Homo Cyborg – recensione

Triad
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Desidero segnalare una mia recensione, pubblicata su Sitosophia, di un testo uscito qualche anno fa: Homo cyborg. Il corpo postumano tra realtà e fantascienza (Elèuthera 2004) di Naief Yehya. La realtà discussa nel volume è il mondo umano nel suo rapporto con la tecnologia, che nel modo più diffuso possibile sta connettendo l’intero mondo culturale e fisico dell’uomo. In tal senso è Internet la protagonista dei più grandi e rapidi cambiamenti, in grado di traghettare l’uomo verso una sua “versione 2.0”, il post-umano. Nella recensione metto in luce i diversi aspetti della natura umana discussi nel volume, in particolare la natura costitutivamente ibrida dell’essere umano e il rapporto della tecnologia con il potere.
Come scrive lo stesso autore, «stiamo vivendo un’epoca di ibridi (…) nella quale l’uomo e la macchina si fondono in una nuova entità chiamata cyborg, o organismo cibernetico, che sfida le certezze di Descartes poiché è una combinazione di uomo e macchina, e in teoria, come ha predetto Bacon, potrebbe essere mantenuto in stato di salute permanente mediante opportune sostituzioni di pezzi» (Ivi, pag. 29).
Le prospettive che si aprono sono davvero ampie:

Da una parte c’è la promessa che il computer, Internet e gli altri sistemi di comunicazione spalancheranno le porte a universi di conoscenza (dove, a parte la saggezza, si potranno trovare soluzioni pratiche a qualsiasi tipo di problema) e di intrattenimento (specialmente di tipo interattivo), oltre a offrire l’accesso a un gigantesco forum dove chiunque potrà esprimersi nella massima libertà su qualsiasi tema. In questo modo si suggerisce che in futuro i Paesi e i governi nazionali saranno scomparsi e al loro posto governerà una tecnodemocrazia diretta che permetterà la stesura di legislazioni , la programmazione di politiche e la direzione dei destini dei cibernauti del pianeta grazie al click di un mouse, con la stessa facilità con cui compiliamo un ordine per l’acquisto di libri sul sito di Amazon. (Ivi, pag. 76)

Un aspetto che ho preferito trascurare nella recensione è proprio la rete. Riporto qui, perciò, una lunga citazione sull’argomento, rinviando per gli altri aspetti alla recensione:

C’è stato un tempo in cui sedersi davanti a un computer voleva dire isolarsi, stabilire un rapporto esclusivo con una macchina che, indipendentemente dall’uso che ne facevamo, in un certo senso si comportava come uno specchio. Nell’era di Internet, un computer può essere un terminale, un porto d’accesso a un universo alternativo popolato da molti altri utenti umani e macchinici che appartengono alle più svariate comunità cibernetiche. La rete è uno spazio abitabile nel quale sia gli ecosistemi sia le norme di interazione sociale si costruiscono a partire dal linguaggio. (…)
La vita nella rete potrà essere virtuale finché si vuole; ciononostante, nel cyberspazio è possibile trovare amici, colleghi, clienti e persino storie d’amore reali. I forum di conversazione (chat), i newsgroup della rete Usenet, i domini multiutenti (MUD) e altri spazi di convivenza virtuale offrono interazione, a volte in tempo reale, con altre persone e la possibilità di assumere qualsiasi ruolo o di rimanere anonimi. Questi spazi di Internet  e di alcuni provider di servizi online (come Compuserve, America Online e altre) offrono un immenso modello che può essere usato per mettere alla prova diverse teorie della comunicazione, del linguaggio e della conformazione dell’identità cyborg. (Ivi, pag. 115)

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