Effetto-specchio: Bratislava.

francesca mazzucato
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A Bratislava ero in estate,, ma ci sono momenti in cui mi sento ancora nei pressi. Entrando in città- ricordo bene- sono stata colpita, quasi travolta, dai palazzi dell’architettura socialista così logori e popolosi che ingombravano i quartieri periferici.

Bratislava è una città- in progress,  un magma, Bratislava è pongo da manipolare, è stata appendice emancipata e sta diventando traino emancipante di una specifica zona: si sta formando, e lo fa con rapidità e vigore. La ricerca di un’identità precisa non è facile come sembra, e questo graffito che ho trovato quasi subito, la rappresenta al meglio. Perché è SIMILE a tanti altri ( se non avessi specificato il luogo, potebbe essere un’immagine scattata ovunque) e nello stesso tempo è ambizioso, ben fatto. Non è un piccolo timido segno, e non è neanche un graffito sciatto,. Eppure. Molti angoli di Bratislava sono sciatti, l’ho scoperto girandola, anche nelle zone più turistiche, vicino al Danubio o ai ministeri. Una singolare sciatteria, intensa, laboriosa, prezzi inimmaginabili, l’Unicredit ovunque ( ecco, a Bratislava ho sentito l’Unicredit davvero invadente, cercava di parlare da ogni muro, il marchio della banca ambiva a farsi graffito), poverà diffusa, qualche immagine mesta, ma altre immagini risolute, perfino nobili.( non è e non potrà mai più venir considerata “la periferia di Vienna”)

Ci sono lavori in corso in quasi tutte le strade principali a Bratislava, è come se stesse rincorrendo un’immagine di capitale ( che verrà sancita dall’ingresso nell’Euro nel 2009) e si stesse dando una ripulita.Rintracciare referenti tursistici e plausibili, allestire musei, percorsi, trenini, offerte “all inclusive”. C’è molto da fare.Troppi night club diventati famosi per la disponibilità delle ragazze, troppi tassisti appostati con l’aria di chi la sa lunga, di chi, con una mancia adeguata, non farà mancare una notte di piaceri al tourista medio, italiano o spagnolo, arrapato dal low cost del volo, dalle aspettative che velano lo sguardo, che impediscono di captare lo squallore, dagli alberghi scalcinati ma economicissimi e dalle delizie sessuali che, si pensa, la città si accinga ad  offrire.
Lo fa, presumo. Offre, per chi caparbiamente si fissa sullo stereotipo e per quello va, a Bratislava. Ho osservato il movimento dall’esterno, tacchi a spillo e trucco evidente, labbra di mora e occhio intorpidito, ho osservato ragazze altissime, scheletriche e slavate raggiungerei i luoghi ( tane, per lo più, chiassose, confuse, con buttafuori dai capelli troppo lunghi e con troppo oro al collo e un erotismo da mercato della frutta aleggiante nella vetrina- se di vertrina si può parlare- e negli arredi). Inutile dire che non è tutto.  Bratislava si è chiamata, in passato, Pressburg. Tutta la sua storia, questa storia in continuo riposizionamento, questa “avventura di sganciamento” si può leggere qui

Perché, quindi, un graffito proveniente proprio dalla capitale Slovacca?
Lo spazio esterno riesce ad influenzarmi moltissimo. Lo spazio esterno mi rappresenta, mi conforta, mi parla. Amo la steet art e i segni che provengono dalle pareti di tutti i paesi che visito, e mi capita , a volte, di non fare distinzioni. Di sentire accanto un solo unico paese che mi protegge con i suoi muri. Non sempre, dipende, dall’umore, dai desideri, dalle cose che mi accadono intorno. E’ un periodo che mi sento come Bratislava, “rimandata a settembre”, un work in progress, frenetica, coi lavori in corso nel corpo e nell’anima, fra incontri inaspettati portatori di emozioni che sono affanno, o corsa ad ostacoli, o strazio, ecco, talvolta strazio. E so che Bratislava e i suoi muri l’hanno vissuto, lo strazio, in questo anniversario quarantennale di cui si parla, il 68, non dobbiamo scordarci che ci sono luoghi dove è stato vissuto di rimbalzo, per il mondo di una comunicazione non ancora globale, però vissuto ( e mi riferisco a questo ) 

Così ho scelto Bratislava per un “mirror-effect”. Mi sento accanto a quel graffito. Strazio, pongo da plasmare, confusione che prelude a qualcosa e che permette di restare comunque ancorata alla vita. In questo spazio farò un inventario reale dei graffiti, il famoso museo virtuale, ma che sarà soggettivo,  pulsante, persino schizofrenico nel caso, capace di coincidere con un sentire tutto interiore, umano, talvolta monco, spezzato. L’inventario interirore, è qualcosa dal quale si prendono le distanze con circospezione.
Come alcuni prendono le distanze dai graffiti. Le due cose si intersecano- in me, adesso- in una “confusione soffice” che sovrappone piani e ne sbrindella altri.

3 Commenti

  1. splendido post, immagine e tutto. E’ solo che vado di fretta. Me lo gusto poi con più attenzione. Grazie davvero Francesca :-)

  2. Francesca, è un testo davvero speciale questo, davvero.

    Così ho scelto Bratislava per un “mirror-effect”. Mi sento accanto a quel graffito. Strazio, pongo da plasmare, confusione che prelude a qualcosa e che permette di restare comunque ancorata alla vita.

    ed è forse significativo che questa tuo “mirror-effect” rifletta oltre che parti di te, parti così dense della città e sì, che ci siano anche i riflessi della storia…

    Ti sto conoscendo, Francesca, attraverso “Generazione McDonald’s” che sto leggendo in questo periodo e questa tua immagine, potrebbe essere anche la mia immagine. L’immagine specchio in cui leggo quanto scrivi…

  3. chiccama chiccama scrive:

    Francesca
    in questo periodo, ormai troppo lungo il mio “vivere” è un work in progress e mi riesce anche difficile vederne la fine, per cui questo post lo indosso tutto senza stirarlo, e lo porto con affetto

    bratislava è assolutamente come dici , anche a me ha sempre fatto questa impressione di “sciatteria” , tutte le volte che sono stata, ma non era “sfacciata” era una scaitteria vissuta a volte anche con difficoltà io ho un graffito che credo la racconti questa sciatteria, dove i segni ci sono, ma sono alla ricerca di una mano che li ravvivi

    graffiti a bratislava

    e poi all’improvviso su muri che narrano di una grande povertà compaiono immagini colorate che ti allargano gli occhi

    graffiti bratislava

    graffiti bratislava

    e sì i tacchi a spillo!!! il trucco pesante
    è cosa che a me rende malinconica, e ritorna anche in questo la “sciatteria” che poi si riscatta subito quando in un jazz club trovi imamgini che ti raccontano altro

    graffiti bratislava

    sì una una città ad effetto specchio, con le sue contraddizioni, alal ricerca di una identità difficile, e i suoi muri colorati che narrano il vivere e chi vuole cancellare questi segni renderà muti e sterilizzati gli spazi….

    grazie
    chicca

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