I graffiti di Zurigo ( una storia di esterni e di probabili amanti)

francesca mazzucato
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Li ho trovati.

Li ho trovati.

 A Zurigo. A Zurigo a cercare.  Tante cose, quante cose. La città  muore alle 18 o poco pià tardi negli esterni e si sfuma di grigio, di trasparenze acquose. Muore per rinascere negli interni di alberghi lussuosi, di ristoranti dalla garbata illuminazione che non abbaglia ma include, delicatamente, non ammicca, spinge ad entrare inclinando appena il capo,  quella leggera timidezza che poi passa e che evoca cose che non si potevano fare e ora si fanno, incontri, discorsi. Gli interni. Gli interni di Zurigo sono un mondo a parte e un argomento a parte. E’ degli esterni che voglio parlare. in realtà ci sono tag, graffiti e murales.  I muri di Zurigo portano impressi dei segni, anche loro. Dettagli e ipotesi di vita diversa da quella che fa parte del “progetto complessivo”( perfetto) Forse una sbavatura, i graffiti, a Zurigo? Non lo so. L’avevo definita in un modo sbagliato e mi dispiace. Ma sono nella fase dell’innamoramento. Quando la rincorsa amorosa comincia, occorre  imparare a conoscersi. Succede con le città come con le persone. Se noi le amiamo le città ci amano( Lo diceva Elias Canetti, che a Zurigo accanto a Joyce riposa). E’ vero. Le città lo sanno.  Contraccambiano svelandosi. Zurigo poi è città d’esperienza,  sa come si seduce, sa che la seduzione è nemica della fretta.( sapienza consolidata) Per questo il suo svelamento non è immediato. Non è la città senza graffiti che pensavo, che avevo creduto: li ho trovati. Non in tutte le strade. Non evidenti o invadenti come altrove. Vanno cercati. A Zurigo lo spazio urbano è curato con dedizione e precisione, non viene dimenticano nulla. Non viene omesso nulla – e io conosco città fatte di omissioni, come tante persone. Si resta stupeffatti. Eppure, eccoli i graffiti. Questo può far riflettere. Ci sono. Segni non previsti, colori.

Nella mia ricerca ne ho scelti e fotografati alcuni. Tag, soprattuto.  E poi ho trovato questo murales con due ragazzi, forse innamorati, forse solo amici, forse conosciuti appena, proprio lì in un momento di pausa, seduti sopra, a cavalcioni.Intenti a parlare, incuranti del graffito, dell’orario in cui adagio la città muore e rinasce solo dentro, le guglie ne diventano cornice e l’acqua suona la sua sinfonia. Incuranti di tutto il resto.

Dietro di me, non si vede ma c’è: il  fiume Limmat, pieno di cigni.

8 Commenti

  1. “Zurigo è una città che sa come si seduce. Per questo il suo svelamento non è immediato.”

    E’ una foto davvero significativa, Francesca, accompagnata da un testo che mi attraversa: la conoscenza come tensione verso, come desiderio mai appagato.
    Grazie :-)

  2. Avevo commesso un errore, ma si era svelata così, prima. Senza graffiti. Invece i suoi esterni, questa volta, mi hanno parlato una lingua diversa, e ho cercato di ascoltarla, di sentirne gli echi, di lasciarli parlare. Credo che si, sappia sedurre. Un tempo amavo le seduzioni istantanee( Parigi, Marsiglia in assoluto) quelle che sono come le passioni. Che ti si infilano dentro e diventano malattia, prive di sobrietà e di misura. Anzi. Lontane da tutto questo. “Amplessi” amorosi con città avide di questo tipo di amori, anche rapidi, perché città di passaggio, città nate per offrirsi e veder partire. Adesso imparo, lentamente, a conoscere tempi e ritmi di questi esterni di Zurigo. Che vanno adagio. Che impongono il ritmo, un ritmo ben preciso. La foto è stata, credo, un colpo di fortuna ( come i cigni, quanti)

  3. c’è sempre il tempo, come filo conduttore, del tuo ascoltare, in questo caso, ascoltare un luogo. E’ come se il tuo sistema empatico (esiste questa espressione?) fluisse attraverso il ritmo, l’adattarti tu al ritmo e al tempo del luogo, …
    In genere io per esempio mi faccio “invadare” dalle immagini, dal visivo, faccio fatica a “vedere” il tempo…

  4. Mario Galzigna Mario Galzigna scrive:

    DERIVE URBANE

    Molto suggestivo, Francesca, questo flash su Zurigo e sui vissuti che lo spazio urbano rende possibili. I graffiti – il segno di presenze e pregnanze soggettive – spezzano, se così si può dire, l’uniformità spesso grigia e monotona dell’ordine urbano. I due giovani, seduti a cavalcioni sopra un muro che contiene uno dei graffiti da te scoperti e fotografati: segni “non previsti”, per l’appunto, dell’irruzione dell’imprevedibile entro uno spazio programmato, entro un progetto complessivo e “perfetto”, come tu dici… Interessante anche la contrapposizione tra città che suscitano passioni accese e istantanee (Parigi, Marsiglia, ad esempio) e spazi urbani più contenuti, più sedanti, più lenti (ammesso che sia possibile assegnare un ritmo e una velocità agli spazi). Mi viene in mente, per associazione, il modo in cui vivo queste due polarità da te indicate quando faccio la “spola” (cioè spesso) ad esempio tra Parigi e Padova. Tu scrivi: “imparo, lentamente, a conoscere tempi e ritmi di questi esterni di Zurigo. Che vanno adagio”. Anche nei “nostri” spazi urbani (nostri nel senso che ci appartengono, per così dire, interiormente), troviamo dunque il modo – lungo le nostre continue “derive” (così le chiamavano i situazionisti) – di fermarci, di “sostare” (come vuole la saggezza taoista): e quindi di assegnare un primato al vissuto, di fissare il vissuto in frammenti di emozioni, in cristalli di sogno.
    Parlavo, or ora, delle due polarità. Credo che le possiamo ritrovare anche in un medesimo luogo, per la buona ragione, se non altro, che esse appartengono al nostro mondo interno; mi viene in mente Parigi: la socialità paesana, a misura d’uomo, del mercatino di Place d’Aligre, presso la Bastiglia… i ritmi convulsi (indotti dalla miscela esplosiva del turismo sommato al consumo di massa) di certi quartieri centrali… la bellezza austera, quasi algida, del VII arrondissement, eccetera.
    Le tue suggestioni zurighesi, che ho molto apprezzato, hanno prodotto sinergie e cortocircuiti non prevedibili. Ma credo sia questo, appunto, il compito della scrittura, anche di queste nostre scritture, qui: produrre l’inatteso e il non prevedibile…

  5. Antonio Lo Giudice Antonio Lo Giudice scrive:

    Io mi sento a disagio ovunque… se le città sono come le donne questo articolo mi dà una chiave di lettura abbastanza chiara anche sul mio rapporto di amore/odio con l’altro sesso.

  6. chiccama chiccama scrive:

    splendido pezzo Francesca!!

    tu dici:
    “”Se noi le amiamo le città ci amano( Lo diceva Elias Canetti, che a Zurigo accanto a Joyce riposa). E’ vero. Le città lo sanno. Contraccambiano svelandosi…”"”

    sì, si svelano e per me lo “svelarsi” continua nel tempo , anche quando sono lontana, attarverso la memoria che diventa spazio immaginario , che diventa immagine…

  7. chiccama chiccama scrive:

    News;
    news….
    ROMA – Al Consiglio dei Ministri di venerdì prossimo sarà approvato il provvedimento che istituisce ”il reato penale per gli imbrattatori dei muri”. Lo ha riferito il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel suo intervento al Consiglio della Confcommercio.

  8. Paolo Melissi scrive:

    francesca
    ho scopero un giacimento di graffiti ai navigli. a presto!

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