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	<title>Commenti a: Net generation o Nativi digitali?</title>
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	<description>Blog collettivo ideato dall'Università Ca' Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria</description>
	<lastBuildDate>Thu, 18 Mar 2010 15:45:25 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Alzata</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/recensioni/saggistica/2008/10/net-generation-o-nativi-digitali/comment-page-1/#comment-24184</link>
		<dc:creator>Alzata</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Dec 2008 19:29:53 +0000</pubDate>
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		<description>concordo con Tito

sono una bibliotecaria scolastica, ormai vecchietta, che frequenta i social network da almeno 5 anni dai forum, my space, a second life e facebook, aNobii.
ci lavoro, mi aggiorno,  molto mi diverto. 
mi occupo di didattica della biblioteca con adolesscenti.

 
la mia esperienza (è quella con studenti di un istituto tecnico commerciale di una grande città) è analoga a quella di Tito

Non mi stupisco tanto del fatto che non si entusiasmino all&#039;idea che io proponga di pubblicare su youtube o sul sito della bibloteca quello che fanno o che mon abbiano voluto pubblicare on line il giornalino scolastico, 
mi stupisce scoprire la loro ignoranza nell&#039;uso della mail, o della pubblicazione in un forum.

usano molto la connessione per la chat, che ha soppiantato la mail, scaricano con grande abilità film e musica e una quantità di informazioni, senza grande sapienza e consapevolezza.

nel tentativo di insegnare loro un po&#039; di information litercy, facciamo, a volte delle gare, chi trova prima una informazione. vinco sempre io, che poi non sono una lippa.

andrò a vedere i dati istat, per verificare che cosa intendono con &quot;utenti di internet</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>concordo con Tito</p>
<p>sono una bibliotecaria scolastica, ormai vecchietta, che frequenta i social network da almeno 5 anni dai forum, my space, a second life e facebook, aNobii.<br />
ci lavoro, mi aggiorno,  molto mi diverto.<br />
mi occupo di didattica della biblioteca con adolesscenti.</p>
<p>la mia esperienza (è quella con studenti di un istituto tecnico commerciale di una grande città) è analoga a quella di Tito</p>
<p>Non mi stupisco tanto del fatto che non si entusiasmino all&#8217;idea che io proponga di pubblicare su youtube o sul sito della bibloteca quello che fanno o che mon abbiano voluto pubblicare on line il giornalino scolastico,<br />
mi stupisce scoprire la loro ignoranza nell&#8217;uso della mail, o della pubblicazione in un forum.</p>
<p>usano molto la connessione per la chat, che ha soppiantato la mail, scaricano con grande abilità film e musica e una quantità di informazioni, senza grande sapienza e consapevolezza.</p>
<p>nel tentativo di insegnare loro un po&#8217; di information litercy, facciamo, a volte delle gare, chi trova prima una informazione. vinco sempre io, che poi non sono una lippa.</p>
<p>andrò a vedere i dati istat, per verificare che cosa intendono con &#8220;utenti di internet</p>
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		<title>Di: Melba</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/recensioni/saggistica/2008/10/net-generation-o-nativi-digitali/comment-page-1/#comment-23712</link>
		<dc:creator>Melba</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Nov 2008 14:27:21 +0000</pubDate>
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		<description>Per rispondere a &lt;strong&gt;Tito&lt;/strong&gt; è interessante la sua osservazione diretta, ma è in contraddizione con i &lt;a href=&quot;http://www.portaldiritto.com/data/portaldiritto/istat.pdf&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;dati ISTAT&lt;/a&gt; per il 2007 che invece evidenziano come proprio quella classe di età, tra i 15 e i 19 anni siano utenti di internet (ben l&#039;80%!!).

Per &lt;strong&gt;cristianmazz&lt;/strong&gt;..si ok la divisione per fasce di età può forse farsi capire nel parlare di Netgeneration, X generation, ecc. Ma penso che crei anche un bel po&#039; di confusione quando si esagera.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per rispondere a <strong>Tito</strong> è interessante la sua osservazione diretta, ma è in contraddizione con i <a href="http://www.portaldiritto.com/data/portaldiritto/istat.pdf" rel="nofollow">dati ISTAT</a> per il 2007 che invece evidenziano come proprio quella classe di età, tra i 15 e i 19 anni siano utenti di internet (ben l&#8217;80%!!).</p>
<p>Per <strong>cristianmazz</strong>..si ok la divisione per fasce di età può forse farsi capire nel parlare di Netgeneration, X generation, ecc. Ma penso che crei anche un bel po&#8217; di confusione quando si esagera.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: cristianmazz</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/recensioni/saggistica/2008/10/net-generation-o-nativi-digitali/comment-page-1/#comment-23710</link>
		<dc:creator>cristianmazz</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Nov 2008 10:25:41 +0000</pubDate>
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		<description>ciao, sono assolutamente d&#039;accordo con te melba, beh si certo se dividiamo per fascia di età forse otteniamo delle risposte chiare.
Ma a parer mio considero la questione in una visione complessiva ancora come Network Society, in cui i questo frangente collochiamo knowledg society ecc.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ciao, sono assolutamente d&#8217;accordo con te melba, beh si certo se dividiamo per fascia di età forse otteniamo delle risposte chiare.<br />
Ma a parer mio considero la questione in una visione complessiva ancora come Network Society, in cui i questo frangente collochiamo knowledg society ecc.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Tito Sartori</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/recensioni/saggistica/2008/10/net-generation-o-nativi-digitali/comment-page-1/#comment-23349</link>
		<dc:creator>Tito Sartori</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Nov 2008 08:46:34 +0000</pubDate>
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		<description>Lascio un graffio. Lavorando molto nelle scuole e vedendo migliaia di studenti, mi sono accorto di un dato che ancora non posso quantificare ma che mi pare comunque rilevante. Una buona parte degli studenti che vanno dai 15 ai 19 anni non sanno cos&#039;è il web 2.0, non ne usano le risorse, non amano internet e tantomeno i computer; anzi, quasi con una presa di posizione, dicono di non voler avere nulla a che fare con i cpu. Avanzo l&#039;ipotesi che questa fetta di popolazione rifletta in parte un certo atteggiamento antagonista ereditato da generazioni meno giovani e in parte la noia di alcuni corsi di informatica che si concentrano sulle nozioni tecniche inutili anziché sulle potenzialità degli strumenti. Sarebbe bello però avere qualche dato quantitativo alla mano...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Lascio un graffio. Lavorando molto nelle scuole e vedendo migliaia di studenti, mi sono accorto di un dato che ancora non posso quantificare ma che mi pare comunque rilevante. Una buona parte degli studenti che vanno dai 15 ai 19 anni non sanno cos&#8217;è il web 2.0, non ne usano le risorse, non amano internet e tantomeno i computer; anzi, quasi con una presa di posizione, dicono di non voler avere nulla a che fare con i cpu. Avanzo l&#8217;ipotesi che questa fetta di popolazione rifletta in parte un certo atteggiamento antagonista ereditato da generazioni meno giovani e in parte la noia di alcuni corsi di informatica che si concentrano sulle nozioni tecniche inutili anziché sulle potenzialità degli strumenti. Sarebbe bello però avere qualche dato quantitativo alla mano&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: maddalena mapelli</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/recensioni/saggistica/2008/10/net-generation-o-nativi-digitali/comment-page-1/#comment-23342</link>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 18:00:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ibridamenti.com/?p=1768#comment-23342</guid>
		<description>grazie Giuliana. 
Appena ho un sec seguo di sicuro il link per vedere il tutto. Direi allora che si tratterà di tener presente questo scarto e comunque di tener presente questo interrogativo:

&lt;strong&gt;La net-generation possiede già competenze digitali tali da rendere obsoleti ambienti di apprendimento che non siano fortementi segnati dalle caratteristiche del web 2.0.?&lt;/strong&gt;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>grazie Giuliana.<br />
Appena ho un sec seguo di sicuro il link per vedere il tutto. Direi allora che si tratterà di tener presente questo scarto e comunque di tener presente questo interrogativo:</p>
<p><strong>La net-generation possiede già competenze digitali tali da rendere obsoleti ambienti di apprendimento che non siano fortementi segnati dalle caratteristiche del web 2.0.?</strong></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giuliana Guazzaroni</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/recensioni/saggistica/2008/10/net-generation-o-nativi-digitali/comment-page-1/#comment-23336</link>
		<dc:creator>Giuliana Guazzaroni</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 16:58:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ibridamenti.com/?p=1768#comment-23336</guid>
		<description>Rispondo alla domanda di Maddalena.
 
Mi sono presa un po&#039; di tempo e ho riletto alcune parti del testo citato. 

Diana Oblinger e James Oblinger sono i curatori dell’opera; nell’introduzione affermano che il loro è un testo destinato principalmente agli educatori che hanno a che fare con la “net generation”.

Anche la suddivisione delle generazioni che viene fatta è interessante, la riporto:

_Baby Boomer nati dal 1946 al 1964
_ X Generation: nati dal 1965 al 1980
_Net Generation: nati dal 1981

Ho tradotto velocemente alcune parti del testo introduttivo e, da queste, mi sembra chiaro che la “Net Generation” è già in possesso di quelle competenze digitali di cui ci chiedevamo sopra. 



&lt;blockquote&gt;è stato grazie ai nostri figli che abbiamo potuto acquisire conoscenze tecnologiche. Persino il nostro figlio meno incline alla tecnologia, ci potrebbe insegnare molte cose su come gestire grafici e immagini. Possiede una “digital literacy” di gran lunga superiore alla nostra. Abbiamo sentito parlare i nostri figli di apprendimento esperienziale. Ognuno dei ragazzi ha riferito del fatto che c’è bisogno di fare esperienza per apprendere. All’inizio credevamo che questa loro convinzione fosse dovuta a tutte quelle ore passate a giocare con il LEGO quando erano più piccoli. Ore crediamo che si tratti di qualcosa di molto più significativo. Grazie a loro abbiamo potuto capire molte cose. Ciò che credevamo fosse frutto dell’impazienza è, al contrario, ciò che loro considerano immediatezza-le risposte che ci si aspetta devono essere veloci. La lista potrebbe continuare e continuare […]
Se la “Net Generation” tiene in gran considerazione il valore dell’apprendimento esperienziale, il lavoro di squadra, e i network sociali, quali saranno le implicazioni per l’apprendimento e, in generale, per l’ambiente di apprendimento? […]
Dal momento che questa è un’area di esplorazione attiva, abbiamo scelto di rendere i nostri pensieri disponibili in formato elettronico e non soltanto cartaceo. 
Nel sito web ci sono ulteriori esempi, video e materiali che arricchiscono il testo. Vi preghiamo di condividere con noi la vostra opinione al riguardo.
&lt;/blockquote&gt;


Il sito web citato: http://www.educause.edu/educatingthenetgen/5989</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Rispondo alla domanda di Maddalena.</p>
<p>Mi sono presa un po&#8217; di tempo e ho riletto alcune parti del testo citato. </p>
<p>Diana Oblinger e James Oblinger sono i curatori dell’opera; nell’introduzione affermano che il loro è un testo destinato principalmente agli educatori che hanno a che fare con la “net generation”.</p>
<p>Anche la suddivisione delle generazioni che viene fatta è interessante, la riporto:</p>
<p>_Baby Boomer nati dal 1946 al 1964<br />
_ X Generation: nati dal 1965 al 1980<br />
_Net Generation: nati dal 1981</p>
<p>Ho tradotto velocemente alcune parti del testo introduttivo e, da queste, mi sembra chiaro che la “Net Generation” è già in possesso di quelle competenze digitali di cui ci chiedevamo sopra. </p>
<blockquote><p>è stato grazie ai nostri figli che abbiamo potuto acquisire conoscenze tecnologiche. Persino il nostro figlio meno incline alla tecnologia, ci potrebbe insegnare molte cose su come gestire grafici e immagini. Possiede una “digital literacy” di gran lunga superiore alla nostra. Abbiamo sentito parlare i nostri figli di apprendimento esperienziale. Ognuno dei ragazzi ha riferito del fatto che c’è bisogno di fare esperienza per apprendere. All’inizio credevamo che questa loro convinzione fosse dovuta a tutte quelle ore passate a giocare con il LEGO quando erano più piccoli. Ore crediamo che si tratti di qualcosa di molto più significativo. Grazie a loro abbiamo potuto capire molte cose. Ciò che credevamo fosse frutto dell’impazienza è, al contrario, ciò che loro considerano immediatezza-le risposte che ci si aspetta devono essere veloci. La lista potrebbe continuare e continuare […]<br />
Se la “Net Generation” tiene in gran considerazione il valore dell’apprendimento esperienziale, il lavoro di squadra, e i network sociali, quali saranno le implicazioni per l’apprendimento e, in generale, per l’ambiente di apprendimento? […]<br />
Dal momento che questa è un’area di esplorazione attiva, abbiamo scelto di rendere i nostri pensieri disponibili in formato elettronico e non soltanto cartaceo.<br />
Nel sito web ci sono ulteriori esempi, video e materiali che arricchiscono il testo. Vi preghiamo di condividere con noi la vostra opinione al riguardo.
</p></blockquote>
<p>Il sito web citato: <a href="http://www.educause.edu/educatingthenetgen/5989" rel="nofollow">http://www.educause.edu/educatingthenetgen/5989</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giorgio  Jannis</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/recensioni/saggistica/2008/10/net-generation-o-nativi-digitali/comment-page-1/#comment-23135</link>
		<dc:creator>Giorgio  Jannis</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 10:59:56 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ibridamenti.com/?p=1768#comment-23135</guid>
		<description>C&#039;è una generazione che si è presa tra capo e collo, nei suoi quindici anni, l&#039;apparizione esplosiva delle tv private e del pc, nel 1980. La cultura e la socialità sono di colpo diventate molto più digitali e mediatiche, si è passati al postindustriale della miniaturizzazione, dell&#039;invisibile, dell&#039;informazione, fino all&#039;apparire del web, quale forma finalmente visibile delle relazioni umane e degli oggetti culturali/memi da sempre pensati raffigurati narrati nella cultura umana.

La scrittura, le copisterie di manoscritti, la stampa, le biblioteche, il sistema editoriale dei quotidiani dal &#039;700, il cinema e la radio e la tv, sono solo approssimazioni verso la futura epoca della Società digitale, dove tutto lo scibile e tutti i nostri flussi di lifestreaming in tempo reale saranno permanentemente disponibili al feedback di mille contatti sociali.

Il calderone delle civiltà, la semiosfera tutta ribollirà molto più velocemente, perché sotto brucia la fiamma della Rete, che permette scambi molto più rapidi ed efficienti (multimediali e molti-a-molti) tra i soggetti e moltiplica la stessa velocità con cui nominiamo il mondo, e infatti ci troviamo in epoche di progresso esponenziale, e solo dieci anni fa la maggior parte di noi era appena entrata in possesso di un cellulare e di un pc connesso - strumenti di abitanza digitali, e questa discussione su Ibridamenti sarebbe sembrata almeno esoterica.

Quelli con più di quarant&#039;anni, dinanzi al Diluvio, si sono apprestati a costruire l&#039;Arca digitale, per traghettare cose e persone, la cultura tutta, nella nuova Epoca. I contenitori dello scibile (1.0) e della socialità (2.0). Hanno esplorato senza mappe, dapprima cercando di riproporre il noto anche nei nuovi Luoghi web, e poi scoprendo le peculiarità delle grammatiche del nuovo media, nuove ecologie.
Ibridamenti stessa è un arca, come contenitore di pensieri meta- che provano a costruire conoscenza condivisa riguardo quest&#039;epoca di passaggio, e quindi ibrida, tra Cultura gutemberghiana e Cultura digitale.

All&#039;arrivo del web serio a metà Novanta, nell&#039;entrare nel mondo del lavoro, gli allora venticinquenni trovavano una novità da coltivare perché presenta notevoli vantaggi pratici, e possiede una sua etica di fondo (reti paritetiche e aperte, usenet-galateo, gpl-gnu-opensource, copyleft, etc.) che si rivela l&#039;unica sensata per costruire questo mondo-specchio che è il web, dentro cui andiamo perfino ad abitare.

Poi sono arrivati quelli che sono nati dentro società caratterizzate da flussi mediatici continui, ventiquattr&#039;ore al giorno.
Il mondo sarà loro. Noi verremo studiati, da qualche facoltà universitaria nel 2045, come i traghettatori, questa stessa discussione che qui stiamo intessendo verrà ripescata da un server dimenticato (molto Gibson, qui) e agli occhi di un ricercatore costituirà una fonte preziosa per sapere come tra mille voci diverse abbia preso forma il suo presente.
Per trials &amp; errors, stiamo storicamente costruendo la società del futuro.

Conseguenze: la misurazione delle competenze digitali, in ottica di formazione alla cittadinanza digitale, va compiuta in quinta elementare, per avere garanzie di una certa comprensione del fenomeno dentro le teste dei ragazzini e delle ragazzine delle medie, anche in chiave critica e consapevole delle implicazioni sociali.
Poi per tutte le medie sarebbero da approfondire grammatiche dell&#039;espressività personale, testo audio musicale grafico video e luoghi di pubblicazione, dimodoché al raggiungimento della maggior età tutti e ciascuno siano in grado di sintonizzarsi al mondo, sapendo come procurarsi informazioni e come partecipare alla pubblica opinione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una generazione che si è presa tra capo e collo, nei suoi quindici anni, l&#8217;apparizione esplosiva delle tv private e del pc, nel 1980. La cultura e la socialità sono di colpo diventate molto più digitali e mediatiche, si è passati al postindustriale della miniaturizzazione, dell&#8217;invisibile, dell&#8217;informazione, fino all&#8217;apparire del web, quale forma finalmente visibile delle relazioni umane e degli oggetti culturali/memi da sempre pensati raffigurati narrati nella cultura umana.</p>
<p>La scrittura, le copisterie di manoscritti, la stampa, le biblioteche, il sistema editoriale dei quotidiani dal &#8216;700, il cinema e la radio e la tv, sono solo approssimazioni verso la futura epoca della Società digitale, dove tutto lo scibile e tutti i nostri flussi di lifestreaming in tempo reale saranno permanentemente disponibili al feedback di mille contatti sociali.</p>
<p>Il calderone delle civiltà, la semiosfera tutta ribollirà molto più velocemente, perché sotto brucia la fiamma della Rete, che permette scambi molto più rapidi ed efficienti (multimediali e molti-a-molti) tra i soggetti e moltiplica la stessa velocità con cui nominiamo il mondo, e infatti ci troviamo in epoche di progresso esponenziale, e solo dieci anni fa la maggior parte di noi era appena entrata in possesso di un cellulare e di un pc connesso &#8211; strumenti di abitanza digitali, e questa discussione su Ibridamenti sarebbe sembrata almeno esoterica.</p>
<p>Quelli con più di quarant&#8217;anni, dinanzi al Diluvio, si sono apprestati a costruire l&#8217;Arca digitale, per traghettare cose e persone, la cultura tutta, nella nuova Epoca. I contenitori dello scibile (1.0) e della socialità (2.0). Hanno esplorato senza mappe, dapprima cercando di riproporre il noto anche nei nuovi Luoghi web, e poi scoprendo le peculiarità delle grammatiche del nuovo media, nuove ecologie.<br />
Ibridamenti stessa è un arca, come contenitore di pensieri meta- che provano a costruire conoscenza condivisa riguardo quest&#8217;epoca di passaggio, e quindi ibrida, tra Cultura gutemberghiana e Cultura digitale.</p>
<p>All&#8217;arrivo del web serio a metà Novanta, nell&#8217;entrare nel mondo del lavoro, gli allora venticinquenni trovavano una novità da coltivare perché presenta notevoli vantaggi pratici, e possiede una sua etica di fondo (reti paritetiche e aperte, usenet-galateo, gpl-gnu-opensource, copyleft, etc.) che si rivela l&#8217;unica sensata per costruire questo mondo-specchio che è il web, dentro cui andiamo perfino ad abitare.</p>
<p>Poi sono arrivati quelli che sono nati dentro società caratterizzate da flussi mediatici continui, ventiquattr&#8217;ore al giorno.<br />
Il mondo sarà loro. Noi verremo studiati, da qualche facoltà universitaria nel 2045, come i traghettatori, questa stessa discussione che qui stiamo intessendo verrà ripescata da un server dimenticato (molto Gibson, qui) e agli occhi di un ricercatore costituirà una fonte preziosa per sapere come tra mille voci diverse abbia preso forma il suo presente.<br />
Per trials &amp; errors, stiamo storicamente costruendo la società del futuro.</p>
<p>Conseguenze: la misurazione delle competenze digitali, in ottica di formazione alla cittadinanza digitale, va compiuta in quinta elementare, per avere garanzie di una certa comprensione del fenomeno dentro le teste dei ragazzini e delle ragazzine delle medie, anche in chiave critica e consapevole delle implicazioni sociali.<br />
Poi per tutte le medie sarebbero da approfondire grammatiche dell&#8217;espressività personale, testo audio musicale grafico video e luoghi di pubblicazione, dimodoché al raggiungimento della maggior età tutti e ciascuno siano in grado di sintonizzarsi al mondo, sapendo come procurarsi informazioni e come partecipare alla pubblica opinione.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Melba</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/recensioni/saggistica/2008/10/net-generation-o-nativi-digitali/comment-page-1/#comment-23125</link>
		<dc:creator>Melba</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 09:43:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ibridamenti.com/?p=1768#comment-23125</guid>
		<description>La definizione serve ad illustrare il concetto. Nel termine Net generation io vedo qualcosa di più ampio di ciò che vi è incluso per definizione. Se mi nominate un tavolo, immagino un tavolo con (di default) 4 gambe e un piano, non immagino un tavolo come oggetto nato dopo il tot-esimo secolo. 

Quello di &#039;competenze digitali&#039; è un termine interessante che mi trova piuttosto d&#039;accordo.
Ma come può una definizione così restrittiva (non tutti abbiamo la capacità critica nel valutare dati e informazioni o abilità nel problem solving) entrare a far parte di un concetto ampio come la Net generation? non entrerebbe nemmeno in quella di Nativi digitali per la verità.

In qualche recente studio citato da Rosamaria, se non ricordo male, emergeva che molti dei giovani di oggi usano solo alcune delle tecnologie disponibili e sempre le stesse.
Che competenze digitali possono mai acquisire nell&#039;uso abitudinario degli stessi mezzi?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La definizione serve ad illustrare il concetto. Nel termine Net generation io vedo qualcosa di più ampio di ciò che vi è incluso per definizione. Se mi nominate un tavolo, immagino un tavolo con (di default) 4 gambe e un piano, non immagino un tavolo come oggetto nato dopo il tot-esimo secolo. </p>
<p>Quello di &#8216;competenze digitali&#8217; è un termine interessante che mi trova piuttosto d&#8217;accordo.<br />
Ma come può una definizione così restrittiva (non tutti abbiamo la capacità critica nel valutare dati e informazioni o abilità nel problem solving) entrare a far parte di un concetto ampio come la Net generation? non entrerebbe nemmeno in quella di Nativi digitali per la verità.</p>
<p>In qualche recente studio citato da Rosamaria, se non ricordo male, emergeva che molti dei giovani di oggi usano solo alcune delle tecnologie disponibili e sempre le stesse.<br />
Che competenze digitali possono mai acquisire nell&#8217;uso abitudinario degli stessi mezzi?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giuliana Guazzaroni</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/recensioni/saggistica/2008/10/net-generation-o-nativi-digitali/comment-page-1/#comment-23122</link>
		<dc:creator>Giuliana Guazzaroni</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 09:04:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ibridamenti.com/?p=1768#comment-23122</guid>
		<description>@Maddalena, torno al testo citato e verifico :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Maddalena, torno al testo citato e verifico <img src='http://www.ibridamenti.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: maddalena mapelli</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/recensioni/saggistica/2008/10/net-generation-o-nativi-digitali/comment-page-1/#comment-23119</link>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 08:56:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ibridamenti.com/?p=1768#comment-23119</guid>
		<description>aggiungo il riferimento a quanto scrive @Mau 

(&lt;strong&gt;Valeria Baudo, Come cambiano i servizi bibliotecari per ragazzi, 2008 Editrice Bibliografica, Milano&lt;/strong&gt;)

che sarebbe appunto in linea con quanto sostenuto sulla net-generation.

(che resti tra noi, ... non so se avete figli adolescenti... ma è così..., i ragazzi che &lt;em&gt;sono connessi&lt;/em&gt; - il punto magari è che alcuni non lo sono - in giovanissima età hanno già sperimentato la dimensione identitaria dell&#039;&lt;em&gt;essere in relazione con gli altri&lt;/em&gt; attraverso canali e ambienti percorsi e vissuti contemporaneamente. Esemplifico: mia figlia che ha 11 anni, un blog e partecipa a dei siti social per ragazzi, vive la dimensione-in-rete, sperimentando tutte le situazioni di conflitto e/o gioco e/o creatività e/o difficioltà di comprensione o ambientazione che incontra - ma &lt;strong&gt;al tempo stesso&lt;/strong&gt; ne parla con le sue amiche al telefono... oppure si mettono in 3/4 davanti allo stesso pc e condividono assieme l&#039;esperienza virtuale, scambiandosi le password dei loro account e rielaborando in discorsi tra di loro tutto quello che &quot;succede loro&quot; in rete)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>aggiungo il riferimento a quanto scrive @Mau </p>
<p>(<strong>Valeria Baudo, Come cambiano i servizi bibliotecari per ragazzi, 2008 Editrice Bibliografica, Milano</strong>)</p>
<p>che sarebbe appunto in linea con quanto sostenuto sulla net-generation.</p>
<p>(che resti tra noi, &#8230; non so se avete figli adolescenti&#8230; ma è così&#8230;, i ragazzi che <em>sono connessi</em> &#8211; il punto magari è che alcuni non lo sono &#8211; in giovanissima età hanno già sperimentato la dimensione identitaria dell&#8217;<em>essere in relazione con gli altri</em> attraverso canali e ambienti percorsi e vissuti contemporaneamente. Esemplifico: mia figlia che ha 11 anni, un blog e partecipa a dei siti social per ragazzi, vive la dimensione-in-rete, sperimentando tutte le situazioni di conflitto e/o gioco e/o creatività e/o difficioltà di comprensione o ambientazione che incontra &#8211; ma <strong>al tempo stesso</strong> ne parla con le sue amiche al telefono&#8230; oppure si mettono in 3/4 davanti allo stesso pc e condividono assieme l&#8217;esperienza virtuale, scambiandosi le password dei loro account e rielaborando in discorsi tra di loro tutto quello che &#8220;succede loro&#8221; in rete)</p>
]]></content:encoded>
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