Tra i fatti ed i misfatti (della didattica con le tecnologie) andrebbero considerate le ragioni per cui, a detta di molti, lo stato dell’arte nostrano è lontano da quello internazionale. Ovvero, vizi e virtù della didattica con le tecnologie. Val, quindi, la pena ricordare le parole di Giorgio Olimpo, Direttore dell’Istituto per le Tecnologie Didattiche del CNR di Genova, cui era stata affidata la keynote speech alla conferenza SIEL (Sociatà Italiana di e-learning) tenutasi qualche mese fa a Trento.
Il tema: “Tecnologie ed apprendimento. Guardare al passato per costruire il futuro”. Dopo una prima parte riguardante un excursus storico sugli usi didattici delle tecnologie secondo la quale si evidenzia come con l’emergere di nuove tecnologie si é fatto un passo indietro sul piano concettuale. Un esempio, l’e-learning che ripropone, con le tecnologie, una didattica istruzionista che nella scuola “normale” era ed è in una fase di ripensamento e superamento. Con l’e-learning, nelle sue espressioni dominanti, si ha una cattiva erogazione di contenuti e un’interazione non integrata ed opzionale e l’utilizzo di modelli, organizzativi rigidi.
Questa amara considerazione apre la porta ad una bordata di critiche al sistema..
In Italia, secondo Olimpo, si fa didattica con le tecnologie senza tener conto dei risultati della ricerca. E questo é un peccato comune ai ricercatori, ai policy maker, al mondo del business.
Molti comportamenti di decisori politici, di responsabili di istituzioni ed organizzazioni educative tradiscono un approccio alle tecnologie come un fatto ineluttabile (= ci sono, dobbiamo occuparcene), come un rischio misto a paura. Le tecnologie sono viste come rimedi contro la noia di tanta didattica.
Ciò che sembra guidare tante scelte a favore delle tecnologie sembra essere la logica del porre rimedio, non quella di una grande opportunità di cambiamento e di miglioramento.
Si torna indietro e lo si fa per interessi di bottega, di mercato, di politica, di ricerca.
Anche su questo la politica dimostra di avere bisogno di tempi brevi per i risultati ed usa un pensiero sbrigativo (ecco l’enfasi sulle lavagne interattive come “vera” espressione dell’innovazione).
Sul piano scientifico, Olimpo, rileva la mancanza dell’effetto cumulativo dei risultati della ricerca. Tutti operano nell’ignoranza, nella non considerazione di quanto altri hanno fatto. Questo avviene perché non esiste un dialogo tra punti di vista parziali e differenti.
Si ha contrapposizione di punti di vista: umanisti vs tecnologi, prospettiva socioculturale vs cognitiva. Si ha una insufficiente collaborazione interdisciplinare; si hanno resistenze istituzionali e culturali.
Questo avviene, anche e più banalmente, perché raramente si ha accesso alla documentazione di ricerca, che viene occultata se non in quelle parti in cui si descrivono i risultati positivi tacendo colpevolmente su quelli negativi. E questo occultamento di informazioni è tanto più forte, quanto più i finanziamenti utilizzati sono di tipo pubblico.
Vi è, inoltre, la difficoltà storica propria del settore ad identificare paradigmi condivisibili, riconoscere similitudini e differenza, condividere risultati ed esperienze. Sempre secondo il relatore abbiamo la necessità di un salto di qualità della ricerca perché nel mondo che ci circonda cambiano i bisogni e le motivazioni.
Lo scopo dell’educazione si sta precisando essere quello dell’educare per le nuove dinamiche tenendo conto delle forme non formali dell’apprendimento.
Ricordano la celebre affermazione di Rebelais (è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena), Olimpo chiude la sua relazione con l’esortazione, al mondo accademico, ad una maggior intraprendenza concettuale e ad una maggior spregiudicatezza nel pensiero.


















grazie Gianni, ciò che scrivi è molto interessante. Spero che sia accolta l’esortazione di Olimpo a:
Non mi piace pensare all’:
per non parlare di quanto dici sulle LIM.