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	<title>Ibrid@menti &#187; blog</title>
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	<description>Blog collettivo ideato dall'Università Ca' Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria</description>
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		<title>Il terremoto nella rete, la rete nel terremoto (out facebook, ibridamenti, L&#8217;Aquila)</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 13:17:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimo giuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla rete]]></category>
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		<description><![CDATA[Il contesto: il 4 e il 5 giugno scorsi a L&#8217;Aquila si è svolto il convegno  &#8220;Dopo la caduta. Memoria e futuro&#8221;. Due giornate di lavori, un contributo a immaginare il futuro della città. Laura Benedetti della Georgetown University di Washington (ma aquilana di origine) pensava da parecchio a questo incontro. In esso ha portato lo sguardo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il contesto: il 4 e il 5 giugno scorsi a L&#8217;Aquila si è svolto il convegno  <a href="http://www.massimogiuliani.it/pdf/dopo_la_caduta_flyer.pdf" target="_blank"><strong>&#8220;Dopo la caduta. Memoria e futuro&#8221;</strong></a>. Due giornate di lavori, un contributo a immaginare il futuro della città.<br />
</em><em><a href="http://explore.georgetown.edu/people/lb227/" target="_blank"><strong>Laura Benedetti</strong></a> della Georgetown University di Washington (ma aquilana di origine) pensava da parecchio a questo incontro. In esso ha portato lo sguardo pragmatico di chi sta in America da vent&#8217;anni e trasecola nel sapere che quando cinquemila cittadini si presentano alle autorità con le <strong>carriole</strong>, chiedendo di poter sgomberare il centro dalle macerie, in Italia rispondono con l&#8217;esercito.<br />
Mi chiese qualche mese fa di portare al convegno uno sguardo dal web, per parlare di come il terremoto è entrato nella Rete e di come la Rete è entrata nel terremoto.<br />
Nelle due giornate di lavori abbiamo ascoltato le voci della cultura della città, dell&#8217;università e del Conservatorio: anni luce avanti agli amministratori, per creatività e coraggio. La scrittrice <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luisa_Adorno" target="_blank"><strong>Luisa Adorno</strong></a> col suo racconto dei terremoti &#8220;minori&#8221; del secolo appena passato; lo storico <strong><a href="http://www.ilcapoluogo.com/site/Rubriche/Arte-Cultura-e-Spettacolo/Aquila-di-Raffaele-Colapietra-e-Mario-Centofanti" target="_blank">Raffaele Colapietra</a></strong> (cercatelo in <strong>Draquila</strong>: è quel signore che oppose resistenza ai Vigli del Fuoco per restare a vivere nella sua casa nella zona rossa) con la storia dei terremoti del 300 e del 700 e di come la città tornò a vivere allora; la professoressa <a href="http://www.scienze.univaq.it/LaFacolta/organi.html" target="_blank"><strong>Anna Tozzi</strong></a>, della Facoltà di Scienze Matematiche dell&#8217;ateneo aquilano, che ha raccontato come insegnanti e studenti si siano rimboccati le maniche per salvare l&#8217;anno accademico e la comunità universitaria; il Direttore del <a href="http://www.consaq.it/index.htm" target="_blank">Conservatorio</a>, <strong>Bruno Carioti</strong>, che ha raccontato le imprese compiute per non interrompere la didattica (come far lezione in un negozio pescarese di pianoforti) e delle esperienze di assoluta eccellenza (come un corso per viola da gamba, frequentato anche da numerosi bambini!) che, nei nuovi locali in periferia, l&#8217;istituzione è riuscita a portare avanti; l&#8217;insegnante <a href="http://www.didacta.altervista.org/" target="_blank"><strong>Luisa Nardecchia</strong></a>, con gli allievi del suo Liceo Scientifico che hanno partecipato al concorso “L’Aquila 2019”, per la premiazione dei migliori scritti e progetti sul futuro della città.<br />
A me è toccata la fortuna incommensurabile di condividere &#8211; oltre al palco &#8211; i pranzi, le cene, il Montepulciano e lunghe conversazioni con la scrittrice <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Clara_Sereni" target="_blank">Clara Sereni</a></strong></em><em>, che nel suo intervento ha richiamato alla necessità di pensare globale per salvare la città: la sua sorte è la sorte del Paese intero; con <strong><a href="http://books.google.it/books?id=PrUVCQZhd6UC&amp;printsec=frontcover&amp;dq=maria+galli+stampino&amp;source=bl&amp;ots=K1KeenvZ16&amp;sig=PGMR3T7SOari0PSi0h-wKW5ZI-k&amp;hl=it&amp;ei=0vANTMTDNp2jsQbS9PH7CA&amp;sa=X&amp;oi=book_result&amp;ct=result&amp;resnum=8&amp;ved=0CDYQ6AEwBw#v=onepage&amp;q&amp;f=false" target="_blank">Maria Galli Stampino</a></strong></em><em> dell&#8217;università di Miami, che ha allargato la visuale temporale come Clara Sereni ha fatto con quella spaziale: la sua relazione ha raccontato le calamità che Venezia affrontò nei sessanta anni a cavallo del 1600; con lo scrittore algerino <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amara_Lakhous" target="_blank">Amara Lakhous</a></strong></em><em> (avete presente &#8220;Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio&#8221;?) che ha parlato della sua condizione di &#8220;senza casa&#8221; perché rifugiato in seguito alla persecuzione che il suo paese riservava agli scrittori.<br />
</em><em>Quello che segue è il testo del mio intervento <strong>&#8220;Il primo terremoto di Internet&#8221;</strong>, tenuto il pomeriggio di sabato 5 giugno. Fra le altre cose ho parlato dell&#8217;<a href="ibridamenti.com/dalla-rete/2009/07/di-status-in-status-il-terremoto-versione-facebook-controinformazione1/">esperienza</a></em><em>, condotta con Ibridamenti, di aggregazione dell&#8217;informazione contenuta negli status di Facebook. Grazie a Ibridamenti la sala ha rivissuto in un silenzio emozionato le ore di quella notte e, spero, le ragioni di un impegno che riguarda tutti quelli che stanno cercando di lavorare nonostante la cortina di disinformazione.</em></p>
<p><em>La presentazione Powerpoint è complementare alle parole: la trovate </em><em><strong><a href="http://www.slideshare.net/massimoslide/il-primo-terremoto-di-internet" target="_blank">qui</a></strong>.</em></p>
<div style="width: 425px;"><strong><br />
</strong></div>
<p>Come ha detto chi mi ha presentato, sono psicologo; e in quanto tale, la mia materia sono le relazioni interpersonali; così mi interessa il modo in cui Internet, la grande rete “orizzontale”, riconfigura le relazioni fra le persone e &#8211; privilegiando la dimensione orizzontale a quella verticale &#8211; fra esse e il potere: ad esempio, il potere di informare. Dal 6 aprile dell&#8217;anno scorso mi interessa dunque osservare il modo in cui il terremoto è entrato in Internet, e il modo in cui Internet è entrata nel terremoto.<br />
Dopo la sciagura, L’Aquila è diventata <strong>laboratorio</strong> di alcune rivoluzioni: parte di queste rumorose ed evidenti, altre più <strong>silenziose</strong>.</p>
<p>- Certamente la città è stata un laboratorio di un modello di intervento. Una tragedia sociale, culturale, identitaria è stata ridotta a problema edilizio: gran parte della popolazione è stata <strong>allontanata</strong> da casa per molti mesi (moltissimi sono tuttora lontani) per poter organizzare soluzioni quasi definitive che cambiano radicalmente e irreversibilmente il volto della città e di un territorio.</p>
<p>- Più silenziosamente, è stata il laboratorio di un nuovo vocabolario politico. Una rivoluzione discreta ma dall’impatto importante. Le vecchie categorie di “consenso” e “dissenso” hanno lasciato il posto a “gratitudine” e <strong>“ingratitudine”</strong>, tanto da <a href="http://www.massimogiuliani.it/blog/index.php/2010/05/28/il-dittatore-e-gli-ingrati-la-rivoluzione-discreta-delle-parole/">ribaltare</a> il rapporto fra cittadini e politica. Se la posizione dei cittadini è connotata in senso morale, non sono più soltanto questi che valutano e giudicano i politici, ma sempre più spesso anche viceversa.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><img class="    " src="http://c1.ac-images.myspacecdn.com/images02/97/l_343368f82fe844b58a09026166d67608.jpg" alt="" width="250" /><p class="wp-caption-text">Sara De Vita, da &quot;Macerie sulla pelle&quot;</p></div>
<p>- Infine, L’Aquila si è trovata al centro di una rivoluzione importante, alla quale sono stati dedicati alcuni titoli di giornali nelle prime ore (sul “primo terremoto di internet”: sull’informazione, sulle foto del terremoti, sugli appelli per gli sms da un euro&#8230;), ma di cui si è ben presto rinunciato a valutare la portata, anche in termini di <strong>democrazia</strong>.</p>
<p>Voglio illustrare questo passaggio con una foto scelta da una serie di scatti della fotografa romana <strong><a href="http://www.myspace.com/saradevita" target="_blank">Sara De Vita</a></strong>, che è stata anche lei protagonista di uno sguardo da internet su L’Aquila: nei suoi scatti le fratture della terra sono in continuità con le fratture dell&#8217;anima, gli squarci dei muri con gli squarci <strong>autobiografici</strong>. E anche la Rete, essendo il luogo delle connessioni (quando navighiamo mettiamo in connessione dei testi; e per farlo dobbiamo saltare al di là di distanze e separazioni fra storie e testi) lo è anche delle discontinuità; delle continuità come delle fratture. Forse anche per questo è diventata il luogo ideale per raccontare il terremoto.<br />
Da parecchio tempo penso a L’Aquila come a una città ipertestuale. L’Aquila è stata disegnata anche dai terremoti, dalle sue fratture. L’impressione che avevo sin da bambino nell’entrare nella Basilica di <strong>S. Maria di Collemaggio</strong>, metà tardomedievale, metà barocca, era che in quella frattura c’era il link fra due storie, fra due mondi.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 330px"><img class=" " src="http://www.mobilitaparcheggi.com/e107_files/images/collemaggio-09.jpg" alt="" width="320" /><p class="wp-caption-text">S. Maria di Collemaggio</p></div>
<p>Una donna che vedo nel mio studio mi ha detto giorni fa, verso il termine di un periodo trascorso a conversare con me della sua vita: “ho deciso che voglio trovare un’estetica della <strong>cicatrice</strong>”. Le persone cercano spesso un modo di cancellare le cicatrici, e con esse il ricordo di una ferita. L’Aquila nella sua storia ha trovato un’estetica della cicatrice, ha dato un senso alle proprie fratture e a volte è riuscita a farne la cifra della sua bellezza.<br />
Forse per questo L’Aquila è Internet si sono capite da subito. Si sono riconosciute.</p>
<p>Da allora per molti mesi i <strong>blog</strong> sono diventati una rete informativa che racconta il terremoto dall’interno.</p>
<p>Quando il paese non capiva la reale portata dell’accaduto, perché non capiva la peculiarità di una città come L’Aquila, con un centro storico abitato e vissuto, con centinaia di ettari di arte che andavano in polvere, quando c’era da rendere conto delle differenze dei punti di vista sul <strong>G8</strong> a L’Aquila, la rete suppliva all&#8217;incomprensione dei media con una narrazione quotidiana e da dentro degli eventi dal 6 aprile in poi. Questo grazie a persone che hanno avvertito come un proprio <strong>dovere</strong> quello di scrivere la loro verità: il dovere di testimoniare voci che rischiavano di restare marginalizzate. E grazie alla rete e ai social network che &#8211; diversamente, ad esempio, dalla tv &#8211; favoriscono una comunicazione bidirezionale e “da molti a molti”.</p>
<p>Così la rete è stata insostituibile nel garantire una informazione <strong>alternativa</strong> a quella che arrivava dai grandi mezzi di comunicazione; nel conservare in qualche modo, mentre la gente veniva sparpagliata lontano dalla propria terra, la <strong>coesione</strong> di alcune fasce della popolazione (per lo meno, quelle più avvezze all&#8217;uso del computer); nel permettere a tanti di coordinare tavoli di discussione virtuali e <strong>iniziative di partecipazione </strong>che mai, data la condizione di disgregazione dele comunità, sarebbero state possibili senza Internet. Ma non è tutto.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3516/3874828016_7da0791857.jpg" alt="" width="300" /><p class="wp-caption-text">L&#39;ensemble Animammersa</p></div>
<p>Tutte queste voci, insieme, hanno scritto &#8211; scrivono tutti i giorni &#8211; una <strong>narrazione collettiva</strong>: ma per far emergere questa voce collettiva c’è bisogno dell’intervento umano, un intervento creativo.<br />
Come quello del collettivo di <strong>“Animammersa”</strong>: dalle narrazioni on line, insieme a materiale originale e altro tradizionale, nascono uno spettacolo e un cd. “Animammersa” è un esempio di narrazione collettiva, di aggregazione di punti di vista e storie per far emergere una storia polifonica sulla città e sul terremoto. Internet e la musica popolare si incontrano nella loro comune vocazione a raccontare la realtà da dentro, dalla voce di chi c’era, senza chiedere il permesso, come dicevo <a href="http://www.ibridamenti.com/prima-pagina/2010/02/animammersa-sette-secoli-e-ventidue-secondi-lettere-da-laquila/" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Mi interessa dunque approfondire il tema dell&#8217;<strong>intelligenza collettiva</strong> che emerge da questa storia raccontata in rete.<br />
Per farlo, mi appoggio al pensiero di <a href="http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/l/levy.htm" target="_blank"><strong>Pierre Lévy</strong></a> (1994), un filosofo che ha contribuito in misura notevole a spiegarci il virtuale e la rete.</p>
<p><a href="http://www.ibridamenti.com/dalla-rete/2009/07/di-status-in-status-il-terremoto-versione-facebook-controinformazione1/" target="_blank"><img class="alignleft" src="http://www.massimogiuliani.it/img/distatus.jpg" alt="Da Ibridamenti.com" width="300" height="210" /></a></p>
<p>Un collettivo è un <strong>&#8220;noi&#8221;</strong>: e un problema di difficile soluzione per la filosofia politica è a quali condizioni si possa dire “noi” a pieno diritto e cosa si perda dicendo &#8220;noi&#8221;.<br />
Perché il prezzo del dire “noi” è quello di rinunciare alla ricchezza delle sfumature, di mascherare le differenze, di non tener conto dell’unicità di ciascuna persona.<br />
Dunque, la sfida per un collettivo che possa legittimamente dire “noi” è quella di rispettare le differenze al proprio interno, di non sovrastare l’identità e il punto di vista dei singoli in nome del collettivo stesso, di una parola d’ordine.</p>
<p>L’esperienza di OUT Facebook di <strong><a href="http://www.ibridamenti.com" target="_blank">Ibridamenti</a></strong> vuole far emergere una intelligenza collettiva attraverso l&#8217;aggregazione del flusso delle informazioni contenuto negli <em>status</em> di Facebook. Clicca per leggere &#8220;Il terremoto versione Facebook&#8221; su <a href="http://www.ibridamenti.com/dalla-rete/2009/07/di-status-in-status-il-terremoto-versione-facebook-controinformazione1/" target="_blank">Ibridamenti</a>.</p>
<blockquote><p>Fino ad oggi il “mediatore” del gruppo era un soggetto che il suo ruolo ha posto in una condizione di <strong>“superuomo”</strong>. Un re, un <strong>capo di stato</strong>, un divo, un eroe.<br />
“Nell’agorà virtuale il mediatore è uno strumento elettronico nelle mani di migliaia di persone. Questo genere di <strong>democrazia</strong> è un gioco dove vincono i più collaborativi, quelli che sanno mettersi in <strong>ascolto</strong> e produrre narrazioni che abbiano senso per gli altri, non quelli più abili a imporre il loro punto di vista, a impadronirsi del potere e a inquadrare masse anonime in categorie molari” (Pierre Lévy).</p></blockquote>
<p>Il <strong>“noi”</strong> che emerge dalla narrazione collettiva del sisma è un “noi” che non rinuncia alle differenze e alle peculiarità dei singoli: la forza di questa narrazione collettiva viene dal fatto che ciascuna delle singole voci ha un nome, un cognome, una <strong>faccia</strong>, una storia.</p>
<p>In conclusione, vorrei raccontare una storia. È una storia antica, in realtà. Viene da <strong>Genesi</strong> XVIII e XIX, a cui Pierre Lévy dà una interessante interpretazione, come dire?, laica.<br />
Dio vuole distruggere <strong>Sodoma</strong>, divenuta insieme a Gomorra simbolo di dissolutezza e violenza.<br />
Abramo tratta col Signore la salvezza della città. Così gli domanda “se ci saranno soltanto cinquanta giusti in città, la distruggerai?”.<br />
E lui: “no, per cinquanta giusti perdonerò tutta la città”.<br />
Abramo capisce che c’è margine di trattativa: “e per quaranta?”<br />
“Non la distruggerò per riguardo a quei quaranta”.<br />
Abramo incalza: “scusa se ho l’ardire di insistere, ma per trenta giusti?”. “Anche trenta”.<br />
La trattativa continua fino a venti, e poi dieci. Anche lì il Signore accetta: “non la distruggerò per riguardo a quei dieci”.<br />
Qui succede una cosa importante, che fa dire a Lévy che quel giorno a Sodoma nasce l’idea di <strong>intelligenza collettiva</strong>: è interessante che la storia dell’intelligenza collettiva cominci proprio con una città da salvare dalla <strong>distruzione</strong>!<br />
Sebbene Abramo sappia che Dio è in giornata buona, sebbene abbia capito che vuole stare al suo gioco, decide di non scendere oltre il numero di <strong>dieci</strong>: perché dieci, spiega Lévy, è un <strong>collettivo</strong>. Non cinque, non tre. Su tre uomini, prima o poi uno spicca e diventa famoso: ma dieci è l’inizio di un collettivo!<br />
Solo un collettivo salverà la città dalla distruzione. Cos’è un collettivo? È un gruppo di persone che ascoltano e si ascoltano, che lavorano lontano dai riflettori con la mente rivolta alla comunità. Dove tutti sono importanti allo stesso modo e nessuno lavora per una <strong>gloria</strong> personale.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.massimogiuliani.it/img/lot.jpg" alt="" width="300" height="223" />Poi, nonostante la fatica di Abramo, la situazione precipita.<br />
Due <strong>angeli</strong> vanno in visita a Sodoma (i giusti non li trovi sui giornali; non sfilano fra ali di folla festante seguti dalle telecamere: devi andare a cercarli lì dove vivono e lavorano). Lot li ospita in casa sua e li rifocilla, ma nella notte un gruppo di cittadini va a casa di Lot e gli intima di consegnargli gli stranieri: vogliono abusarne. In tutti i modi Lot cerca di dissuadere i concittadini, propone loro persino di prendersi le sue figlie al posto degli ospiti!<br />
Sodoma non si salva. Ne può aver combinate di tutti i colori, ma il peccato che infine la condanna è di aver rifiutato l’<strong>ospitalità</strong> agli stranieri, ai diversi.<br />
Così Lot e la sua famiglia – la moglie, le figlie, i generi – possono solo cercare scampo nella fuga. Come arrivano a Zoar, su Sodoma si scatena la pioggia di fuoco e zolfo. E lì la moglie di Lot <strong>si volta</strong> a guardare. Subito dopo viene tramutata in una statua di sale.</p>
<p>Allora, se dovessi fare un augurio a L’Aquila, il mio sarebbe un augurio triplice:<br />
- di essere una città <strong>intelligente</strong>, che confida nella sua intelligenza collettiva più che nell’intervento di un “superuomo”;<br />
- che questa intelligenza la aiuti ad essere una città <strong>ospitale</strong>: verso l’altro, lo straniero, certo, ma anche verso il nuovo: verso la cognizione che, qualunque cosa questa città sarà, sarà anche un’altra cosa da prima;<br />
- di avere il coraggio di non <strong>voltarsi indietro</strong> come fece la moglie di Lot. Di conservare, certo, la memoria della città di prima &#8211; com&#8217;era e dov&#8217;era &#8211; per farne una mappa per quella prossima ventura: ma di avere il coraggio e l’immaginazione per cominciare a sognare la città futura.</p>
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		<title>Facebook e la dissipazione del tempo [di williamNessuno]</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 12:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MacEwan Writer</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Borgato, Capelli, Ferraresi (a cura di) Facebook come. Le nuove relazioni virtuali Mi giunge la gentilissima richiesta di Maddalena Mapelli di proporre anche qui il post pubblicato pochi giorni fa in &#8220;Magnethic Metablog&#8221;, il blog di Willian Nessuno. Lo faccio volentieri. Nell&#8217;articolo che ho scritto per il volume &#8220;Facebook come&#8230;&#8221; puntavo a evidenziare come secondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-4987" href="http://www.ibridamenti.com/costruzioni-identitarie/2010/03/4977/attachment/facebookcome/"><img class="aligncenter size-full wp-image-4987" title="facebookcome" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/03/facebookcome.jpg" alt="" width="366" height="511" /></a>Borgato, Capelli, Ferraresi (a cura di)<a href="http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?CodiceLibro=244.36"> Facebook come. Le nuove relazioni virtuali</a></p>
<p><em>Mi giunge la gentilissima richiesta di Maddalena Mapelli di proporre anche qui il post pubblicato pochi giorni fa in &#8220;<a href="http://williamnessuno.wordpress.com" target="_blank">Magnethic Metablog&#8221;</a>, il blog di Willian Nessuno. Lo faccio volentieri.<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;articolo che ho scritto per il volume<strong> <a href="http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?CodiceLibro=244.36" target="_blank">&#8220;Facebook come&#8230;&#8221;</a></strong> puntavo a evidenziare come  secondo me il problema maggiore avesse a che fare con <strong>&#8220;la  dissipazione del tempo&#8221;</strong>.<br />
Scritto dopo pochi mesi dal mio approdo sul social network, al momento,  dopo una più profonda e prolungata esperienza, non saprei dire di  meglio.<br />
Da allora si sono susseguiti molti articoli di commentatori, sociologi,  psicologi sul tema Facebook. Contengono molte critiche interessanti,  altre dubbie o discutibili.<br />
<strong>Quello invece che a me appare con sempre maggiore evidenza, è che  Facebook mi distoglie dall&#8217;articolare pensieri più complessi.</strong><br />
E non  perché non offra lo strumento per farlo. Ci sono le &#8220;Note&#8221;, che  molti usano in modo estremamente efficace.<br />
Il problema mi pare essere più legato al flusso tumultuoso di  aggiornamenti, che travolgono ogni approfondimento con una marea di  &#8220;nuovi eventi&#8221;. Ha a che fare sempre col tempo.<br />
La domanda è: sono ispirato dall&#8217;idea di scrivere una &#8220;Nota&#8221; complessa e  approfondita (come questo post, per esempio) su Facebook, di dedicare  tempo e riflessione sapendo che galleggerà per alcuni attimi sulla  superficie dell&#8217;esondante mare magno di piccoli appunti, emozioni,  battutine, battutacce, link, videoclip, appelli politici, aforismi, e  inutilia varie per affondare in un batter d&#8217;occhio? La risposta è: NO.</p>
<p><strong>Facebook di per sè invita a un <em>surfing</em> non necessariamente superficiale  (di link in link si può approfondire anche molto) ma compulsivo:</strong> il  nuovo evento, il nuovo commento allo &#8220;status&#8221; dell&#8217;amico da parte di  chissà chi, giungono a suscitare una sensazione (almeno, in me) di  urgenza e -talvolta- di inadeguatezza. Non ce la faccio a leggere tutto,  a commentare tutto, ad avere un pensiero chiaro o intelligente su tutto  ciò che il flusso mi propone.<br />
Mi lascio cullare e intrattenere, assumo ruoli attivi a tratti (ma in  alcuni casi ruoli solo apparentemente attivi, perché cliccare per  aderire a una petizione per la libertà in Rete probabilmente è un atto  simbolico fine a se stesso, valido -se tutto va bene- al fine di una  qualche statistica): in questo succedersi frenetico di input fatico a  generare degli output significativi. In questi giorni, esaminando l&#8217;archivio del mio precedente <a href="http://williamnessuno.splinder.com">&#8220;Magnethic Met</a><a href="http://williamnessuno.splinder.com">ablog&#8221; su Splinder</a> mi  sono reso conto di aver scritto, nel corso degli anni, davvero molto: e  questo &#8220;molto&#8221; è concentrato, distillato, archiviato sul mio vecchio  blog. Non è disperso. E&#8217; (abbastanza relativamente, dati i cambiamenti di  formule per i tag e le categorizzazioni sulla piattaforma nel corso del  tempo) archiviato. E&#8217; ancora visibile.<br />
Vive e ha vissuto di un flusso temporale suo, personale, identificabile  al di fuori di identità altre (che non siano quelle dei commentatori). (1)<br />
L&#8217;abbandono della forma-blog per me era già in corso da prima di  Facebook, i motivi erano diversi e personali, avevano a che fare  comunque proprio con la formula &#8220;aperta&#8221; del blog: sul blog può leggerti  chiunque, anche chi non vorresti lo facesse.</p>
<p><strong>Facebook è un ambiente  maggiormente protetto, nel senso che solo i tuoi &#8220;amici&#8221; possono  leggerti e devi averli prima accettati. </strong>Va da sè che questo aspetto può  essere letto in modo diverso a seconda di come lo si usa. Molto  interessante a questo proposito la metafora del &#8220;giardino chiuso&#8221; che  &#8220;rischia di diventare anche una prigione tecnica&#8221; del quale parlano  Zambardino e Russo nel libro <a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850329076/scheda">&#8220;Eretici  Digitali&#8221;</a>. <a href="http://www.ereticidigitali.it/">Qui il blog del loro progetto</a>.<br />
Voglio fare un tentativo: tenere un nuovo blog (o spostare quello  vecchio, a seconda dei punti di vista) su una piattaforma più flessibile  e moderna.<br />
Mi occuperò principalmente di nuovi media. In questo periodo buio ci  sono molte cose da dire. Finchè si potrà.<br />
Poi magari racconterò delle mie esperienze di lavoro, racconterò piccole  storie legate all&#8217;attualita o del tutto slegate dal presente, non so.<br />
Vedremo.<br />
Quello che ho imparato dall&#8217;esperienza di questi anni è che il counter,  in un blog, è l&#8217;ultima cosa in ordine di importanza.<br />
Esattamente come il numero di amici su Facebook.</p>
<p style="text-align: justify;">(1) <em>Nota per Ibrid@menti: in questo si può parlare veramente di una    costruzione, e oserei dire di una &#8220;sedimentazione&#8221; identitaria.</em></p>
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		<title>Parolefantasiose: e la classe sta in un blog. 2.0</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/20-per-tutti/2010/02/parolefantasiose-e-la-classe-sta-in-un-blog-2-0/</link>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 09:40:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Ariot</dc:creator>
				<category><![CDATA[2.0 per tutti]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
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		<description><![CDATA[UN esperimento didattico. Il blog diventa lo strumento per avvicinarsi alla letteratura, diventare giovani lettori e scrittori, il tutto in un' interazione continua che va al di la dei confini della classe.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-4953" href="http://www.ibridamenti.com/20-per-tutti/2010/02/parolefantasiose-e-la-classe-sta-in-un-blog-2-0/attachment/partigiane/"><img class="aligncenter size-full wp-image-4953" title="partigiane" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2010/02/partigiane.jpg" alt="" width="449" height="413" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La scuola dovrebbe saper anticipare i cambiamenti sociali, guardare     lontano ed aspettare che il mondo si accorga delle sue trovate per     importarle alle altre sfere delle istituzioni.<br />
Sappiamo bene che ciò     accade molto di rado, come è allo stesso tempo improbabile che sia la     scuola ad accorgersi cosa c&#8217;è di buono lì fuori, nel mondo spesso mai     frequentato da quei tanti che la scuola dovrebbero farla.<br />
Ho voluto     provare, con una mia classe di liceo scientifico di Vicenza, a sbirciare e     spudoratamente rubare qualcosa che qui, nel mondo reale, vive e vegeta.<br />
Abbiamo pensato che portare un blog in classe, per parlare di letteratura     e soprattutto tentare di farla, potesse essere una buona idea.<br />
<strong>Siamo     partiti da un blog-stimolo</strong> ( <a href="http://parolefantasiose.blogspot.com">http://parolefantasiose.blogspot.com</a>) dove     inserisco settimanalmente spunti di varia natura, non troppo orientati o     incasellati, che gli studenti commentano senza esserne obbligati. Ho visto     in breve che il filtro del computer ha facilitato la comunicazione fra me     e loro, esponenti di due mondi spesso molto lontani, consentendo di     sentirsi protetti dallo schermo e dal non vedere quel registro rosso     attraverso il quale passa, sempre di più, il senso di una scuola dove non     si lascia più il segno ( in-segnare) ma solo un alone sbiadito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La seconda     fase è stata quella di creare alcuni blog tematici </strong>dove postare     approfondimenti di romanzi da leggere insieme in classe, romanzi di     formazione come &#8220;I Piccoli maestri&#8221; (<a href="http://piccolimaestri.blogspot.com">http://piccolimaestri.blogspot.com</a> )     del concittadino Meneghello o &#8220;Il Giovane Holden&#8221; (<a href="http://discoveryholden.blogspot.com">http://discoveryholden.blogspot.com</a> ) dell&#8217; appena scomparso Salingers.L&#8217;     approfondimento di uno diventa approfondimento di tutti, dentro la classe     e fuori dalla classe. Non si perde, non si smaterializza nel quaderno     abbandonato in soffitta e non perde il suo senso nel voto assegnato dall&#8217;     insegnante. Rimane vivo e vegeto, non in coma ma visitato, commentato,     modificato.Il blog, in questo caso collettivo, diventa così l&#8217; occasione     di far rivivere un&#8217; opera, ora riletta e immaginata da un gruppo di     adolescenti neo lettori.<strong></p>
<p>La terza fase del progetto è la più bella e     creativa. </strong>I blog sono ora 8, corrispondenti a piccoli gruppi formati da     tre studenti che si cimentano nel duro compito di scrivere qualcosa di     proprio, pubblicarlo e vederselo commentato. Da chi? Da quel nemmeno     troppo silenzioso popolo semiinvisibile, un popolo della rete che quando     meno te l&#8217; aspetti ti bussa la porta per chiederti &#8220;ma il prossimo     capitolo, quando ce lo fai leggere?&#8221;.<br />
E così si diventa piccoli scrittori,     si cerca passo dopo passo di stendere qualcosa di buono, commettendo     errori che diventano barzellette e progressi che si trasformano in     conquiste. Non saranno molti i sei racconti che ogni squadra ( in cui c&#8217;è     un copy, un editor e un webmaster) dovranno produrre entro giugno, ma è     comunque un piccolo passo per farli sentire più vicini a quegli autori che     uno dopo l&#8217; altro incontreranno nel triennio seguente.<br />
Scrittori che per     una volta vedranno forse diversamente, con i loro limiti , le loro     difficoltà, le loro manie.     Perchè alla fine &#8220;scrivere non è mica semplice ehh, però ci piace prof, è     un po&#8217; una terapia&#8221;&#8230;&#8230;come dice Matteo, che ha la pagella che sembra     una schedina del totocalcio, ma intanto racconta e legge delle storie&#8230;.</p>
<p>Simone Ariot</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Facebook e formazione &#8211; aspetti critici</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2009/12/esperienze-didattiche-multimediali/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 09:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>modalogia</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Università del futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
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		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[esperienze didattiche multimediali: come sfruttare la rete per costruire una formazione interattiva.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-4688  aligncenter" title="Facebook_0" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2009/12/Facebook_0.jpg" alt="Facebook_0" width="350" height="266" /></p>
<p style="text-align: justify;">Da un po&#8217; di tempo ripercorro questo filone, facendo vari esperimenti. Alcuni riusciti e altri meno. Tutti sporadici. Per mancanza di tempo ma anche per i tempi differiti della rete. Il mio primo lavoro è stato proporre il mio sito <a href="http://www.modalogia.it">www.modalogia.it </a>e poi partendo da lì tutto il resto. Ho scoperto il magico mondo dei blog, la sua immmediata fruibilità. L&#8217;immediatezza dei blog è anche il suo fallimento perchè si fruisce immmediatamente, se ne gode altrettanto immediatamente e poi ci si stanca. Non si commenta più e non si posta più. Si subisce una specie di indigestione da rete che ha bisogno di tempo per guarire e tu ti stanchi, sei sommerso e oppresso e hai bisogno di staccare. Devo dire che la rete mi ha offerto enormi possibilità e una grande visibilità. Ma bisogna saperla manovrare. Come in tutte le realtà è piena di bufale e ancora adesso che sono svezzata, ne ho subita una recente alla quale dedicherò un altro post magari nei prossimi giorni. Ho pensato in primis di buttare le mie idee didattiche in un blog sulla piattaforma blogger e i miei aforismi su splinder. Ma funziona così: se non commenti gli altri, gli altri non commentano te. <strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Siamo tutti egocentrici e l&#8217;interazione è invece  indispensabile. </strong>Quando l&#8217;anno scorso è scoppiato il fenomeno facebook e io ero già presente &#8211; il mio profile infatti è ancora in inglese &#8211; ho provato a lanciare i miei libri e i miei pensieri e a usare facebook come momento di discussione e formazione. Invitavo persone a simposi on line e si discuteva anche per due ore buone sui temi che mi sono cari: moda e sport. Appassionano e c&#8217;è tanto da dire. Ma ho notato alcuni inghippi che ci sono tuttora e non sono stati risolti: i primi hanno a che fare con le relazioni e le dinamiche che si stabiliscono nella rete e i secondi con la tecnologia presente in facebook e simili. Le persone amano la visibilità, ma una visibilità sporadica, fatta di personal spots (io mi presento, lancio un video o un link o una frase o un&#8217;immagine e tu commenti, liberamente. Il mio gioco e la mia esposizione finiscono lì). Il problema nasce quando devo interagire con più persone lasciando commenti. Ho notato che molti si vergognano e se venivano sollecitati da me personalmente anche in privato, mi rispondevano in privato e io invece insistevo nel proporre un&#8217;interazione trasparente e visibile a tutti perchè sennò il confronto reale spariva. Ho natato anche che spesso molti si parlano addoso e non ascoltano gli altri. Hanno qualcosa da dire, la dicono senza poi vedere o scoprire se qualcuno ha già detto la stessa cosa prima o se invece è già stata confutata ecc&#8230; e la discussione nei suoi scopi informativi e dialettici in quel modo si vanifica. In tutto questo rientrano anche i problemi tecnologici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una discussione su facebook in tempo reale è difficoltosa.</strong> I commenti sui post si caricano lentamente, la chat si incanta ed è inutilizzabile. Un confronto avviene comunque in differita e spesso capita che tu hai scritto un qualcosa e l&#8217;altro ti ha riposto ma tu non leggi la risposta perchè  nel frattempo un terzo si è immesso e tu rispondi a lui ma non al primo, creando confusione. Queste esperienze mi hanno arricchito e mi sono servite per scrivere il libro sulla filosofia della moda e ciò significa che un qualche valore formativo almeno per me lo hanno avuto; però i problemi che ho descritto restano e rallentano notevolmente il processo. Inoltre la rete richiede una presenza costante che noi non abbiamo, perchè abbiamo una vita reale, perchè se ci impegniamo un attimo a pensare e a studiare non possiamo dedicarci così proficuamente al confronto sulla rete. Ci vorrebbero dei momenti studiati e dedicati: un appuntamento. Facebook ha pensato anche a questo, creando la pagina evento ma spesso ci si dimentica dell&#8217;evento, dopo aver detto che vi si partecipa e quindi anche qui la differita fa la sua parte, lasciando l&#8217;interlocutore in stand by per troppo tempo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un canale utile alla formazione potrebbe essere quello di associare facebook a skype.</strong> Su facebook si dà l&#8217;appuntamento e si lancia la discussione e su skype si sostiene la discussione in conferenza aperta a tutti, là si puo&#8217; fare. Anche magari in video conferenza, così ci si vede e diventa più piacevole perchè si conosce oltre alla penna, anche il volto, che in una società cieca o solo superficiale come è divenuta la nostra, darebbe un chè di concretezza. Queste sono le mie esperienze. Concludo osservando che non sono riuscita e laggere la sintesi presentata da ibridamenti (il link non parte) e quindi potrei aver detto cose ovvie e note. Prometto anche di seguire più da vicino il dibattito per non perdervi nelle analisi e osservazioni future.</p>
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		<title>Dal blog al feuilleton: il web e le nuove possibilità per il romanzo d&#8217;appendice</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/chiacchiere-da-blogosfera/2009/10/dal-blog-al-feuilleton-il-web-e-le-nuove-possibilita-per-il-romanzo-dappendice/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 18:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>galatea72</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiacchiere da blogosfera]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[feuilleton]]></category>
		<category><![CDATA[house]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[telenovela]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando ho aperto un blog, non avevo ben chiaro che cosa fosse. Provenendo dalla carta stampata, l&#8217;ho trattato come se fosse qualcosa di molto simile ad essa. Cioè un giornale. Magari non proprio un giornale, ecco. Ma qualcosa di più vicino ad un rivista. Anzi, una rivista molto simile, come impianto, a Die Fackel di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4488" title="Dottor_House" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2009/10/Dottor_House-300x300.jpg" alt="Dottor_House" width="300" height="300" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Quando ho aperto un blog, non avevo ben chiaro che cosa fosse. Provenendo dalla carta stampata, l&#8217;ho trattato come se fosse qualcosa di molto simile ad essa. Cioè un giornale. Magari non proprio un giornale, ecco. Ma qualcosa di più vicino ad un rivista. Anzi, una rivista molto simile, come impianto, a <em>Die Fackel </em>di Karl Kraus. Cioè una rivista curata da una persona sola, con tutto quel tocco di grazia monomaniacale che una impostazione di questo genere può dare.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Nel blog ho cominciato a scrivere quello che mi sarebbe piaciuto leggere. Dunque ho alternato allegramente appunti, battute, aforismi, recensioni di libri, film o serial tv, articoli di commento ai fatti del giorno. E, in ultima, racconti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Il bello dei blog è che si possono organizzare in rubriche. Quindi inizialmente i racconti, tutti con venature satiriche, andavano a finire in una sola categoria. Avevo deciso infatti di ambientarli quasi esclusivamente in una immaginaria cittadina chiamata Spinola, in cui “Galatea”, la protagonista io-narrante vive. La cittadina, o meglio il paesotto, doveva riassumere in sé tutti i vizi, i vezzi e anche le virtù del Nordest contemporaneo. Pescavo dalla mia esperienza di cronista, per tanti anni impegnata a descrivere la vita quotidiana alla periferia dell&#8217;impero. L&#8217;ho chiamata così, la rubrica, <em><a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/category/alla-periferia-dellimpero/">Alla periferia dell&#8217;impero</a>, </em>rubando il titolo ad Umberto Eco.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Solo che i racconti, quando li metti dentro una sola categoria, fanno comunella. In un certo senso, si parlano fra loro. Capitava che in un post creassi un carattere particolarmente riuscito. Un personaggio. Mi ci affezionavo. Così magari lo riprendevo qualche tempo dopo, in un nuovo post, e ne raccontavo qualche altra avventura. Cosa strana, ci si affezionavano anche i lettori. Mi chiedevano se esisteva veramente. Se non ne parlavo più, mi domandavano notizie di lui. Volevano sapere che fine avesse fatto.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Pian piano, e senza che me ne accorgessi, il paesino di Spinola si è popolato di personaggi, che i lettori conoscono e amano. C&#8217;è il sindaco destrorso <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/07/22/troppo-allavanguardia/">Carlo Taragnin</a>, che governa il paese da un decennio, ed ora però deve far fronte al problema di non essere più eleggibile; la sorella di Taragnin, ovvero la <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/07/03/legemonia-culinaria-della-sinistra/">procace Carmen</a>, che briga per sfruttare l&#8217;influenza del fratello per ottenere prebende e riconoscimento sociale; il <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/04/15/il-piu-ricco-del-cimitero/">costruttore</a> <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/04/22/nuovi-mestieri-ai-tempi-della-crisi-economica-lapritore-di-case/">Anselmo Pedron</a>, che grazie alle protezioni politiche è riuscito a far rendere edificabili anche i terrazzini; il vicesindaco Erberto Guidi, bello e ambizioso, che tenta di fare al sindaco in carica le scarpe da anni, e spera le prossime elezioni siano l&#8217;occasione buona; il Trio, il malefico triumvirato formato dal farmacista, dall&#8217;avvocato e da un ex potentissimo politico locale, che da sempre intruglia nell&#8217;ombra per tenere le fila di tutto, in paese, senza apparire; attorno una fauna di <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/03/03/la-giovane-promessa-ovvero-in-politica-ce-chi-promette-e-chi-prima-o-poi-mantiene/">piddini in perenne ricerca di identità</a> e di <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2008/11/25/il-figlio-di/">leader</a>, <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/06/15/memo-e-la-pressa/">operai frastornati </a>dall&#8217;evolversi degli eventi, <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/06/30/buonsenso-proletario/">sinistrorsi sedicenti rivoluzionari</a>, <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/06/17/i-rivoluzionari-si-sporcano-sempre-le-mani/">ex rivoluzionari non più sinistrorsi</a>, <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/04/27/il-revisionista/">intellettuali di provincia</a> <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2008/09/23/un-marziano-in-provincia/">riciclatisi in altro schieramento</a>, che mirano a ciucciare qualche finanziamento comunale per i loro festival culturali. Poi ci sono i <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/05/25/al-cuor-non-si-comanda/">Crespano,</a> potentissima famiglia  alle prese però con <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/03/29/lansia-e-la-signora-crespiano/">rogne intestine</a> e le immancabili <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/05/10/il-battesimo-dellerede/">chiacchiere di paese</a>, riguardanti soprattutto il problema del figlio, Alfonso, il quale ha mollato la moglie legittima per convivere more uxorio con una <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/04/24/la-regina-del-supermarket/">commessa sovrappeso</a> &#8211; per far dispetto a mamma o forse per inseguire una qualche forma di libertà &#8211; e della nuora che, abbandonata come moglie, ha deciso di presentarsi al mondo come una <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/06/18/la-furbizia-della-principessa-triste/">replica provinciale di Lady Diana</a>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Scrivi oggi, scrivi domani, i personaggi ricorrenti hanno formato una trama. Germinata quasi spontaneamente.<strong> </strong>Non è un romanzo, perché ogni raccontino è concluso in sé. Ma è più simile ad un serial tv, in cui i protagonisti sono fissi, le loro vicende si sfiorano e si intrecciano, alle volte si intersecano e altre volte no, e sullo sfondo c&#8217;è però un plot che fa da sottofondo. <strong>Sono passata da una rubrica di blog e gestire una cosa che forse è più simile ad un feuilleton ottocentesco. O forse, per volare meno alto, ad una telenovela.</strong> I lettori seguono le puntate ad una ad una. I più appassionati si stampano le varie “puntate” e le mettono via per leggerle e rileggerle con calma, esattamente come registrerebbero un episodio di <em>Beautiful</em> per esser certi di non perdersi qualcosa. Quando un personaggio per un po&#8217; sparisce, chiedono lumi su di lui tramite e-mail, o a voce, se mi conoscono. Qualche volta, se non ne parlo più, lo reclamano a gran voce. Non ho ancora provato ad ammazzarne uno, ma chissà, potrei scatenare tra i suoi fans una piccola sommossa, come quella che costrinse Conan Doyle a riesumare il defunto Holmes.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Colpita dal successo del primo esperimento, ho dato vita ad un secondo “serial”, archiviato sotto al titolo: <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/category/atena-non-abita-piu-qui/"><em>Atena non abita più qui</em></a>, ed ambientato nel mondo universitario. Il protagonista è il Vecchio Barone, professore universitario di gran fama, che vive attorniato dalla sua piccola corte di assistenti, dottorande, studenti. La rubrica/feuilleton ha per ora un po&#8217; meno fan, ma perché è partita da poco. Qualcuno però fra i lettori mi ha già fatto sapere di aspettare gli immancabili sviluppi. Insomma, non ha gli ascolti del Dottor House, ma anche questa nuova “serie” funziona.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Da parte mia, come autrice, l&#8217;esperienza è divertente, ma soprattutto interessante. Mi ci sono ritrovata in mezzo senza averla pianificata a tavolino, ma ora mi ci crogiolo volentieri.  Non ho la pretesa di fare alta letteratura (quella in realtà non l&#8217;ho mai avuta), ma mi sta dando la possibilità di ragionare sui meccanismi dell&#8217;artigianato letterario. Costruire un romanzo a puntate è formativo: ti permette di toccare con mano i meccanismi di attenzione del pubblico, ma anche quelli di fideizzazione. E aiuta a capire soprattutto quel patrimonio di tecnica letteraria sopraffina che ha permesso ai grandi autori come Balzac o Zola di farsi le ossa nei romanzi a puntate. In fondo a loro mi ispiro, nel mio piccolo, quando cerco di usare il questa specie di webfeuilleton per ritrarre il mondo che mi circonda.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">Il romanzo d&#8217;appendice a puntate in letteratura è scomparso, anche se il suo erede, si è detto da più parti, è il serial tv, che però usa un altro mezzo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify"><strong>Invece il romanzo a puntate scritto potrebbe tornare a vivere tramite il web e il blog. Dalla letteratura in rete alla letteratura in rate. </strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify"><strong>Vogliamo ragionarci?</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify">
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		<title>Prisme de tête &#8211; scienze vs scienze umane  (blog francese)</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/dalla-rete/2009/10/prisme-de-tete-scienze-vs-scienze-umane-blog-francese/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 16:26:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla rete]]></category>
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		<category><![CDATA[scienze umane]]></category>

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		<description><![CDATA[http://www.leprisme.eu/blog/?m=200910 Rivista cartacea più blog cui tutti possono partecipare. Tema: le scienze pure osservate a partire dalle scienze umane e sociali. Interessante la sperimentazione che sarà presentata l&#8217;8 ottobre 09 (EHESS Parigi). Prisme de tête est un nouveau blog participatif qui présente les sciences à travers le prisme des sciences humaines et sociales. Histoire, philosophie, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4472" title="Logo-Blog-LePrisme-ver-ombree" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2009/10/Logo-Blog-LePrisme-ver-ombree-300x103.jpg" alt="Logo-Blog-LePrisme-ver-ombree" width="300" height="103" /> <a href="                http://www.leprisme.eu/blog/?m=200910"> http://www.leprisme.eu/blog/?m=200910</a></p>
<p style="text-align: justify;">Rivista cartacea più blog cui tutti possono partecipare. Tema: le scienze pure osservate a partire dalle scienze umane e sociali. Interessante la sperimentazione che sarà presentata l&#8217;8 ottobre 09 (EHESS Parigi).</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Prisme de tête est un nouveau blog participatif qui présente les sciences à travers le prisme des sciences humaines et sociales.</p>
<p style="text-align: justify;">Histoire, philosophie, sociologie, droit, didactique, les contributeurs du blog proposent des articles variés, courts et accessibles. Grâce au système des commentaires, chaque billet est l’occasion d’échanges et de réflexions croisées.</p>
<p style="text-align: justify;">Découvrez chaque jeudi un nouvel article de réflexion sur les sciences.</p>
<p style="text-align: justify;">Le 8 octobre, Domique Pestre, historien et sociologue des sciences (EHESS), inaugurera ce nouvel espace de publication et d’échange.</p>
<p style="text-align: justify;">Les thèmes abordés seront variés &#8211; l’histoire des découvertes scientifiques, les femmes et la science, le rôle de l’expert etc. <em>Prisme de tête</em> rassemble une communauté de contributeur d&#8217;origines variées (chercheurs, étudiants, journalistes), assistée d&#8217;une équipe de rédaction permanente.</p>
<p style="text-align: justify;">Vous pouvez contribuez à Pri(s)me de tête !</p>
<p style="text-align: justify;">La plaquette ci-jointe détaille notre projet. Enseignants, vous pouvez intégrer une contribution à Pri(s)me de tête dans vos enseignements, consultez notre plaquette spéciale enseignants. N&#8217;hésitez pas à nous contacter blog@leprisme.eu</p>
<p>Prisme de tête est un projet du Primse à idées.</p>
<p>(Marine Soichot, Doctorante en sciences sociales (MNHN) Responsable éditorial de Pri(s)me de tête)</p></blockquote>
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		<item>
		<title>libro-2 dai blog ai social</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/il-secondo-libro-di-ibridamenti/</link>
		<comments>http://www.ibridamenti.com/il-secondo-libro-di-ibridamenti/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 May 2009 17:29:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Università del futuro]]></category>
		<category><![CDATA[aldo nove]]></category>
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		<description><![CDATA[DAI BLOG AI SOCIAL NETWORK Arti della connessione nel virtuale a cura di Maddalena Mapelli e Umberto Margiotta MIMESIS EDIZIONI Isbn 9788884838490 &#8211; Anno 2009 Euro 16,00 La scheda on-line di Mimesis Il libro si acquista in libreria e on-line su mimesisbookshop.com I dettagli su www.ibridamenti.com In questo volume si raccolgono gli esiti del lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-106" title="copertina mimesis" src="http://madmapelli.wordpress.com/files/2009/05/copertina-mimesis.jpg" alt="copertina mimesis" width="397" height="595" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;"><span style="font-size:14pt;font-family:&quot;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p><!--[if !mso]&gt;--></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:right;" align="right"><!--[if gte vml 1]&gt;                     &lt;![endif]--><!--[if !vml]--><!--[endif]--><strong> </strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;" align="right"><span style="font-size:14pt;font-family:&quot;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p style="text-align:left;"><strong>DAI BLOG AI SOCIAL NETWORK</strong></p>
<p style="text-align:left;"><strong>Arti della connessione nel virtuale<br />
</strong></p>
<p style="text-align:left;"><strong>a cura di</strong></p>
<p style="text-align:left;"><strong>Maddalena Mapelli</strong></p>
<p style="text-align:left;"><strong>e Umberto Margiotta</strong></p>
<p style="text-align:left;">
<p>MIMESIS EDIZIONI<br />
Isbn 9788884838490 &#8211; Anno 2009<br />
Euro 16,00</p>
<p><a href="http://mimesisbookshop.com/shop/Dai+blog+ai+social+network__art713.aspx"><strong>La scheda on-line di Mimesis</strong></a></p>
<p><strong>Il libro si acquista in libreria e on-line su <a href="http://mimesisbookshop.com/shop/Dai+blog+ai+social+network__art713.aspx">mimesisbookshop.com</a><br />
</strong></p>
<p style="margin-right:-.35pt;text-align:justify;line-height:15pt;">I dettagli su <a href="http://www.ibridamenti.com/recensioni/2009/06/dai-blog-ai-social-mimesis-2009-indice-e-introduzione/">www.ibridamenti.com</a></p>
<p style="margin-right:-.35pt;text-align:justify;line-height:15pt;">In questo volume si raccolgono gli esiti del lavoro di ricerca condotto nell&#8217;ambito del progetto <strong>Ibridamenti</strong>. Oggetto dell&#8217;indagine sul campo sono nove blog, tra i quali blog noti come <a href="http://www.catepol.net/"><em>Catepol 3.0</em></a> (di Caterina Policaro) e <a href="http://www.pro-fumo.net/"><em>Pro-fumo</em> </a>(di Daniele Devoti) o blog di nicchia come il blog letterario <a href="http://colfavoredellenebbie.splinder.com/"><em>Colfavoredellenebbie</em></a> (di Zena Roncada) o il blog <em>salotto </em>formato dagli affezionati alla community di <a href="http://lefty333boy.splinder.com/"><em>lefty333boy</em></a> e <a href="http://angelusnovus.splinder.com/"><em>orsarossa</em>.</a> Il volume inoltre, oltre a raccogliere alcune testimonianze tra coloro che per primi hanno abitato il <em>social network</em> Facebook, cerca di verificare lo stile di connessione di alcuni blogger all&#8217;interno di ambienti come <em>Twitter</em> e <em>Friendfeed</em>. Viene infine proposta una lettura qualitativa dell&#8217;<a href="http://www.facebook.com/home.php?src=fftb#/profile.php?id=1602198662&amp;ref=ts">account Facebook</a> dello scrittore <a href="http://www.aldonove.com/">Aldo Nove</a>.</p>
<p style="margin-right:-.35pt;text-align:justify;line-height:15pt;">Si tratta di ricognizioni sistematiche che hanno messo in luce, grazie all&#8217;affinamento degli strumenti di osservazione, la specificità dei singoli nodi analizzati, le risposte creative, uniche e irriducibili a standardizzazioni, che ogni singolo nodo ha generato all&#8217;interno della rete.</p>
<p style="margin-right:-.35pt;text-align:justify;line-height:15pt;">La ricerca condotta dalla <a href="http://www.ibridamenti.com/">Community di Ibridamenti </a>dimostra alla fin fine che se si affinano gli strumenti di osservazione, non è più possibile intendere la rete come il luogo dell&#8217;annientamento delle differenze e dell&#8217;omologazione identitaria. Essa apparirà piuttosto come una formidabile occasione per sperimentare, oltre la cogenza dei dispositivi, un uso creativo, costruttivo e formativo delle nuove tecnologie.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:16pt;font-family:&quot;"><span> </span><a href="http://mimesisbookshop.com/shop/Dai+blog+ai+social+network__art713.aspx"><span style="color:maroon;">www.mimesisbookshop.com</span></a></span></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>questione di ore (poi c&#8217;ho la prima foto!) &#8211; dai blog ai social [mimesis]</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2009/05/4065/</link>
		<comments>http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2009/05/4065/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 May 2009 16:43:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Università del futuro]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[blogging]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[DAI BLOG AI SOCIAL NETWORK Arti della connessione nel virtuale a cura di Maddalena Mapelli e Umberto Margiotta MIMESIS EDIZIONI Isbn 9788884838490 &#8211; Anno 2009 Euro 16,00 Stiamo aspettando le prime copie vere anche se siamo sicuri che da Milano il pacco con le prime copie è già partito! Per ora ci accontentiamo della copertina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mimesisbookshop.com/shop/thumbnail.aspx?FileName=/foto/Ibridamenti-Blog.jpg&amp;w=&amp;h=75"><img class="aligncenter size-large wp-image-4061" title="copertina-mimesis" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2009/05/copertina-mimesis-200x300.jpg" alt="copertina-mimesis" width="200" height="300" /><br />
</a></p>
<p><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;"><span style="font-size: 14pt; font-family: &quot;Adobe Caslon Pro&quot;;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p><!--[if !mso]><br />
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<p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"><span style="font-size: 14pt; font-family: &quot;Adobe Caslon Pro&quot;;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p style="text-align: left;"><strong>DAI BLOG AI SOCIAL NETWORK</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Arti della connessione nel virtuale<br />
</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>a cura di</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Maddalena Mapelli</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>e Umberto Margiotta</strong></p>
<p>MIMESIS EDIZIONI<br />
Isbn 9788884838490 &#8211; Anno 2009<br />
Euro 16,00</p>
<p>Stiamo aspettando le prime copie <em>vere </em>anche se siamo sicuri che da Milano il pacco con le prime copie è già partito!<br />
Per ora ci accontentiamo della copertina virtuale e della <a href="http://mimesisbookshop.com/shop/Dai+blog+ai+social+network__art713.aspx">scheda dell&#8217;editore</a>. Ma appena saremo sicuri, al 100 per 100, che il secondo libro della collana Ibridamenti c&#8217;è davvero, vi daremo tutti i dettagli.</p>
<p><a href="http://mimesisbookshop.com/shop/Dai+blog+ai+social+network__art713.aspx"><strong>La scheda on-line di Mimesis</strong></a></p>
<p style="margin-right: -0.35pt; text-align: justify; line-height: 15pt;">In questo volume si raccolgono gli esiti del lavoro di ricerca condotto nell&#8217;ambito del progetto <strong>Ibridamenti</strong>. Oggetto dell&#8217;indagine sul campo sono nove blog, tra i quali blog noti come <a href="http://www.catepol.net/"><em>Catepol 3.0</em></a> (di Caterina Policaro) e <a href="http://www.pro-fumo.net/"><em>Pro-fumo</em> </a>(di Daniele Devoti) o blog di nicchia come il blog letterario <a href="http://colfavoredellenebbie.splinder.com/"><em>Colfavoredellenebbie</em></a> (di Zena Roncada) o il blog <em>salotto </em>formato dagli affezionati alla community di <a href="http://lefty333boy.splinder.com/"><em>lefty333boy</em></a> e <a href="http://angelusnovus.splinder.com/"><em>orsarossa</em>.</a> Il volume inoltre, oltre a raccogliere alcune testimonianze tra coloro che per primi hanno abitato il <em>social network</em> Facebook, cerca di verificare lo stile di connessione di alcuni blogger all&#8217;interno di ambienti come <em>Twitter</em> e <em>Friendfeed</em>. Viene infine proposta una lettura qualitativa dell&#8217;<a href="http://www.facebook.com/home.php?src=fftb#/profile.php?id=1602198662&amp;ref=ts">account Facebook</a> dello scrittore <a href="http://www.aldonove.com/">Aldo Nove</a>.</p>
<p style="margin-right: -0.35pt; text-align: justify; line-height: 15pt;">Si tratta di ricognizioni sistematiche che hanno messo in luce, grazie all&#8217;affinamento degli strumenti di osservazione, la specificità dei singoli nodi analizzati, le risposte creative, uniche e irriducibili a standardizzazioni, che ogni singolo nodo ha generato all&#8217;interno della rete.</p>
<p style="margin-right: -0.35pt; text-align: justify; line-height: 15pt;">La ricerca condotta dalla <a href="http://www.ibridamenti.com/">Community di Ibridamenti </a>dimostra alla fin fine che se si affinano gli strumenti di osservazione, non è più possibile intendere la rete come il luogo dell&#8217;annientamento delle differenze e dell&#8217;omologazione identitaria. Essa apparirà piuttosto come una formidabile occasione per sperimentare, oltre la cogenza dei dispositivi, un uso creativo, costruttivo e formativo delle nuove tecnologie.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 16pt; font-family: &quot;Adobe Caslon Pro&quot;;">IN LIBRERIA dal <span style="color: maroon;">10 Giugno 2009</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 16pt; font-family: &quot;Adobe Caslon Pro&quot;;">Già acquistabile su<span> </span><span style="color: maroon;">www.mimesisbookshop.com</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt; font-family: &quot;Adobe Caslon Pro&quot;;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: -0.35pt; text-align: justify; line-height: 15pt;"><span style="font-size: 14pt; font-family: ACaslonPro-Regular; color: #333333;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>dai blog ai social network [per ora la copertina è solo virtuale!]</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2009/05/dai-blog-ai-social-network-per-ora-la-copertina-e-solo-virtuale/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2009 16:07:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>
		<category><![CDATA[aldo nove]]></category>
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		<category><![CDATA[umberto margiotta]]></category>

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		<description><![CDATA[DAI BLOG AI SOCIAL NETWORK Arti della connessione nel virtuale a cura di Maddalena Mapelli e Umberto Margiotta MIMESIS EDIZIONI Isbn 9788884838490 &#8211; Anno 2009 Euro 16,00 Stiamo aspettando le prime copie vere anche se siamo sicuri che da Milano il pacco con le prime copie è già partito! Per ora ci accontentiamo della copertina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mimesisbookshop.com/shop/thumbnail.aspx?FileName=/foto/Ibridamenti-Blog.jpg&amp;w=&amp;h=75"><img class="aligncenter size-large wp-image-4061" title="copertina-mimesis" src="http://www.ibridamenti.com/wp-content/uploads/2009/05/copertina-mimesis-200x300.jpg" alt="copertina-mimesis" width="200" height="300" /><br />
</a></p>
<p><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;"><span style="font-size: 14pt; font-family: &quot;Adobe Caslon Pro&quot;;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p><!--[if !mso]><br />
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<p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"><span style="font-size: 14pt; font-family: &quot;Adobe Caslon Pro&quot;;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p style="text-align: left;"><strong>DAI BLOG AI SOCIAL NETWORK</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Arti della connessione nel virtuale<br />
</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>a cura di</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Maddalena Mapelli</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>e Umberto Margiotta</strong></p>
<p>MIMESIS EDIZIONI<br />
Isbn 9788884838490 &#8211; Anno 2009<br />
Euro 16,00</p>
<p>Stiamo aspettando le prime copie <em>vere </em>anche se siamo sicuri che da Milano il pacco con le prime copie è già partito!<br />
Per ora ci accontentiamo della copertina virtuale e della <a href="http://mimesisbookshop.com/shop/Dai+blog+ai+social+network__art713.aspx">scheda dell&#8217;editore</a>. Ma appena saremo sicuri, al 100 per 100, che il secondo libro della collana Ibridamenti c&#8217;è davvero, vi daremo tutti i dettagli.</p>
<p><a href="http://mimesisbookshop.com/shop/Dai+blog+ai+social+network__art713.aspx"><strong>La scheda on-line di Mimesis</strong></a></p>
<p style="margin-right: -0.35pt; text-align: justify; line-height: 15pt;">In questo volume si raccolgono gli esiti del lavoro di ricerca condotto nell&#8217;ambito del progetto <strong>Ibridamenti</strong>. Oggetto dell&#8217;indagine sul campo sono nove blog, tra i quali blog noti come <a href="http://www.catepol.net/"><em>Catepol 3.0</em></a> (di Caterina Policaro) e <a href="http://www.pro-fumo.net/"><em>Pro-fumo</em> </a>(di Daniele Devoti) o blog di nicchia come il blog letterario <a href="http://colfavoredellenebbie.splinder.com/"><em>Colfavoredellenebbie</em></a> (di Zena Roncada) o il blog <em>salotto </em>formato dagli affezionati alla community di <a href="http://lefty333boy.splinder.com/"><em>lefty333boy</em></a> e <a href="http://angelusnovus.splinder.com/"><em>orsarossa</em>.</a> Il volume inoltre, oltre a raccogliere alcune testimonianze tra coloro che per primi hanno abitato il <em>social network</em> Facebook, cerca di verificare lo stile di connessione di alcuni blogger all&#8217;interno di ambienti come <em>Twitter</em> e <em>Friendfeed</em>. Viene infine proposta una lettura qualitativa dell&#8217;<a href="http://www.facebook.com/home.php?src=fftb#/profile.php?id=1602198662&amp;ref=ts">account Facebook</a> dello scrittore <a href="http://www.aldonove.com/">Aldo Nove</a>.</p>
<p style="margin-right: -0.35pt; text-align: justify; line-height: 15pt;">Si tratta di ricognizioni sistematiche che hanno messo in luce, grazie all&#8217;affinamento degli strumenti di osservazione, la specificità dei singoli nodi analizzati, le risposte creative, uniche e irriducibili a standardizzazioni, che ogni singolo nodo ha generato all&#8217;interno della rete.</p>
<p style="margin-right: -0.35pt; text-align: justify; line-height: 15pt;">La ricerca condotta dalla <a href="http://www.ibridamenti.com/">Community di Ibridamenti </a>dimostra alla fin fine che se si affinano gli strumenti di osservazione, non è più possibile intendere la rete come il luogo dell&#8217;annientamento delle differenze e dell&#8217;omologazione identitaria. Essa apparirà piuttosto come una formidabile occasione per sperimentare, oltre la cogenza dei dispositivi, un uso creativo, costruttivo e formativo delle nuove tecnologie.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 16pt; font-family: &quot;Adobe Caslon Pro&quot;;">IN LIBRERIA dal <span style="color: maroon;">10 Giugno 2009</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 16pt; font-family: &quot;Adobe Caslon Pro&quot;;">Già acquistabile su<span> </span><span style="color: maroon;">www.mimesisbookshop.com</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 16pt; font-family: &quot;Adobe Caslon Pro&quot;;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: -0.35pt; text-align: justify; line-height: 15pt;"><span style="font-size: 14pt; font-family: ACaslonPro-Regular; color: #333333;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Blogolandia n. 9</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 13:33:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gigicogo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nona puntata di Blogolandia, ovvero un analisi semiseria sui fatti della settimana visti attraverso l’occhio della blogopalla italica. Settimana dal 9 al 15 Marzo 2009. Politica e società (Il lato &#8220;impegnato&#8221; della rete): Mentre la crisi incombe sempre più minacciosa, la nostra classe politica continua a sbaruffare e ad insultare il reciproco avversario, come i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nona puntata di Blogolandia, ovvero un analisi semiseria sui fatti della settimana visti attraverso l’occhio della blogopalla italica.</p>
<p><strong>Settimana dal 9 al 15 Marzo 2009.</strong></p>
<p><strong>Politica e società (Il lato &#8220;impegnato&#8221; della rete):</strong></p>
<p>Mentre la crisi incombe sempre più minacciosa, la nostra classe politica continua a sbaruffare e ad <a title="Raucci" href="http://www.raucci.net/2009/03/13/armi-bianche/" target="_blank">insultare</a> il reciproco avversario, come i bambini a ricreazione quando si contendono la merendina. Inoltre, sembra che i nostri politici non abbiano di meglio da fare se non trovare il modo di regolamentare la rete. Forse, questi <a title="Carlucci" href="http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24s2401_ART_96924,00.html?lw=2401;3" target="_blank">parlamentari</a> sono talmente incapaci di dare risposte reali sulle problematiche che li riguardano che ritengono più opportuno <a title="Grillo" href="http://nexusdue.blogspot.com/2009/03/boing-boing-con-grillo-e-l-free-blogger.html" target="_blank">avventurarsi</a> sui temi della rete, dei quali, stentano a capirci qualcosa e, probabilmente, li riguardano ancora meno. Chissà perchè insistono&#8230;&#8230;..forse perchè sulla rete si sta spostando la raccolta pubblicitaria che in televisione va così male? Ecco l&#8217;ho rifatto. Sono fazioso!</p>
<p><a href="http://www.ibridamenti.com/blogolandia/2009/03/blogolandia-n-9/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Intanto, l&#8217;<a title="Grillo" href="http://www.beppegrillo.it/iniziative/freeblogger/" target="_blank">iniziativa</a> di Beppe Grillo (spesso osteggiato dall&#8217;orticello delle 10 blogstar casalinghe) sta raccogliendo adesioni che, quantitativamente sono davvero interessanti.<br />
E&#8217; doveroso notare che all&#8217;incira 10, ripeto 10 blogger di tendenza ??????? Si chiedono ancora come mai <a title="Grillo" href="http://www.boingboing.net/2009/03/11/italian-bloggers-cal.html" target="_blank">Cory Doctorow</a> si sia interessato al fenomeno Grillo e non a loro. Stento a capire. Evidentemente nessuno gli ha ancora <a title="Dania" href="http://friendfeed.com/e/a3ef53d2-4240-cf34-220a-4637f66271a0/Negli-anni-ho-imparato-due-cose-sulle-blogstar-1/" target="_blank">detto</a> che esistono gli specchi e ogni tanto un bagno d&#8217;umiltà farebbe davvero bene.</p>
<p>Da più parti cresce la preoccupazione per la <a title="NYT" href="http://www.nytimes.com/interactive/2009/03/12/business/20090312-papers-graphic.html" target="_blank">sorte</a> dei giornali di carta. Per fortuna la <a title="Guardian" href="http://www.mantellini.it/?p=6493" target="_blank">risposta</a> del <a href="http://punto-informatico.it/2572859/PI/News/guardian-una-piattaforma.aspx">Guardian,</a> e di <a title="Yahoo" href="http://marcofreccero.blogspot.com/2009/03/i-piccoli-passi-di-yahoo.html" target="_blank">Yahoo,</a> apre scenari nuovi che potrebbero davvero rivoluzionare il sistema delle news.</p>
<p><strong>Tecnologia (Il lato &#8220;smanettone&#8221; della rete):<br />
</strong></p>
<p>Ancora Facebook che <a title="Facebook" href="http://www.catepol.net/2009/03/14/47000-utonti-italiani-rivogliono-il-vecchio-facebook/" target="_blank">cambia</a>. Devo dire che sono un po&#8217; nauseato dal rumore su Facebook e guardo anch&#8217;io con un po&#8217; curiosità alle reti di <a title="Banbini" href="http://www.pasteris.it/blog/2009/03/14/un-facebook-per-bambini/" target="_blank">nicchia</a> e di contesto. Chissà che si riesca ad uscire dal pensiero unico.</p>
<p><a title="Grandcentral" href="http://www.webeconoscenza.net/2008/02/23/numero-unico-il-punto-di-arrivo-della-unified-communication/" target="_self"><img class="alignnone" src="http://4.bp.blogspot.com/_bUREbsfb1Eg/R8ALSh_DDEI/AAAAAAAAF5c/pLlqP6UTtds/s400/1.png" alt="" width="400" height="143" /></a></p>
<p>In settimana si è celebrato il ventesimo <a title="Cern" href="http://www.w3.org/2009/03/CERNweb20th.html" target="_blank">compleanno</a> del Word Wide Web che sta diventando sempre meno un sistema di pubblicazione e sempre più un sistema di servizi, come ad esempio il <a title="Voip" href="http://www.voipblog.it/grandcentral-diventa-google-voice-il-voip-secondo-google-ma-solo-in-us-2539.html" target="_blank">Voip</a> che anche Big G, ha perfettamente percepito come un grande affare. p.s., il bloggante lo aveva già <a title="Grandcentral" href="http://www.webeconoscenza.net/2008/02/23/numero-unico-il-punto-di-arrivo-della-unified-communication/" target="_blank">percepito</a> il 7 febbraio 2008 <img src='http://www.ibridamenti.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> (Autoreferenza da veggente <img src='http://www.ibridamenti.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':-D' class='wp-smiley' /> )</p>
<p><a href="http://www.ibridamenti.com/blogolandia/2009/03/blogolandia-n-9/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><strong>Cazzeggio della blogopalla (Il lato &#8220;burlone&#8221; della rete):</strong></p>
<p>Esilarante e geniale il manifesto di FriendFeed proposto da <a title="Lamma" href="http://friendfeed.com/e/635e0ae0-c569-43da-b77e-0ef7f32ccc59/il-likeometro/" target="_blank">Adamo Lanna</a> che riassume in modo magistrale l&#8217;arte del cazzeggio fra i blogger di casa nostra.</p>
<p><a href="http://www.webeconoscenza.net/wp-content/uploads/2009/03/8.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2342" src="http://www.webeconoscenza.net/wp-content/uploads/2009/03/8.jpg" alt="ff" width="574" height="375" /></a></p>
<p>Assoluto <a title="Catepol" href="http://friendfeed.com/e/892afe38-9712-4f77-a873-ad3efb23c0d6/No-comment-il-gruppo-Anti-Materacamp-2009-perch/" target="_blank">cazzeggio</a> e <a title="Wolly" href="http://www.paolo.valenti.name/2009/03/11/matercamp2009-e-i-classici-difetti-dellitalietta/" target="_blank">polemica</a> blogopallica anche per il tema &#8220;<a title="Matera" href="http://barcamp.org/materacamp09" target="_blank">Barcamp di Matera</a>&#8221; che apre ai primi litigi su come si deve fare o non fare un Barcamp.</p>
<p><a href="http://www.webeconoscenza.net/wp-content/uploads/2009/03/catepol_1236700272.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2344" src="http://www.webeconoscenza.net/wp-content/uploads/2009/03/catepol_1236700272.jpg" alt="Materacamp" width="351" height="456" /></a></p>
<p>Aspettiamoci, dunque, un delirio insulso di format / non format, sponsor / non sponsor, microfono / non microfono, palco / non palco, cravatta / non cravatta, raffreddore / non raffreddore ecc.</p>
<p>p.s. se qualche blogstar (da quel che leggo&#8230;&#8230;..) è troppo impacciata per arrivare a Matera vista la dificoltà dei collegamenti, proverò a propormi come &#8220;chauffeur&#8221;, purchè ci onori della sua presenza <img src='http://www.ibridamenti.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Alla prossima settimana. Le fonti a cui questo blog attinge sono nell&#8217;ordine: <a href="http://www.wikio.it/">Wikio</a>, <a href="http://www.liquida.it/">Liquida</a>, <a href="http://www.memesphere.it/">Memesphere</a>, <a href="http://www.aggregatore.com/">Aggregatore.com</a> e, ovviamente il proprio lettore di feed dove, ogni tanto si possono trovare dei post <a href="http://www.google.com/reader/shared/01276119060141253181">consigliatissimi</a>.</p>
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