Facciamo il punto

Gianni Marconato
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Faccio il punto dello stato degli usi didattici delle tecnologie qui da noi citando il parere di due (quanto autorevoli fate voi, per me lo sono) personaggi: Giorgio Olimpo, Direttore  dell’Istituto per le tecnologie didattiche del CNR e di Aurelio Simone direttore della Scuola IAD, Tor  Vergata. Sono affermazioni fatte nel corso del recente congresso della Società Italiane di e-learning (Trento 8 – 11 ottobre).

Simone dice che in questi anni d’uso didattico delle tecnologie si è avuto un uso sostitutivo di modalità “analogiche” ed in alcuni casi integrativo delle stesse ma mai si è avuta una innovazione vera. Il tradizionale è stato ribaltato sulla tecnologia informatica.

Successivamente, nel corso della keynote speach, Olimpo si sofferma sulle cause che hanno portato a questa situazione l’atteggiamento che ha permeato la tematica e le individua nella cultura del fare gli interessi di bottega da parte del mercato, della politica, del mondo della ricerca.

Questa prospettiva del piccolo cabotaggio ha portato a fare un passo indietro sul piano concettuale, si fa didattica con le tecnologie senza tener conto dei risultati della ricerca. mancanza dell’effetto cumulativo dei risultati della ricerca. Tutti operano nell’ignoranza, nella non considerazione di quanto altri hanno fatto. Questo avviene perché non esiste un dialogo tra punti di vista parziali e differenti. Avviene, anche, perché raramente si ha accesso alla documentazione di ricerca, che viene occultata se non in quelle parti in cui si descrivono i risultati positivi tacendo colpevolmente su quelli negativi. E questo occultamento di informazioni è tanto più forte quanto più i finanziamenti utilizzati sono di tipo pubblico.

Pare, quindi, che la causa del blocco dell’innovazione e dell’impatto autentico e diffuso delle tecnologie sia, prima di tutto, la cultura dell’interesse di bottega nel determinare il senso che viene prevalentemente dato all’interesse per le tecnologie.

Se fosse vera questa diagnosi, ci sarebbe poco da ben sperare.

Dato che, personalmente, credo che l’interesse di bottega sia una delle facce della questione, nutro positive speranze sul futuro della didattica con le tecnologie, speranze che ripongo più sui singoli operatori che sulle istituzioni.

Non so come voi la vediate.

73 Commenti

  1. Vittorio Vittorio scrive:

    @Gianni, nel frattempo che si trova la soluzione tecnica, via inviare per email? vittorio.baroni@gmail.com

  2. Ho sintetizzato in una mappa mentale gli input forniti nella discussione. Per ora la pubblico qui su Scribd. Ho riportato solo quanto emerso dalla discussione organizzando il tutto nelle seguenti categorie:
    - Oggetto (contenuti e tematiche sottostanti)
    - Tecnologie (strumenti e temi)
    - Attività
    - Avvio
    - Risorse
    Ho aggiunto la categoria “obiettivi” (tuttora vuota) perché mi pare necessario definire cosa vogliamo raggiungere (quali apprendimenti favorire) prima di strutturare l’intervento .
    Nella discussione sono state identificate molte di quelle che ho chiamato “tematiche sottostanti”, cioè temi che attraversano i “contenuti”.
    Sono stata offerte, anche, molte idee sulle attività che si potrebbero svolgere in classe.
    Credo che qualche ulteriore specificazione dei contenuti non guasterebbe specie per chi, come me, non conosce l’argomento.
    Qualche idea in più sarebbe utile anche per la delicatissima fase di inizio delle attività. Credo che un buon start-up contribuisca in maniera determinante all’attribuzione di senso da parte degli studenti a quello che faranno di seguito e, conseguentemente, all’impegno che ci metteranno, alla loro voglia di lavorare ……
    In questa fase non mi preoccuperei troppo della “sostenibilità” (= tempo necessario all’insegnante a preparare le attività ed agli studenti a svolgerle in rapporto agli obiettivi da raggiungere ed al ruolo della tematica nel programma) dell’impianto didattico che immagineremo.

    il link per esteso nel caso non venisse visualizzata la hotword
    http://www.scribd.com/doc/7855057/Il-Romanzo-Cortese

  3. noa scrive:

    non sto intervenendo ma vi seguo.
    @ gianni: vista la mappa… non è una lezione, è un anno scolastico intero! :D
    prende forma, prende forma.
    avanti tutta, coraggio.

  4. Ci sono anche io, seguo. Ho visto la mappa. Questi giorni sono un po’ di corsa, ma mi ripropongo di avanzare con voi!
    :)

  5. ottima la mappa :-)
    Gianni direi che puoi lanciare un nuovo post… se ci sei anche stasera (io sono on-line dalle 18.00 in poi).
    Un post dal titolo:

    Da Carlo Magno al rap – idee in rete

    Invitiamo tutti a progettare con noi un percorso formativo che abbia come punto di inizio:

    La chanson de Roland e il romanzo cortese.

    L’idea è nata in questo post (e citi…) e abbiamo già messo a punto alcune idee sintetizzate nella mappa…
    (puoi anche tentare di inserirla come immagine del post con “embded”…)

    che te ne pare?

  6. Vittorio Vittorio scrive:

    mi sto ibridando su un’epistemologia così intesa . nello specifico su letteratura e lingue come oggetto di conoscenza. ho spiegato a giuliana che non mi è stato facile comprendere il salto nella specificità. nelle conversazioni c’è stato un salto dal piano generale a quello specifico. ma questo non è un problema, a me interessa capire il come, ovvero come questo metodo cooperativo di lavoro sul digitale può assumere valenza interdisciplinare o, meglio, metadisciplinare. sono ancora in fase comprensiva. ma ditemi, se prendiamo ad esempio “La chanson de Roland” e il romanzo cortese come punto d’inizio, il “prodotto metodologico” che esce, puà essere applicato anche al “IL MILIONE” di Marco Polo? ci terrei molto, anche perchè Marco Polo, analogamente alla figura di Carlo Magno e a 1000 altre di “culturalmente rappresentative”, possono aprire anche quel filone nuovo di cui parlavo accennavo a Noa a proposito della casa editrice. Se a questi ragionamenti scritti a caldo (forse ancora non chiari come vorrei per mancanza di tempo a rifletterci sopra), ci aggiungiamo le opportunità offerte dalla tridimensionalità del digitale (Secondo Life ad esempio), la partecipazione del singolo in chiave educativa diventa quasi totalizzante.

  7. :) aspetto il post: “Da Carlo Magno al rap – idee in rete” :) mi stampo la mappa di Gianni e me la porto in treno. sto partendo e penso che non mi potrò collegare fino a venerdì. poi in treno mi verranno nuove idee…
    per esempio, pensavo prima a quali saranno le tecnologie che sceglieremo per questo percorso…
    mi sembra che vittorio e gg accennavano a second life…
    a presto :)

  8. Sono in precarie condizioni di connessione (non meno di 10 tentativi per postare questo….)fino a domenica. Comunque ….OBBEDISCO !!!!

  9. gianni fai con calma :-)

    @ giuliana, il nostro esploratore su SL per Ibridamenti è William Nessuno che c’ha anche una rubrica qui: è importante, nel caso in cui l’idea vada avanti che ci si coordini con lui :-)

  10. Vittorio Vittorio scrive:

    Ciao, in merito alle riflessioni circa la possibilità di ambientare la didattica in situazione tridimensionale (Second Life ad esempio, ma non solo), vi segnalo un filmato che illustra una recentissima news di Google. Si tratta della trasposizione in 3D della Roma antica. Pensate, come potrebbe migliorare la trasmissione del contenuto di un qualsiasi modulo formativo se si potesse passare alla tridimensialità? Come cambierebbe il setting se la formazione avvenisse negli ambienti storici di Carlo Magno (e Marco Polo? :-)

  11. @ Maddalena, sì ho visto la rubrica di William Nessuno. Va benissimo per me :)
    Il post che inserirà Gianni, lo mettiamo anche in “e-learning juice”?
    @ Vittorio, leggevo oggi di Roma Antica su Google, è interessante!

  12. sì, Giuliana, se arriva in una giornata “buona” pensavo di metterlo in tutte le rubriche di ibridamenti contemporaneamente in modo da invitare tutti a lavorarci ;-)

  13. Mi intriga la questione degli usi didattici di Second Life anche se il mio atteggiamento è sempre stato, eufemisticamente parlando, “tiepido”. Superata la fase dell’innamoramento per l’innamoramento, vedo alcuni colleghi riflessivi (come Andrea Benassi, ex INDIRE ed il suo Second Learning) a delimitare i campi di applicazione ed a trovare applicazioni sensate.
    Per Vittorio, parli di “…migliorare le trasmissione di contenuti….” attraverso il tridimensionale. Sarà questione di lessico, ma non credo che il valore aggiunto per l’apprendimento stia nella “trasmissione” di contenuti. Poi, tutto si può sperimentare

  14. Vittorio Vittorio scrive:

    @Gianni, per “trasmissione di contenuti” mi riferisco, come esempio, all’idea maturata circa La chanson de Roland e il romanzo cortese. Nel senso del setting tridimensionale, dell’ambientazione circa il luogo della didattica, quasi come un divertente role playing . Citavo Second Life in questa prospettiva. Ma dicevo anche “non solo”, ora, dopo la tua riflessione, al “non solo” aggiungo anche un “non tanto”. Se, nel continuare a prendere come esempio La chanson de Roland, condividiamo che per trasmissione di contenuti intendiamo sia la lingua straniera che la conoscenza storica, ritengo che un setting tridimensionale, ovvero coinvolgente, possa elevare l’efficacia formativa, qualitativamente misurabile anche osservando e valutando la motivazione e la partecipazione emotiva dei ragazzi. Così descritto, il discorso ti sembra più chiaro?

  15. Vittorio, la questione era sulla trasmissione dei contenuti. Per mia impostazione didattica credo che si dovrebbe parlare di “lavorare” con i contenuti … La questione sta tutta nella didattica istruzionista vs costruttivista. Il punto era questo. Grazie, comunque, per la precisazione

  16. Vittorio Vittorio scrive:

    …ops, dimenticavo una cosa. Visto che il termine contenuti può generare svariate interpretazioni lessicali, sarebbe meglio cambiarlo. Usiamo FORMAT, mi sembra molto più chiaro. Comunque, ciò nulla toglie ad un altro ragionamento collegato alle competenze. Sulla lingua straniera, ad esempio, un buon FORMAT di contenuti (La chanson de Roland) trasmesso in un divertente e coinvolgente setting (tridimensionale digitale o reale tipo scena teatrale) eleverà sicuramente l’efficacia formativa e quindi le competenze linguistiche.

  17. … perfettamente d’accordo. Con l’avvertenza che ciò che coinvolge perchè diverte ha vita breve. Preferirei, per questo, ricercare strade che possano portare all’attribuzione di senso/significato. Credo che, comunque, sui principi si sia in sintonia. Grazie per il fruttuso scambio ….

  18. Vittorio Vittorio scrive:

    Gianni, sei convinto che “ciò che coinvolge perchè diverte ha vita breve”? Certo, la tua è una preoccupazione, un’attenzione importante. Ma tutto dipende da che setting viene creato dal professionista della formazione e da quale Format confeziona (mateteriali didattici inclusi e su questo intendo sia cartacei che in CD multimediale, utile anche come supporto nel creare l’ambiente mediante la videoproiezione). Ti riporto qui di seguito due immagini. La prima riguarda La chanson de Roland, la seconda la storia di http://www.anticoemoderno.it/Antico/Figurine%20Liebig/ingrandimenti/Marco%20Polo.jpg -ensa di essere un ragazzo in aula, solo a vederle così, prese a caso tra le tante, non ti motivano a partecipare?

  19. @ gianni e @ vittorio…

    per seguire gianni, si potrebbe pensare appunto a fornire gli strumenti (e l’ambiente, nel ns caso “virtuale”) affinché siano gli studenti a costruire poi la messa in scena dei contenuti…

    in questo senso ci limitiamo a facilitare il percorso, consegnando un ambiente base e delle conoscenze base, per poi favorire la co-genrazione di altri contenuti e la prograssiva costruzione di ambienti più sofisticati.
    Credo che Gianni abbia ragione: cioè che diverte e basta, è effimero soprattutto se non è frutto di un percorso comune di ricerca che coinvolga direttamente l’allievo…

    Ci diamo una scadenza per partire? A metà di questa settimana? che ne dite? Gianni, ci sei?

  20. Mad, mi metto in treno e scrivo. In serata pubblico
    Ciao
    G

  21. [...] recenti Gianni Marconato su Facciamo il puntogiuliana guazzaroni su Corporate Learning 2008zauberei su Figliola come la pensi? [sul sesso del [...]

  22. noa scrive:

    ragazzi? toc toc! c’è qualcuno?
    ci state lavorando VERO?
    :D

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