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	<title>Ibrid@menti &#187; ostensione</title>
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	<description>Blog collettivo ideato dall'Università Ca' Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria</description>
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		<title>Un rito collettivo: l&#8217;ostensione del corpo di Sant&#8217;Antonio (Padova 2010)</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 14:38:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
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		<category><![CDATA[Sant'Antonio di Padova]]></category>

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		<description><![CDATA[Un rito collettivo: l&#8217;ostensione del corpo di Sant&#8217;Antonio. Intervista a Mario Galzigna, a cura di Donatella Vetuli: “il Gazzettino”, 16 febbraio 2010 qui l&#8217;articolo pubblicato su il Gazzettino: L&#8217;esposizione di un corpo, seppure appartenuto a un uomo definito santo, rimanda alla finitezza terrena, alla corruttibilità della carne, alla morte. Come mettere in relazione i due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-4897" href="http://www.ibridamenti.com/prima-pagina/2010/02/un-rito-collettivo-lostensione-del-corpo-di-santantonio-padova-2010/attachment/dsc_0620/"><img class="aligncenter size-full wp-image-4897" title="DSC_0620" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/02/DSC_0620.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Un rito collettivo: l&#8217;ostensione del corpo di Sant&#8217;Antonio.<br />
<strong>Intervista a Mario Galzigna, a cura di Donatella Vetuli: “il Gazzettino”, 16 febbraio 2010</strong><br />
qui l&#8217;articolo pubblicato su <em><a href="http://carta.ilgazzettino.it/LeggiGiornale.php?TipoVisualizzazione=&amp;CodSigla=PD&amp;NumPagina=3&amp;AnnoPagina=2010&amp;MesePagina=02&amp;GiornoPagina=16&amp;NumTestatina=">il Gazzettino: </a></em><br />
<strong><br />
L&#8217;esposizione di un corpo, seppure appartenuto a un uomo definito santo, rimanda alla finitezza terrena, alla corruttibilità della carne, alla morte. Come mettere in relazione i due aspetti, quello che si riferisce alla resurrezione, all&#8217;eternità, invocato dalla Chiesa, e quello prettamente legato alla dimensione corporea? Sono speculari?<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo statuto del corpo, nell’ambito della spiritualità cristiana, è complesso. Non è mai univoco, e si fonda su una pluralità di registri. Vi è anzitutto un corpo etico: concepito, cioè, come terreno, come componente essenziale di un percorso di edificazione, come punto di partenza – immanente e non trascendente – di ogni itinerario cristiano, di ogni itinerario capace di congiungere l’uomo a Dio. Non lo si dimentichi: l’itinerarium mentis in deum, messo a fuoco, in un’opera omonima del 1259, dal grande francescano San Bonaventura, prende le mosse da una prima fase, da un primo gradino, in cui l’impronta del Creatore viene ritrovata proprio nella materialità del mondo, nella materialità e nella corporeità delle creature. I corpi delle creature, in questa prospettiva, sono dunque vestigium, orma, traccia di Dio. L’ostensione del corpo di un santo, delle sue reliquie, dei suoi resti, rappresenta un atto rituale rivolto alla collettività dei credenti: un atto capace di trasfigurare la finitezza corporea, rendendola veicolo di infinità e di trascendenza. Questa ritualistica collettiva assegna dunque al corpo – nel nostro caso alle reliquie corporee di un santo – uno statuto particolare, un significato simbolico privilegiato: ponte tra il contingente e l’assoluto, tra il finito e l’infinito, tra l’uomo e il suo Dio. Dimensione largamente presente, questa, lungo tutta la storia della cultura cristiana. Si pensi, ad esempio, alla pittura rinascimentale di ispirazione cristiana: mi viene in mente Amor sacro e Amor profano, del grande Tiziano, dove il corpo nudo di una donna, che affianca un corpo riccamente vestito e addobbato, rappresenta l’Amor sacro, cioè un rinvio alla trascendenza. Sacralità del corpo dunque, nella cruda materialità della sua costituzione, nella scarna nudità delle sue forme… un corpo etico, dicevo prima, che diventa la premessa indispensabile di quello che vorrei chiamare un corpo metafisico…<br />
<strong><br />
2) Esporre al pubblico resti umani ha qualcosa in sè di scandaloso, quasi una violazione del corpo stesso. Ma nel caso di un santo diventa evento straordinario. Qual è il suo pensiero? </strong></p>
<p>Sarebbe necessario, qui, entro le coordinate di un’antropologia comparata, un confronto con altre culture: cioè con il modo in cui altre culture hanno costruito tecniche, procedure e rituali per garantire al corpo un certo livello di presenza oltre la morte, dopo la morte. Un esempio: le tecniche dell’imbalsamazione, diffuse nell’Antico Egitto, tra gli Inca, nel Perù, su su, fino ai corpi imbalsamati dei crociati, fino all’imbalsamazione del corpo di Lenin. Il corpo presentificato dopo la morte corrisponde all’esigenza di assicurare perennità, diffusione e permanenza alle grandi figure della storia, civile e religiosa, trasformate in oggetto di culto. Un carattere essenziale di queste “esposizioni”, di queste “ostensioni”, è la loro appartenenza ad una ritualità collettiva. Un discorso, questo, valido soprattutto per le ostensioni che appartengono organicamente al culto dei santi. Come ha scritto Peter Brown, uno dei grandi storici del cristianesimo e della tarda antichità, &#8220;una reliquia non acclamata, semplicemente non è una reliquia&#8221;.</p>
<p><strong>3) La Chiesa mostra il corpo dei suoi santi. Oggi quello di sant&#8217;Antonio, ieri quello di padre Pio. Fra poco verrà esposta la sacra sindone. Al di là della tradizione cattolica e dell&#8217; aspetto devozionale, cosa significa esporre i segni della passione? </strong></p>
<p>Qualche utile richiamo. Come ha mostrato la più recente e qualificata ricerca storica, la venerazione dei santi e il culto delle reliquie sono stati fenomeni tipici delle prime società cristiane, assenti nell’antico mondo pagano. Il santo, per la “plebe di Dio”, nasce come “personaggio dell’invisibile”, dotato di una forte e pregnante fisicità oltre che di una potenza stabilizzatrice sul terreno sociale e comunitario (si veda P. Brown, Il culto dei santi, Einaudi 2002). Le reliquie possono essere resti, o frammenti di resti corporei (reliquie originarie) oppure oggetti entrati in contatto diretto con quei resti (reliquie per contatto). La scoperta e la traslazione delle reliquie, a partire dal IV secolo d.C., è stata un fenomeno socialmente e politicamente rilevante: ha scandito nuove solidarietà, nuove stabilizzazioni e nuove aggregazioni, ma soprattutto ha reso possibile – un discorso, questo, che vale anche per il presente – la percezione del corpo del santo come corpo eterno, come corpo che non obbedisce alle leggi del tempo, come corpo metafisico, come corpo potente, capace quindi di produrre miracoli e prodigi. La reliquia, proprio perché staccata dal corpo, si emancipa dall’associazione diretta con la morte fisica. Come scriveva un protocristiano, Vittricio di Rouen, ogni frammento del corpo di un santo è “legato indissolubilmente a tutta l’eternità”. L’ostensione del frammento, di un frammento staccato dell’intero corpo, sopprime la morte e abolisce il tempo. Questo spiega, forse, la lunga durata e la grande estensione di questi fenomeni di devozione di massa che accompagnano sempre la scoperta e l’ostensione delle reliquie.</p>
<p><strong>4) L&#8217;ostensione può rischiare di essere interpretata come &#8220;ostentazione&#8221;? E del resto, come si spiega il clamore sollevato da questi avvenimenti? </strong></p>
<p>Spero di aver risposto alla seconda parte della sua domanda. Per quanto riguarda la prima parte, non credo che l’ostensione possa essere interpretata come “ostentazione”. Il fenomeno ha connotazioni molto chiare, sotto il profilo religioso, ma anche sociologico e antropologico. Una religiosità di massa tanto estesa e tanto duratura, deve essere, oltre che rispettata, analizzata e capìta: anche da chi non è credente o da chi professa fedi diverse.</p>
<p>MARIO GALZIGNA<br />
Storico della scienza ed epistemologo (Università Ca’ Foscari di Venezia)<br />
galzigna@unive.it</p>
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