Lussuria, la passione della conoscenza [recensione di Galzigna]

Mario Galzigna
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di Mario Galzigna

Giulio Giorello, laureato in Filosofia e in Matematica, insegna Filosofia della Scienza all’Università Statale di Milano. A Venezia, all’Ateneo Veneto, ha presentato il suo ultimo libro: Lussuria. Giorello si è distinto per la varietà dei suoi interessi: dallo studio del pensiero politico laico e liberale fino all’analisi del pensiero mitico (Prometeo, Ulisse, Gilgamesh. Figure del mito, Cortina, 2004).

Rilevanti, inoltre, i suoi interventi nel dibattito filosofico. Ha scritto sul relativismo (Di nessuna Chiesa, Cortina, 2005) e sul rapporto tra credenti e non credenti (Libertà. Un manifesto per credenti e non credenti, scritto con Dario Antiseri, Bompiani 2008). In questo spettro multicolore, dove il nomadismo non implica mai carenza di rigore analitico e argomentativo, non mancano incursioni in territori anomali: ad esempio i fumetti e Tex Willer.

Questa breve premessa per dire che il rapporto tra Giorello e la conoscenza è davvero un rapporto “libertino”: in altri termini, è costante, nel suo lavoro, un primato dei problemi sulle “discipline”.
Di più: le discipline – è sempre stato così anche per chi scrive – non sono che degli attrezzi, scelti a partire dal tipo di problemi messi a fuoco dalla ricerca.
L’ultimo libro di Giorello – Lussuria. La passione della conoscenza (Il Mulino, 2010, pp. 200, 15 euro) – che assegna al pensiero libertino una forte valenza conoscitiva, mi sembra davvero il coronamento del percorso proteiforme e nomadico dell’autore. La lussuria viene presentata come itinerario che produce la “passione della conoscenza”: non è peccato, vizio capitale, crimine, proprio nella misura in cui manifesta una inesauribile passione conoscitiva, rendendo possibili il piacere creativo e la ricerca dell’inaudito. «Solo per colpa di cristiani impostori la lussuria è stata classificata tra i crimini».

Così si esprime il marchese De Sade alla fine del Settecento, «quando i lumi della ragione hanno già ceduto il passo alle lanterne del terrore».
La lussuria sadiana, interpretata da Giorello come sviluppo radicale dell’etica di Spinoza – della sua teoria degli affetti e del conatus – possiede una innegabile valenza anticristiana, presente scopertamente in tutto il saggio. Una valenza solo apparentemente mitigata dal proposto collegamento tra pensiero “politico” sadiano e teorica liberale dello Stato minimo. Proprio questa valenza farà senz’altro discutere lettori e critici.

Già sono emerse, nella blogosfera, critiche a volte estreme e roventi (http://theartofhunger.splinder.com/). Critiche che sostanzialmente respingono l’assunto centrale del libro: cioè la connessione tra lussuria, libertinaggio e passione conoscitiva.
Anche Michel Foucault, in un testo inedito di prossima pubblicazione, ha molto insistito su questo nesso, presente nell’opera di Sade, tra ricerca del piacere e produzione della verità. In Sade, «la verità ha assunto la forma del desiderio, del desiderio ripetitivo, illimitato, senza legge, senza restrizioni, senza esteriorità»: in termini quasi eroici, emerge «l’esistenza irregolare” – ad esempio l’esistenza di Juliette – laddove «la vita» si manifesta «come un assoluto»…
La problematica è complessa. Sarebbe interessante, credo, proseguire lungo l’itinerario tracciato da Giorello, restituendo al pensiero libertino (soprattutto quello settecentesco), la sua attualità, la sua varietà di toni e di registri.

Tra le tipologie del pensiero libertino ricordo qui, di sfuggita, almeno tre varianti: accanto a Sade il suo antagonista diretto, Restif de la Bretonne, autore di una “Anti-Justine”. Distante da entrambi il grande Diderot (quasi sicuramente autore del famoso romanzo libertino anonimo Teresa la filosofa), dove eros e conoscenza si coniugano strettamente.
Di più: dove lussuria e ricerca del piacere rappresentano, oltre che autentiche avventure conoscitive, anche potenti moltiplicatori della vita affettiva. Sempre sotto il segno dell’eccesso. Poiché, come aveva scritto il grande poeta e visionario William Blake, solo la strada dell’eccesso conduce al palazzo della Saggezza.

[L'articolo è uscito anche  su La Nuova Venezia]

http://ricerca.gelocal.it/nuovavenezia/archivio/nuovavenezia/2010/04/29/VT1VM_VT101.html

Giulio Giorello, laureato in Filosofia e in Matematica, insegna Filosofia della Scienza all’Università Statale di Milano. E quest’oggi sarà a Venezia, all’Ateneo Veneto, dove in aula magna alle 18.30 parlerà del suo ultimo libro: Lussuria. Giorello si è distinto per la varietà dei suoi interessi: dallo studio del pensiero politico laico e liberale fino all’analisi del pensiero mitico (Prometeo, Ulisse, Gilgamesh. Figure del mito, Cortina, 2004). Rilevanti, inoltre, i suoi interventi nel dibattito filosofico. Ha scritto sul relativismo (Di nessuna Chiesa, Cortina, 2005) e sul rapporto tra credenti e non credenti (Libertà. Un manifesto per credenti e non credenti, scritto con Dario Antiseri, Bompiani 2008. In questo spettro multicolore, dove il nomadismo non implica mai carenza di rigore analitico e argomentativo, non mancano incursioni in territori anomali: ad esempio i fumetti e Tex Willer. Questa breve premessa per dire che il rapporto tra Giorello e la conoscenza è davvero un rapporto “libertino”: in altri termini, è costante, nel suo lavoro, un primato dei problemi sulle “discipline”. Di più: le discipline – è sempre stato così anche per chi scrive – non sono che degli attrezzi, scelti a partire dal tipo di problemi messi a fuoco dalla ricerca. L’ultimo libro di Giorello – Lussuria. La passione della conoscenza (Il Mulino, 2010, pp. 200, 15 euro) – che assegna al pensiero libertino una forte valenza conoscitiva, mi sembra davvero il coronamento del percorso proteiforme e nomadico dell’autore. La lussuria viene presentata come itinerario che produce la “passione della conoscenza”: non è peccato, vizio capitale, crimine, proprio nella misura in cui manifesta una inesauribile passione conoscitiva, rendendo possibili il piacere creativo e la ricerca dell’inaudito. «Solo per colpa di cristiani impostori la lussuria è stata classificata tra i crimini». Così si esprime il marchese De Sade alla fine del Settecento, «quando i lumi della ragione hanno già ceduto il passo alle lanterne del terrore». La lussuria sadiana, interpretata da Giorello come sviluppo radicale dell’etica di Spinoza – della sua teoria degli affetti e del conatus – possiede una innegabile valenza anticristiana, presente scopertamente in tutto il saggio. Una valenza solo apparentemente mitigata dal proposto collegamento tra pensiero “politico” sadiano e teorica liberale dello Stato minimo. Proprio questa valenza farà senz’altro discutere lettori e critici. Già sono emerse, nella blogosfera, critiche a volte estreme e roventi (http://theartofhunger.splinder.com/). Critiche che sostanzialmente respingono l’assunto centrale del libro: cioè la connessione tra lussuria, libertinaggio e passione conoscitiva. Anche Michel Foucault, in un testo inedito di prossima pubblicazione, ha molto insistito su questo nesso, presente nell’opera di Sade, tra ricerca del piacere e produzione della verità. In Sade, «la verità ha assunto la forma del desiderio, del desiderio ripetitivo, illimitato, senza legge, senza restrizioni, senza esteriorità»: in termini quasi eroici, emerge «l’esistenza irregolare” – ad esempio l’esistenza di Juliette – laddove «la vita» si manifesta «come un assoluto»… La problematica è complessa. Sarebbe interessante, credo, proseguire lungo l’itinerario tracciato da Giorello, restituendo al pensiero libertino (soprattutto quello settecentesco), la sua attualità, la sua varietà di toni e di registri. Tra le tipologie del pensiero libertino ricordo qui, di sfuggita, almeno tre varianti: accanto a Sade il suo antagonista diretto, Restif de la Bretonne, autore di una “Anti-Justine”. Distante da entrambi il grande Diderot (quasi sicuramente autore del famoso romanzo libertino anonimo Teresa la filosofa), dove eros e conoscenza si coniugano strettamente. Di più: dove lussuria e ricerca del piacere rappresentano, oltre che autentiche avventure conoscitive, anche potenti moltiplicatori della vita affettiva. Sempre sotto il segno dell’eccesso. Poiché, come aveva scritto il grande poeta e visionario William Blake, solo la strada dell’eccesso conduce al palazzo della Saggezza.

2 Commenti

  1. [...] Lussuria, la passione della conoscenza [recensione di Galzigna] Di madmapelli Lussuria, la passione della conoscenza [recensione di Galzigna] [...]

  2. Giuliana Sorella scrive:

    Sade, Restif, Diderot: tre maniere di essere libertini… Peccato che il discorso sia solo accennato (bella cmq la recensione, che fa voglia di loeggere il libro)

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