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	<title>Ibrid@menti &#187; clerici</title>
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	<description>Blog collettivo ideato dall'Università Ca' Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria</description>
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		<title>L&#8217;anno prossimo&#8230; televotiamo ! (Sanremo 2010)</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 13:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zauberei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costruzioni identitarie]]></category>
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		<description><![CDATA[di Zauberei


Sanremo mi interessa sempre – per due motivi. Il primo strettamente musicale, il secondo ampiamente sociologico.
Si tratta di un festival della canzone popolare e dunque è almeno fino ad ora – l’espressione di un canone. Il fatto che esista una musica raffinata e colta che si può persino ragionevolmente prediligere – confesso di ascoltare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Zauberei</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-4931" href="http://www.ibridamenti.com/?attachment_id=4931"><img class="aligncenter size-large wp-image-4931" title="01clerici" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/02/01clerici-507x300.jpg" alt="" width="507" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Sanremo mi interessa sempre – per due motivi.</strong> Il primo strettamente musicale, il secondo ampiamente sociologico.<br />
Si tratta di un festival della canzone popolare e dunque è almeno fino ad ora – l’espressione di un canone. Il fatto che esista una musica raffinata e colta che si può persino ragionevolmente prediligere – confesso di ascoltare più volentieri John Zorn di Anna Oxa – non vuol dire che non esista una competenza e una serietà nell’espressione del canone della canzonetta. Non è escluso che escano giri armonici interessanti – e voci pregevoli. E neanche in tempi tanto remoti, al di la delle notti mitiche dei vari Modugno e Vanoni e Mina: i tempi recenti mi hanno dato cose che trovo sofisticate. Per fare degli esempi: Arisa è oggettivamente un fenomeno e anche Noemi ha una voce e tecnica considerevoli. Negli anni scorsi ricordo con la necessità di un onesto apprezzamento Francesco Renga per fare un esempio e persino certe cosarelle dei Pooh .  Agli arrangiamenti spesso grossolani (almeno quest’anno, ci hanno risparmiato l’orgia dei violini), spesso sono corrisposte melodie non proprio facili da tenere in piedi, irte di semi toni, di ripiegature sul bemolle, eppure con il bene della gradevolezza e dell’orecchiabilità. Non è poi poco.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Naturalmente Sanremo prima di tutto il resto e come tutto il resto, soffre degli stessi malanni gravi dell’industria culturale italiana:</strong> in primo luogo, ammette canzoni che<em> vanno sul sicuro</em>, non inventando niente ma giocando sull’acceleratore della <em>conservazione</em> –  è  il nostro concetto di imprenditoria culturale appunto, che non consce rischio di impresa. E’ in secondo luogo ogni anno di più ostaggio delle pressioni politiche ed economiche di gruppi di potere e case discografiche. Il canone è dunque infeltrito e distorto, e vedere due canzoni interessanti deve farci stare certi che dietro ai cancelli dell’Ariston ce ne sono ancora duecento almeno che meriterebbero di essere ascoltate.</p>
<p style="text-align: justify;">Da qui la prima osservazione socioeconomica. <strong>I nuovi ricattatori di San Remo sono i talent show <em>Amici</em> e <em>X Factor</em>.</strong> Il cantante che ha vinto per conto mio era esile, immaturo, patetico. Ha vinto perché la sua candidatura è stata quasi imposta (congettura mia naturalmente) e perché la partecipazione di Amici e X Factor ha portato con sé <em>il popolo</em> che ha guardato i talent show – giovanissimi ma soprattutto giovanissime – e <strong>la gara ha avuto un esito <em>gender oriented</em>: hanno vinto tutti i maschietti votati dalle femminucce</strong>.<br />
Il secondo posto dei big era conteso al Principe da un altro puledro delle stesse scuderie, e così vale anche per il primo posto della categoria giovani. Gli organizzatori sono stati contenti perché l’età degli spettatori si è abbassata– ma il vincolo degli shaw in questione come dire, distorce il campione dei votanti.<br />
<strong>Ha vinto cioè una <em>moda giovanile</em>, non un modo collettivo seppur nazional popolare di pensare la canzonetta.</strong> Nonostante Noemi potesse davvero essere una garanzia di qualità la qualità comunque non poteva essere premiata: ai vincitori sarebbe meglio andata una statuetta in argento di Hello Kitty.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia c’è un aspetto per cui sono contenta che il Festival abbia avuto degli altissimi risultati di <em>audience</em>. Non c’è stata pagina internet in questo anno che non abbia ricordato la cronaca di un <em>flop </em>annunciato. Era chiara la manovra Rai verso Antonella Clerici, a cui era stata tolta elegantemente la sedia dal culo mentre faceva la sua bambina, facendole un torto veramente inelegante e sgradevole –  affidando la sua trasmissione a una sua sostituta e non restituendogliela al ritorno dalla maternità: perché vedete, <strong>l</strong><em><strong>e tagliatelle di nonna Pina </strong>s</em>ono tremende, ma sono professionali, ben condotte e avevano un ottimo <em>share</em>. Convinti che il dopo Bonolis sarebbe stato un disastro – perché il festival era dato per morto – Antonella aveva l’onere di assolvere una doppia funzione: la signora gratificata per il mal tolto che lavava la coscienza alla Rai, e d’altra parte la responsabile di un fallimento per la sua provinciale e pappardellesca inadeguatezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Un evidente errore di valutazione. <strong><br />
Clerici in realtà è la <em>Sanremitudo </em>fatta persona</strong>, con un bellissimo viso ma piuttosto grassottella, ora anche mamma! Casalinga professionalmente capace, è la perfetta rappresentazione della femminilità reazionaria dell’Italia di oggi. E’ forte come un toro ma fa battute da comare, rompe gli stereotipi nel privato e poi chiede alla diva di turno  &#8211; <em>come fa a mantenersi così in forma?</em> Clerici è il punto dove siamo arrivate, sta meglio delle nostre nonne italiane, sta peggio di tutte le nonne europee. Non a caso, pupo il principe e il terribile Lippi – rischio la querela se dico tutto quelle che penso di costoro – si sono permessi durante la terza serata di trattarla con supponenza e scavalcarla. In ogni caso, ho simpatia per una donna che è riuscita a farla franca, e che è sempre stata fedele a una idea di se stessa, che con una culata fa cascare una piramide di tonni in scatola, che galoppa sul palco aggraziata come una rustica contadina della Brianza. E certo è appunto adatta allo scopo e al contesto, i bimbi, la banda dei carabinieri – tuttavia se avesse lavorato male, non credo che il Festival avrebbe avuto gli stessi ascolti. Smettiamola di usare solo la sociologia per le signore, a discapito della competenza. La signora ha una sua ragione antropologica, ma conosce la disinvoltura, la precisione, i tempi scenici e molte cose che servono e che fanno un vecchio lupo della televisione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong> Nazionalpopolare</strong></em>. A ogni festival speriamo di esserci tolti di dosso la puzza di pasta e fagioli, e con schifito rammarico scopriamo che oh no, non è così – puzziamo ancora di campagna, di ingenuità, di con Francia e con Spagna purché se magna. Ci accontentiamo di piccoli guizzi – l’orchestra che insorge al Principe in Finale, quando l’inspiegabile è come mai il principe canti – se così si può dire.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la verità è che la puzza non se n’è andata. Cediamo ai più beceri ricatti morali &#8211; <strong>per esempio un grande classico sanremese è la coda di pavone con il volto dei morti</strong>:<em> un applauso per Alda Merini!</em> Chiede il prode Cristicchi, che così si ammanta di celeste virtù con poco sforzo. <em>Un applauso per l’allenatore della nazionale italiana cicilismo</em>, propone il patriottico e Lippi e giù tutti commossi a battere le mani per il nobile pensiero. E si alternano sentiti pensierini, a crinoline di strass (orsù partecipate alla raccolta per i bimbi malati) fino all’<em>exploit </em>dell’ultima serata, dove la Clerici di nero vestita e ridondantemente ingioiellata permetteva a Maurizio Costanzo di fare un <em>defilé </em>con gli operai di termini imerese..<br />
Che gesto generoso – talmente generoso che mi veniva da vomitare.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ il momento del sentimento. Ma anche è la fiera della delega, della protesta facile e scontata del malcontento all’acqua di rose.  E’ cioè la stilizzazione del paese, l’addomesticamento dei suoi contrasti e dei suoi precipizi – delle sue ignoranze. <strong><br />
Guardi la platea, guardi il podio e pensi – ma come mai questi Italiani sono ancora così indifesi. Ma dove stanno mentre passa la storia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una osservazione conclusiva, con una specie di appello al mondo intellettuale. </strong>Il festival è come tutti i grandi fenomeni mediatici un oggetto politico  e sociale. Cioè un luogo nevralgico di determinazione reciproca tra senso comune e rappresentazione mediatica, una zona di specchi in azione – la società condiziona il festival  che ne raccogli credenze e modelli diffusi, e il festival  propone credenze e modelli alla società. Benchè la puzza di pasta e facioli sia poco gradevole, e noi vorremmo tanto più volentieri essere urbani e cosmopoliti e parlare di New York e Grammy Awards, non di Rodi garganico e San Remo, sarebbe ora che la smettessimo di spiarlo di nascosto per dare dei giudizi a posteriori, ma lo agissimo ai diversi livelli che preferiamo, ma senza tentare di lavarci un’odore che<em> a voja a esse radical chic </em>– non se ne può andare dall’oggi al domani. <strong><br />
Bisogna cioè usare il festival apertamente. Parteciparvi in qualche modo, vale il televoto vale l’articolo, vale il pensiero, vale la discussione. </strong>E bisogna farlo scorporando il più possibile il profilo tecnico da quello sociale, l’aspetto musicale da quello politico culturale. Uscire dal qualunquismo che fa di tutta l’erba un fascio, e che confonde l’estensione vocale di un cantante con le dichiarazioni facilone di un altro. Riconoscere la professionalità e disconoscere il populismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per esempio – l’anno prossimo televotare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Io pure ho televotato – ma per chi non ve lo dico <img src='http://www.ibridamenti.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
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