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	<title>Commenti a: OGNUNO CERCA UN PADRE?</title>
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	<description>Blog collettivo ideato dall'Università Ca' Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria</description>
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		<title>Di: Giuliana Sorella</title>
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		<dc:creator>Giuliana Sorella</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 19:17:05 +0000</pubDate>
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		<description>Credo cheil tema della paternità non susciti, oggi come oggi, grande interesse. Un tema con scarso appeal, vorrei dire...
Mi chiedo se questo scarso appeal non sia anch&#039;esso legato al declino della figura paterna...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo cheil tema della paternità non susciti, oggi come oggi, grande interesse. Un tema con scarso appeal, vorrei dire&#8230;<br />
Mi chiedo se questo scarso appeal non sia anch&#8217;esso legato al declino della figura paterna&#8230;</p>
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		<title>Di: Mario Galzigna</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/recensioni/saggistica/2010/03/ognuno-cerca-un-padre/comment-page-1/#comment-25338</link>
		<dc:creator>Mario Galzigna</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 10:29:47 +0000</pubDate>
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		<description>@maddalena
tieni conto che Rufo - come del resto tutti gli &quot;psi&quot; più avvertiti - non parla di padre in termini di identità di genere, ma di &lt;strong&gt;funziona paterna&lt;/strong&gt;. Può essere un&#039;abile mossa per evitare il problema, ma rimane comunque un segnale importante: nel mondo &quot;psi&quot;, anche se con ritardo - ho avuto già modo di dirlo e di scriverlo - sono state tematizzate le diverse configurazioni della funzione paterna. Avrei visto pure io molto favorevolmente uno o due capitoli dedicati ai temi da te sollevati...
@zauberei
ciao &quot;dottoressa&quot; Costanza! Complimenti per la tua laurea. Ok su tutto quello che dici. Occorrerebbe capire il perchè di questa arretratezza, di questo ritardo del mondo &quot;psi&quot; sulle problematiche inerenti l&#039;identità maschile: sulle nuove configurazioni, insomma, di questa identità. Indagare su questo &quot;perché&quot; significa anche mettere a fuoco, sul piano antropologico e sociologico, gli assetti della comunità &quot;psi&quot;. Una messa a fuoco che dovrebbe essere necessariamente &quot;critica&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@maddalena<br />
tieni conto che Rufo &#8211; come del resto tutti gli &#8220;psi&#8221; più avvertiti &#8211; non parla di padre in termini di identità di genere, ma di <strong>funziona paterna</strong>. Può essere un&#8217;abile mossa per evitare il problema, ma rimane comunque un segnale importante: nel mondo &#8220;psi&#8221;, anche se con ritardo &#8211; ho avuto già modo di dirlo e di scriverlo &#8211; sono state tematizzate le diverse configurazioni della funzione paterna. Avrei visto pure io molto favorevolmente uno o due capitoli dedicati ai temi da te sollevati&#8230;<br />
@zauberei<br />
ciao &#8220;dottoressa&#8221; Costanza! Complimenti per la tua laurea. Ok su tutto quello che dici. Occorrerebbe capire il perchè di questa arretratezza, di questo ritardo del mondo &#8220;psi&#8221; sulle problematiche inerenti l&#8217;identità maschile: sulle nuove configurazioni, insomma, di questa identità. Indagare su questo &#8220;perché&#8221; significa anche mettere a fuoco, sul piano antropologico e sociologico, gli assetti della comunità &#8220;psi&#8221;. Una messa a fuoco che dovrebbe essere necessariamente &#8220;critica&#8221;.</p>
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		<title>Di: zauberei</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/recensioni/saggistica/2010/03/ognuno-cerca-un-padre/comment-page-1/#comment-25337</link>
		<dc:creator>zauberei</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 09:44:04 +0000</pubDate>
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		<description>Mi interessa il libro, ma sono molto più in sintonia con le obbiezioni di Mario, che comunque sono anche un tantino più aggiornate clinicamente, oltre che essere più lucide politicamente. Ciao Mario! Lo sai che ho discusso la mia tesi in psicologia pochi giorni fa? il tema era psicoanalisi e femminismo, e passava per ovvi motivi da tutti questi argomenti. Ora eviterò di attacare dei plurimi pipponi su tutte le cose che ho in mente - magari rintraccio alcuni vecchi post e li linko qui, qualora interessassero a qualcuno. Ma intanto:
Quando c&#039;è la lucidità clinica è incredibile come le cose importanti travalichino i pregiudizi culturali: nel 1967 Dicks, psicoanalista relazionale in forze alla Tavistock Clinic pubbblica una roba che in ITalia è nota come &quot;tensioni coniugali&quot; i cui primi capitoli fanno accapponare la pelle in tema di pregiudizi sessisti: siamo ancora nella fase della donna ar focolare e l&#039;omo a cacciare le antilopi ecco. Leggendo quei primi capitoli ti aspetti proprio una debacle di idiozie a seguire. 
Invece - sono passati 40 anni e quello è un libro di una modernità fulminante, proprio in termini di indagine della rappresentazione della coppia. C&#039;è un paio di capitoli in cui si parla dell&#039;importanza fondamentale della &quot;tenerezza&quot; come contatto con il se infantile, e come caratteristica del maschile maturo e flessibile capace di toccare il se dell&#039;altro oltre che proprio e farlo evolvere: dove c&#039;è tenerezza che maschio forte ecco, dove c&#039;è virilità rigida c&#039;è maschio fragile. Questa cosa si incrociava con il concetto di identificazione proiettiva di klein per cui la tenerezza era un viatico con cui far progredire la relazione un mettere nell&#039;altro delle cose buone di se e curarle, contro l&#039;uso nevrotico dell&#039;identificazione proiettiva quella che fa sempre litigare le coppie, e che parte dal mettere nell&#039;altro delle cose cattive di se e farle agire.
Ho molte cose da dire su questo perchè è come dire il mio campo. Caso mai torno dopo. Maddalena ha ragione a dire che cambiano le famiglie, e vale secondo me più di tutto per uno psicoterapeuta la frase di Mitchell - la necessità di mantenere insieme una convivenza inquieta di epistemologie (cito a memoria) - ma è anche da dire che, di fatto mentre la riflessione sulla madre, sul femminile, è passata da un secolo di stigmatizzazioni e frantumazioni scientifiche e politiche, insomma noi femmine non parlamo d&#039;artro! E gli psicoanalisti neanche, di testi sul maschile e sulla paternità ce ne sono una manciatina, e il dibattito è arretrato: nella cultura c&#039;è un vuoto di riferimento sul maschile, c&#039;è uno scarso pensiero. Qualsiasi tentativo anche se come questo un tantino retrò, è sempre un buon punto di partenza.
1. Se non si capisce qualcosa ditelo sto ancora un po&#039; assonnata (Pipikke sta mettendo i denti chi vo capi capisca)
2. Cerco i miei post in tema e poi li linko, certo solo i più pertinenti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi interessa il libro, ma sono molto più in sintonia con le obbiezioni di Mario, che comunque sono anche un tantino più aggiornate clinicamente, oltre che essere più lucide politicamente. Ciao Mario! Lo sai che ho discusso la mia tesi in psicologia pochi giorni fa? il tema era psicoanalisi e femminismo, e passava per ovvi motivi da tutti questi argomenti. Ora eviterò di attacare dei plurimi pipponi su tutte le cose che ho in mente &#8211; magari rintraccio alcuni vecchi post e li linko qui, qualora interessassero a qualcuno. Ma intanto:<br />
Quando c&#8217;è la lucidità clinica è incredibile come le cose importanti travalichino i pregiudizi culturali: nel 1967 Dicks, psicoanalista relazionale in forze alla Tavistock Clinic pubbblica una roba che in ITalia è nota come &#8220;tensioni coniugali&#8221; i cui primi capitoli fanno accapponare la pelle in tema di pregiudizi sessisti: siamo ancora nella fase della donna ar focolare e l&#8217;omo a cacciare le antilopi ecco. Leggendo quei primi capitoli ti aspetti proprio una debacle di idiozie a seguire.<br />
Invece &#8211; sono passati 40 anni e quello è un libro di una modernità fulminante, proprio in termini di indagine della rappresentazione della coppia. C&#8217;è un paio di capitoli in cui si parla dell&#8217;importanza fondamentale della &#8220;tenerezza&#8221; come contatto con il se infantile, e come caratteristica del maschile maturo e flessibile capace di toccare il se dell&#8217;altro oltre che proprio e farlo evolvere: dove c&#8217;è tenerezza che maschio forte ecco, dove c&#8217;è virilità rigida c&#8217;è maschio fragile. Questa cosa si incrociava con il concetto di identificazione proiettiva di klein per cui la tenerezza era un viatico con cui far progredire la relazione un mettere nell&#8217;altro delle cose buone di se e curarle, contro l&#8217;uso nevrotico dell&#8217;identificazione proiettiva quella che fa sempre litigare le coppie, e che parte dal mettere nell&#8217;altro delle cose cattive di se e farle agire.<br />
Ho molte cose da dire su questo perchè è come dire il mio campo. Caso mai torno dopo. Maddalena ha ragione a dire che cambiano le famiglie, e vale secondo me più di tutto per uno psicoterapeuta la frase di Mitchell &#8211; la necessità di mantenere insieme una convivenza inquieta di epistemologie (cito a memoria) &#8211; ma è anche da dire che, di fatto mentre la riflessione sulla madre, sul femminile, è passata da un secolo di stigmatizzazioni e frantumazioni scientifiche e politiche, insomma noi femmine non parlamo d&#8217;artro! E gli psicoanalisti neanche, di testi sul maschile e sulla paternità ce ne sono una manciatina, e il dibattito è arretrato: nella cultura c&#8217;è un vuoto di riferimento sul maschile, c&#8217;è uno scarso pensiero. Qualsiasi tentativo anche se come questo un tantino retrò, è sempre un buon punto di partenza.<br />
1. Se non si capisce qualcosa ditelo sto ancora un po&#8217; assonnata (Pipikke sta mettendo i denti chi vo capi capisca)<br />
2. Cerco i miei post in tema e poi li linko, certo solo i più pertinenti.</p>
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		<title>Di: maddalena mapelli</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/recensioni/saggistica/2010/03/ognuno-cerca-un-padre/comment-page-1/#comment-25336</link>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 08:57:06 +0000</pubDate>
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		<description>se però pensiamo all&#039;essere genitori oggi, credo sia importante aprirsi anche ad altre dimensioni. Mi va bene la &quot;tipologia&quot; del padre accudiente - &lt;em&gt;caregiving father &lt;/em&gt;- che aiuta a capire come stanno cambiando i rapporti all&#039;interno della coppia genitoriale, ma mi piacerebbe anche che il discorso si aprisse almeno in due direzioni:
&lt;strong&gt;
1) le famiglie non sono più da intendersi come &quot;standard&quot;&lt;/strong&gt;, perché ci sono famiglie allargate, ricomposte, monoparentali, aperte, etc. in cui le figure del padre o della madre si &quot;moltiplicano&quot;. Ci sono, inoltre, famiglie, in Europa, in cui i genitori sono omosessuali. Ora mi pare che a fronte di una realtà così composita, un discorso sul padre debba essere più complesso!
&lt;strong&gt;2) Ok, sarò ossessiva, ma è, secondo me, impensabile parlare di genitorialità oggi senza fare riferimento al virtuale &lt;/strong&gt;e a come i dispositivi del virtuale (dai cellulari ai pc) ridefiniscano interamente il ruolo anche dei genitori. Voglio dire i genitori possono anche essere sempre presenti, affettuosi, attenti, ma se poi... sono assenti proprio quando il bambino si interfaccia con le nuove tecnologie (soprattutto, come avviene oggi, in tenerissima età) lo lasciano solo nell&#039;elaborazione delle modalità con cui rapportarsi ai mondi virtuali...

Insomma, mancano almeno due importanti capitoli :-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>se però pensiamo all&#8217;essere genitori oggi, credo sia importante aprirsi anche ad altre dimensioni. Mi va bene la &#8220;tipologia&#8221; del padre accudiente &#8211; <em>caregiving father </em>- che aiuta a capire come stanno cambiando i rapporti all&#8217;interno della coppia genitoriale, ma mi piacerebbe anche che il discorso si aprisse almeno in due direzioni:<br />
<strong><br />
1) le famiglie non sono più da intendersi come &#8220;standard&#8221;</strong>, perché ci sono famiglie allargate, ricomposte, monoparentali, aperte, etc. in cui le figure del padre o della madre si &#8220;moltiplicano&#8221;. Ci sono, inoltre, famiglie, in Europa, in cui i genitori sono omosessuali. Ora mi pare che a fronte di una realtà così composita, un discorso sul padre debba essere più complesso!<br />
<strong>2) Ok, sarò ossessiva, ma è, secondo me, impensabile parlare di genitorialità oggi senza fare riferimento al virtuale </strong>e a come i dispositivi del virtuale (dai cellulari ai pc) ridefiniscano interamente il ruolo anche dei genitori. Voglio dire i genitori possono anche essere sempre presenti, affettuosi, attenti, ma se poi&#8230; sono assenti proprio quando il bambino si interfaccia con le nuove tecnologie (soprattutto, come avviene oggi, in tenerissima età) lo lasciano solo nell&#8217;elaborazione delle modalità con cui rapportarsi ai mondi virtuali&#8230;</p>
<p>Insomma, mancano almeno due importanti capitoli <img src='http://www.ibridamenti.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
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