 della Costituzione, ma è proprio vero che “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” a seguito di privatizzazione generalizzata e controllo statale? Noto en passant lo stridente contrasto di intenzioni con il comma 6, art.5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537: “Le Università possono, altresì, stipulare con il Ministro dell’Università e della ricerca scientifica e tecnologica, accordi di programma per l’attribuzione delle risorse finanziarie [..] per la gestione del complesso delle attività ovvero di iniziative e attività specifiche”.
Il meccanismo del turn over, spiegato nell’art.66, sancisce che, ad esempio, per il 2009 (comma 3) le nuove assunzioni nelle amministrazioni pubbliche non dovranno superare il 10% delle cessazioni (licenziamenti, liquidazioni, pensionamenti), mentre la legge finanziaria 2007 prevedeva per il 2009 il 40 %. Stesso meccanismo di riduzioni per il 2010-2011 (il 20%) e per il 2012 (il 50%). Contemporaneamente si riduce il fondo per il finanziamento ordinario alle università (comma 13) di 63,5 milioni di euro per il 2009, fino a tagli di 455 milioni a decorrere dal 2013.
Ora, una della tante domande che mi frullano in testa è: come si fa a garantire il buon funzionamento del sistema universitario, e in generale dell’istruzione a tutti i livelli e gradi, contemporaneamente tagliando e riducendo finanziamenti pubblici e personale amministrativo e docente?
Ai posteri l’ardua sentenza


















dirette radio qui
http://www.facebook.com/l.php?u=http://fustigato.altervista.org%2Fraduninews.mp3
il notiziario di RadUni (l’unione delle Radio Universitarie): è uno speciale notiziario sulla protesta studentesca con varie interviste (tra cui Venezia).
e qui Radio Ca’ Foscari
http://www.facebook.com/l.php?u=http://www.radiocafoscari.it
le ultime notizie qui
http://www.repubblica.it/2008/10/dirette/sezioni/cronaca/scuola/30-ottobre/index.html
Risponditi.
http://www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm
http://www.loccidentale.it/articolo/quelli%20che%20vogliono%20salvare%20il%20mondo%20dalla%20gelmini.0060434
A FAVORE DELLA 133
“Viste le proteste dilaganti di questi ultimi giorni e il clima di allarmismo e di concreta preoccupazione che aleggia tra gli studenti universitari, vorrei soffermarmi su alcuni punti della legge 133 oggetto di dibattito.
Punto primo : Il fantomatico taglio di 456 milioni di euro dal FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario) è in realtà sensibilmente inferiore, perchè si tratta infatti di 63.5 milioni di euro che sono giustificabili con l’adozione del blocco del turn over, secondo il quale ogni cinque dipendenti dell’università che vanno in pensione, ne sarà assunto uno. Dato che nel nostro paese ci sono 75 atenei, secondo una rapido calcolo, ciascuno di essi subirà un taglio di circa 847.000 euro ( 63.500.000E / 75 atenei).
A Pisa sono previsti 300 pensionamenti che, in virtù del turn over, porteranno a 60 assunzioni ( ogni 5 pensionamenti ci sarà un’assunzione ), con una differenza di 240 dipendenti in meno. Calcolando, in media per ciascun lavoratore, uno stipendio di circa 2000E, ogni anno l’università risparmierebbe 5.760.000 euro. Se da questa cifra vengono detratti gli 847.000 euro di tagli, all’ateneo toscano resterebbero comunque circa 4.900.000 euro da destinare al recupero dei debiti, ad offrire maggiori e migliori servizi agli studenti e ai dipendenti…
Punto secondo : Il blocco del turn over è stato pensato per arginare quella politica di assunzione selvaggia che ha costi esorbitanti per il cittadino e che ha caratterizzato tutta la pubblica amministrazione, comprese l’Università, negli ultimi anni. La legge prevede che quando cinque dipendenti dell’ateneo andranno in pensione ( e non saranno quindi nè licenziati, nè allontanati con la forza dall’università, nè destinati allo svolgimento di altre mansioni ), ne venga assunto uno, in modo da poter contenere i costi di mantenimento dell’apparato universitario. E ciò significa razionalizzazione, perchè in un ufficio dove bastano due segretarie, non ha molto senso averne quattro ; e se all’ingresso di una facoltà c’è una stanza che può a malapena ospitare un custode, perchè averne due o tre ? In questo avvicendamento, i servizi essenziali rimarranno garantiti e nessun insegnamento verrà soppresso, nè alcun ufficio sarà chiuso. Quindi la nostra cultura non è in svendita, nè in pericolo, nè all’asta.
Punto terzo : Per ciò che attiene le Fondazioni, ai sensi della legge 133 i Senati Accademici avranno LA FACOLTA’ e non l’obbligo di deliberare la trasformazione dell’Università in Fondazione. Pertanto, nessuno desidera tramutare improvvisamente le nostre università in centri dati in mano a privati che speculeranno sulle nostre giovani menti e possenti braccia, oberandoci di rette altissime che in pochi potranno permettersi. No! Nessuno intende vendere l’università, ma lasciare LIBERA SCELTA ad ogni senato accademico di optare per la soluzione migliore. Infatti, se in una zona ci sono dei privati che intendono contribuire alla trasformazione dell’università in fondazione, e i componenti dell’organo centrale di ateneo, considerano conveniente l’offerta ( per gli studenti che magari potranno godere di servizi migliori, per l’università che conoscerà un notevole sostegno economico, per le strutture che verranno ampliate offrendo nuovi posti di lavoro … ), possono, a MAGGIORANZA ASSOLUTA deliberare per il passaggio dell’università in fondazione.
In quest’ultima ipotesi, gli Atenei potranno usufruire dei finanziamenti privati ed avere la garanzia di costruire un concreto ponte nel mercato del lavoro che spesso, cari colleghi studenti, ci vediamo negato perchè, una volta conquistato l’agognato pezzo di carta siamo costretti a fare la fila tra un ufficio e l’altro in cerca di un impiego. Senza che l’università ci abbia fornito alcun contatto .
Pubblicato da Alberto Cubeddu
Non è il “quanto” ma il “come” che è importante in una buona gestione di ogni cosa. Le riduzioni di risorse economiche si rendono necessarie perche0′ soldi pubblici da elargire a iosa non ce ne sono più per nessuno. Inoltre quelli già erogati sono stati spesi male e per cose che non interessano certo gli studenti.Il 97% dei finanziamenti sono infatti impegnati per pagare stipendi da fame ai troppi docenti, molti dei quali assunti senza concorso ma a chiamata diretta, e che insegnano male e poco. Non è poi vero che vengono privilegiate le scuole private e paritarie: tremonti in finanziaria ha tagliato loro i fondi pubblici del 30% anche se tutti si guardano bene dal divulgare la notizia. Complimenti comunque per il tuo post, le cui domande hanno incuriosito anche me al punto da chiedere a chi me sa più di me. Se avrò le risposte te le pubblico.
…veramente non capisco: innanzi tutto perchè in cima al commento c’è scritto Davide e in fondo Alberto? doppia personalità? Mah!
Scrivi cose mostruose con l’accento di chi parla a un bambino: anche se fosse vero quello che dici, ovvero che i tagli saranno di “soli” 847.000 euro ad ateneo, per molta gente (non tu evidentemente) sarebbe un grosso problema. 847.000 euro in meno all’anno implica necessariamente un innalzamento considerevole della retta: se già ora c’è gente con l’acqua alla gola, nei prossimi anni sarà peggio!
A Pisa sono previsti 300 pensionamenti che, in virtù del turn over, porteranno a 60 assunzioni ( ogni 5 pensionamenti ci sarà un’assunzione ), con una differenza di 240 dipendenti in meno. Calcolando, in media per ciascun lavoratore, uno stipendio di circa 2000E, ogni anno l’università risparmierebbe 5.760.000 euro. Se da questa cifra vengono detratti gli 847.000 euro di tagli, all’ateneo toscano resterebbero comunque circa 4.900.000 euro da destinare al recupero dei debiti, ad offrire maggiori e migliori servizi agli studenti e ai dipendenti…
Veramente credi a quello che scrivi?!!? A parte l’assurdità della media di stipendio di 2000 euro, che non so da quale giornale, libro, fumetto tu l’abbia estrapolato, ma quando definisci “dipendenti” i ricercatori e i docenti e dici che le università avranno addirittura dei soldi in più (4.900.000…ahahahah) per offrire più servizi agli studenti, mi spavento un po’!
Anche se questi fantomatici milioni di euro (da come la metti tu sembra che questo provvedimento finanzi le università!) entrassero sotto forma di migliori servizi nelle tasche degli studenti… di che servizi stiamo parlando? Più computer? Sedie più comode? Massaggiatrici di spalle? Come si può migliorare il sistema universitario tagliando l’ottanta percento delle assunzioni!!!!!!!! In un paese come l’Italia per altro, in cui chi se ne và ha già un piede nella fossa e chi rimane non è certo giovane! Bloccare le assunzioni significa: meno docenti, classi più numerose (quindi meno contatto con i professori), meno ricercatori (quindi meno innovazione, meno scoperte, meno futuro per tutti… anche per te!), meno turnover e corpo docente sempre più vecchio!
Se poi vogliamo parlare di bilanci…ok, magari ci saranno più soldi a disposizione per creare palestre in università, ma, di certo non migliorerà la formazione! Sono d’accordo con chiunque affermi che ci sono dei problemi legati alle università: sprechi, sedi inutili, finaziamenti per ricerche obsolete ecc ecc, ma tagliare in maniera indiscriminata i fondi non è una soluzione seria. Su questo possiamo essere d’accordo? Siamo d’accordo sul fatto che se si vuole migliorare il sistema universitario bisogna puntare ad azzerare gli sprechi? Che ci vuole uno studio mirato che identifichi problemi specifici e che li risolva o li elimini (in casi estremi)? Siamo d’accordo che dire: tagliamo un X alle università (che sia 1 euro o 1500 milioni di euro), senza riflettere su cosa veramente và cambiato, sia una stronzata, un errore colossale commesso da gente incompetente? Siamo d’accordo su questo? il resto è un dibattito sulle cifre. La realtà è che i tagli sono indiscriminati e che, mentre in tutti i paesi d’europa si punta a risolvere questo momento di grave crisi anche attraverso l’innovazione e la ricerca, in italia si diminuiscono i posti ai ricercatori e si tagliano, senza criterio, fondi pubblici alle università.
Non ho più voglia di scrivere.
Quindi concludo qua!
Buona vita.
Blatta