riapriamo su http://www.facebook.com/maddalena.mapelli
Lo sapevamo fin dal primo giorno che Facebook, prima o poi, avrebbe disattivato l’account “Ibridamenti”.
Ed è (finalmente) accaduto.
Facebook è un dispositivo persuasivo ed omologante [leggi qui] che chiede a tutti noi di essere un “individuo” con un “nome e cognome” e che non tollera assetti identitari differenti da quelli registrati in una carta di identità.
Finora avevamo assistito al bannaggio di menti creative come lo scrittore Aldo Nove, cancellato da Facebook per ben otto volte, che è il simbolo delle tante persone bannate solo perché hanno sperimentato forme di resistenza a quello che sembra in apparenza un luogo virtuale assolutamente “amico”, “social”, che crea connessioni, etc. ma che in realtà mostra con evidenza i tratti di un dispositivo che impone assetti identitari precisi e che impedisce la libertà di espressione.
Ibridamenti è stato disattivato semplicemente perché è un nome collettivo e come tale non rientra nella logica del “dimmi con esattezza chi sei, quanti anni hai, dove abiti, che ti faccio connettere con i tuoi amici e perché no? uso i tuoi dati per garantire ai miei inserzionisti un target mirato proprio su di te”. Ci viene chiesto di essere un “individuo” perché così possiamo essere facilmente raggiungibili da chi vuole venderci qualcosa.
E, attenzione, sono tutte cose più che legittime: ma è bene saperle
Su Facebook, con l’account Ibridamenti abbiamo “resistito” due anni arrivando a superare i quattromila amici, cercando di non forzare mai troppo il dispositivo in altre direzioni ben sapendo che il nostro essere “differenti” da come Facebook ci vuole era sempliemente il fatto di usare un nome collettivo.
Per resistere due anni, con un nome collettivo, abbiamo cercato di agire sempre in punta di piedi, di dire cose mai eccessive, di non forzare mai in altre direzioni il dispositivo: siamo stati, nei nostri commenti e nelle nostre esternazioni, sempre moderati in modo da non dare troppo nell’occhio. E’ stata una bella esperienza, ricca di momenti felici, di osservazioni per noi importanti nelle ricerche che stiamo conducendo sui social network e in particolare su Facebook..
Adesso ripartiamo da nome e cognome.Questa volta saremo un nome e cognome vero perché è l’unico modo che abbiamo per poter continuare a sperimentare.
Perciò vi chiediamo di trasferirvi nel mio account personale. Chiedete l’amicizia su Facebook a Maddalena Mapelli e passate parola.
Si ricomincia da lì.
E grazie davvero a tutti gli “amici” che in questi lunghi mesi ci hanno fatto compagnia e che speriamo di reincontrare nel nuovo account!
A presto, qui, allora: http://www.facebook.com/maddalena.mapelli



















Io ti sono già amica
che storia. Nel senso di bravi ad esser durati 2 anni. Il mio account fake è stato chuso per pornografia, pensa te …
Catepol, ma succedono tutte a te?
Mi raccomando, passa parola: io non mollo e ricomincio dal mio account personale.
Grazie amica!
Siamo tutti con te, Maddalena. Ti raccomando: non mollare!
Sono a Parigi. Scrivo da qui. Perciò vado di fretta, ma ti seguo.
Mario
non ci penso proprio a mollare: è un nuovo inizio
Ce n’est qu’un début, continuons le combat!
così sui muri di Parigi nel 68…
Altri tempi. Ma la resistenza deve continuare.
Cazzo, i prossimi saremo noi allora.
Ssstttt, non fatevi troppo notare ;-)))
[...] Ibrid@menti Blog collettivo ideato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria Homelibro-2 dai blog ai socialcos’è ibridamentilibro 1faqIstruzioni per gli utentiIstruzioni per i referenticredits « Facebook disattiva l’account di Ibridamenti [ripartiamo da...] [...]
Temo di andare parzialmente OT ma vorrei dire un paio di cose sui nomi collettivi. Si tratta di opinioni strettamente personali, ovviamente e chiamano in causa solo la mia persona. A me sembra che si debba distinguere tra “nomi collettivi” che fanno capo a un progetto – come questo, ma andrebbe benissimo anche quello di un club per l’uncinetto o il punto a croce – e quelli che afferiscono a personaggi famosi defunti. L’esempio più eclatante è la pagina di Anna Frank su fb. E’ gestita da un gruppo di persone piene di buona volontà e non animate da cattive intenzioni. Peccato che non si rendono conto – o così a me pare – di praticare un vero e proprio furto di identità. Anna Frank si schiera contro il respingimento dei migranti. Ottimo, anch’io condivido. Ma cosa ne penserebbe lei? L’hanno assassinata sulla soglia dell’età adulta. Non c’è. Non sappiamo cosa avrebbe potuto pensare o evolvere se fosse sopravvissuta. Insomma io trovo quella pagina parecchio fastidiosa, anche se non mi è mai passato per la capa di segnalarla. Però perché quel gruppo d persone non si sceglie un’identità collettiva? Un nome normale invece di usare quello di Anna Frank? Ho paura di essere stata poco chiara e confusa. Per il resto condivido quanto hai scritto.
@Barbara, ti ringrazio per le osservazioni. Distinguerei però tra il “profilo” su Facebook e la “pagina” su Facebook. Sono due “luoghi” davvero differenti, tanto che sul primo puoi avere solo un massimno di 5000 “amici”, mentre il numero degli “amici” è illimitato quando si tratat di “pagina”.
Questione dei nomi. Se stiamo alle regole date da Facebook, hai ragione tu: come, secondo Facebook, non ha diritto di esistere il nome collettivo “Ibridamenti”, così non ha diritto di esistere il nome “Anna Frank” riferito alla “Anna Frank” storica perché non è un profilo utente “esistente”. Altra cosa è una pagina dedicata ad Anna Frank: al di là del diritto di “segnalare”, c’è comunque una questione etica: chi apre una pagina dedicata ad un personaggio pubblico, dovrebbe dire con chiarezza, a che titolo è autorizzato a farlo e se non lo è, dovrebbe ugualmente rendere trasparente i motivi per cui ha aperto la pagina.
Almeno, secondo me
Ma una pagina è tanto disonorevole?