25 aprile, festa della liberazione [la mia immagine] per

maddalena mapelli
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Oggi, quando penso al 25 aprile, penso ad una nota che ho letto su Facebook, a firma di Oyrad. Non raccontava un fatto storico riportato sui libri, né qualcosa di eclatante e retorico, ma raccontava di suo padre, di quando ha scolpito lettera dopo lettera tutti i nomi e i cognomi della  lapide commemorativa delle vittime della Shoa, incisa a mano  su lastre di granito nero per la comunità ebraica di Milano. Mi viene in mente il ghetto  di Venezia, gli ebrei veneziani arrestati e deportati. Gli ebrei veneziani che si sono salvati solo perché altri veneziani li hanno nascosti nelle loro case. A rischio della propria vita. Questa è l’immagine che accompagna il mio 25 aprile quest’anno:

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Che cosa dice la rete sul 25 aprile. Molto. Ma le posizioni e i discorsi più citati sono:

1) Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che valorizza la lotta partigiana e fa un appello affinché la festa della liberazione sia una festa di tutti.

2) Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che, in linea con l’appello ad una festa della liberazione bipartisan anche oggi chiede pietà per tutti [ "tra i partigiani e sostenitori della Repubblica di Salò ci sono state differenze anche se la pietà deve andare a coloro che credendosi nel giusto hanno combattuto per una causa che era una causa persa"]

3) quelli di chi sostiene che il 25 aprile non può essere di tutti,  che  è casomai  un simbolo di una resistenza che deve continuare, in contrapposizione netta con l’appello del centro destra a farne una festa di tutti.

4) I commenti al discorso di Ingrao: vedi per esempio inviato speciale che gli dà ragione:

[...] il vecchio e saggio Ingrao ha ragione. Peccato che la strategia della rimozione, della ‘riappacificazione’ facciano di tutto per impedire che nelle scuole si parli di tutto questo e aree del centro-destra attacchino quotidianamente il movimento partigiano definendolo ‘rosso’ (come se essere stati comunisti italiani fosse un insulto) e costruendo tra chi non ha vissuto la guerra ed il primo dopoguerra una assoluta non conoscenza dei fatti che devastarono il mondo.

5) C’è poi il  passa parola fatto per immagini

6)  I post-commento [fonte memesphere] relativi all’incredibile episodio del sagrestano di Vigevano che si è presentato in Chiesa con la svastica al braccio [ la vocina del procione - ilblogdibarbara - negroski - lafolle + jumbolo + alessio - appunti - amicofragile ]

7) Le prese di posizione a livello locale [ fonte Liquida ] e le tante testimonianze anche personali [ fonte wikio ]

Eppure, dopo aver letto tutti, continua a venirmi in mente l’immagine e il racconto postato da Dario… questo è il mio 25 aprile 2009.

Un Commento

  1. crazyhorse70 scrive:

    Sono il tizio del suo numero 3)

    Mi permetto una spiegazione che integra il mio pensiero sul perché il 25 aprile non puo’ essere di tutti

    Il problema é la cialtroneria della classe cd. media in realtà piccolo borghese e reazionaria che fà da tappo paludoso ovvero in reazione da valanga nera.
    E’una classe neanche consapevole di esser tale ,tanto il proprio individualismo superficiale e cialtrone la caraterizza.

    Gli italiani sono stati tali in poche rare occasioni che in genere hanno unito la classe intellettuale borghese in senso classico ( quella delle professioni ,diremmo oggi, in Italia una rarità )con le classi meno abbienti , le piu’ povere e , successivamente , la classe operaia.

    Per il resto del tempo della loro storia sono stati italioti.
    Difatti chi é mancata SEMPRE all’appello é stata é la classe di mezzo, difficilmente definibile .

    Direi quel coacervo piccolo borghese che descrive dati e fatti , attento alla propria roba , ad evadere , a farsi i cazzi propri cercando scorciatoie e compromessi e percio’ stesso delegando al duce o al cavaliere.

    Gli esempi storici di episodi di consapevolezza della identità nazionale o comunque dell’interesse collettivo sono pochissimi anche se fulgidi: una parte del risorgimento , le lotte operai -studenti per il progresso economico politico e per i diritti in vari momenti della storia , la resistenza antifascista.

    Altro non c’e’ .
    Il resto é un continuo alternarsi di questo coacervo come blocco antiprogresso implicito od esplicito:

    delle volte come maggioranza silenziosa indifferente ed ostile ai movimenti di cambiamento in atto assume le forme di una PALUDE che blocca tutto.

    Subito dopo ed in REAZIONE a questi movimenti da PALUDE diventa una VALANGA nera e meschina come i propri interessi personali , una maggioranza stavolta chiassosa protagonista di lunghe e negative deleghe in bianco ( mussolini , qualcosa di Craxi, Berlusconi )necessarie per fermare i ” comunisti” MA IN REALTA’ per svolger indisturbata i propri affari, in gran parte illeciti.

    Purtroppo abbiamo la sfortuna di vivere uno di questi periodi.

    La mancanza di una seria classe borghese produttiva e protagonista consapevole e non reazionaria é una cartatteristica tutta italiana ed é uno dei problemi, forse il piu’ grande.

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