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	<title>Ibrid@menti &#187; comunicazione</title>
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	<description>Blog collettivo ideato dall'Università Ca' Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria</description>
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		<title>Parolefantasiose: e la classe sta in un blog. 2.0</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 09:40:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Ariot</dc:creator>
				<category><![CDATA[2.0 per tutti]]></category>
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		<description><![CDATA[UN esperimento didattico. Il blog diventa lo strumento per avvicinarsi alla letteratura, diventare giovani lettori e scrittori, il tutto in un' interazione continua che va al di la dei confini della classe.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-4953" href="http://www.ibridamenti.com/20-per-tutti/2010/02/parolefantasiose-e-la-classe-sta-in-un-blog-2-0/attachment/partigiane/"><img class="aligncenter size-full wp-image-4953" title="partigiane" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/02/partigiane.jpg" alt="" width="449" height="413" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La scuola dovrebbe saper anticipare i cambiamenti sociali, guardare     lontano ed aspettare che il mondo si accorga delle sue trovate per     importarle alle altre sfere delle istituzioni.<br />
Sappiamo bene che ciò     accade molto di rado, come è allo stesso tempo improbabile che sia la     scuola ad accorgersi cosa c&#8217;è di buono lì fuori, nel mondo spesso mai     frequentato da quei tanti che la scuola dovrebbero farla.<br />
Ho voluto     provare, con una mia classe di liceo scientifico di Vicenza, a sbirciare e     spudoratamente rubare qualcosa che qui, nel mondo reale, vive e vegeta.<br />
Abbiamo pensato che portare un blog in classe, per parlare di letteratura     e soprattutto tentare di farla, potesse essere una buona idea.<br />
<strong>Siamo     partiti da un blog-stimolo</strong> ( <a href="http://parolefantasiose.blogspot.com">http://parolefantasiose.blogspot.com</a>) dove     inserisco settimanalmente spunti di varia natura, non troppo orientati o     incasellati, che gli studenti commentano senza esserne obbligati. Ho visto     in breve che il filtro del computer ha facilitato la comunicazione fra me     e loro, esponenti di due mondi spesso molto lontani, consentendo di     sentirsi protetti dallo schermo e dal non vedere quel registro rosso     attraverso il quale passa, sempre di più, il senso di una scuola dove non     si lascia più il segno ( in-segnare) ma solo un alone sbiadito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La seconda     fase è stata quella di creare alcuni blog tematici </strong>dove postare     approfondimenti di romanzi da leggere insieme in classe, romanzi di     formazione come &#8220;I Piccoli maestri&#8221; (<a href="http://piccolimaestri.blogspot.com">http://piccolimaestri.blogspot.com</a> )     del concittadino Meneghello o &#8220;Il Giovane Holden&#8221; (<a href="http://discoveryholden.blogspot.com">http://discoveryholden.blogspot.com</a> ) dell&#8217; appena scomparso Salingers.L&#8217;     approfondimento di uno diventa approfondimento di tutti, dentro la classe     e fuori dalla classe. Non si perde, non si smaterializza nel quaderno     abbandonato in soffitta e non perde il suo senso nel voto assegnato dall&#8217;     insegnante. Rimane vivo e vegeto, non in coma ma visitato, commentato,     modificato.Il blog, in questo caso collettivo, diventa così l&#8217; occasione     di far rivivere un&#8217; opera, ora riletta e immaginata da un gruppo di     adolescenti neo lettori.<strong></p>
<p>La terza fase del progetto è la più bella e     creativa. </strong>I blog sono ora 8, corrispondenti a piccoli gruppi formati da     tre studenti che si cimentano nel duro compito di scrivere qualcosa di     proprio, pubblicarlo e vederselo commentato. Da chi? Da quel nemmeno     troppo silenzioso popolo semiinvisibile, un popolo della rete che quando     meno te l&#8217; aspetti ti bussa la porta per chiederti &#8220;ma il prossimo     capitolo, quando ce lo fai leggere?&#8221;.<br />
E così si diventa piccoli scrittori,     si cerca passo dopo passo di stendere qualcosa di buono, commettendo     errori che diventano barzellette e progressi che si trasformano in     conquiste. Non saranno molti i sei racconti che ogni squadra ( in cui c&#8217;è     un copy, un editor e un webmaster) dovranno produrre entro giugno, ma è     comunque un piccolo passo per farli sentire più vicini a quegli autori che     uno dopo l&#8217; altro incontreranno nel triennio seguente.<br />
Scrittori che per     una volta vedranno forse diversamente, con i loro limiti , le loro     difficoltà, le loro manie.     Perchè alla fine &#8220;scrivere non è mica semplice ehh, però ci piace prof, è     un po&#8217; una terapia&#8221;&#8230;&#8230;come dice Matteo, che ha la pagella che sembra     una schedina del totocalcio, ma intanto racconta e legge delle storie&#8230;.</p>
<p>Simone Ariot</p>
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