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	<title>Ibrid@menti &#187; chacun cherche un père</title>
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	<description>Blog collettivo ideato dall'Università Ca' Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria</description>
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		<title>OGNUNO CERCA UN PADRE?</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 08:19:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Galzigna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Saggistica]]></category>
		<category><![CDATA[caregiving father]]></category>
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		<description><![CDATA[Marcel Rufo, Chacun cherche un père, Paris 2009 Ognuno cerca un padre? Togliete il punto di domanda e avrete il titolo dell’ultimo libro di Marcel Rufo (Chacun cherche un père, Anne Carrière, Paris 2009, pp. 236, € 18,50). Guardate anzitutto il volto dell’autore, che esprime calore, empatia e al tempo stesso determinazione: una fronte molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-5003" href="http://www.ibridamenti.com/recensioni/saggistica/2010/03/ognuno-cerca-un-padre/attachment/ruffo_11/"><img class="aligncenter size-full wp-image-5003" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/03/ruffo_11.jpg" alt="" width="320" height="472" /></a><em><strong><em>Marcel Rufo, Chacun cherche un père, Paris 2009</em></strong></em></pre>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Ognuno cerca un padre?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Togliete il punto di domanda e avrete il titolo dell’ultimo libro di Marcel Rufo (<em>Chacun cherche un père</em>, Anne Carrière, Paris 2009, pp. 236, € 18,50).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Guardate anzitutto il volto dell’autore,</strong> che esprime calore, empatia e al tempo stesso determinazione: una fronte molto alta, uno sguardo benevolo e penetrante, un leggero sorriso. Un collega. Un amico. Lo conosco da qualche anno. Personalità coinvolgente e travolgente. I suoi libri sono tutti accessibili, scritti per il pubblico, più che per gli studiosi. Psichiatra di formazione – molto presente alla televisione francese e nei media d’Oltralpe – si è dedicato per moltissimi anni all’adolescenza. Ha diretto, tra il 2004 e il 2007, la Maison des Adolescents, a Parigi. Attualmente, oltre a insegnare pedopsichiatria nella Facoltà medica dell’Università di Marsiglia, dirige, nella stessa città, l’Espace Arthur, servizio di psichiatria del bambino e dell’adolescente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma veniamo al libro</strong>: <strong>un saggio, certamente, e al tempo stesso una prova di scrittura. Nell’<em>Avant-propos</em> l’autore viene subito allo scoperto. </strong><strong>Parlando in prima persona, mette in scena la figura di suo padre</strong>. Marcel – marsigliese, <em>homme du midi</em> – è un figlio del popolo, fiero delle sue origini. Il padre vende frutta e legumi al mercato di Tolone. Modesto, umile, discreto, piuttosto silenzioso. “Non alza mai la voce e ha bisogno di poche parole per farsi capire, ma io non contesto mai ciò che dice. Gli obbedisco, per la buona ragione che lui è mio padre e che io lo rispetto”. Un padre modesto, riservato, ma al tempo stesso affidabile e autorevole. “Tra di noi, nessun bisogno di effusioni dimostrative; una rispettosa distanza è per noi sufficiente a riconoscerci l’un l’altro, ognuno al suo posto.”</p>
<p style="text-align: justify;">Solo dopo la morte, il figlio, Marcel, scopre, attraverso la testimonianza di qualche amico, aspetti sconosciuti della personalità paterna: negoziatore abile, commerciante esperto e, durante l’infanzia, anche trasgressivo e ladruncolo. Venuto a conoscenza di alcuni piccoli episodi significativi, l’autore si chiede: “Mio padre, incarnazione dell’autorità e dell’onestà, era dunque stato, da bambino, un ladruncolo nel quale avrei potuto riconoscermi?”</p>
<p style="text-align: justify;">Cito queste pagine perché sta qui, credo, il nucleo generativo del discorso di Rufo sul padre e sulla paternità. Egli fa riferimento, in una delle pochissime note presenti nel libro, al grande psicoanalista Winnicot e alla sua teoria della “madre normalmente devota” (pessima versione italiana, invalsa tra i nostri traduttori, dell’espressione inglese <em>good enough mother</em>, che vuol dire madre sufficientemente buona). <strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Trasferendo questa caratteristica alla figura paterna, Marcel afferma: il mio è stato un “padre sufficientemente buono”.</strong> Che significa? Significa che è stato un padre che il figlio – soprattutto il figlio adolescente – ha potuto vedere anche nei suoi limiti. Un padre lontano, dunque, da ogni pretesa di rappresentare un modello di onnipotenza maschile. Il che ha permesso al figlio, a Marcel, di aprirsi ad altre figure maschili di riferimento, ad altri modelli, ad altri padri complementari, capaci di  colmare i vuoti e le défaillances del padre reale. Sentiamo: “Una questione si pone: è mai possibile conoscere il proprio padre? Per parte mia, mi sembra che passiamo la nostra vita a cercarlo e a reinventarlo attraverso altre figure, al solo scopo di renderlo accettabile”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quello che ho identificato come nucleo generativo del libro, diventa anche, a parer mio, matrice inequivocabile di alcuni suoi limiti.</strong> Tra questi limiti, vedo soprattutto l’ancoraggio dell’autore ad una ripartizione tradizionale, di matrice scopertamente freudiana, dei ruoli materno e paterno. La madre: figura accudente, portatrice di intimità e di tenerezza. Il padre: veicolo di quello che lo stesso Freud definiva il “principio di realtà”: veicolo della legge, della socialità e del mondo. L’autore trascura una dimensione relativamente nuova della paternità, che si è affermata in Occidente soprattutto a partire dagli anni 70 del secolo appena trascorso: penso a quello che non pochi analisti statunitensi hanno definito il <em>caregiving father</em>, il padre tenero e affettuoso che accudisce, che dà le cure: il padre primario, come è stato definito in àmbito psicoanalitico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il padre che mi è mancato. Che è mancato a molti, ma che in ogni caso, anche se non si è imposto come figura maggioritaria, è riuscito a proporre un nuovo modello di paternità e, conseguentemente, anche un nuovo modello di coniugalità: </strong>una nuova dimensione della coniugalità (o, più semplicemente, del rapporto di coppia) che rende possibile l’emergere del<em> caregiving father</em>: non un padre “sdolcinato”, come è stato scritto dallo psicoanalista junghiano Luigi Zoia – Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre, Bollati Boringhieri, 2003 [ <a href="http://www.ibs.it/code/9788833914756/zoja-luigi/gesto-ettore-preistoria.html">http://www.ibs.it/code/9788833914756/zoja-luigi/gesto-ettore-preistoria.html</a> ] – ma una figura forte e al tempo stesso tenera, complementare a quella materna. Una figura che sovverte i luoghi comuni e gli stereotipi dell’identità maschile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ho voluto introdurre questa linea divergente, rispetto alle tesi dell’amico Marcel, per offrire ai lettori, in nuce, una dialettica aperta, uno spettro minimo di posizioni differenziate, utile a favorire una discussione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Chiudo questa nota con una citazione del libro di Rufo, che sintetizza chiaramente il suo orientamento di fondo. Si tratta di un breve passaggio che invitiamo il lettore  a leggere, nell’auspicio che il saggio <em>Chacun cherche un père</em> – accattivante, chiaro e accessibile, ancorché rigoroso – venga presto tradotto in Italia:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Insisto a pensare che per fare e per tirar su un bambino non si è ancora trovato niente di meglio di un padre o di una madre o, più esattamente, di una persona che eserciti la funzione materna e di un’altra persona che eserciti la funzione paterna, poiché queste due funzioni non possono confondersi. La prima è portatrice delle cure di base, della prossimità, della continuità, cioè di qualcosa che ha a che fare con il contenimento e con la spazialità. La seconda, più intermittente e più distanziata, è soprattutto portatrice della nozione di tempo. E’ nella complementarietà di queste due funzioni che per il bambino sarà possibile attingere i punti di riferimento che gli permetteranno di ritrovare se stesso. Insistiamo però sul fatto che il padre, se ha il diritto di defilarsi quando il quotidiano è tranquillo, deve sempre essere presente quando si leva il vento…” [<em>Chacun cherche un père, p.65<em>]</em><br />
</em></p>
</blockquote>
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