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	<title>Ibrid@menti &#187; Tim Burton</title>
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	<description>Blog collettivo ideato dall'Università Ca' Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria</description>
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		<title>Alice in Wonderland [Sul Romanzo - numero zero]</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 13:42:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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		<description><![CDATA[Il cappellaio matto [L'articolo di Claudia Verardi ci è stato gentilmente concesso dalla nuova rivista Sul Romanzo, il cui numero zero si può scaricare gratuitamente al seguente link: http://issuu.com/sulromanzo/docs/sulromanzo-anno1-numero0-marzo2010 E' sufficiente registrarsi con nome e mail. Io l'ho fatto e trovo la sperimentazione di Morgan Palmas e del collettivo Sul Romanzo innovativa e per certi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-5013" href="http://www.ibridamenti.com/recensioni/letteratura/2010/03/alice-in-wonderland-sul-romanzo-numero-zero/attachment/alice-in-wonderland/"><img class="aligncenter size-full wp-image-5013" title="Alice in wonderland" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/03/Alice-in-wonderland.jpg" alt="" width="333" height="500" /></a><strong>Il cappellaio matto</strong></pre>
<p style="text-align: justify;">[L'articolo di Claudia Verardi ci è stato gentilmente concesso dalla nuova rivista<a href="http://issuu.com/sulromanzo/docs/sulromanzo-anno1-numero0-marzo2010"> Sul Romanzo</a>, il cui <em>numero zero</em> si può scaricare gratuitamente al seguente link: <a href="http://issuu.com/sulromanzo/docs/sulromanzo-anno1-numero0-marzo2010">http://issuu.com/sulromanzo/docs/sulromanzo-anno1-numero0-marzo2010</a><br />
E' sufficiente registrarsi con nome e mail. Io l'ho fatto e trovo la sperimentazione di Morgan Palmas e del collettivo <em>Sul Romanzo</em> innovativa e per certi aspetti coraggiosa ]</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alice in Wonderland<br />
</strong><strong>di Claudia Verardi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da sempre il cinema attinge alla letteratura, e soprattutto ai romanzi, per fare film.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 3 marzo è uscito in Italia il nuovo lungometraggio di Tim Burton, <em>Alice in</em> <em>Wonderland</em>, tratto dall’omonimo libro di Lewis Carroll (pseudonimo – datogli dal suo editore – del reverendo, scrittore e matematico inglese Charles Lutwidge Dodgson) del 1865. Il titolo completo del grande classico che tutti conoscono è <em>Alice’s Adventures in Wonderland</em> ed è interessante annotarlo, perché potrebbe servire ad analizzare le differenze che intercorrono tra la narrazione letteraria e quella cinematografica. <em>Alice in</em> <em>Wonderland </em>è un libro denso di riferimenti, proverbi e poemetti legati all’epoca vittoriana in cui venne scritto e che furono, di volta in volta, riadattati per farne versioni cinematografiche. Pare che le vicende di Alice siano nate durante una gita in barca che Carroll fece sul Tamigi insieme al reverendo Robinson Duckworth e a tre bambine, e che cominciò a raccontare per allietare il tempo che passava. A parte le trasposizioni cinematografiche, già la traduzione del libro dall’inglese all’italiano presentò svariati problemi, essendo il testo ricco di figure retoriche e continui riferimenti alla cultura inglese. Da Teodoro Pietrocola Rossetti a Emma Cagli, da Silvio Spaventa Filippi (che ne ripulì lo stile da toscanismi e arcaismi) fino ad Aldo Busi, diversi sono stati i traduttori e gli intellettuali (più o meno bravi) che si sono accostati ad <em>Alice in Wonderland</em>. Nel cinema si spazia dalla versione di Walt Disney del 1951 ai tanti adattamenti, tra cui figura quello recente di Jeremy Tarr, <em>Living in</em> <em>Neon Dreams</em>, che vede nel cast anche il diabolico (?) Marilyn Manson negli insoliti panni della Regina di Cuori. In questa versione, che pare, tra l’altro, non essere ancora uscita (un bel mistero in pura salsa hollywoodiana) le fantasticherie di Alice non sono altro che le visioni di una ragazza in coma dopo un incidente stradale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non è sempre facile trarre un film da un libro</strong>. Esistono innumerevoli differenze tra il racconto per parole (narrativa) e quello per immagini (film). Il cinema è molto più veloce, ama togliere, sfrondare, a volte addirittura strappare (ed ecco che taglia il titolo di un libro, per tornare a quanto detto sopra). Un libro, invece, ha bisogno di più tempo per poter essere “digerito” e, spesso, evoca immagini più belle, più incontaminate e, proprio per questo, più personali. Al protagonista di un libro si può dare la faccia che si immagina, quello di un film ha già la sua. Ma le due arti possono – e spesso per fortuna è così – viaggiare in parallelo e regalarsi qualcosa a vicenda. Il film può farti entrare fisicamente nella storia e ti aiuta a vedere sotto un’altra luce quello che avevi già amato nel libro. <em>Alice in Wonderland</em> racconta la fantasia di poter sgretolare le nostre convinzioni più radicate, come quella di appartenere a una precisa dimensione spaziotemporale e la possibilità di poterci scagliare in una collocazione diversa, onirica, che potrebbe, al limite, diventare horror. I personaggi colorati e stravaganti di <em>Alice in Wonderland</em> costituiscono un gruppo corale e policromatico e il testo uno spartito letterario a più voci.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Siamo in un caldo pomeriggio d’estate e Alice si trova nella campagna inglese. </strong>Inseguendo per gioco un coniglio fin dentro la cavità di un albero viene catapultata in un universo parallelo dove tutto è capovolto. Questo mondo è popolato da personaggi bizzarri come il Cappellaio Matto e da strani animali, come Stregatto. Da qui in avanti, Alice si trova a vivere situazioni curiose, come il festeggiamento del non-compleanno e, talvolta, pericolose, come la fuga dalle guardie della Regina di Cuori, alla fine della quale riuscirà ad abbandonare la dimensione del sogno e a ritornare nella realtà, mai così amata e rassicurante. Il soggetto letterario di <em>Alice in</em> <em>Wonderland </em>è un campionario sorprendente di trovate fantastiche piene di simbolismi e complessi meccanismi verbali. Carroll curò moltissimo la scelta delle immagini, che danno particolare figuratività al testo, rendendone così quasi automatica la trasposizione cinematografica. La grande carica immaginifica del testo ne rese infatti possibili, dal 1903 a oggi, moltissime versioni. Il pubblico, però, si è spesso sentito disorientato di fronte ai film tratti da <em>Alice in</em> <em>Wonderland, </em>soprattutto per la mancanza di una struttura narrativa portante forte e per la trama illogica, e bisognerà aspettare un po’ per vedere come ha reagito di fronte al lavoro di Tim Burton, regista visionario e artista pop. Chi ha amato il libro teme le infedeltà che il cinema inevitabilmente comporta, oltre agli scarti e ai tagli che si possono operare sul testo originale. Contenuti fondamentali di questo libro sono il nonsense della vita, l’amore per il gioco e il gusto per la follia che, come altri elementi della sfera letteraria, non sempre sono facilmente riproducibili in immagini. Il cinema, per questo motivo, a volte semplifica o edulcora, anche se questi trucchi sono usati, in un buon film, solo in ultima ipotesi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tim Burton ha tradotto le immagini del libro in visioni cinematografiche</strong>, come ha già sapientemente fatto in produzioni precedenti. È probabile che, lasciatosi alle spalle precetti vittoriani e lezioni di surrealismo anni ’70 sfociati nell’accezione psichedelica, abbia scelto questo soggetto per la sua modernità vicina al gusto contemporaneo per la deformazione. Il buio delle sale ha fatto il resto, amplificando la magia dell’opera, anche se è chiaro che le astrusità narrative sono trasportate nelle unità cinematografiche, molto più compresse, con l’evidente difficoltà del mezzo. Burton, come Carroll, ha avuto mestiere, ma anche grande fantasia. Lo scrittore inglese era capace di farsi influenzare visivamente da quasi tutto quello che vedeva (ma così anche Burton). Si dice che uno dei luoghi che lo ispirò maggiormente per il libro fu la porta (che nel romanzo intese come tramite, trasformandola nella cavità di un albero) che dà sul bellissimo giardino di Christ Church, a Oxford.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il curriculum a tinte gotiche di Tim Burton gli permette senz’altro di visitare (e rivisitare) questo testo. </strong>Il suo mondo filmico è stato, fin dagli inizi, un mondo fantastico. Il regista americano, che annovera <em>Big Fish, The Nightmare before Christmas </em>e<em> Mars</em> <em>Attack!</em> tra i suoi lavori più apprezzabili, è specializzato nella realizzazione di scenari e panorami bizzarri e di pupazzi e creature virtuali che gli servono per ricreare ambientazioni specifiche. Nel tempo, il suo linguaggio filmico si è evoluto ed è diventato più veloce, le pennellate di colore più credibili e gli ambienti fantastici, così belli e naturali da sembrare veri. Burton ha raccontato di non aver mai amato molto <em>Alice in Wonderland</em>, soprattutto per la struttura troppo frammentata che assomiglia troppo alla cronaca degli incontri di Alice e che rischia di coinvolgere poco a livello emotivo. Il regista ha poi deciso di lavorarci, rapito dal linguaggio dei sogni che il testo contiene, e ha pensato di farne una sorta di seguito ideale, un sequel più che un remake. Pare che abbia scavato anche nel secondo romanzo di Lewis Carroll, <em>Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò. </em>I personaggi del soggetto sono tanti, ma grande interesse va all’interpretazione di Johnny Depp nel ruolo del Cappellaio Matto. Depp, attore di razza dotato di attitudine per la sperimentazione, e Tim Burton hanno disegnato (come fanno spesso quando si preparano a un film) i personaggi a matita e poi gli hanno dato vita colorandoli con acquarelli, creando così lo storyboard di base del racconto. Depp ha detto che è uno stratagemma che utilizza sempre per immedesimarsi lentamente nel personaggio, perché lo aiuta a operare una metamorfosi e creare una sovrapposizione tra lui e il personaggio. Tutti i protagonisti della storia – Bianconiglio, Stregatto, Brucaliffo, Pinco Panco e Panco Pinco e la cattivissima Regina di Cuori tra gli altri – sono stati studiati dalla coppia Burton Depp in questo stesso modo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Cappellaio Matto è uno dei personaggi più singolari e interessanti del libro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il nome deriva dal vecchio modo di dire inglese “Essere matti come un cappellaio” nato dal fatto che, nella lavorazione dei cappelli, si usava il mercurio, sostanza che aveva effetti tossici e deleteri sulla salute mentale degli artigiani cappellai.<br />
Il Cappellaio Matto è uno dei mille sudditi della Regina di Cuori ed è un fallito, grande appassionato di orologi, dedito solo al gozzovigliare e ad ammazzare il tempo. Vive perennemente all’ora del tè (le sei) partecipando a feste con la Lepre Marzolina (chiamata in altre versioni Leprotto Bisestile), anche lei del tutto fuori di testa, e non riesce mai a fare un discorso sensato senza interruzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessun libro può, né deve, essere un’isola, soprattutto oggi, in cui viviamo in un’epoca di confronti e stimoli continui. Al contrario. Con un po’ di azzardo, i film possono essere accostati alle poesie per il loro impianto formale e ritmico e il racconto letterario può sentire l’esigenza di un’altra modalità espressiva, certo non funestata da uno sviluppo errato o da un impoverimento espressivo. Quando si riesce in questa operazione, la magia della narrazione letteraria continua insieme a quella per immagini.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tim Burton è riuscito, nel film, a riprodurre in immagini, fra tutte, la figura di Bianconiglio</strong> così come viene descritto nel primo capitolo del libro? Bianco, con gli occhi rossi, frettoloso su due zampe e vestito di tutto punto, persino col panciotto? E il Cappellaio Matto ha saputo sorprenderci, entusiasmarci, emozionarci?</p>
<p style="text-align: justify;">Johnny Depp è uno dei più bravi attori del cinema contemporaneo. Nella commedia, come nel dramma e nella caricatura è l’interprete ideale per dare al film autorevolezza e qualità. Tim Burton è un regista che eccelle per contenuti, montaggio e per quelle diavolerie moderne che sono gli effetti speciali. Le risposte vanno da sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Curiosità: il mondo di Tim Burton è in mostra al MOMA (Museo d’Arte Moderna) di New York.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.moma.org/interactives/exhibitions/2009/timburton/index.php">http://www.moma.org/interactives/exhibitions/2009/timburton/index.php</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.mymovies.it/cinemanews/2009/10302/">http://www.mymovies.it/cinemanews/2009/10302/</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Oltre alla mostra (aperta fino al 26 aprile), ci sarà una rassegna di 28 film horror e di fantascienza dal titolo “La lurida bellezza dei mostri<strong>”.</strong> La mostra si ispira alla poetica del sublime, cara ai romantici inglesi dell’Ottocento che, per primi, capirono l’orrore dentro la bellezza e la bellezza terribile (si pensi fra tutti a William Blake).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=ytOEaIsPvis">http://www.youtube.com/watch?v=ytOEaIsPvis</a></p>
<p style="text-align: justify;">(Trailer italiano del film)</p>
<p style="text-align: justify;">Link utile per scaricare gratis la rivista: <a href="http://issuu.com/sulromanzo/docs/sulromanzo-anno1-numero0-marzo2010">http://issuu.com/sulromanzo/docs/sulromanzo-anno1-numero0-marzo2010</a></p>
<p style="text-align: justify;">
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