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	<title>Ibrid@menti &#187; creatività</title>
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	<description>Blog collettivo ideato dall'Università Ca' Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria</description>
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		<title>Wu Ming, Galzigna e dintorni [save the date: 16/03/2010 - Vega Marghera - VE]</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 17:31:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costruzioni identitarie]]></category>
		<category><![CDATA[Dalla rete]]></category>
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		<description><![CDATA[account Facebook Ibridamenti [foto from Wu Ming] VEGA, Parco Scientifico Tecnologico di Venezia UNIVERSITA’ CA’ FOSCARI DI VENEZIA Scuola di Dottorato in scienze della cognizione e della formazione Dipartimento di Studi Storici UNIVERSITA&#8217; IUAV di Venezia “Cos’è un autore”? Dialogo a due voci tra un filosofo e uno scrittore Mario Galzigna e WuMing 1 Presentano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-4946" href="http://www.ibridamenti.com/costruzioni-identitarie/2010/02/wu-ming-galzigna-e-dintorni-save-the-date-16032010-vega-marghera-ve/attachment/wu-ming-su-facebook/"><img class="aligncenter size-full wp-image-4946" title="wu ming su facebook" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/02/wu-ming-su-facebook.jpg" alt="" width="478" height="433" /></a><strong>account Facebook Ibridamenti [foto from <a href="http://www.wumingfoundation.com/">Wu Ming</a>]</strong></pre>
<p style="text-align: center;">
<p>VEGA, Parco Scientifico Tecnologico di Venezia</p>
<p>UNIVERSITA’ CA’ FOSCARI DI VENEZIA<br />
Scuola di Dottorato in scienze della cognizione e della formazione<br />
Dipartimento di Studi Storici</p>
<p>UNIVERSITA&#8217; IUAV di Venezia</p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Cos’è un autore”?<br />
Dialogo a due voci  tra un filosofo e uno scrittore</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mario Galzigna e WuMing 1</strong></p>
<p><strong> </strong> <strong>Presentano l’evento:</strong></p>
<p><a href="http://www.michelecamp.it/">Michele Vianello</a>, Direttore del Vega</p>
<p><a href="http://venus.unive.it/philo/index.php?module=pagemaster&amp;PAGE_user_op=view_page&amp;PAGE_id=45">Umberto Margiotta</a>, Direttore della Scuola di dottorato in Scienze della Formazione</p>
<p><a href="http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=7043&amp;persona=000219">Giorgio Ravegnani</a>, Direttore del Dipartimento di Studi Storici</p>
<p><strong>Intervengono nel dibattito:</strong></p>
<p><a href="http://www.iuav.it/Ateneo1/docenti/architettu/docenti-st/Monica-Cen/index.htm">Monica Centanni</a> (Università IUAV di Venezia, Centro studi CLASSICA)</p>
<p><a href="http://www.ibridamenti.com/">Maddalena Mapelli</a> (Scuola di dottorato in Scienze della formazione, Progetto Ibridamenti)</p>
<p style="text-align: center;"><strong>16 marzo ore 15.00 al VEGA</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Sala 1, Edificio Porta dell’Innovazione</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>5, Via della Libertà, 30175 Marghera-Venezia</strong></p>
<p>Prendendo le mosse da un saggio di Michel Foucault (“Cos’è un autore?”), un filosofo e uno scrittore si interrogano sullo statuto dell’autore nel terzo millennio. La “funzione-autore”, come la chiamava Foucault, è una delle tante variabili da cui dipende la produzione di un discorso. Si tratta, allora, di togliere all’autore il suo ruolo di soggetto creatore unico e sovrano, “il suo ruolo di fondamento originario”, considerandolo invece come una “funzione variabile e complessa del discorso”. Come una delle funzioni che lo rendono possibile.</p>
<p>La produzione letteraria di Wu Ming – nome di un gruppo di autori, sigla che rinvia a un’autorialità collettiva – mette in scena la forza dirompente di un soggetto collettivo dell’enunciazione. L’autore collettivo ci propone un’identità plurale e polifonica: dimensione facilmente accessibile, oggi, agli utenti della rete e soprattutto a chi utilizza i blog e i social network. Nella rete è possibile “sperimentare una sorta di fluidificazione identitaria, un decentramento dell’io, una sua dimensione plurale e frammentata” (M. Galzigna, Il mondo nella mente, Marsilio).</p>
<p>Le rete, dunque, come brodo di coltura dell’espressività letteraria, della riflessione filosofica e di una nuova relativizzazione della funzione-autore. Wu Ming inscrive il proprio lavoro in quella che egli chiama “nebulosa”, cioè la New Italian Epic (Einaudi Stile Libero): “una generazione letteraria”, i cui membri “condividono segmenti di poetiche, brandelli di mappe mentali e un desiderio feroce che ogni volta li riporta agli archivi, o per strada, o dove archivi e strada coincidono”. Si tratta di “una sorta di campo elettrostatico”, capace di “attirare a sé opere in apparenza difformi, ma che hanno affinità profonde. Ho scritto opere, non autori, perché il New Italian Epic riguarda più le prime dei secondi”.</p>
<p>L’opera, dunque, al centro della nostra attenzione. L’opera, vogliamo aggiungere – in questo caso il testo – come creazione che dipende da una molteplicità di fattori influenti che interagiscono. Tra questi fattori ritroveremo sempre, beninteso, profili d’autore, mutevoli e molteplici: in questa prospettiva “non si parla, infatti, di un soggetto sempre eguale a se stesso, ma di una realtà mobile e plurale: che si costituisce attraverso tecnologie e pratiche di sé, che si ricrea incessantemente, che cambia con frequenza identità, che modifica continuamente il proprio volto e la propria forma” (M. Galzigna, Comunità virtuali e pratiche di sé, Introduzione a Pratiche collaborative in rete, a cura di M. Mapelli, Mimesis).</p>
<p>Un po’ come il protagonista di Altai, l’ultimo romanzo di Wu Ming (Einaudi, Stile Libero), che afferma, quasi programmaticamente: “Tutto era possibile nell’oscurità che mi avvolgeva, e io non ero nulla. Proprio per questo non avevo mai esitato a voltare le spalle a me stesso. Non c’era niente di vero a cui voltarle”.</p>
<p>“Uno, nessuno, centomila”, verrebbe da dire…</p>
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		<title>Facebook è un dispositivo persuasivo e omologante</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 11:35:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costruzioni identitarie]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[dispositivo. formazione]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[narrazione standard]]></category>
		<category><![CDATA[omologazione]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Voglio iniziare a fare il punto su Facebook, perché ci abito ormai da tempo, e… più ci sto… più osservo che si tratta di un dispositivo che è: a) apparentemente social – che bello conosco gente e siamo tutti “amici” b) sicuramente di successo – ma come…  non sei su Facebook ?!? ma anche: c) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-4734" href="http://www.ibridamenti.com/costruzioni-identitarie/2010/01/facebook-e-un-dispositivo-persuasivo-e-omologante/attachment/facebook-ibridamenti-3/"><img class="aligncenter size-full wp-image-4734" title="facebook ibridamenti" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/01/facebook-ibridamenti.bmp" alt="" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Voglio iniziare a fare il punto su<a href="http://www.facebook.com/home.php?src=fftb#/ibridamenti?ref=profile"> Facebook,</a> perché ci <em>abito</em> ormai da tempo, e… più ci sto… più osservo che si tratta di un dispositivo che è:</p>
<p style="text-align: justify;">a) <strong>apparentemente <em>social</em></strong> – <em>che bello conosco gente e siamo tutti “amici”</em><br />
b) <strong>sicuramente di successo</strong> – <em>ma come…  non sei su Facebook ?!?</em></p>
<p style="text-align: justify;">ma anche:</p>
<p style="text-align: justify;">c) <strong>fortemente</strong> <strong>persuasivo -</strong> nel senso che <strong>induce</strong> in noi utenti comportamenti automatici e standard (ci vuole tutti <em>veri </em>e <em>social</em>)<br />
d) <strong>e decisamente omologante</strong> – nel senso che <strong>induce</strong> in noi utenti assetti identitari, modalità di interazione e di narrazione che ci rendono “seriali” e “simili”</p>
<p style="text-align: justify;">E allora? Comunque ci si diverte! Sì, senza dubbio. Solo che è meglio sapere che si è <em>manipolati</em>, che si è fortemente <em>costituiti</em> da un dispositivo omologante. E’ meglio sapere come funziona il gioco… per giocare meglio. Io voglio usare Facebook non solo per essere “una faccia” per lo più uguale alle altre di uno stesso libro, ma anche per <em>esserci</em> in modo critico e consapevole e per fare un uso creativo e formativo di una piattaforma che offre mille potenzialità.</p>
<p style="text-align: justify;">Segnamoci un paio di appunti, prima di riaccedere al nostro affollato <em>account</em> di Facebook.</p>
<p style="text-align: justify;">Su Facebook, a differenza che nel <em>blogging</em>, le cogenze del dispositivo rendono più standardizzati i processi di soggettivazione. <strong>Su Facebook si è più <em>soggetti</em> <em>costituiti</em>, che <em>soggetti costituenti</em>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo dalla considerazione che, come già è stato detto per i <em>blog</em>, la decisione di aprire un account Facebook “costituisce una pubblicizzazione del sé, una sorta di promozione identitaria che, come per i marchi, passa attraverso una strategica proposta di un’identità visiva”.<a href="#_ftn1">[1]</a> Il social network Facebook accentua, d’altra parte, fin dal nome, la rilevanza assegnata alla promozione di un’identità visiva del sé: è il libro delle facce.<a href="#_ftn2">[2]</a></p>
<p style="text-align: justify;">Solo che, rispetto alla libertà espressiva che il <em>blog </em>ci consente (pensate alle mille possibilità di scegliere un <em>template </em>personalizzato, di organizzare gli spazi per i propri contenuti, di scegliere l’impostazione grafica, i colori dello sfondo, la testata, etc.)  fin dai primi atti che noi facciamo, nel momento in cui siamo chiamati a produrre un’immagine di noi stessi, <strong>Facebook ci persuade a seguire un preciso regime di visibilità </strong>che non è esplicitamente prescritto ma che si articola su una serie di ingiunzioni.<a href="#_ftn3">[3]</a> Nel momento in cui costruiamo il nostro <em>account</em>, ci viene chiesto di inserire il nostro <em>nome-cognome</em>, la data di nascita, un indirizzo mail, una descrizione di noi stessi e ci viene ingiunto di caricare un’immagine di noi stessi, il nostro “avatar”, il nostro doppio digitale: &#8220;Upload a profile picture.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È l’ingiunzione che tutti noi riceviamo</strong>. Possiamo scegliere di non far vedere a nessuno o di condividere solo con gli amici, alcuni dei nostri dati <em>sensibili</em>, quali la data di nascita o l’indirizzo mail. Quel che invece non possiamo in alcun modo nascondere è il nostro <em>nome e cognome – </em>il nostro nome utente <em>- </em> e la nostra <em>immagine</em>. Se decidiamo di non caricare alcuna immagine, comparirà nel nostro account un’immagine poco attraente, con l’ingiunzione a caricarne una: un punto interrogativo che in calce riporta l’ingiunzione <em>Upload a profile picture</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-4733" href="http://www.ibridamenti.com/costruzioni-identitarie/2010/01/facebook-e-un-dispositivo-persuasivo-e-omologante/attachment/profile-picture-question-mark-2/"><img class="aligncenter size-full wp-image-4733" title="profile picture question mark" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/01/profile-picture-question-mark.jpg" alt="" width="202" height="222" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ora: non si dice né che siamo obbligati a farlo, né tantomeno che dobbiamo mettere una foto “vera” di noi stessi: ma, se non lo facciamo, saranno i nostri stessi “amici” a invitarci a farlo, perché tutti su Facebook hanno una loro immagine!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quel che è specifico di questo <em>dispositivo</em> rispetto ad altri, è proprio il fatto che la quasi totalità degli utenti utilizza il proprio <em>nome e cognome</em> anagrafico e pubblica una propria foto. </strong>In questo senso la promozione visiva di sé risponde alle finalità del dispositivo stesso, che non lascia eccessivi margini ad una articolazione creativa della propria immagine, ma che ci vuole tutti <em>presenti</em> in un certo modo, un po’ come nella nostra carta d’identità, con i dati anagrafici <em>veri</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei “Principi di Facebook” <a href="#_ftn4">[4]</a> che tutti noi utenti accettiamo nel momento in cui vogliamo iscriverci al Social Network si dice con chiarezza che la <em>trasparenza </em>e la <em>sicurezza </em>sono tra le finalità prioritarie del dispositivo:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Abbiamo ideato Facebook per rendere il mondo più aperto e trasparente, nella convinzione che ciò possa creare una maggiore comprensione e migliorare le comunicazioni. Facebook promuove l&#8217;apertura e la trasparenza offrendo agli utenti un&#8217;ampia libertà di condivisione e di contatto e si propone di raggiungere tali scopi sulla base di alcuni principi”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>Trasparenza</em> quindi come principio base della connessione. Il tutto è meglio dettagliato nella “Dichiarazione dei diritti” al punto 4 relativo alla <em>Registrazione e sicurezza dell&#8217;account</em>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Gli utenti di Facebook forniscono il proprio nome e le proprie informazioni reali e invitiamo tutti a fare lo stesso”. E ancora: “Per quanto riguarda la registrazione e al fine di garantire la sicurezza del proprio account, l&#8217;utente si impegna a non fornire informazioni personali false su Facebook o creare un account per conto di un&#8217;altra persona senza autorizzazione”. Al comma 5, inoltre, l’utente si impegna ad “Assicurarsi che le proprie informazioni di contatto siano sempre corrette e aggiornate.”</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>Facebook insomma ci vuole <em>veri</em> e <em>reali</em> in quanto <em>individui</em>: </strong>per dirla in termini filosofici Facebook induce processi di soggettivazione individualizzanti, basati cioè sulla singolarità: <strong>vorrebbe in qualche modo farci tornare ad una visione monolitica e coesa dell’identità</strong> vietandoci in modo esplicito di giocare con riposizionamenti del Sé creativi nel momento in cui ci chiede di non utilizzare un nome falso o di assumere l’identità altrui.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo aspetto del dispositivo, tuttavia, potenzia enormemente <em>l’effetto di somiglianza</em> con il <em>reale</em> del nostro <em>doppio </em>virtuale: così come noi siamo indotti a dare di noi stessi un’immagine “<em>vera</em>”, assegniamo anche agli altri “avatar”, ai doppi virtuali dei nostri amici, una consistenza che in altri luoghi della rete non possiede la stessa forza persuasiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spiega come mai il falso <em>account</em> di <em>Alessandro Baricco</em> abbia potuto essere scambiato per lo scrittore Alessandro Baricco <em>in persona</em> da molti utenti come ci ha ampiamente raccontato <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/miracoli-web-per-giorni-sono-stato-baricco/2051708">Giorgio Cappozzo</a> su <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/miracoli-web-per-giorni-sono-stato-baricco/2051708">L’Espresso </a>(leggete il suo articolo, è davvero illuminante!). I poteri dell’immagine, lungi dall’essere rimossi, ritornano con forza a governare le dinamiche di un dispositivo che ci mette nelle condizioni di credere “vere” le interazioni dei nostri <em>doppi virtuali</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il che è perfettamente in linea con la finalità originaria di Facebook che voleva semplicemente mettere in rete persone – gli studenti dei College americani – che si conoscevano off-line o che quantomeno frequentavano la stessa scuola.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rigido è anche il regime discorsivo che regolamenta lo <em>status</em>: </strong>con un massimo di 420 caratteri, spazi inclusi, sono indotto a rispondere sempre alla stessa domanda che incessantemente si rigenera: “cosa pensi in questo momento?”. La <em>gabbia</em> è a tal punto cogente che impone all’utente, nella risposta, l’uso della terza persona singolare perché in modo automatico fa iniziare la frase sempre con l’iterazione del proprio nome-cognome: la mia risposta, non appena pubblicata, oltre che comparire sul mio profilo, viene immeditamente resa pubblica nella bacheca in cui tutti i miei “amici” possono leggere che “Maddalena Mapelli in questo momento sta scrivendo un articolo su Facebook”.</p>
<p style="text-align: justify;">Se seguissi in modo puntuale le prescrizioni e le ingiunzioni del dispositivo, mi limiterei quindi, a produrre brevi narrazioni standardizzate, all’interno di una “casa comune” accogliente e per tutti uguale anche dal punto di vista grafico, in cui i miei contenuti vengono condivisi con i miei amici: in cui la mia identità viene ulteriormente rafforzata dalle appartenenze che scelgo attraverso l’iscrizione a <em>gruppi </em>con cui condivido interessi o a pagine di personaggi famosi di cui voglio diventare <em>fan</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma forse, proprio perché Facebook è un dispositivo fortemente persuasivo e omologante, proprio perché pone vincoli e regole precise, può essere potenzialmente molto più <em>formativo</em> e <em>creativo<strong> </strong></em>di altri, nel momento in cui, a partire dal mio <em>account</em>, riesco a trovare le vie per aggirarne gli interdetti e creare dei <em>contro-spazi</em> discorsivi e di visibilità che mi facciano riflettere sul dispositivo stesso.<br />
<strong>Per questo è importante parlare di Facebook, discuterne. E forzare il dispositivo Facebook in tutti i modi. </strong>Fino a farsi, come succede a tanti miei amici, <em>bannare</em>, cioè fino a produrre la disattivazione del proprio account. Che tra l’altro, si può subito riaprire, con lo stesso nome-cognome! La sperimentazione di un dispositivo passa anche attraverso linee di rottura dello stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono solo appunti.</p>
<p>Ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensate…</p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> Si veda, Festi G., <em>Catepol a segno</em>, in Mapelli M., Margiotta U., <em>Dai blog ai social network,</em> Mimesis, Milano 2009, p. 27.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> “Il nome Facebook si riferisce agli annuari con le foto di ogni singolo membro (facebooks) che alcuni college e scuole preparatorie statunitensi pubblicano all&#8217;inizio dell&#8217;anno accademico. Fondato il 4 febbraio 2004 da Mark Zuckerberg, studente presso l&#8217;università di Harvard, conta attualmente oltre 160 milioni di utenti in tutto il mondo”. (da Wikipedia) E’ evidente che la finalità originaria (mettere in connessione gli studenti di una scuola) è ora profondamente cambiata vista la scala planetaria degli utenti potenzialmente connessi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3">[3]</a> Fogg B.J., <em>Picture Persuasion in Facebook</em>, Corso alla Stanford University, California, su <em>Psychology of Facebook</em>, September 17, 2007: “At the point we posted our mugshot, our friends could all see we said yes to &#8220;Upload a profile picture.&#8221; Ah, the joy of social complicity! But even more important, this simple act changes us, deep inside. Our relationship with Facebook gets cozier. Facebook is no longer a stranger; it&#8217;s a friend. And as such, we become much more likely to agree to future requests on Facebook. Yes, the picture compliance seems small, but the timing is ideal for training us well. That&#8217;s the genius of Facebook. The pattern of persuasion is established early and often. Indeed, this pattern has made Facebook, Inc., enormously wealthy” find the whole thing fascinating. Facebook is a persuasive technology. By this I mean that Facebook is a interactive system designed to change human behaviors. I&#8217;ve investigated persuasive technology at Stanford since 1993. I can say that during this year, in 2007, no other technology system has been more powerfully persuasive than Facebook.” <a href="http://credibility.stanford.edu/captology/notebook/archives.new/2007/09/picture_persuas_1.html">http://credibility.stanford.edu/captology/notebook/archives.new/2007/09/picture_persuas_1.html</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4">[4]</a> Facciamo riferimento alla “La regolamentazione dell’uso di Facebook”, secondo l’ultima versione messa a disposizione degli utenti il 28 agosto 2009 (u. v. 10 gennaio 2010) che si articola in “Principi di Facebook” (10 articoli) e nella “Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità” che è stata estratta dai Principi di Facebook e regola la nostra relazione con gli utenti e con chiunque interagisca con Facebook.</p>
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		<title>Comunità di pratica</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 17:10:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliana Guazzaroni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[immagine di cms Le Comunità di pratica sono sistemi emergenti e vitali che affondano le proprie radici nel passato, fino a giungere ai giorni nostri, in un’epoca di recessione economica, senza aver perso di significato. Al contrario, l’innovazione e le conoscenze strategiche si coltivano all’interno delle comunità quali isole felici; incubatrici di crescita e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4233" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2009/06/93075018_b5c55b749d_m.jpg" alt="93075018_b5c55b749d_m" width="170" height="240" /></p>
<address>immagine di <a href="http://www.flickr.com/photos/cms_/93075018/sizes/o/" target="_blank">cms</a><br />
</address>
<p>Le Comunità di pratica sono sistemi emergenti e vitali che affondano le proprie radici nel passato, fino a giungere ai giorni nostri, in un’epoca di recessione economica, senza aver perso di significato. Al contrario, l’innovazione e le conoscenze strategiche si coltivano all’interno delle comunità quali isole felici; incubatrici di crescita e di creazione di valore non solo per il singolo partecipante, non solo per la singola comunità di pratica, ma per il sistema economico e sociale complessivo.</p>
<p>Nuove forme di socialità si sono affermate con l’affermarsi del Web 2.0 e, nello specifico, dei network sociali. Le comunità di pratica possono, in quest’ottica, attingere a potenti <em>tool </em>per affrontare le varie fasi del proprio ciclo vitale, per accrescere la partecipazione alle pratiche comunitarie e la visibilità interna ed esterna. Il successo delle comunità di pratica è rappresentato dall’apporto di valore condiviso e strategico nel contesto economico e sociale in cui questa agisce.</p>
<p>Avete appena letto la conclusione, in breve, di un piccolo lavoro di ricerca che ho svolto di recente e che mi piacerebbe estendere anche in questo contesto di Ibridamenti.</p>
<p>Le Comunità di pratica, come luoghi di apprendimento nei quali si può sviluppare innovazione e creatività. Discussione aperta..</p>
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		<title>Milano 19-20 gennaio: creativi nonostante la gabbia di Facebook!</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2009/01/milano-19-20-gennaio-creativi-nonostante-la-gabbia-di-facebook/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 18:47:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costruzioni identitarie]]></category>
		<category><![CDATA[L'Università del futuro]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; possibile essere creativi in rete? La nostra tesi è che, a determinate condizioni, anche i social network più omologanti e che dal punto di vista tecnologico risultano predisposti per facilitare narrazioni standardizzate e promozioni del Sé uniformi,  siano  ambienti che potenzialmente si prestano a divenire luoghi di sperimentazioni creative. Se da un lato Facebook [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/942646" width="425" height="356" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe><br/><br/>
<p style="text-align: justify;"><strong>E&#8217; possibile <em>essere creativi</em> in rete? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La nostra tesi è che, a determinate condizioni, anche i social network più omologanti e che dal punto di vista tecnologico risultano predisposti per facilitare narrazioni standardizzate e promozioni del Sé uniformi,  siano  ambienti che potenzialmente si prestano a divenire luoghi di sperimentazioni creative.</p>
<p style="text-align: justify;">Se da un lato <a href="http://www.facebook.com/home.php?src=fftb#/profile.php?id=1271292372&amp;ref=profile">Facebook (il <em>Libro delle facce</em>)</a> è un facilitatore di narrazioni standardizzate, che rispondono a &#8220;comandi&#8221; prestabiliti e a correlazioni esplicite (domanda &#8220;cosa stai facendo in questo momento?&#8221;, risposta &#8220;<em>Maddalena</em> sta scrivendo un articolo per Ibridamenti.com&#8221;), può anche diventare, attraverso un uso irregolare e sovversivo delle risposte, matrice di nuove regole di produzione del discorso: il discorso, per essere capito, ha bisogno, a quel punto, di nuovi criteri di intelligibilità, <em>oltre</em> la gabbia omologante di Facebook. Nella capacità di costruire perciò nuovi paradigmi impliciti &#8211; nuovi linguaggi &#8211; e di condividerli con i commentatori e i frequentatori del proprio account Facebook, risiede il potenziale creativo e formativo del <em>social </em>in questione.</p>
<p style="text-align: justify;">Si sono presentati quindi gli esiti dell&#8217;indagine condotta sull&#8217;account Facebook dello scrittore <a href="http://www.facebook.com/home.php?src=fftb#/profile.php?id=1602198662&amp;ref=ts">Aldo Nove.</a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esemplificazione attraverso un <em>caso di studio</em> serve per introdurre l&#8217;approccio integrato (che fa propri strumenti della psicologia, dell&#8217;antropologia e della semiologia) approntato dalla Community di ricerca di http://www.ibridamenti.com (il blog collettivo ideato dall&#8217;Università Ca&#8217; Foscari di Venezia) relativo all&#8217;osservazione delle dinamiche connettive in rete e che riteniamo un utile strumento per costruire progetti di collaborazione creativa on-line.</p>
<p style="text-align: justify;">Patrizia Appari sta raccogliendo il materiale elaborato nella due giorni di Milano dedicata al tema &#8220;Il futuro non è + quello di uan volta&#8221; su<a href="http://lnx.laboratorioformazione.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=408&amp;Itemid=1"> Laboratorio Formazione</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Facebook censura per la terza volta Aldo Nove [&quot;FB controlla le nostre idee politiche&quot;]</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 10:48:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Facebook ha censurato ieri per la terza volta l&#8217;account dello scrittore Aldo Nove. Stavo seguendo con molto interesse il modo del tutto atipico e innovativo con cui Aldo Nove sta cercando di esprimere la sua creatività all&#8217;interno di un social network planetario e in questo momento super-abitato. E mi dispiace che tutta la sua recente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/12/n1602198662_37922_90391.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2681" title="n1602198662_37922_90391" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/12/n1602198662_37922_90391-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a><a href="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/12/n1602198662_38659_3409.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2682" title="n1602198662_38659_3409" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/12/n1602198662_38659_3409-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.facebook.com/home.php">Facebook</a> ha censurato ieri per la terza volta l&#8217;account dello scrittore <a href="http://www.aldonove.com/">Aldo Nove</a>. Stavo seguendo con molto interesse il modo del tutto atipico e innovativo con cui Aldo Nove sta cercando di esprimere la sua creatività all&#8217;interno di un social network planetario e in questo momento super-abitato. E mi dispiace che tutta la sua recente produzione su FB (quella all&#8217;account Aldo Nove) sia svanita nel nulla perché altrimenti chiunque avrebbe potuto osservare le interessanti dinamiche che si stavano generando.<br />
Dopo la seconda cancellazione da Facebook (<a href="http://www.ibridamenti.com/20-per-tutti/2008/10/aldo-nove-e-stato-cancellato-da-facebook/">di cui abbiamo già parlato su Ibridamenti</a>), Aldo Nove ha aperto l&#8217;account &#8220;Lo Spirito di Aldo Nove&#8221; e parallelamente una serie di account &#8220;rizomi&#8221; (Ferrarelle di Aldo Nove, L&#8217;infanzia di Aldo Nove, Aldo Nove è risorto, etc.). Da pochi giorni aveva ricominciato a postare con l&#8217;avatar conosciuto dai suoi amici di FB (quello che riportiamo nella foto di sinistra), e aveva raggiunto di nuovo quota 960 amici.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua presenza su FB è fortemente innovativa: alterna post in cui propone riflessioni su arte o filosofia, a post &#8220;cazzeggio&#8221;, a post sarcarstici che mescolano cronaca, polica e tv, a post contro la morale corrente (famosa è la sua passione per le prostitute giapponesi, presenti peraltro con proprio account su FB).<br />
Ma l&#8217;espressione della creatività di uno scrittore affermato non è cosa gradita.<br />
FB non sa distinguere.<br />
E l&#8217;ha censurato per la terza volta.<br />
Stamane Aldo Nove, usando uno degli accout rizomi, ha postato su FB, (con l&#8217;avatar che sopra riportiamo sulla destra) <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1271292372&amp;ref=profile#/note.php?note_id=50944745551"> la seguente nota:</a></p>
<input id="post_form_id" name="post_form_id" type="hidden" value="e550d3afe968403b3e80f71ec2348ca8" />
<blockquote>
<div class="note_title"><strong><span>Vorrei discutere qui, della follia di Facebook</span></strong></div>
<p>Potenzialmente il più innovativo social network degli ultimi anni, Fb nella pratica è un sistema di controllo 24 ore su 24 di tutti con un preciso orientamento politico: quello razzista e più spiccatamente nazista, come testimoniano le decine di group su tema o gli avatar di islamici con in mano la svastica o il ritratto di Hitler. Necessita quindi studiare quanto di buono è stato qui sperimentato per trovare altrove (non ritengo sia myspace, che certo è serio ma non ha la potenza snicronica di fb) un luogo di espressione davvero libero e creativa. Nel mio piccolo, offro questo spazio per incominciare questa discussione. Grazie a tutti.</p></blockquote>
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		<title>&#8216;Arte e artisti&#8217;, appunti d&#8217; arte di Alessio Brugnoli</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 08:45:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oyrad</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; un peccato che &#8220;Arte e artisti&#8221; &#8211; uno fra i migliori blog dedicati all&#8217; arte che io conosca &#8211; sia così poco commentato, nonostante la vasta platea di pubblico quantificata dal contatore visite. Eppure credo che, in fondo, possa esserci un qualche motivo per giustificare l&#8217; apparente contraddizione fra questi due tipici indicatori quantitativi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un peccato che <a href="http://arte-e-artisti.splinder.com">&#8220;Arte e artisti&#8221;</a> &#8211; uno fra i migliori blog dedicati all&#8217; arte che io conosca &#8211; sia così poco commentato, nonostante la vasta platea di pubblico quantificata dal contatore visite. Eppure credo che, in fondo, possa esserci un qualche motivo per giustificare l&#8217; apparente contraddizione fra questi due tipici indicatori quantitativi di &#8220;successo&#8221;. Infatti penso che al termine della lettura dei post di Alessio Brugnoli &#8211; autore e curatore del blog &#8211; il visitatore percepisca come una condizione di piena &#8220;soddisfazione&#8221;, informativa e qualitativa, che non necessariamente conduce alla richiesta di ulteriori interventi dall&#8217; esterno.</p>
<p><a href="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/11/arteeartisti.jpg"><img class="size-full wp-image-1996 aligncenter" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/11/arteeartisti.jpg" alt="" width="405" height="254" /></a><br />
Quasi non ci fosse bisogno di aggiungere altro, il <em>lettore</em>, senza che venga &#8220;costretto&#8221; ad assumere un ruolo diverso da questo, sembra dunque ritrovarsi in quella &#8220;conditio&#8221; di <em>incantevole discrezione</em> che è indispensabile per percepire, nella sua <em>pienezza</em>, il piacere di leggere: quello che si prova seguendo i testi e guardando le immagini di &#8220;Arte e artisti&#8221; è forse una sensazione di soddisfatta sazietà &#8211; che con prudente saggezza non varca mai la soglia pericolosa della prolissità, o dell&#8217;ingordigia.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Intreccio musica/immagini (per similitudine)</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/musa-medusa/2008/10/intreccio-musicaimmagini-per-similitudine/</link>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 07:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiccama</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mario Galzigna (heteronymos), in un post sul suo blog; parlava di: «Somiglianza e similitudine, in riferimento al fatto che nella blogosfera vengono riprese e rilanciate, a livelli originali e più radicali, riflessioni e pratiche sviluppatesi in tutto il ‘900 attorno all&#8217;intreccio parola/immagine.&#8221; &#8230;. &#8220;prendendo le mosse da un libero uso di alcuni testi di Gilles Deleuze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=7043&amp;persona=000342&amp;vista=curr">Mario Galzigna (heteronymos)</a></strong>, in un post sul suo <a href="http://http://emmegi.splinder.com/post/14841782#comment">blog</a>;<strong> </strong>parlava di:</p>
<p><em>«S<strong>omiglianza</strong></em><strong> e<em> similitudine</em></strong>, in riferimento <span style="black;"><span style="Times New Roman;"><span style="small;">al fatto che nella </span></span></span><span style="black;"><span style="Times New Roman;"><span style="small;"><em>blogosfera</em> vengono riprese e rilanciate, <em>a livelli originali e più radicali</em>, riflessioni e pratiche sviluppatesi in tutto il ‘900 attorno all&#8217;intreccio parola/immagine.&#8221;</span></span></span> &#8230;. <em>&#8220;prendendo le mosse da un libero uso di alcuni testi di Gilles Deleuze (soprattutto il saggio su Francis Bacon) e di Michel Foucault (scritti vari, e in particolar modo: &#8220;Le parole e le cose&#8221;, &#8220;Questa non è una pipa&#8221;, &#8220;La pittura di Manet&#8221;)».</em></p>
<p>Rifacendomi a quel tipo di intreccio tra parole e immagini, io dicevo e ribadisco anche ora che mi ritrovo in tutte e due le definizioni, sia di Somiglianza , sia di Similitudine e faccio una disinzione (personalissima) che si può condividere o meno, ma che mi appartiene profondamente.</p>
<p>Mi approccio al livello della <strong>Somiglianza</strong> e lo faccio scentemente quando parlo di dipinti dove la rapprentazione pittorica fa riferimento ad una &#8220;figura&#8221; (in senso lato) che può in qualche modo far riferimento ad un modello; e scelgo con cura la figura sia per narrare a mio modo la tela , sia per narrare al modo che è diventato consueto e comunemente accettato..</p>
<p>Mi avvicino al livello della <strong>Similitudine</strong> quando &#8220;creo&#8221; una immagine che non ha modelli referenziali, ma mi appartiene: è come se io mi creassi un &#8220;vuoto mentale&#8221; e al suo interno collocassi elementi senza inizio e senza fine che si ricorrono e si prendono e si lasciano, come se ci fosse nell&#8217;aria quello che Lorca definisce il &#8220;duende&#8221;:</p>
<p>«Brucia il sangue come un topico di vetri, che prosciuga, che respinge tutta la dolce geometria appresa, che rompe gli stili».</p>
<p>E&#8217; come se, dice bene Foucault, vi fosse un ripetersi che oltrepassa il tutto. Questo nelle immagini frattali è assolutamente evidente, ma anche in altre immagini della grafica digitale è presente ed è l&#8217;elemento che da&#8217; a chi la pratica la &#8220;magnifica illusione&#8221; di creatività: magnifica illusione, perchè ho molti dubbi sulla creatività e mi sembra qui improprio parlarne&#8230;</p>
<p>Dico spesso che io gioco con le immagini, perchè le immagini che costruisco sono molte volte<br />
figure che non rimandano a nulla, è <em>chi le guarda</em> che può &#8211; se vuole - associare ad esse la parola, la dimensione ludica mi appartiene e di conseguenza appartiene anche ai &#8220;paciughi&#8221; che faccio!!! .</p>
<p>In questo caso specifico le immagini che ho creato fanno riferimento al livello della <strong>Similitudine</strong> e si intersecano con una &#8220;parola&#8221; particolare: la musica.</p>
<p>Non parola/immagine, ma musica/immagine.</p>
<p>E piu&#8217; precisamente la musica di Chopin, da sempre odiata perchè legata allo studio del pianoforte, e che una volta liberata dal vincolo dello &#8220;strumento&#8221; ho riscoperto e tanto amato: in particolare il <a href="http://www.chandos-records.com/Catalogue/Sounds/Mp3/Nocturne%20in%20Cm%20op.48%20No.1.mp3">Notturno in Do minore, Op. 48 No. 1 ( Notturno No 13) </a></p>
<p>E&#8217; uno dei piu&#8217; lunghi e dei piu&#8217; intensi e sofferti, ed è senza dubbio il diario intimo di uno Chopin che stava soffrendo. La prima parte è quello che si definisce un &#8220;lento&#8221; ed è seguito da un &#8220;poco piu&#8217; lento&#8221;, in cui sembra arrivare come un filo di speranza e di luce, ma è solo una impressione fuggevole, poco a poco il volume aumenta per giungere ad un finale appassionato che si snoda in momenti sempre più romantici e tormentati, per finire in un lungo lamento, che io spero si concluda con pensieri di nostalgia e non di disperazione: i due &#8220;segni grafici&#8221; fatti al computer sono il mio immaginario che ripercorrono il primo la <em>malinconia</em> struggente del &#8220;lento&#8221; e il secondo il desiderio di una possibile <em>speranza</em>.</p>
<p>(Il passo successivo per quel che mi riguarda potrebbe essere musica/immagine/parola)</p>
<p><a href="http://www.briciolenotturne.splinder.com"><em>Chicca</em></a></p>
<p><a href="http://mattiee.altervista.org/_altervista_ht/chopin14.jpg"><img class="size-medium wp-image-1918 alignleft" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/10/chopin14.jpg" alt="" width="279" height="211" /></a></p>
<p><img class="size-medium wp-image-1919 alignright" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/10/chopin10.jpg" alt="" width="282" height="208" /></p>
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		<title>Immaginare, costruire, creare&#8230;</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/costruzioni-identitarie/2008/10/immaginare-costruire-creare/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 19:53:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Galzigna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costruzioni identitarie]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
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		<category><![CDATA[creatività]]></category>
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		<description><![CDATA[Attraverso la rete, attraverso la blogosfera, possiamo descrivere, ma anche immaginare, costruire e creare i nostri assetti identitari: come siamo, per noi stessi e per gli altri, come vorremmo essere, come vogliamo e vorremo diventare. Attorno a questo orizzonte si tratta di lavorare con fantasia e tenacia, proiettando la nostra ricerca entro parametri sia individuali che collettivi, sia personali che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Attraverso la rete, attraverso la blogosfera, possiamo descrivere, ma anche immaginare, costruire e creare i nostri assetti identitari: come siamo, per noi stessi e per gli altri, come vorremmo essere, come vogliamo e vorremo diventare. Attorno a questo orizzonte si tratta di lavorare con fantasia e tenacia, proiettando la nostra ricerca entro parametri sia individuali che collettivi, sia personali che comunitari&#8230;<br />
La nostra ricerca dovrà procedere individuando i percorsi &#8211; i pensieri, i temi, le parole, le immagini &#8211; che rendano possibili sinergie, alleanze, incontri, ibridazioni&#8230;<br />
La rubrica quindi ospiterà testi individuali, di un singolo autore, ma anche testi scritti a più mani, in modo da rendere visibile quella dimensione collaborativa e comunitaria che Ibridamenti ha sempre cercato di promuovere.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>cerchiamo lettori&#8230; intelligenti</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/recensioni/2008/10/cerchiamo-lettori-intelligenti/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 15:03:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[immaginario]]></category>
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		<description><![CDATA[Cerchiamo lettori e spettatori partecipi e&#8230; intelligenti. Non ci interessa l&#8217;esegesi (più o meno disciplinare) di un libro ma l&#8217;uso che chi lo legge può farne. Mi interessa come la lettura di un racconto, di un romanzo, di una raccolta poetica, di un saggio, possa orientare o modificare le mie scelte esistenziali, personali, i miei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/10/libri.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1065" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2008/10/libri-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a></p>
<p>Cerchiamo lettori e spettatori partecipi e&#8230; intelligenti.<br />
Non ci interessa l&#8217;<em>esegesi</em> (più o meno disciplinare) di un libro ma l&#8217;<em>uso</em> che chi lo legge può farne.<br />
Mi interessa <em>come</em> la lettura di un racconto, di un romanzo, di una raccolta poetica, di un saggio, possa orientare o modificare le mie scelte esistenziali, personali, i miei percorsi culturali.</p>
<p><strong>Questo spazio è pensato per proporre recensioni che creino <em>connessioni. </em></strong></p>
<p>Nelle riviste specializzate o  in rete si trovano già ottime recensioni a libri o film di ogni tipo. Un patrimonio prezioso.<br />
Ma a noi interessa, in modo specifico, capire <em>come</em> un libro, un saggio, un film, una poesia, un brano musicale sia riuscito ad  aprire, in <em>me</em> lettore o spettatore, nuove &#8220;finestre&#8221; di senso e di &#8220;significati&#8221;.  <em>Come </em>un libro interagisca con i miei vissuti e <em>come</em> le riflessioni che attiva in me, mi spingano a condividerlo con altri.<br />
La stessa cosa per la saggistica: racconterò che cosa quel libro ha significato per me, che cosa mi ha fatto capire, perché è così importante condividerlo, perché ha cambiato il mio percorso di ricerca o le convinzioni che avevo prima&#8230;<br />
Cerchiamo lettori partecipi e intelligenti che propongano personali letture di libri, film, musica<em>.</em></p>
<p>La rubrica recensioni è coordinata da <a href="http://www.maddalenamapelli.com/">Maddalena Mapelli</a><br />
Si divide in:<br />
- saggistica (referenti <a href="mailto:ymelba@gmail.com">Barbara Melonaro</a>, nick <a href="http://www.ibridamenti.com/author/melba/" target="_blank">Melba</a>, e <a href="http://lnx.webhousemessina.com/corsi/user/view.php?id=1895&amp;course=1">Luca Iaconisi</a> )</p>
<p>-letteratura<br />
-film<br />
-musica<br />
-segnalazioni</p>
<p>Proponete pure le vostre idee.<br />
<strong>Cerchiamo anche referenti (partecipi e intelligenti!) per letteratura, musica, film.</strong></p>
<p>P.S.: Le segnalazioni sono indicazioni che daremo dei libri novità: quelli che ci piacciono e che potrebbero (ma non necessariamente se <em>non &#8230; creano connessioni</em>) essere recensiti.</p>
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