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	<title>Ibrid@menti &#187; milano</title>
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	<description>Blog collettivo ideato dall'Università Ca' Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria</description>
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		<title>dallo specchio a facebook &#8211; on line la prefazione del filosofo giulio giorello</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 17:41:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mapelli M. Maddalena, Per una genealogia del virtuale. Dallo specchio a Facebook, Milano, Mimesis 2011 Volentieri pubblico la brillante e orginale prefazione del filosofo Giulio Giorello RIFLETTERE, RISPECCHIARE, SPECULARE &#8211; Prefazione a &#8220;Per una genealogia del virtuale. Dallo specchio a Facebook&#8221; di GIULIO GIORELLO http://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Giorello Dovrebbero riflettere, gli specchi, prima di mettersi a riflettere – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788857502243/mapelli-m--maddalena/per-una-genealogia.html"><img class="aligncenter size-full wp-image-5870" title="51nr3FROBlL._SL500_AA240_" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2012/01/51nr3FROBlL._SL500_AA240_.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a><strong> </strong></p>
<pre style="text-align: center;"><strong>Mapelli M. Maddalena,<em>
Per una genealogia del virtuale. Dallo specchio a Facebook</em></strong><em>,</em><strong>
Milano, Mimesis 2011</strong></pre>
<p>Volentieri pubblico la brillante e orginale prefazione del filosofo Giulio Giorello</p>
<p><strong>RIFLETTERE, RISPECCHIARE, SPECULARE</strong> &#8211; Prefazione a <a href="http://www.ibs.it/code/9788857502243/mapelli-barbara/per-una-genealogia.html">&#8220;Per una genealogia del virtuale. Dallo specchio a Facebook&#8221;</a><strong><br />
di G</strong><strong>IULIO </strong><strong>G</strong><strong>IORELLO</strong><br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Giorello">http://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Giorello </a></p>
<p style="text-align: justify;">Dovrebbero <em>riflettere</em>, gli specchi, prima di mettersi a riflettere – soleva dire Jean Cocteau giocando sull’ambiguità della parola. Altrimenti, si possono avere delle sgradite sorprese. Come quella che capitò al fisico e fisiologo (nonché filosofo) Ernst Mach – come racconta nel suo <em>L’analisi delle sensazioni </em>(1886): “Quand’ero giovane vidi una volta in strada, di profilo, un volto a me estremamente sgradevole, ripugnante. Mi spaventai non poco quando riconobbi che era il mio e che lo avevo visto riflesso da due specchi inclinati fra loro passando davanti a un negozio”. Quel grande pensatore “viennese” (se non altro d’adozione)1 doveva essere abbastanza uso a bizzarrie del genere. Nella stessa pagina, infatti, riporta un altro curioso episodio: “Una volta, dopo un viaggio notturno assai faticoso in ferrovia, salii molto stanco su un omnibus proprio nel momento in cui vi saliva dall’altra parte un’altra persona. ‘Che maestro di scuola mal ridotto sta salendo’, pensai. Ed ero proprio io, poiché dinanzi a me si trovava un grande specchio. L’aspetto del ceto mi era dunque molto più familiare della mia fisionomia”.2</p>
<p style="text-align: justify;">Allora, che razza di “riflessioni” sono quelle speculari? Davvero esse ci danno l’immagine delle cose come sono? Maddalena Mapelli, nella ricognizione “attraverso lo specchio” che intraprende in gran parte di questo volume, ci dice che gli specchi non sono tanto un modo di comunicazione del reale bensì del virtuale. Non c’è forse uno scarto nel secondo esempio di Mach tra ciò che è (la fisionomia) e ciò che potrebbe essere (il ceto)? Eppure, è questo scarto tra reale e virtuale che può innestare la speculazione, cioè quel lasciar correr libere le congetture che viene scatenato proprio dall’esperienza “speculare”.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, in <em>Conoscenza ed errore </em>(1905) Mach si serviva di <em>bizzarre </em>esperienze del genere per mostrare come il pensiero non si accontenti di “fatti isolati” (un’astrazione inventata da un positivismo ingenuo), bensì miri a integrarli “riferendosi alle loro parti, conseguenze o condizioni”. Per esempio: “Il cacciatore trova una piuma, e la fantasia gli reca subito l’immagine dell’uccello intero di cui aveva perso le tracce”, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nel mondo animale è presente tale “dipanarsi di fatti osservati in rappresentazioni”. Così, “il gatto che cerca la sua immagine riflessa dietro lo specchio ha fatto, anche se in modo istintivo e inconsapevole, un’ipotesi sulla propria corporeità”.3 Rapidamente la controlla; si accorge che dietro lo specchio non c’è un altro gatto, e se ne va. Per lui, il processo è finito; ma qualche animale “superiore” ha reazioni più sofisticate. Riprendendo Charles Darwin, ancora Mach nota che “le scimmie tentano di afferrare le immagini dietro lo specchio e, grazie al loro livello psichico, mostrano di indispettirsi per la burletta”.4</p>
<p style="text-align: justify;">E adesso pensiamo a uno scimmione un po’ particolare – che si avventura in un’impresa ancor più stupefacente di quegli inganni dei sensi (o meglio, delle nostre interpretazioni) da cui abbiamo preso le mosse. Seguiamo per questa istruttiva storiella due esperti rispettivamente di logica e di fisica, come Maria Luisa Dalla Chiara e Giuliano Toraldo di Francia.5</p>
<p style="text-align: justify;">Tanto tempo fa, il nostro scimmione aveva preso a digrignare i denti mentre si specchiava nella pozza di uno stagno, e si era accorto che anche il “compare” che vedeva riflesso li digrignava proprio come lui, e precisamente nello stesso istante. Questo scimmione anche troppo intelligente “ripeté l’atto più volte e avvertì confusamente che qualcosa non era naturale. Imbarazzato, si grattò la testa con la mano libera, e l’animale lì davanti ripeté in perfetta sintonia. A furia di sperimentare cominciò ad avvertire un’idea che gli baluginava: c’era uno scimmione che eseguiva esattamente tutti gli atti che lui voleva. Per riferirsi a esso gli dette un nome speciale, e lo chiamò <em>Io</em>.”6</p>
<p style="text-align: justify;">Chissà se a un certo punto quel primate – che noi battezziamo usualmente <em>Homo sapiens </em>– ha fatto come il Narciso del mito e si è gettato in acqua cercando di&#8230; afferrare se stesso.7 Certo è che, come scrivono Dalla Chiara e Toraldo di Francia, questo rispecchiamento “ha segnato una tappa fatale dell’evoluzione”.8</p>
<p style="text-align: justify;">È uno dei punti chiave di questo bel libro di Mapelli. Gli specchi – sia quelli forniti dalla natura sia quelli costruiti dall’arte dell’uomo – non solo duplicano le cose che ci sono abitualmente <em>visibili</em>, ma ci consentono di vedere quel che è per ciascuno di noi <em>invisibile</em>, cioè il nostro Io.</p>
<p style="text-align: justify;">Così – senza nemmeno invocare lo <em>stade du miroir </em>di Jacques Lacan – lo specchiarsi diventa un elemento costitutivo della nostra identità personale; ma non esaustivo; al contrario dell’Alice di Carroll, non riusciamo infatti a passare <em>attraverso lo specchio</em>: almeno, non nel senso della comprensione completa del nostro Io. Che, dopotutto, resta la “cosa” più sfuggente ed elusiva con cui mai abbiamo a che fare. Come osserva il biologo Edoardo Boncinelli, l’Io è un vero e proprio “inesplorabile” – un’<em>entità</em>, o forse meglio un <em>processo </em>“non definibile nei suoi contorni e nel suo rapporto con tutto il resto”.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, rimane “ciò che ‘conosco meglio’, che mi è più presente, anche se questa presenza non è conoscenza”.9</p>
<p style="text-align: justify;">In altre parole, “il fatto che io, tutto sommato, sia l’ultimo a conoscere bene il mio Io è paradossale”.10</p>
<p style="text-align: justify;">A sua volta, un filosofo tormentato e solitario come Andrea Emo notava in uno dei suoi diari filosofici che quel “meraviglioso strumento per vivere” che è il nostro corpo “pare al servizio di un misterioso padrone chiamato l’Io: un padrone invisibile che vede tutto, che conosce tutto fuorché se stesso, fuorché questa coscienza che conosce; non è altro che conoscenza, ma è l’Inconoscibile”.11 <em>Io </em>oppure <em>Dio</em>, come altri direbbe.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché sia dell’uno che dell’altro si può dichiarare che “è ovunque e in nessun luogo”, costituendo così “il mistero della sua inconoscibilità conoscente”.12</p>
<p style="text-align: justify;">Tale mistero trova il suo contrappunto nella paradossale immagine dei due specchi appaiati, uno di fronte all’altro, in cui chi si ferma a specchiarsi ha una sorta di esperienza dell’infinità. Come capita al protagonista del racconto <em>Midnight in the Mirror World </em>(1964) di Fritz Leiber, che incautamente si guarda riflesso nel primo specchio: “Dato che alle sue spalle c’era un secondo specchio, ciò che vide non fu una singola immagine di se stesso, ma parecchie, ognuna più piccola e più oscura di quella che la precedeva. Un’ordinata colonna di immagini che procedeva verso l’infinito”.13</p>
<p style="text-align: justify;">Leiber è un maestro dello <em>horror</em>: non ci stupisce che il suo eroe finisca per incontrare <em>davvero </em>uno “spettro nero” che si annida nel <em>virtuale </em>(“dietro strati e strati di lastra consistente: gli specchi riflessi, in qualche modo, sembravano altrettanto veri di quelli reali”).14</p>
<p style="text-align: justify;">Ma a parte il fascino “indiscreto” della virtualità, Mapelli esamina a lungo (nel secondo e nel terzo capitolo del libro) questi aspetti paradossali, riprendendo, tra l’altro, l’immagine dei mille specchi creati da un unico artefice, che si compiace nel vedere la sua figura mille volte riflessa. Immagine della presenza reale di Cristo nell’Eucaristia per Tommaso d’Aquino e ancora per Martin Lutero; metafora per intendere l’<em>Uno </em>nei <em>Molti </em>secondo Marsilio Ficino. Per non dire della variante escogitata da quel vagabondo dello spirito che è stato Giordano Bruno da Nola. Unica è l’immagine del nostro Sole riflessa nello specchio, che il mago tiene fra le sue mani. Ma se lo specchio gli cade e finisce in mille pezzi, altrettante saranno le immagini dell’astro che dà luce, calore e vita alla Terra. E per di più, esse saranno modellate diversamente, non fosse altro che per le differenze materiali tra un frammento e l’altro. Questo è il nucleo del relativismo bruniano 15 – e non a caso esso è stato colto come il punto di fondo della svolta nella nostra modernità dalla rappresentazione di un mondo chiuso a quella di un universo infinito in cosmologia, cambiando insieme modi dell’espressione e stili di vita. 16</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sia lecito, a questo punto (e si perdoni la lunghezza della citazione), aggiungere al repertorio <em>riflessioni</em>, <em>rispecchiamenti </em>e <em>speculazioni </em>del libro di Maddalena Mapelli queste righe di Donatien-Alphonse-François, marchese di Sade: “Hai mai visto, Thérèse [nome d’arte della sventurata Justine], certi specchi che, con diverso artificio, o rimpiccioliscono gli oggetti o li ingrandiscono o li rendono spaventevoli o conferiscono loro tratti graziosi?</p>
<p style="text-align: justify;">Immagina ora che questi specchi uniscano, alle facoltà di riflettere, la facoltà di creare: non darebbero essi, dello stesso uomo, ritratti completamente differenti? E questi ritratti non scaturirebbero dal modo in cui lo specchio ha percepito l’oggetto? Alle due facoltà attribuite da noi allo specchio, aggiungiamone una terza: la sensibilità. Quale sentimento nutrirà in tal caso lo specchio verso l’uomo che riflette? Quello che gli ispira il tipo di essere percepito. Lo ha visto bello? Lo amerà. Lo ha visto orribile? Lo odierà. Eppure, è chiaro, si tratta dello stesso individuo.”17</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note al testo</strong><br />
1 In realtà, Mach era nato a Turas, in Moravia, nel 1838; ma sulla sua “buona austriacità” si veda il bel saggio di Aldo Gargani, premesso come introduzione a E. Mach, <em>Conoscenza ed errore</em>, tr. it. Einaudi, Torino 1982.<br />
2 E. Mach, <em>L’analisi delle sensazioni e il rapporto fra fisico e psichico</em>, tr. it. Feltrinelli, Milano 1982, p. 39, nota 1.<br />
3 E. Mach, <em>Conoscenza ed errore</em>, cit. p. 228. 4 E. Mach, <em>Conoscenza ed errore</em>, cit. p. 115. Su questo “test dello specchio” e le differenti reazioni di un gatto e di un primate si veda il brillante aggiornamento proposto in N. Humphrey, <em>L’occhio della mente. Ovvero perché gli animali non si guardano allo specchio</em>, tr. it. Instar Libri, Torino 1992, in particolare pp. 89- 91. Un novecentesco epigono di Cartesio potrebbe spingersi a sostenere che, non sapendo <em>riflettere </em>sul proprio riflesso (nello specchio), il felino non ha coscienza, mentre ce l’ha, almeno <em>in nuce</em>, il primate superiore. Ma si tratta di una contrapposizione statica – tipo quella esemplificata da una vignetta di Mel Colman, inserita (p. 58) nel libro di Humphrey. Una pecora rivela a una pecora: “Cartesio diceva che gli animali non hanno l’anima&#8230;”. E l’altra: “Allora? Ai filosofi non cresce mica addosso il cappotto&#8230;”. In realtà, come aveva intuito Mach, anche “l’anima” è questione di evoluzione. Vedi appunto il testo in corrispondenza alla nota 8.link utili</p>
<p style="text-align: justify;">5 M. Dalla Chiara, G. Toraldo di Francia, <em>La scimmia allo specchio</em>, Laterza, Roma- Bari 1988, in particolare pp. 3-9.<br />
6 M. Dalla Chiara, G. Toraldo di Francia, <em>La scimmia allo specchio</em>, p. 4.<br />
7 A parte la sua tragica fine, non dobbiamo essere troppo severi con Narciso. Si adatta anche a lui un significativo giudizio del matematico e filosofo Alfred North Whitehead: “Negli stati iniziali del progresso mentale, un errore nel riferimento simbolico è la disciplina che promuove la libertà d’immaginazione” (A.N. Whitehead, <em>Simbolismo</em>, tr. it. Raffaello Cortina, Milano 1998, p. 18).<br />
8 M. Dalla Chiara, G. Toraldo di Francia, <em>La scimmia allo specchio</em>, p. 7.<br />
9 E. Boncinelli in E. Boncinelli, G. Giorello, <em>Lo scimmione intelligente</em>, Rizzoli, Milano 2009, p. 170.<br />
10 E. Boncinelli in E. Boncinelli, G. Giorello, <em>Lo scimmione intelligente</em>, cit., p. 173.<br />
11 A. Emo, <em>Supremazia e maledizione. Diario filosofico 1973</em>, a cura di M. Donà e R.<br />
12 Gasparotti, Raffaello Cortina, Milano 1998, p. 6. 12 A. Emo, <em>Supremazia e maledizione. Diario filosofico 1973</em>, cit., p. 7. <em> </em><br />
13 F. Leiber, “Mezzanotte nel mondo degli specchi”, versione italiana in F. Leiber, <em>Creature del male</em>, a cura di G. Lippi, Mondadori, Milano 1989, pp. 53-71, in particolare p. 53.<br />
14 F. Leiber, “Mezzanotte nel mondo degli specchi”, cit., p. 56.<br />
15 Vedi, in particolare, i lavori di N. Ordine, <em>La soglia dell’ombra</em>, Marsilio, Venezia 2003 e <em>Contro il Vangelo armato</em>, Raffaello Cortina, Milano 2007.<br />
16 In relazione a Bruno, esemplari ci paiono ancora oggi le osservazioni di James Joyce, in particolare il suo “The Bruno philosophy”, in <em>Daily Express</em>, Dublin, 30 ottobre 1903, ora in J. Joyce, <em>Occasional, Critical and Political Writings</em>, con introduzione e note di K. Barry, Oxford University Press, Oxford 2000, pp. 93-94.<br />
17 D.-A.-F. de Sade, <em>Justine</em>, tr. it. in <em>Opere</em>, a cura di P. Caruso, Prefazione di A. Moravia, Mondadori, Milano 1976, pp. 565-566.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le <em>riflessioni c</em>ontinuano in rete anche qui:<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://autaut.saggiatore.it/2011/09/347-web/"><strong>aut-aut<br />
</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.finzionimagazine.it/news/finzioni-digitali/pecore-androidi/wu-ming-1-defeticizzare-la-rete/">Wu Ming 1 su <em>Finzioni</em></a><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tarantulailblog.it/2011/01/16/nuvole-maddalena-mapelli-per-una-genealogia-del-virtuale/">Massimo Giuliani sul blog <em>Tarantula</em></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sinistrainrete.info/societa/1096-maria-maddalena-mapelli-facebook-un-dispositivo-omologante-e-persuasivo">Sinistrainrete</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2010/11/003675.html">Carmilla</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://ienaridensnexus.blogspot.com/2010/11/facebook-un-dispositivo-omologante-e.html">Nexus Co</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.marcominghetti.com/altre-pubblicazioni/facebook-come-mondo-vitale/">Marco Mighetti</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://unanotaasettimana.blogspot.com/2011/07/immagini-ed-avatar-una-nota-su-per-una.html">Una nota a settimana</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://unito.academia.edu/danielaghidoli/Books/491948/Facebook_e_la_celebrazione_della_Quotidianita_Semiotica_del_social_media_networking">Tesi di dottorato di Daniela Ghidoli</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ibridamenti.com/20-per-tutti/2010/06/come-muore-un-account-su-facebook-seminario-bdf-a-bergamo-video/">Seminario BDF a Bergamo</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://scritture.blog.kataweb.it/francescamazzucato/2009/05/31/dai-blog-ai-social-network-arti-della-connessione-nel-virtuale/">Francesca Mazzucato</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://http://culturaliberta.wordpress.com/2011/12/02/il-popolino-del-web/">Cultura! Libertà! </a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://larottaperitaca.wordpress.com/2011/11/02/il-collezionista-di-memorie-margini%C2%B9/">La rotta per Itaca</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://nutopia2sergiofalcone.blogspot.com/2010/11/maria-maddalena-mapelli-facebook-un.html">Nutopia2</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/percorsi/tecnologia_e_scienze_applicate/rete.html/">Treccani.it</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://inpoesia.me/2010/11/11/maria-maddalena-mapelli-facebook-un-dispositivo-omologante-e-persuasivo/">In Poesia- Filosofia delle poetiche e del linguaggio</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.zoes.it/appunto/appunti/stimoli-riflessione-web">zoes.it</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://scritture.blog.kataweb.it/francescamazzucato/2009/05/31/dai-blog-ai-social-network-arti-della-connessione-nel-virtuale/"><br />
</a></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>25 aprile, festa della liberazione [la mia immagine] per</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 08:32:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi, quando penso al 25 aprile, penso ad una nota che ho letto su Facebook, a firma di Oyrad. Non raccontava un fatto storico riportato sui libri, né qualcosa di eclatante e retorico, ma raccontava di suo padre, di quando ha scolpito lettera dopo lettera tutti i nomi e i cognomi della&#160; lapide commemorativa delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-large wp-image-3905" title="25-aprile-sempre" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2009/04/25-aprile-sempre-343x300.jpg" mce_src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2009/04/25-aprile-sempre-343x300.jpg" alt="25-aprile-sempre" width="343" height="300"></p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Oggi, quando penso al 25 aprile, penso ad una <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1540576424&amp;v=app_2347471856&amp;viewas=1271292372" mce_href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1540576424&amp;v=app_2347471856&amp;viewas=1271292372">nota che ho letto su Facebook, a firma di Oyrad.</a> Non raccontava un fatto storico riportato sui libri, né qualcosa di eclatante e retorico, ma raccontava di suo padre, di quando ha scolpito lettera dopo lettera tutti i nomi e i cognomi della&nbsp; lapide commemorativa delle vittime della Shoa, incisa a mano&nbsp; su lastre di granito nero per la comunità ebraica di Milano. Mi viene in mente il ghetto&nbsp; di Venezia, gli ebrei veneziani arrestati e deportati. Gli ebrei veneziani che si sono salvati solo perché altri veneziani li hanno nascosti nelle loro case. A rischio della propria vita. Questa è l&#8217;immagine che accompagna il <i>mio </i>25 aprile quest&#8217;anno:</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-3907" title="2828_1118805820597_1540576424_30282370_8314489_n" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2009/04/2828_1118805820597_1540576424_30282370_8314489_n-400x300.jpg" mce_src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2009/04/2828_1118805820597_1540576424_30282370_8314489_n-400x300.jpg" alt="2828_1118805820597_1540576424_30282370_8314489_n" width="400" height="300"></p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Che cosa dice la rete sul 25 aprile. Molto. Ma le posizioni e i discorsi più citati sono:</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">1) Il <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/04/napolitano-liberazione-costituzione.shtml?uuid=ab3657a4-30da-11de-ae05-bc3fc5ea2593&amp;DocRulesView=Libero" mce_href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/04/napolitano-liberazione-costituzione.shtml?uuid=ab3657a4-30da-11de-ae05-bc3fc5ea2593&amp;DocRulesView=Libero">presidente della Repubblica Giorgio Napolitano</a> che valorizza la lotta partigiana e fa un appello affinché la festa della liberazione sia <i>una festa di tutti</i>.</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">2) Il <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/04/25-aprile-altare-patria.shtml?uuid=fc0f996e-316c-11de-be72-8609efc75bdb&amp;DocRulesView=Libero" mce_href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/04/25-aprile-altare-patria.shtml?uuid=fc0f996e-316c-11de-be72-8609efc75bdb&amp;DocRulesView=Libero">presidente del Consiglio Silvio Berlusconi</a> che, in linea con l&#8217;appello ad una festa della liberazione <i>bipartisan</i> anche oggi chiede pietà per tutti [ "tra i partigiani e sostenitori della Repubblica di Salò ci sono state differenze anche se la pietà deve andare a coloro che credendosi nel giusto hanno combattuto per una causa che era una causa persa"]</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">3) quelli di chi sostiene che il 25 aprile <a href="http://laconoscenzarendeliberiblog.wordpress.com/2009/04/24/il-mio-25-aprile/" mce_href="http://laconoscenzarendeliberiblog.wordpress.com/2009/04/24/il-mio-25-aprile/"><b>non</b> può essere di tutti</a>,&nbsp; che&nbsp; è casomai&nbsp; un <a href="http://www.bnotizie.com/2009/04/24/un-25-aprile-contro-il-decreto-legge-1360/" mce_href="http://www.bnotizie.com/2009/04/24/un-25-aprile-contro-il-decreto-legge-1360/">simbolo di una resistenza </a>che deve continuare, in contrapposizione netta con l&#8217;appello del centro destra a farne <a href="http://www.ilpopolodellaliberta.it/notizie/arc_15529.htm" mce_href="http://www.ilpopolodellaliberta.it/notizie/arc_15529.htm">una festa di tutti</a>.</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">4) I commenti al discorso di Ingrao: vedi per esempio <a href="http://www.inviatospeciale.com/2009/04/la-liberazione-condivisa-e-loffensiva-contro-la-resistenza/" mce_href="http://www.inviatospeciale.com/2009/04/la-liberazione-condivisa-e-loffensiva-contro-la-resistenza/">inviato speciale </a>che gli dà ragione:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">[...] il vecchio e saggio Ingrao ha ragione. Peccato che la strategia della rimozione, della ‘riappacificazione’ facciano di tutto per impedire che nelle scuole si parli di tutto questo e aree del centro-destra attacchino quotidianamente il movimento partigiano definendolo ‘rosso’ (come se essere stati comunisti italiani fosse un insulto) e costruendo tra chi non ha vissuto la guerra ed il primo dopoguerra una assoluta non conoscenza dei fatti che devastarono il mondo.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">5) C&#8217;è poi il&nbsp; passa parola <a href="http://blog.libero.it/63/6952973.html" mce_href="http://blog.libero.it/63/6952973.html">fatto per immagini</a></p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">6)&nbsp; I post-commento [fonte <a href="http://www.memesphere.it/" mce_href="http://www.memesphere.it/">memesphere</a>] relativi all&#8217;incredibile episodio del <a href="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/sacrestano-svastica/sacrestano-svastica/sacrestano-svastica.html" mce_href="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/sacrestano-svastica/sacrestano-svastica/sacrestano-svastica.html">sagrestano di Vigevano</a> che si è presentato in Chiesa con la svastica al braccio [  <a href="http://vocina.procionegobbo.it/post/99764226" mce_href="http://vocina.procionegobbo.it/post/99764226">la vocina del procione</a> -  <a href="http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it/post/2229954.html" mce_href="http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it/post/2229954.html">ilblogdibarbara</a> -  <a href="http://negroski.wordpress.com/2009/04/24/angelo-idi-dixit/" mce_href="http://negroski.wordpress.com/2009/04/24/angelo-idi-dixit/">negroski</a> -  <a href="http://fassbinder.blogspot.com/2009/04/worry.html" mce_href="http://fassbinder.blogspot.com/2009/04/worry.html">lafolle + jumbolo + alessio</a> -  <a href="http://appunti.peppeg.it/post/99625329" mce_href="http://appunti.peppeg.it/post/99625329">appunti</a> -  <a href="http://www.amicofragile.org/?p=1494" mce_href="http://www.amicofragile.org/?p=1494">amicofragile</a> ]</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">7) Le prese di posizione a livello locale [ fonte <a href="http://www.liquida.it/search/festa-liberazione/" mce_href="http://www.liquida.it/search/festa-liberazione/">Liquida</a> ] e le tante testimonianze anche personali [ fonte <a href="http://www.wikio.it/search/25+aprile" mce_href="http://www.wikio.it/search/25+aprile">wikio</a> ]</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Eppure, dopo aver letto tutti, continua a venirmi in mente l&#8217;immagine e il racconto postato da Dario&#8230; questo è il <i>mio</i> 25 aprile 2009.</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Diario di un milanese #18 Donna Palmera</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 16:14:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario di un milanese]]></category>
		<category><![CDATA[franco indovina]]></category>
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		<category><![CDATA[ivan lins]]></category>
		<category><![CDATA[lando buzzanca]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[tonno palmera]]></category>
		<category><![CDATA[vittorio gassman]]></category>

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		<description><![CDATA[Ascoltavo una canzone di Ivan Lins. Qui a Milano, dopo un concerto al Manzoni nella primavera del 2002, avevo conosciuto il grande musicista carioca. Ora ascolto Dona Palmeira. Dalle scatole del sogno affiora un bastimento carico carico di tonno. Tonno Palmera. Quello che si taglia con un grissino. Quello che è insuperabile. Quello della &#8220;prova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ibridamenti.com/diario-di-un-milanese/2009/04/diario-di-un-milanese-18-donna-palmera/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Ascoltavo una canzone di Ivan Lins. Qui a Milano, dopo un concerto al Manzoni nella primavera del 2002, avevo conosciuto il grande musicista carioca. Ora ascolto <em>Dona Palmeira</em>. Dalle scatole del sogno affiora un bastimento carico carico di tonno.<span id="more-3885"></span></p>
<p>Tonno Palmera. Quello che si taglia con un grissino. Quello che è insuperabile. Quello della &#8220;prova fuzillo, fuzillo, zì zì zi&#8230;&#8221; di Lando Buzzanca.</p>
<p><a href="http://www.ibridamenti.com/diario-di-un-milanese/2009/04/diario-di-un-milanese-18-donna-palmera/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Nonostante tutta questa volgarità maschilista che mi appartiene, sono felice. La felicità dell&#8217;arte è iniziata col dadaismo. Non prima. Il dadaismo ha liberato le belve dalle gabbie. Ha liberato il nonsenso. Ha liberato suoni, rumori, versi di scimmia.</p>
<p>Siamo nel film <em>Lo scatenato</em> di Franco Indovina, con Vittorio Gassman, 1967. Gassman è un attore della pubblicità che impazzisce allo zoo di Roma. Versi di scimmie, pianeti delle scimmie.</p>
<p><a href="http://www.ibridamenti.com/diario-di-un-milanese/2009/04/diario-di-un-milanese-18-donna-palmera/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Tonno Palmera, Dona Palmeira = Donna Palmera. Ovvero una donna brasiliana piuttosto eccitante che compra alla Standa il Tonno Palmera.</p>
<p>Milano è covo profondo di fantasie impensate. Qui, in questo posto impossibile, ho vissuto tutto il Brasile della mia anima, tutto il Far East, tutta l&#8217;Africa, tutto il mondo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Diario di un milanese #11 [La città che cambia - Lettera morta.]</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 11:27:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario di un milanese]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti]]></category>
		<category><![CDATA[franz krauspenhaar]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Una volta questa città era un coro. Si aprivano le porte al grigio, alla nebbia. Nel sole c’era oro. I ricordi svisano come tracce, sono sabbia sotto le ore, le mani sudano, e la pietà incalza. Stavamo stesi sui balconi, come lenzuoli, a guardare i cortili, il gioco dei bambini, noi stessi, l’asfalto, e le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3346" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2009/02/dolce-vita-135x100.jpg" alt="dolce-vita" width="271" height="201" /></p>
<p>Una volta questa città era un coro.<br />
Si aprivano le porte al grigio,<br />
alla nebbia. Nel sole c’era oro.</p>
<p>I ricordi svisano come tracce,<br />
sono sabbia sotto le ore, le mani<br />
sudano, e la pietà incalza.<span id="more-3345"></span></p>
<p>Stavamo stesi sui balconi, come<br />
lenzuoli, a guardare i cortili,<br />
il gioco dei bambini, noi stessi,<br />
l’asfalto, e le rare, fonde buche.</p>
<p>Le auto così piccole, sulla ghiaia.<br />
Facendo quattro passi eravamo<br />
fuori, a leccare comignoli.</p>
<p>Non si capiva dove stava la sera,<br />
e il confine, sull’occhio dell’erba,<br />
fuori città. Sentivo chiamare<br />
le canzoni: “Azzurro”, e “Occhi<br />
miei”. Mia madre mi prendeva<br />
la mano, sotto la Rinascente,<br />
prima dell’estate; rinfrescava<br />
al piano abbigliamento.</p>
<p>Poi anni, nient’altro. Gemere<br />
di chiavi, nella sera sparuta.<br />
Arroccata. Le sirene, sotto,<br />
serpenti di latta. Auto pesanti.</p>
<p>Piccoli, i ragazzi. Neri, rossi.<br />
Sotto al liceo, le motociclette.<br />
Venivano a festa le carrozze<br />
e i sandali, e il rock bandito.</p>
<p>Rumore di chiavi; spazzolare<br />
il sangue dai crani. Le lotte,<br />
e sotto, nelle piazze, le bombe.</p>
<p>Finché, lentamente, l’allentare.<br />
In disco era come sull’Hudson,<br />
nuotavano pesci variopinti,<br />
tra danze e bacini storti, e colori<br />
autunnali. La moda, dipinta<br />
a bandiere firmate, e prosecco<br />
nelle fauci ritmate dal jazz.</p>
<p>Cambiare, lavorare, andare secchi<br />
nell’era post atomica, la tangente<br />
sordida, la svelazione, il mistero<br />
cupo negli occhi, inizio di una era<br />
senza speranza, o meno.</p>
<p>Doppiate le cime, navighiamo<br />
verso il Duomo. Con pochi soldi<br />
nel sottile fenolo della crisi, ognuno<br />
tappato in casa; a consumare le unghie<br />
sui computer, scrivendo lettera morta.</p>
<p>[Immagine: Franz Krauspenhaar - Dolce Vita 2000]</p>
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		<title>Diario di un milanese #2</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/diario-di-un-milanese/2008/10/diario-di-un-milanese-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 09:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario di un milanese]]></category>
		<category><![CDATA[condominio]]></category>
		<category><![CDATA[gigi marzullo]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[notte]]></category>
		<category><![CDATA[solitudine]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ora. I minuti e i secondi. Merce di scambio, a Milano. Più che altrove. Il tempo si scolla dalle mani ansiose. E&#8217; passata da poco la mezzanotte&#8230; comincio a respirare&#8230; Viaggio nella notte milanese di condominio. Senza riunioni, se non con me stesso. Da quando ero un ragazzino timido e spugnoso – assorbivo tutto, nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/10/clock-1.jpg"><img src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/10/clock-1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" class="alignnone size-medium wp-image-1637" /></a></p>
<p>L&#8217;ora. I minuti e i secondi. Merce di scambio, a Milano. Più che altrove. Il tempo si scolla dalle mani ansiose. E&#8217; passata da poco la mezzanotte&#8230; comincio a respirare&#8230; Viaggio nella notte milanese di condominio. Senza riunioni, se  non con me stesso. Da  quando ero un ragazzino timido e spugnoso – assorbivo tutto, nel bene e nel male – dico la seguente frase, a chi mi chiede come va: “Sono qui riunito con me stesso”. <span id="more-1635"></span>Un’ammissione di solitudine. Milano la città dei soli, come dire astri umani in un cielo anch’esso spugnoso, che ha estratto ogni vitalità dall’aria e l’ha disciolta dentro di sé, così che quel cielo di Milano, senza colore, bianco risucchiato nel grigio, di un metallo apparente, preme forte sul mio umore cangiante. Non è città per depressi, Milano. E mille e più di mille depressi lo diventano proprio nello starci, e restarci. E restarci secchi. <em>E’ notte alta e sono sveglio sei sempre tu il mio chiodo fisso…</em> no, non lo penso io, ascolto la sigla di “Sottovoce”. Gigi Marzullo, una parrucca con l’anima. In primo piano, la solita starlette raccomandata dal solito politico che spara cazzate a pallettoni rosa fumè. Accendo una sigaretta, ne accendo un’altra poco dopo. E’ la notte milanese dell’insonne. L’ora. I minuti e i secondi. Merce di scambio, a Milano. Più che altrove. Il tempo si scolla dalle mani ansiose… Le tre, le quattro, la stanchezza, come un numero primo. A letto, cadere nello spazio profondo del sogno. Tronchetti Provera mi assume per un incarico di fiducia. Il mio sogno giovanile, d’essere un grande dirigente. Quando gli altri sognano d’essere scrittori… Mi sveglio poco fa, assetato di caffelatte, e non ho ancora visto il cielo, forse a mezzogiorno; forse… (Continua. Immagine: &#8220;Stranger Still&#8221;, di FK)</p>
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		<title>Diario di un milanese #1</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 14:53:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario di un milanese]]></category>
		<category><![CDATA[anni ottanta]]></category>
		<category><![CDATA[cappuccino.]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[piazzale cadorna]]></category>
		<category><![CDATA[ramazzotti]]></category>
		<category><![CDATA[weather report]]></category>

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		<description><![CDATA[Milano da bere, da deglutire, vomitare. Il ricordo, il sogno, il terribile risveglio. Eccoci. Di nuovo. Ancora vivi, nonostante tutto. Questo è un diario: di ricordi, ma soprattutto di precordi. Ci stanno qui, sul gozzo. Assieme alla gomma da masticare che ci è andata di traverso. Il pensiero al passato, ormai lontano. Il pubblicitario milanese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/10/ramazzotti.jpg"><img src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/10/ramazzotti-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" class="alignnone size-medium wp-image-1198" /></a></p>
<p>Milano da bere, da deglutire, vomitare. Il ricordo, il sogno, il terribile risveglio. Eccoci. Di nuovo. Ancora vivi, nonostante tutto. Questo è un diario: di ricordi, ma soprattutto di precordi. Ci stanno qui, sul gozzo. Assieme alla gomma da masticare che ci è andata di traverso.<br />
Il pensiero al passato, ormai lontano. Il pubblicitario milanese morto nello scorso aprile, autore dello spot Ramazzotti. Sullo sfondo sonoro, <em>Birdland</em> dei Weather Report. Marciavamo compatti dalla metro verso l&#8217;alto delle piazze; io Cadorna, Stazione Nord. Assieme a mille e non più mille, marciavamo sulle note succose di <em>Birdland</em>. Camerieri giovanissimi, di non più di sedici anni, correvano con enormi vassoi in mano pieni di cappuccini incapsulati in ovuli termoindurenti verso uffici guaiolanti di fax erotici puntati a missile sulla borsa di Londra. Le biciclette scodavano arzille tra taxi gialli folgoranti, le biondone sfumate col tacco a periplo 1267 che a cena mostravano le ciglia al risotto&#8230; Zuegg, marmellata di more, che scendeva come sangue dai muri&#8230; Nel cuore bit micidiali che preparavano l&#8217;invasione del Belgio, mentre i Frankie Goes to Hollywood tambureggiavano nelle discoteche più astiose d&#8217;Europa e i gay e gli etero finalmente potevano abbracciarsi promiscuamente nei bagni, succhiando mascara e Eau de Toilette Gian Marco Venturi dal soffione a piena pressione&#8230; E la sera, i locali si aggrovigliavano fin sopra i tetti, rotolando prosciutto di Parma nella rucola, nel grana, nel Cartizze a temperatura Finlandia&#8230; Milano che era, che era, che era&#8230; (Continua.)</p>
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