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	<title>Ibrid@menti &#187; immagine</title>
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	<description>Blog collettivo ideato dall'Università Ca' Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria</description>
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		<title>Dialoghi per un amico risanato.</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 13:38:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Terzago</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[amico]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Terzago]]></category>
		<category><![CDATA[Igor Verdozzi]]></category>
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		<description><![CDATA[Dialoghi per un amico risanato Testi di Francesco Terzago, illustrazioni di Igor Verdozzi. 1. Le uniche parole che mi sono care al cuore sono quelle che non si scrivono. Dico, almeno ti restano come il gioco dei coriandoli di quando eri bambino ché ti vestivi come un eroe dei romanzi d&#8217;appendice e correvi col tuo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em>Dialoghi per un amico risanato</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Testi di Francesco Terzago, illustrazioni di <a title="Galleria fotografica" href="http://verdozzi.carbonmade.com/" target="_blank">Igor Verdozzi</a>.<br />
</em></p>
<p>1.</p>
<p>Le uniche parole che mi sono care al cuore<br />
sono quelle che non si scrivono. Dico,<br />
almeno ti restano come il gioco dei coriandoli<br />
di quando eri bambino ché ti vestivi<br />
come un eroe dei romanzi d&#8217;appendice<br />
e correvi col tuo spadino a dar fastidio alle piccole.<br />
Lo sapeva bene, Ermanno, tumulato con 145 kg<br />
di carta messa sopra e poi sopra la terra.<br />
Imbalsamato con le pagine di Dostoevskij<br />
e di Donald Richard DeLillo.<br />
A Ermanno il cervello glielo hanno tolto dal naso<br />
con un uncino. E le parti più importanti del corpo,<br />
(fegato, testicoli e pene) sigillate nei canopi.<br />
Ci ridevamo sempre quando diceva<br />
che alla carta degli economici bastano dieci anni<br />
perché sia gialla, gialla e viscida, nemmeno buona<br />
per essere usata al cesso. E allora non ne vale la pena<br />
ci diceva, e noi ridevamo e bevevamo, e il cinese<br />
versava Martini bianco – caldo, non ne vale la pena<br />
di vivere in un mondo come questo.<br />
Se infili la mano sotto al lavabo<br />
trovi sicuro una confezione di shampoo<br />
è lì da dieci anni, e non è cambiata per niente,<br />
in dieci anni che l&#8217;hai presa dal discount<br />
non è cambiata di niente. E tu nel frattempo<br />
hai messo qualche capello bianco, ammazzato<br />
quattro pesciolini rossi, fatto fuori un campo<br />
di insalata, uno di soia ([...] fa schifo un campo di soia<br />
una distesa marrone di tentacoli,<br />
la terra parla come un sacco di camole<br />
attira i topi, fa scappare i miei cani […]<br />
Enrico odia i campi di soia, non solo quelli),<br />
e poi, be&#8217;, hai buttato giù<br />
qualche migliaio di uova arrivate dalle batterie.<br />
Hai conosciuto una donna dai fianchi larghi<br />
e vi siete detti ti amo ti amo e vi siete sposati<br />
per fare felice qualcuno di odioso, e alla fine<br />
messo al mondo anche un vostro bel figliolo.<br />
E questo imparerà a lavarsi, a leggere<br />
a mangiare, a comprare cose di plastica<br />
e di metallo. Andrà sulla Luna, correrà<br />
in Aston Martin, comprerà cose che resteranno<br />
ai figli che a sua volta metterà nel mondo.<br />
Magari la confezione di shampoo<br />
sarà passata per le mani di tutta questa<br />
marmaglia, sarà diventata uno di quei<br />
Cimeli di Famiglia, comparirà<br />
in un&#8217;Araldica del Dopo-Bomba, sarà<br />
una di quelle anticaglie, di quelle dico<br />
che nel futuro sbilenco potranno fruttare<br />
qualcosa, si capisce bene, al monte dei pegni.</p>
<div id="attachment_4870" class="wp-caption alignnone" style="width: 235px"><a rel="attachment wp-att-4870" href="http://www.ibridamenti.com/prima-pagina/2010/02/dialoghi-per-un-amico-risanato/attachment/dscn0690/"><img class="size-medium wp-image-4870" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/02/DSCN0690-225x300.jpg" alt="I Loved you son" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">I loved you son, di Igor Verdozzi</p></div>
<p>2.</p>
<p>Quella vecchia è mezza matta fa l&#8217;amico,<br />
e me la indica con un cenno della testa.<br />
Dice che per i morti tutti i semafori sono spenti,<br />
e va avanti così, con la voce – sempre più forte,<br />
fino a quando qualcuno non le dà retta<br />
o scoppia a piangere e tutti si scostano.<br />
La vecchia alla fermata dell&#8217;autobus<br />
picchia il suo bastone lungo lo spigolo<br />
del marciapiede, – calze di lana gialle,<br />
gambe stese, carne penzolante,<br />
in mezzo a quelle il bastone a fare toc toc.<br />
&#8230;dice che ha scelto bene la sua casa.<br />
E un nero la ascolta e la capisce<br />
e le stringe una mano. Vedi, dice<br />
la vecchia dalle calze gialle: c&#8217;è<br />
lo studio del medico al mio stesso pianerottolo<br />
e il cimitero è proprio lì, lo vedo bene<br />
dalla finestra del bagno. E poi dice,<br />
io sono una vecchia donna istruita e vado in chiesa,<br />
nessuno mi frega più, ah, te lo dico, nessuno.<br />
Lo ha proprio alla sinistra del water, il cimitero.<br />
Me lo è venuto a dire l&#8217;idraulico, – perché<br />
ci vado tutte le settimane da quella,<br />
per i problemucci che ha quell&#8217;appartamento.<br />
Lo ha comprato coi soldi che le hanno dato<br />
per il marito che le hanno messo sotto terra.<br />
Per un carci-qualcosa. E aggiunge,<br />
che per la vecchia è stata una fortuna,<br />
che quello la picchiava. Ma ora lei ha una casa,<br />
e il figlio la va a trovare ogni fine-settimana.<br />
Da quella finestra, la vecchia lo sa benissimo,<br />
ci si vede senza sporgersi le migliori sepolture.<br />
Quelle nella parte più alta della collina,<br />
sotto ai sicomori che nessuno<br />
ha avuto il coraggio di tagliare<br />
perché ci hanno visto la Madonna.<br />
C&#8217;è solo da scostare la tendina ricamata,<br />
e qualche bottiglia rossa di olio per il corpo.<br />
Non succede che la vecchia lo faccia<br />
dopo che ha finito di pranzare. Il più delle volte<br />
se ne sta lì a leggere un vecchio libro<br />
che racconta di pirati, un vecchio libro<br />
dove tutti si fanno la guerra per il cuore<br />
di una donna. C&#8217;è la voce del televisore,<br />
nell&#8217;altra stanza – per tenerle compagnia<br />
la paura – da questa parte – che se scostasse<br />
la tendina ricamata troverebbe il soliloquio del sole.<br />
Il fatto che il teschio di un viso conosciuto<br />
si riconosce solo per una traccia di rimprovero<br />
tra le giunture dei denti.</p>
<div id="attachment_4872" class="wp-caption alignnone" style="width: 178px"><a rel="attachment wp-att-4872" href="http://www.ibridamenti.com/prima-pagina/2010/02/dialoghi-per-un-amico-risanato/attachment/faccia/"><img class="size-medium wp-image-4872" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/02/faccia-168x300.jpg" alt="Blank Words" width="168" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">&quot;Blank Words&quot; di Igor Verdozzi.</p></div>
<p>3.</p>
<p>I libri adesso te li comprano così.<br />
Mettendoteli sulla bilancia<br />
che hanno preso dal macello che è fallito<br />
per la carne dalla Cina e dal Messico.<br />
Prego, metta qui, sì, appenda al gancio.<br />
Ecco. Bravo. Vorrebbero pesare anche te<br />
attaccandoti come uno squalo per le guance<br />
se solo ci potessero guadagnare qualcosa,<br />
la voglia gliela leggi nei gesti delle mani.<br />
Sono stato in Portogallo a pescare squali con mio padre,<br />
i più piccoli gli si toglieva l&#8217;amo e il cavo d&#8217;acciaio<br />
facendoglieli passare per il lato della bocca<br />
dopo averli storditi con una mazza da 5 kg<br />
dopo averli misurati tenendoli appesi proprio così.<br />
Piangevo perché non volevo che morissero<br />
e dicevo a mio padre che era l&#8217;uomo<br />
più cattivo di sempre. Ma ributtati in mare<br />
davano due colpi storti di pinna verso il basso<br />
e la vista non li raggiungeva più.<br />
Vorrebbero misurarti le spalle e la vita<br />
come fanno i sarti, fare due calcoli per capire<br />
la carne che ti potrebbero sfilare via<br />
dalle ossa azzurre come un cappotto,<br />
gli basterebbero lunghi coltelli e qualcuno<br />
di importante che gli dica faccia pure.<br />
Questo è un giorno nuvoloso, luce poca,<br />
farraginosa. Problemi di serotonina,<br />
forse un principio di diabete che viene avanti.<br />
Ho preso quelle banconote stropicciate<br />
e sono andato a bere. L&#8217;ora non te la so dire,<br />
inutile chiedere, sono tutte le stesse<br />
in questo periodo dell&#8217;anno. Finiti<br />
quegli spiccioli impiastricciati di urina,<br />
ho consumato i sei sette buoni pasto<br />
che l&#8217;Università mi passa ogni mese<br />
perché sono volontario. Poi mi sono indebitato<br />
con il barista senegalese e non ho offerto a nessuno<br />
un recioto di Valpolicella o di Soave,<br />
nemmeno un bicchierino di detersivo da cessi<br />
anche se forse lo avrei voluto, per avere qualcuno<br />
a cui volere bene oggi e chiedergli di offrirmi da bere.</p>
<p>***</p>
<p>In realtà non ho fatto niente di tutto questo<br />
eccetto la pesca allo squalo in Algarve,<br />
dove l&#8217;oceano fa tutto in grosso come<br />
nei film americani e se sei bambino<br />
ti accovacci per ascoltare meglio<br />
il vento che stropiccia le onde.<br />
E guardi il risucchio della marea<br />
quando rincorre i bagnanti e li attorciglia.<br />
Questa roba è vera, lo giuro sui miei denti.<br />
Come il sogno che aveva mio nonno,<br />
me lo raccontano sempre: avere un ufficio a New York.<br />
Ci è riuscito ti dico. So che è morto cinquantenne<br />
per un infarto, poco più. Morto come un uomo d&#8217;affari<br />
che si rispetti. Avrei voluto comunque conoscerlo,<br />
mio padre me ne parla spesso del fatto che gli voleva bene<br />
perché era suo padre. Avrei voluto conoscerlo<br />
per chiedergli come ci si sente a morire in quel modo.</p>
<div id="attachment_4873" class="wp-caption alignnone" style="width: 262px"><a rel="attachment wp-att-4873" href="http://www.ibridamenti.com/prima-pagina/2010/02/dialoghi-per-un-amico-risanato/attachment/the-grate-escape/"><img class="size-full wp-image-4873" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/02/the-grate-escape.jpg" alt="The Grate Escape" width="252" height="376" /></a><p class="wp-caption-text">&quot;The Grate Escape&quot;, di Igor Verdozzi.</p></div>
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		</item>
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		<title>La foto degli specchi [Gilles Deleuze]</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 20:13:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lo specchio]]></category>
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		<description><![CDATA[Lui è Gilles Deleuze. Si tratta di una foto che gli è stata scatatta da un fotografo francese. Ed è un&#8217;immagine che sta facendo il giro della rete. Deve avere qualcosa di speciale. E&#8217; da un pò di tempo che la inseguo. A voi cosa fa venire in mente?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4749" href="http://www.ibridamenti.com/costruzioni-identitarie/2010/01/la-foto-degli-specchi-gilles-deleuze/attachment/gilles_deleuze_2_h-2/"><img class="aligncenter size-large wp-image-4749" title="gilles_deleuze_2_h" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/01/gilles_deleuze_2_h-434x300.jpg" alt="" width="434" height="300" /></a></p>
<p>Lui è <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gilles_Deleuze">Gilles Deleuze</a>.</p>
<p>Si tratta di una foto che gli è stata scatatta da un fotografo francese. Ed è un&#8217;immagine che sta facendo il giro della rete.<br />
Deve avere qualcosa di <em>speciale</em>.<br />
E&#8217; da un pò di tempo che la inseguo.<br />
<strong>A voi cosa fa venire in mente?</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;impero delle luci, 1954, Magritte [immagine]</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 17:28:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Galzigna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[immagine]]></category>
		<category><![CDATA[l'empire des lumières]]></category>
		<category><![CDATA[l'impero delle luci]]></category>
		<category><![CDATA[magritte]]></category>
		<category><![CDATA[sintesi disgiuntiva]]></category>

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		<description><![CDATA[Magritte, L&#8217;impero delle luci, 1954 Riportiamo qui &#8220;L&#8217;empire des lumières&#8221; (E.L., olio su tela, 195 cm. x 130 cm.) nella versione presente alla Peggy Guggenheim Foundation di Venezia. L&#8217;E.L. appare, nell&#8217;opera di René Magritte (1898 &#8211; 1967), come una sorta di tema ricorrente. Tra il 1949 e il 1964 Magritte dipinge l&#8217;E.L. a 23 riprese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-4710  aligncenter" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2009/12/impero-luci.jpg" alt="impero luci" width="308" height="400" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong><br />
Magritte, L&#8217;impero delle luci, 1954</strong></p>
<p style="text-align: center">
<p style="text-align: left">
<p style="text-align: justify;">Riportiamo qui &#8220;L&#8217;empire des lumières&#8221; (E.L., olio su tela, 195 cm. x 130 cm.) nella versione presente alla Peggy Guggenheim Foundation di Venezia. L&#8217;E.L. appare, nell&#8217;opera di René Magritte (1898 &#8211; 1967), come una sorta di tema ricorrente. Tra il 1949 e il 1964 Magritte dipinge l&#8217;E.L. a 23 riprese (16 olii, 7 gouache). Abbiamo a che fare con 23 varianti dello stesso tema. André Breton (&#8220;Le Surréalisme et la Peinture&#8221;) così commenta l&#8217;opera: &#8220;</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è voluta tutta la sua audacia per affrontare questo problema: estrarre contemporaneamente ciò che è chiarezza dall&#8217;ombra e ciò che è ombra dalla chiarezza&#8221;.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">La compresenza di giorno e notte &#8211; un paesaggio notturno sotto un cielo diurno &#8211; fa dire al pittore:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8220;questa evocazione della notte e del giorno mi pare dotata del potere di sorprenderci e di incantarci: Chiamo questo potere: poesia&#8221;.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Questa poesia del visibile affonda le sue radici, in Magritte, nel paradosso, nella contraddizione, nel contrasto, nell&#8217;enigmatico, nel misterioso. Vengono alla mente le &#8220;sintesi disgiuntive&#8221; di cui parlarono Deleuze e Guattari nel loro &#8220;Anti-Edipo&#8221;. Su tutto questo mi riprometto, più avanti, di intervenire.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Natale 2009 [immagine]</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 13:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[2009]]></category>
		<category><![CDATA[albero]]></category>
		<category><![CDATA[buon natale]]></category>
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		<category><![CDATA[natale]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra le immagini del Natale 2009, questa è quella &#8220;mia&#8221;&#8230;. visto che passerò le vacanze a scrivere e a leggere. Si tratta di una immagine che mi è arrivata su Facebook via Davide Fasolo. Grazie !]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4708" title="albero libro" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2009/12/albero-libro.jpg" alt="albero libro" width="327" height="498" /></p>
<p>Tra le immagini del Natale 2009, questa è quella &#8220;mia&#8221;&#8230;. visto che passerò le vacanze a scrivere e a leggere. Si tratta di una immagine che mi è arrivata su Facebook via Davide Fasolo. Grazie !</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il salone degli specchi. Di Stranoforte.</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/racconti/2009/05/il-salone-degli-specchi-di-stranoforte/</link>
		<comments>http://www.ibridamenti.com/racconti/2009/05/il-salone-degli-specchi-di-stranoforte/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 11 May 2009 07:38:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stranoforte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[immagine]]></category>
		<category><![CDATA[specchio]]></category>
		<category><![CDATA[stanoforte]]></category>
		<category><![CDATA[virtuale]]></category>

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		<description><![CDATA[Non ci sono finestre nel salone. Contro le pareti, tremolanti luci artificialmente soffuse, risaltano indistinguibili profili ed inquietanti ombre in lento e perenne movimento. Nell&#8217;aria un leggero profumo: droga sublime, assenzio che rapisce, che imprigiona, che fa impazzire, che logora la mente, che eccita i corpi. Quanta gente entra ed esce dal salone infernale, dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--[if gte mso 9]&gt;  Normal 0 14   &lt;![endif]--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Non ci sono finestre nel salone.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Contro le pareti, tremolanti luci artificialmente soffuse, risaltano indistinguibili profili ed inquietanti ombre in lento e perenne movimento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoBodyText">Nell&#8217;aria un leggero profumo: droga sublime, assenzio che rapisce, che imprigiona, che fa impazzire, che logora la mente, che eccita i corpi.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Quanta gente entra ed esce dal salone infernale, dove si godono pazze allucinazioni! Tutti felici, anche chi è conscio dell&#8217;ineluttabile male che subirà.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>In quel salone abita l&#8217;amore mentale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Quello fisico, da solo, non è apprezzato: troppo misero ed inutile; non appaga, non serve a nulla.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Silenziose figure senza tempo si aggirano &#8211; chi frettolosamente, chi noncurante, chi con invitante e sfacciata aria di sfida &#8211; tra i centomila specchi, grandi<span> </span>e<span> </span>piccoli, di ogni dimensione, sparsi per il salone, disposti secondo astratte geometrie ovunque: per terra,<span> </span>sui muri, sui soffitti, sulle porte; tra quelle arcate inquietanti vetri e frammenti irregolari di specchi segnano gli itinerari degli ospiti, luminosi e perversi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><em><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: black;">E&#8217; il labirinto proibito, dal quale non si può uscire indenni.</span></span></em></strong><em></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Le immagini virtuali dei visitatori passano contemporaneamente sulla miriade di specchi, poliedriche espansioni della realtà, riflettendo nebbiose situazioni di lontane figure ad altrettanti silenziosi e frementi voyeurs.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Si può godere segretamente e pazzamente osservando chi passeggia, scoprirne i vizi, senza sapere da dove provenga la sua immagine e senza temere di essere rimproverato; ci si può mostrare liberamente, spiare le altrui debolezze, ma la<span> </span>reale posizione di chi osserva è segreta e virtuale, come quella di chi si mostra, persa in quella realtà speculare capovolta una doppia infinità di volte.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Le immagini riflettono e rifrangono mille volte, prima di arrivare alle menti degli osservatori. Si possono osservare i mondi segreti di altre dimensioni e dare libero sfogo ad ogni desiderio, anche a quello più inconfessabile, più indecente, più volgare: troverai sicuramente chi ti ammirerà e ti ricercherà.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Tutti sono felici di potersi mostrare agli infiniti spettatori, dei quali non si potrà mai identificare la reale posizione, né il reale numero.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Tutti felici di poter ricambiare con lo spettacolo del loro intimo, protetti dal<span> </span>segreto disegno degli infiniti specchi, che rimandano ai nostri occhi mondi inquieti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>L&#8217;osceno, l&#8217;immondo ed il volgare, solo con ricercata e pulita raffinatezza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Chi tenta di rintracciare qualcuna delle figure che si aggirano tra gli specchi potrebbe essere ucciso, ancor più se si tenta di rintracciarle al di fuori di quel tempio labirintico.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Anch&#8217;io oggi passeggio tra gli specchi ed osservo. Godo di infinite visioni, di<span> </span>pazzeschi universi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Solitario provoco e risveglio gli istinti più bassi di chi mi circonda.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Ma mi annoio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>All&#8217;improvviso appari.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Ti vedo, mi sorridi ma non ti guardo. Chissà dove sei e a quanti, contemporaneamente, starai sorridendo, nel caleidoscopico labirinto speculare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Riappari, ti vedo, mi sorridi. Ricambio con una volgarità.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Non desisti, non resisti. Ma dove sei? Quante volte la tua immagine è riflessa prima di arrivare ai miei occhi?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Stai veramente guardando me?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Ed io Te?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>O per buffa legge fisica le nostre immagini rimbalzano su infinite superfici fino a riverberare in altri occhi?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Ti fuggo, mi è bastato spiarti una sola volta, sei la perfezione, mi attanagli, mi togli il respiro, ti voglio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Non mi concedo oltre, ma tu mi insegui ed appari continuamente negli specchi che io osservo e mi inviti a liberarmi dei miei segreti, lo ammetti e lo dimostri in ogni modo: MI AMI.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Non mi fido, probabilmente stiamo comunicando con altre persone, vittime delle intercettazioni abusive e permesse nel salone.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>No, ecco, ci stiamo vedendo di nuovo. Tu ti avvicini e mi rendo conto che tra noi ci sono sempre meno specchi, ci vediamo sempre più grandi, più aperti, più nitidi, mi convinci sempre più stai pronunciando il mio nome. Ti esibisci solo per me.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Molte creature inquiete tentano di intromettersi tra i nostri specchi abbandonàti, ma oramai non c&#8217;è più spazio per loro, non li guardiamo più, rapiti dalle note di un lontano violino, lentamente viaggiamo nel tempo e nella luce, attraverso il paradiso di quegli infiniti specchi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Continuiamo, tra i sorrisi ed i cenni d&#8217;intesa, ad avvicinarci, siamo sempre più vicini ed ascoltiamo la struggente melodia dell&#8217;arpa degli dei.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Dove sei? Tutto si accende, inebrianti note escono da magici strumenti e danzatrici egiziane muovono soavi passi tra gli insostenibili profumi dei loro corpi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Mi riempio di te, del tuo sorriso, della tua luce e dei tuoi occhi. Io sono arrivato, non ho più specchi davanti a me, non guardo più nessuno, sono pronto. Tremendi orgasmi mi stanno squassando la mente, non ho più alcun ritegno, solo per te.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Anche tu ci sei, siamo sempre più vicini, mostri la tua persona. Non ci sono più specchi tra di noi, ma non possiamo ancora abbracciarci, non è dato neppure pensarlo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Una luce color cobalto ti avvolge, radiosa immagine mi ipnotizzi ed io, rapito dall&#8217;estasi, sono felice. L&#8217;orgasmo si è oramai impadronito dei miei movimenti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Nessuno dei presenti sa a chi sto sorridendo, qualcuno crede stia guardando lui e ricambia. Qualcuno lancia sfacciati messaggi, ma lascio perdere; il mio intimo si è schiuso in tutta la sua magia, non ci sei che tu, nuda, solare, perfetta creatura maledetta. Ti offri senza vergogna e pudore, mi cerchi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Ci ripenso, non mi fido, mi allontano, proseguo tra gli specchi. Osservo altre figure meno attente a me. Lancio perversi messaggi, sfogo la mia pazzia. Non ti voglio più, vattene.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Ma tu sei sempre presente, sempre accanto a me. Sempre più vicino. Mi hai convinto. Mi volto di nuovo verso di te, ci sono. Sei proprio chi cercavo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Allungo la mano, ti voglio accarezzare, lo so che è proibito, ma voglio avere anche il tuo corpo, non resisto, devo corrompere le nostre menti&#8230; ecco&#8230; ci sono, quasi&#8230; sorridi&#8230; ti offri a me&#8230; porgi il tuo corpo&#8230; scintillano i tuoi occhi&#8230; freme la mia mente&#8230; ancora un istante e ci siamo. L’infinitesimo da non sorpassare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Fulminea l&#8217;ombra, scura e rapida la mano, veloce il proiettile che ti raggiunge, sobbalzi, sei colpito al petto ma non muori, non esce sangue, rimane la tua nuda presenza, rimane il tuo volgare incedere&#8230;ma non muori.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Un urlo silenzioso mi trafigge la mente, mentre lo specchio va<span> </span>in frantumi con la tua faccia sorridente ancora impressa. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Non eri tu, c&#8217;era ancora uno specchio: l&#8217;ultimo, quello di cobalto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Il proiettile diretto a te ha trafitto a morte me.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Scompari dopo che il tuo bestiale sorriso si è nuovamente moltiplicato centomila volte in centomila frammenti; il tuo corpo si è suddiviso in centomila porzioni, sotto lo sguardo goloso dei presenti, che si muovono ciechi per vedere e godere meglio, con i loro occhi e con le loro menti malate, per assaporare almeno qualche briciola del mio delirio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>C&#8217;era ancora uno specchio tra noi: il tuo. Da quello specchio violentavi centomila persone con un solo sguardo ed a tutte sorridevi, dal tuo mondo blu cobalto, a tutte facevi cenno di avvicinarsi, a tutte chiedevi, a tutte<span> </span>promettevi. Le hai tradite tutte e chissà ora dove sono, mie compagne di sventura, distrutte in qualche angolo del salone, distrutte meditando progetti di morte o di vendetta. E&#8217; la maledizione dello specchio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Il tuo vizio è il più nefando, uccide lentamente e corrode l&#8217;esistenza di chi ha<span> </span>la sfortuna di incontrarti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Fortunatamente hai successo solo nel labirinto degli specchi: non sei felice perchè non puoi<span> </span>scegliere, non conosci l&#8217;equilibrio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Peggio per me, non dovevo fermarmi, non dovevo fermarmi, non mi dovevo svelare, non mi meritavi. Ma ho amato, a modo mio, così come sono capace.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Una parte di me è andata in frantumi con lo specchio, ma ti amavo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>E mentre nel delirio della pazzia e del dolore esco di corsa dal salone magnetico, ti vedo fuggevolmente in uno dei frammenti caduti per terra. Sorridi. Fai cenno di avvicinarmi. Ricominci la tua farsa meschina.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Gli occhi si velano, la vista e la mente si annebbiano. Mi sembra di vedere, nascosta dietro un tendone, la danzatrice egiziana, che  sorride, accarezzando il suo serpente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Ai suoi piedi, tra la polvere di una clessidra in frantumi, ti vedo&#8230; non mi importa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Tanto non piango.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>Tanto è una follia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>&#8230;ma tutto ciò mi rende terribilmente felice.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #cccccc;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>E lo rifaccio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span>E rinasco.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Murales slideshow</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2009 08:09:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca mazzucato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Solo murales che appaiono lentamente mostrandosi basta un click come spesso ormai basta semplicemente un click o un solo gesto o anche un solo temerario istante disordinato caotico (di)rompente colorato combinato esagerato inopportuno inclinato istante bocca- grande, istante semente da vedere il risultato il restante la moltiplicazione i pani i pesci il nolente e il volente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Solo murales che appaiono lentamente mostrandosi basta un click come spesso ormai basta semplicemente un click o un solo gesto o anche un solo temerario istante disordinato caotico (di)rompente colorato combinato esagerato inopportuno inclinato istante bocca- grande, istante semente da vedere il risultato il restante la moltiplicazione i pani i pesci il nolente e il volente con ambizione di voracità incipiente</p>
<p>basta un click di fatto meno di niente</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/francescamazzucato/sets/72157601967678526/show/">show</a></p>
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		<title>Spazio. Parentesi.</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 11:13:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca mazzucato</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-large wp-image-3376" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2009/02/graff-zurigo-400x300.jpg" alt="" width="400" height="300" /></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> <br />
Sono tornata. Tornata con lo spazio sulla street art, tornata a Zurigo, tornata ad indignarmi, tornata ad avere paura, tornata a sapere che le parole e le immagini possono fare più di quello che crediamo.  Tornata a catturare segni .Per un po&#8217; ho pensato che no, non potevo. La sospensione è stata un silenzio consapevole, uno spazio. Di solito quando scrivo lascio due righe e metto una parentesi, così</p>
<p>(                                                             )</p>
<p>Lo spazio vuol dire tante cose e contiene tante cose.  Nello spazio e nel silenzio si può tamponare lo sfinimento e si può lasciar cicatrizzare il disincanto. Avevo bisogno di farmi contenitore silenzioso e di riflettere. Quello che è accaduto in Italia, quello che sta accadendo,  mi ha richiesto quello spazio-parentesi. L&#8217;overdose di contenuti, sia visivi che scritti a cui siamo sottoposti, sia che frequentiamo la rete sia che ci limitiamo a seguire radio, televisione e giornali, a volte mi provoca un lieve deragliamento della capacità analitica.  Mi era già capitato. Stavo scrivendo altro, avevo agito nello stesso modo</p>
<p>(                                             )</p>
<p>Adesso c&#8217;è stato qualcosa che mi ha trascinato indietro, un cupo REWIND storico, politico, personale.  Non ho capito più. Il mio ruolo il senso del tutto, del fare. Mi pareva di essere &#8220;depotenziata&#8221;. Le parole, depotenziate. La rabbia, depotenziata.  Le immagini, depotenziate e disperse in un mare magnum dove nessuno ne guarda più le fosforescenze. La  tristezza, come una spada, dentro, ma depotenziata anch&#8217;essa. Non li guardavo neanche più i graffiti, qui o all&#8217;estero, ho camminanto depotenziata  imponendomi  di creare una distanza, un vuoto, che mi facesse riflettere lontana dalla polifonia di voci che si era fatta cacofonia dentro di me che ero diventata una distratta testimone invece che un&#8217;attenta testimone, e se si deve testimoniare ( e/o narrare, e/o capire) non si può essere distratti, proprio no. Ho atteso, ho  permesso che arrivasse quel vuoto- parentesi. Quel monento di respiro. Solo respiro.  Non è indolore. I pieni ci stordiscono e ci illudono di salvarsi. Illudono, appunto. Le parole e le immagini non possono &#8220;imbottire&#8221;, salvare dall&#8217;abisso del niente che l&#8217;horror pleni contemporaneo a volte ci infligge.  Le parole e le immagini devono essere &#8220;vigili&#8221; come le persone e pronte a scrollarsi via la polvere e se la polvere si è incollata sopra, allora si deve tagliare. Può sanguinare, può far male.</p>
<p>Non li vedevo più i graffiti.  Lo spazio urbano intorno a me era carico di segni tutti uguali, indistinti, una nebbia, una melma di cose. I brand delle grandi corporation, i cartelli stradali,le indicazioni delle trattorie fuori porta ( girare in periferia avvicina a quello straniamento, a quel non -conoscere e non ri-conoscere fondamentale per avvicinarsi al nucleo). E ancora i grandi ipermercati nella loro invadenza, gli edifici in ristrutturazione, i nuovi parcheggi, e graffiti, c&#8217;erano ma mi parevano sbiaditi, privi di forza. Non erano loro, ero io. L&#8217;occhio di chi osserva modifica quello che vede. Agisce su quello che attraversa la retina. Ero io.  Appunto, sbiadita, sfinita.  Adagio sono tornati i colori, i contrasti urbani, la pioggia di vetro fine e la neve di questa stagione, e il senso dell&#8217;attorno, del contorno, dell&#8217;esserci dentro e narrarlo. A Zurigo hanno cancellato il primo graffito che, per fortuna ho fotografato, quello su cui erano seduti i due giovani. Ma ho trovato altri segni. E questa mi ha ipnotizzato. Perfetta: una composizione urbana che si è fatta da sola, davanti ai miei occhi. Arte davvero, arte spontanea. Il negozio di moda, il suo invitante luccicare, la vetrina che ammicca ed espone abiti costosissimi per la voracità del consumismo che riempie, e, accanto, tag, segni di vario tipo. Un binomio perfetto. Il contrasto, lo stridore. Il simbolo. L&#8217;ho colto subito,  ma mi sono domandata, fotografando,  perché?  per quale ragione farlo, fotografare graffiti, scarabocchi secondo molti, perché continuare? Per salvarli. Dall&#8217;oblio, dalla fine, per serbare un frammento di un film che non verrà mai girato composto da me, dalla parentesi -svuotamento, dall&#8217;occhio che ritrova i colori, dal senso che questa composizione ha e che mi è venuta incontro in una fredda notte zurighese, quando ho pensato che testimoniare, fotografare e capire era l&#8217;unica cosa che potessi, sapessi e dovessi fare.</p>
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		<title>&#8220;Caleidoscopio&#8221;, puntata N°4</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jan 2009 16:35:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oyrad</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi scuso per la lunga assenza &#8211; dovuta soprattutto alla &#8220;vacanza dalla blogosfera&#8221; che mi son preso  andando a fare lo scemo su Facebook &#8211; e riprendo volentieri la rubrica da dove ero rimasto: in particolare, mi piace riproporvi un&#8217;altra puntata del nostro &#8220;Caleidoscopio&#8221; . Ricordate? Io vi propongo l&#8217; immagine di un dipinto famoso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi scuso per la lunga assenza &#8211; dovuta soprattutto alla <em>&#8220;vacanza dalla blogosfera&#8221;</em> che mi son preso  andando a fare lo <span style="text-decoration: line-through;">scemo</span> su Facebook &#8211; e riprendo volentieri la rubrica da dove ero rimasto: in particolare, mi piace riproporvi un&#8217;altra puntata del nostro <strong>&#8220;Caleidoscopio&#8221;</strong> . Ricordate? Io vi propongo l&#8217; immagine di un dipinto famoso come se fosse visto attraverso il gioco di riflessi prodotto da un caleidoscopio.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3008" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2009/01/caleidoscopio5.jpg" alt="caleidoscopio5" width="420" height="281" /></p>
<p> Questa volta <strong>ci avviciniamo di più alla nostra epoca</strong>: penso che possa bastare come primo indizio&#8230;Dunque avanti, sotto con i nomi&#8230; voglio <strong>titolo</strong> e<strong> autore</strong> dell&#8217; opera d&#8217; arte in questione&#8230;</p>
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		<title>Kierkegaard ci disse di scegliere [&quot;cosa vuoi essere? un&#039;immagine di seduzione o una persona?&quot;]</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 14:49:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>modalogia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[finzione]]></category>
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		<category><![CDATA[vita]]></category>

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		<description><![CDATA[Viviamo nel mondo delle immagini, nel mondo dei guardoni. Il grande fratello è ovunque. Da facebook a Myspace e lifeintwo, tutti guardano tutti e godono. Godono di un&#8217;immagine vista, fantasticano su una storia on line, fatta di sesso virtuale, appena guardato e simulato. Tu sei tu, ma non sei tu. Basta un clic e tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="post-body entry-content">Viviamo nel mondo delle immagini, nel mondo dei guardoni. Il grande fratello è ovunque. Da <span class="blsp-spelling-error">facebook</span> a <span class="blsp-spelling-error">Myspace</span> e <span class="blsp-spelling-error">lifeintwo</span>, tutti guardano tutti e godono. Godono di un&#8217;immagine vista, fantasticano su una storia on <span class="blsp-spelling-error">line</span>, fatta di sesso <span class="blsp-spelling-error">virtuale</span>, appena guardato e simulato. Tu sei tu, ma non sei tu. Basta un clic e tutto è spento, tutto se <span class="blsp-spelling-error">ne va</span>. La seduzione si gioca <span class="blsp-spelling-corrected">sull</span>&#8216;immagine e sul racconto, virtuali entrambi, falsati entrambi. Per l&#8217;immagine si cerca il lato migliore, il profilo migliore, l&#8217;apparizione migliore. Lì <span class="blsp-spelling-corrected">sorridevo</span> va bene, non importa se ho una vita cupa. E allora tutti possono diventare tutto e <span class="blsp-spelling-corrected">niente</span>, essere tutto e niente, godere di tutto e niente, alienarsi, spersonalizzarsi, essere nessuno, solo un&#8217;immagine virtuale che quando diventa reale si spenge alla noia del quotidiano. Il virtuale ci fa godere per quel che è: una finestra sul sogno, di essere altro, in un altro posto, in un altro momento, mai noi stessi. Ma <span class="blsp-spelling-error">Kierkegaard</span> ci disse di scegliere: cosa vuoi essere un&#8217;immagine di seduzione o una persona?</div>
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		<title>Odilon Redon: andar per fiori</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 04:04:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiccama</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musa/Medusa]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
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		<description><![CDATA[«Ho sempre provato la necessità di copiare la natura in oggetti minuti,   particolari, fortuiti. Soltanto dopo lo sforzo di volontà compiuto per rappresentare minuziosamente un filo d’erba, un ciottolo, un ramo, un brandello di muro vecchio sono preso come dal tormento di creare qualcosa di immaginario. La natura esteriore, così recepita e dosata, diventa, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2125" class="wp-caption alignleft" style="width: 155px"><a href="http://www.chiccascrumbs.com/odilonredon/index.html" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2125" style="30px;" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/11/redon001a.jpg" alt="" width="145" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Odilon Redon</p></div>
<p><span style="#808080;"><strong><em></em></strong></span></p>
<p><span style="#808080;">«Ho sempre provato la necessità di copiare la natura in oggetti minuti,   particolari, fortuiti.<br />
Soltanto dopo lo sforzo di volontà compiuto per rappresentare minuziosamente un filo d’erba, un ciottolo, un ramo, un brandello di muro vecchio sono preso come dal tormento di creare qualcosa di immaginario. </span>La natura esteriore, così recepita e dosata, diventa, per trasformazione, la mia fonte, il mio fermento». (Odilon Redon)</p>
<div id="attachment_2126" class="wp-caption alignright" style="width: 172px"><a href="http://www.chiccascrumbs.com/olg.jpg"><img class="size-medium wp-image-2126" style="20px 30px;" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/11/ol.jpg" alt="" width="162" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Jan vanHuysum</p></div>
<p>Sono sempre stata attratta dai fiori dipinti, sono fonte inesauribile di colori e forme, in particolare i pittori del Nord, Olandesi, Fiamminghi nel <span style="Arial,Helvetica,Sans Serif;"><span style="#ff3333;">diciassettesimo secolo (ad esempio </span></span><span style="Arial,Helvetica,Sans Serif;">Jan Davidsz. de Heem<em> o </em></span><span style="Arial,Helvetica,Sans Serif;">Jan vanHuysum&#8230;)</span><span style="Arial,Helvetica,Sans Serif;"><span style="#ff3333;"> sono stati maestri nel &#8220;riprodurre&#8221; composizioni floreali  pregevoli per  delicatezza, i ritmi naturali che intercorrono tra il  gambo e le foglie, tra i vari colori e i tipi di piante. Hanno catturato la fragile bellezza dei fiori e il senso di speranza e gioia che essi rappresentano. Le loro composizioni appiaiono vive  e  viene da credere che il loro profumo e non il pennello dell&#8217;artista, abbiano  attratto  coccinelle e  api nei loro petali.  Sicuramente realistiche questa tele, ma forse non fino in fondo molti dei mazzi di fiori che loro dipinsero mai avrebbero potuto esistere in natura, insieme e fioriti nello stesso periodo dell&#8217;anno e la loro abiltà è stata anche nel creare effetti che la natura  non poteva uguagliare.</span></span></p>
<div id="attachment_2169" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://chiccodicaffe.altervista.org/_altervista_ht/gok60.jpg"><img class="size-medium wp-image-2169" style="20px 30px;" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/11/olk.jpg" alt="" width="200" height="149" /></a><p class="wp-caption-text">Georgia O&#39;Keeffe</p></div>
<p>Molti pittori si sono cimentati in composizioni floreali, si ricordano sempre i fiori di Van Gogh <em></em>o quelli di  Pierre-Auguste Renoir o   in tempi recenti quelli di Georgia O&#8217;Keeffe, tuttavia i fiori di Odilon Redon hanno un&#8217; &#8220;atmosfera&#8221; diversa.</p>
<div id="attachment_2170" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a href="http://www.chiccascrumbs.com/redon0000.jpg" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2170" style="20px 30px;" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/11/redon0000p.jpg" alt="" width="200" height="167" /></a><p class="wp-caption-text">Odilon Redon</p></div>
<p>Odilon stringe una  profonda amicizia col botanico Armand Clavaud,  che lo avvia alle  teorie di Charles Darwin e gli &#8220;regala&#8221; la passione per i fiori, che lo accompagnerà fino alla fine e a partire dal 1900 inserì le nature morte floreali, da sole o sullo sfondo di latri quadri, in rutte le esposizioni a cui prese parte.</p>
<div id="attachment_2171" class="wp-caption alignleft" style="width: 172px"><a href="http://www.chiccascrumbs.com/fan00.jpg"><img class="size-medium wp-image-2171" style="20px 30px;" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/11/fan00p.jpg" alt="" width="162" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Fantin-Latour</p></div>
<p>Stringe una salda amicizia anche con il pittore Henri Fantin-Latour, grande &#8220;narratore di fiori&#8221;, ma il cui approccio alla composizione floreale  è fondamentalmente realistico, anche se venato di &#8220;fantasia&#8221;,  i suoi fiori sono sempre e comunque fiori reali, rigogliosi e magnifici nei loro colori e nelle forme preziose.</p>
<p>Redon  al contrario &#8220;racconta&#8221; la realtà attraverso la memoria e l’immaginazione, donando alle sue tele una valenza evocatrice che travalica l’aspetto esteriore dei fiori.</p>
<div id="attachment_2171" class="wp-caption alignright" style="width: 123px"><br />
<a href="http://www.chiccascrumbs.com/odilonredon/slides/redon000.jpg" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-2180" style="20px 30px;" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/11/redon000p.jpg" alt="Odilon Redon" width="113" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Odilon Redon</p></div>
<p>C&#8217;è grande armonia tra i dolori e le forme, i colori diventano anche parte integrante del segno e sono quelli  della mnatira nel suo splendore e anche quando le tinte si fanno piu&#8217; scure persiste la tenerezza della sfumatura che gioca spesso in trasparenze anche con le altre figure delle tele e che rivela la sua predilezione per il sogno e la fantasia.</p>
<p>Le sue pennellate sono spesso ovattate di colori accesi e spesso dissonanti sulle quali sono  &#8220;sparse&#8221;  piccole pennellate vibranti, a tratteggio o a piccoli tocchi liberi per sfrangiare la materia, mostrando una realtà dipinta altamente visionaria che raggiunse quasi  l’astrazione, liberandosi da ogni vincolo compositivo.</p>
<p>Per chi volesse ho messo on line un album con circa cinquanta composizioni floreali qui: <a href="http://www.chiccascrumbs.com/odilonredon/index.html">ODILON REDON</a></p>
<p><em>Chicca</em></p>
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