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	<title>Ibrid@menti &#187; organonimo</title>
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	<description>Blog collettivo ideato dall'Università Ca' Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria</description>
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		<title>medioevo elettrico e marcescenza digitale 1</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 09:20:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bimodale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reliquie impossibili]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Ogni cosa può essere considerata come cosa o come segno: quest&#8217;ultima è un&#8217;affermazione di  Bonaventura da Bagnoregio, nel XIII secolo.&#8221;  Questo afferma Ferdinando Taviani in Le due visioni: visione dell&#8217;attore, visione dello spettatore, a pag. 258 de L&#8217;arte segreta dell&#8217;attore, un dizionario di Antropologia Teatrale, (Eugenio Barba &#8211; Nicola Savarese). Perché riprendo l&#8217;affermazione di un&#8217;affermazione? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:justify;">
<div id="attachment_894" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-894" src="http://interassenze.wordpress.com/files/2009/03/dessiner-de-escher.jpg?w=300" alt="pensare il pensiero" width="300" height="258" /><p class="wp-caption-text">pensare il pensiero</p></div>
<p>&#8220;<em>Ogni cosa può essere considerata come cosa o come segno: </em>quest&#8217;ultima è un&#8217;affermazione di  <a href="http://http://it.wikipedia.org/wiki/Bonaventura_da_Bagnoregio">Bonaventura da Bagnoregio</a>, nel XIII secolo.&#8221;  Questo afferma Ferdinando Taviani in <strong>Le due visioni: visione dell&#8217;attore, visione dello spettatore, </strong>a pag. 258 de <a href="http://http://www.ubulibri.it/pagine/barba_recensio.html"><strong>L&#8217;arte segreta dell&#8217;attore, un dizionario di Antropologia Teatrale, </strong>(Eugenio Barba &#8211; Nicola Savarese).</a></div>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:justify;">Perché riprendo l&#8217;affermazione di un&#8217;affermazione? e perché parto da così lontano per arrivare a SL? al benedetto metaversaccio? <em>Reculer pour mieux sauter</em>: il principio della negazione è una regola nota agli attori che cominciano &#8220;un&#8217;azione partendo dalla direzione opposta a quella verso cui è diretta&#8221; e io, in forma mentale attoriale non posso che, e con piacere mi affido, seguire il comportamento a salti del pensiero.</div>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:justify;">Affermare l&#8217;affermazione, o pensare il pensiero, come nella litografia <strong>Dessiner</strong> del 1948 di <strong><a href="http://www.mcescher.com/">Maurits Cornelis Escher</a> (1898 &#8211; 1972)&#8230;</strong></div>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:justify;"></div>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:justify;">[mentre attendevo il crunching del <em>pensare il pensiero</em> pensavo all'attesa dell'attore che sono nella costruzione del post, e nella spesa dello spettatore che ho nella legatura del testo. ovvero il crunching come visione d'avanzamento dell'informazione. crunching come metafora del critico teatrale che vede la visione spettacolare nel suo farsi. ma non è questo quello che intendo scrivere. semmai questo è lapsus scripturae, deviazione e deriva inconscia rispetto all'azione principale dell'io. esempio anche di salto del pensiero.]</div>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;">
<p>&#8230;significa che il rischio del caos incombe e che dobbiamo ammutolire i pre-giudizi. Far pensiero il pensiero, dunque. Il mio modo di stare sul palco mentale e scritturale di un post, post-portamento extra-quotidiano di de-scrivere. Svengo al dunque: il medioevo elettrico di cui siamo spettatori, crisi e depressione critica a parte, ci fa attori di un marcescente digitale sempre più rappresentativo dell&#8217;umano che non sappiamo essere in ambito attoriale, e sempre meno avatar. Senza nulla togliere o aggiungere al Rinascimento Virtuale, il Second Theatre non può che essere, lì e ora, medioevale. Se vogliamo parlare di Rinascenza Carolingia Virtuale è meglio. Il Rinascimento è l&#8217;avvenire. Per ora si sta prolungando la morte del virtuale. Altro non può essere se il correlativo oggettivo del benedetto metaversaccio rinascimentale è la realtà: allora il secondo pensiero è un pensiero aumentato e l&#8217;avatar è la persona che sta dietro. Altra caratterizzazione del metaverso e del social network tout court è la <em>collaboratività</em>: prestabilita, monodirezionale, neo-lineare. Mi sbaglio? Poco importa. Viaggio su onde cerebrali saltuarie. Dunque, con buona pace per gli artisti di Stato Rinascimentale, il Second Theatre non è ancora. Dopo la tecnologia vocale polimicrofonale di Carmelo Bene, ci vorrebbe un non-avatar. <em>Chi può distinguere la danza dal danzatore? </em>si chiede <span style="text-decoration: underline;">Eugenio Barba</span> in <strong>IL CORPO DILATATO </strong>e chi l&#8217;avatar dall&#8217;utenza quotidiana che ne indossa il nickname, la non ancora maschera?</div>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;">Ovviamente, fottendomene del quotidiano socializzare in rete su cazzate ed eventi archimediali e sullo stato dell&#8217;arte disartrica, intendo approcciare la Seconda Attorialità da un punto di vista operativo antropologico. La già vecchia <strong>antropologia teatrale in ambiente digitale</strong> premoniva l&#8217;idea di un <strong>inconscio elettrico </strong>e dilatava il corpo dell&#8217;utenze in <strong>mind book</strong>. Presumeva che il <a href="http://http://it.wikipedia.org/wiki/Prosumer"><strong>prosumer</strong></a><strong> </strong>fosse <strong>personaggio elettrico </strong>e ora invece e inoltre, nel mio fallimento continuo e imperituro della giacenza non attoriale di <strong>(double)face book</strong> e nella sua conculcata libertà artistica (<em>non censurata ma indifferita</em>) e sottostante al pre-giudizio di cui sopra, di mai sopra, invece e inoltre, dunque, devo fare i calcoli con <strong>organonimo e elettronimo.</strong></div>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;">Per la verità, se di verità può dirsi, dell&#8217;<strong>elettronimo </strong>s&#8217;era già praticata la quiescente dissociazione in <strong>dissocial network </strong>con i vari <em>leo bloom, ramon, bimodale e gg, </em>vari <strong>eteronimi elettrici</strong> che sussumono stili di pensiero totalmente differenti tra loro e dall&#8217;utenza del sottoscritto. Dunque, tanto per cominciare, o per finire, o per restare nel medium, l&#8217;avatar non sono io, l&#8217;<strong>elettronimo</strong> non è mai l&#8217;io quotidiano ma la sua <strong>dilatazione digitale extra-quotidiana</strong>. Altre volte l&#8217;<strong>elettronimo</strong> è il <strong>pre-espressivo digitale </strong>che prepara il post-acolo, lo spettacolo del post. L&#8217;<strong>esperimento mentale </strong>mette<strong> </strong>in post il<strong> pre-espressivo digitale:</strong> l&#8217;<strong>elettronimo leo bloom</strong> monta diverse piattaforme per presentificare il <strong>pensiero-in-post. </strong></div>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;"></div>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;"><strong>Energia nello spazio</strong> è questo starmene in elencante aporia digitale e in tensione verso la spazialità <strong>organonimica</strong>. Questo è il punto a cui non sarei voluto arrivare: l&#8217;<strong>organonimo</strong> come dilatazione analogica dell&#8217;<strong>elettronimo. L&#8217;organonimo come utente digitale</strong>. Pensare per salti è linkare il corpo per isole buone di teatralità. Allora si avrà l&#8217;Umanesimo dell&#8217;elettronimo: il lavoro dell&#8217;avatar su se stesso. Quando? Non mai, se a realtà corrisponde altra realtà. Semmai fuori della crisi in direzione di una Krisis che eventualizzi la morte dell&#8217;Uomo Ego-nomicus. Metavisione dello spettacolo e martirizzazione.</div>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;">Sul corpo e sulla visione del paradosso, il Medioevo stato e quello attuale Stato, architettato ad assemblare fittizie Rinascenze di botteghino per bene culturale, si è agito il pulpito da cui vilipendere la libertà espressiva della Quaresima e il dissacrante riso del Carnevale. L&#8217;avatar tra identità Quaresimale dell&#8217;io medioevale e coscienza carnascialesca (si vedano, o anche no, i miei maschere-<strong>elettronimi</strong>) del sé digitale.</div>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;">Perché se l&#8217;avatar è l&#8217;utente, il noi-utente non può che essere del <strong>medioevo</strong> <strong>elettrico</strong>. Va da sé la medioevalmente ancora aperta questione dell&#8217;omosessuale e della prostituta, del mendico barbone, della donna violatissima quotidianamente e del bimbo in padronale padronaggio lavorativo o disdicevole altro. Siamo nel secolo maschio che non poteva degenerare in crisi prima di rinascere. Ma non di questo volevo dire, piuttosto della illuminante, invece, rilettura de <a href="http://http://www.carmillaonline.com/archives/2008/05/002659.html"><strong>Il corpo nel Medioevo</strong></a><strong> (Une histoire du corps au Moyen Age) </strong>di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jacques_Le_Goff">Jacques Le Goff </a></strong>e della <em>ridisposizione organonimica dell&#8217;elettronimo</em>.</div>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;">Di medioevo elettrico e marcescenza digitale, appunto. Con un combattimento postdigitale tra Medioevo stato e medioevo Stato.</div>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;"></div>
<div class="mceIEcenter">
<dl>
<dt><strong><img class="size-medium wp-image-897" src="http://interassenze.wordpress.com/files/2009/03/bru5.jpg?w=300" alt="Pieter Bruegel: Combattimento tra il Carnevale e la Quaresima (1559)" width="300" height="220" /></strong></dt>
<dd>Pieter Bruegel: Combattimento tra il Carnevale e la Quaresima (1559)</dd>
</dl>
</div>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;"></div>
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