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	<title>Ibrid@menti &#187; cosmologia</title>
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	<description>Blog collettivo ideato dall'Università Ca' Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria</description>
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		<title>Dall&#8217;universo al multiverso, dall&#8217;infinito al congiuntivo</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jan 2009 15:47:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimo giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costruzioni identitarie]]></category>
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		<description><![CDATA[No, che non è una recensione. Né la cosmologia né la fisica sono il mio mestiere, e poi figuriamoci se mi metto a fare le pulci a uno che mi racconta fatti che si sono svolti nell&#8217;arco di alcune frazioni di secondo la bellezza di quattordici miliardi di anni fa. Inoltre ho l&#8217;impressione che Vilenkin [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-2963 alignleft" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2009/01/vilenkin.jpg" alt="vilenkin" width="200" height="322" /></p>
<p>No, che non è una recensione. Né la cosmologia né la fisica sono il mio mestiere, e poi figuriamoci se mi metto a fare le pulci a uno che mi racconta fatti che si sono svolti nell&#8217;arco di alcune frazioni di secondo la bellezza di quattordici miliardi di anni fa.<br />
Inoltre ho l&#8217;impressione che Vilenkin si sia riproposto di scrivere anche per chi non sia un suo collega, ma che sia riuscito a tener fede al proposito a malapena per un terzo del libro (<strong>&#8220;Un solo mondo o infiniti?&#8221;</strong>, Raffaello Cortina Editore, 2007). Dopodiché non ce l&#8217;ha più fatta. Forse la passione gli ha preso la mano, 0 forse, semplicemente, la materia è quella che è. Per quel che mi riguarda la lettura si è fatta sempre più impegnativa: fortuna che otto ore di treno in due giorni (e, sì, la scrittura sagace e intrigante dell&#8217;autore) mi hanno incoraggiato ad arrivare fino alla fine. Ma uno di questi giorni lo riprendo dall&#8217;inizio&#8230;</p>
<p><strong>Alex Vilenkin</strong>, docente alla Tufts University di Boston e direttore del locale Istituto di Cosmologia, torna dalle parti del <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Big_bang" target="_blank">Big Bang</a></strong> per gettare lo sguardo sugli istanti immediatamente precedenti. Sui successivi qualche nozione l&#8217;abbiamo: ma, dice Vilenkin, i fisici hanno sempre guardato con terrore al di là di quel confine infinitesimale, prima del botto insomma. Un po&#8217; perché l&#8217;idea di un universo che esiste dall&#8217;eterno crea qualche problema con il secondo principio della <strong>termodinamica</strong> (checché se ne dica guardandosi intorno, no, non siamo ancora allo stato di massima entropia). Ma un po&#8217; anche perché, una volta di là, scivolare nella metafisica è un attimo.</p>
<p>Una delle questioni più sorprendenti che questo libro apre è che le nuove tesi sull&#8217;origine del cosmo (quella, in particolare, di un Universo in eterna <em>inflazione</em>, che genera continuamente &#8220;universi isola&#8221; come quello che io e voi abitiamo in questo momento) rendono legittimo pensare all&#8217;esistenza simultanea di mondi <strong>paralleli</strong>, ciascuno dei quali potrebbe essere (e ospitare) lo scenario di esiti differenti di storie (probabili? reali addirittura?). Come dire che da qualche parte, lì fuori, <em>un altro </em>qualcuno di voi potrebbe aver vinto un Nobel, Bush potrebbe all&#8217;ultimo momento aver rinunciato alla guerra in Iraq per dedicarsi alla classificazione dei muschi e l&#8217;Italia potrebbe essere governata, che so?, da un ex cantante piduista.</p>
<p>Perché mi è piaciuto questo libro? Perché gli scienziati che lo popolano (a partire da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Albert_Einstein" target="_blank"><strong>Albert Einstein</strong></a> e da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aleksandr_Aleksandrovi%C4%8D_Fridman" target="_blank"><strong>Aleksandr Fridman</strong></a>, straordinario personaggio che risolse alcuni problemi che avevano tolto il sonno al maestro) sono quanto mai distanti dall&#8217;idea di infallibile &#8220;occhio di Dio&#8221;. Anzi, questa storia non sarebbe la stessa senza le loro scombinate, curiose, tragiche, grottesche vicende umane.<br />
E poi perché da tempo la mia disciplina (la psicoterapia) si incuriosisce alla storia dell&#8217;universo e alla fisica dei quanti per le stesse ragioni per le quali si avvicina a Borges e Calvino e guarda (o dovrebbe) all&#8217;<strong>iperromanzo</strong> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michael_Joyce" target="_blank">Michael Joyce</a> o <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Stuart_Moulthrop" target="_blank">Stuart Moulthrop</a> e a <a href="http://www.psiconline.it/article.php?sid=269" target="_blank">certo cinema</a>. Perché pare proprio che nell&#8217;immensamente grande e nell&#8217;infinitamente piccolo le cose non stiano mai per forza come le si vede, e quel che ci si mostra non è altro che uno dei tanti modi in cui le cose possono andare. Perché come Borges, Calvino, &#8220;Sliding Doors&#8221; e &#8220;<strong>Lola Corre</strong>&#8220;, la storia dell&#8217;universo e la fisica subatomica sono uno straordinario giacimento di metafore sul cambiamento e sulle possibilità, per immaginare una realtà-multiverso in cui le storie possono svolgersi in numerosi modi; in cui, invece che un passato che &#8220;determina&#8221; il presente, c&#8217;è un&#8217;intricata rete di storie che interferiscono le une con le altre.<br />
Per esercitarsi, insomma, in un pensiero <em>al congiuntivo</em>.</p>
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