Intreccio musica/immagini (per similitudine)

chiccama
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Mario Galzigna (heteronymos), in un post sul suo blog; parlava di:

«Somiglianza e similitudine, in riferimento al fatto che nella blogosfera vengono riprese e rilanciate, a livelli originali e più radicali, riflessioni e pratiche sviluppatesi in tutto il ‘900 attorno all’intreccio parola/immagine.” …. “prendendo le mosse da un libero uso di alcuni testi di Gilles Deleuze (soprattutto il saggio su Francis Bacon) e di Michel Foucault (scritti vari, e in particolar modo: “Le parole e le cose”, “Questa non è una pipa”, “La pittura di Manet”)».

Rifacendomi a quel tipo di intreccio tra parole e immagini, io dicevo e ribadisco anche ora che mi ritrovo in tutte e due le definizioni, sia di Somiglianza , sia di Similitudine e faccio una disinzione (personalissima) che si può condividere o meno, ma che mi appartiene profondamente.

Mi approccio al livello della Somiglianza e lo faccio scentemente quando parlo di dipinti dove la rapprentazione pittorica fa riferimento ad una “figura” (in senso lato) che può in qualche modo far riferimento ad un modello; e scelgo con cura la figura sia per narrare a mio modo la tela , sia per narrare al modo che è diventato consueto e comunemente accettato..

Mi avvicino al livello della Similitudine quando “creo” una immagine che non ha modelli referenziali, ma mi appartiene: è come se io mi creassi un “vuoto mentale” e al suo interno collocassi elementi senza inizio e senza fine che si ricorrono e si prendono e si lasciano, come se ci fosse nell’aria quello che Lorca definisce il “duende”:

«Brucia il sangue come un topico di vetri, che prosciuga, che respinge tutta la dolce geometria appresa, che rompe gli stili».

E’ come se, dice bene Foucault, vi fosse un ripetersi che oltrepassa il tutto. Questo nelle immagini frattali è assolutamente evidente, ma anche in altre immagini della grafica digitale è presente ed è l’elemento che da’ a chi la pratica la “magnifica illusione” di creatività: magnifica illusione, perchè ho molti dubbi sulla creatività e mi sembra qui improprio parlarne…

Dico spesso che io gioco con le immagini, perchè le immagini che costruisco sono molte volte
figure che non rimandano a nulla, è chi le guarda che può – se vuole - associare ad esse la parola, la dimensione ludica mi appartiene e di conseguenza appartiene anche ai “paciughi” che faccio!!! .

In questo caso specifico le immagini che ho creato fanno riferimento al livello della Similitudine e si intersecano con una “parola” particolare: la musica.

Non parola/immagine, ma musica/immagine.

E piu’ precisamente la musica di Chopin, da sempre odiata perchè legata allo studio del pianoforte, e che una volta liberata dal vincolo dello “strumento” ho riscoperto e tanto amato: in particolare il Notturno in Do minore, Op. 48 No. 1 ( Notturno No 13)

E’ uno dei piu’ lunghi e dei piu’ intensi e sofferti, ed è senza dubbio il diario intimo di uno Chopin che stava soffrendo. La prima parte è quello che si definisce un “lento” ed è seguito da un “poco piu’ lento”, in cui sembra arrivare come un filo di speranza e di luce, ma è solo una impressione fuggevole, poco a poco il volume aumenta per giungere ad un finale appassionato che si snoda in momenti sempre più romantici e tormentati, per finire in un lungo lamento, che io spero si concluda con pensieri di nostalgia e non di disperazione: i due “segni grafici” fatti al computer sono il mio immaginario che ripercorrono il primo la malinconia struggente del “lento” e il secondo il desiderio di una possibile speranza.

(Il passo successivo per quel che mi riguarda potrebbe essere musica/immagine/parola)

Chicca

3 Commenti

  1. Oyrad Oyrad scrive:

    Ringrazio Chicca per questo intervento che pubblico molto volentieri, in modo da cominciare ad operare un po’ di “only connect” fra immagini, arte, virtuale e blogsfera. La discussione attorno al rapporto parola/immagine e musica/immagine, etc. è “in funzione” da molto tempo, sotto i più diversi aspetti. I pareri sono molteplici e contrastanti, ma mi sembra giusto collocare ogni rapporto (metaforico, formale, etc…) fra i diversi “medium” espressivi sul piano della possibilità: nel senso che il legame fra una immagine, un dipinto o quant’ altro di visivo-figurativo e una composizione sonora o poetica non è necessariamente vincolato a limiti di obbligatoria “identità” o “coincidenza”, ma è bensì fortemente condizionato dalle specificità psico-percettive (e a volte del “gusto” in senso lato) del soggetto creatore o fruitore. Dunque mi sembra interessante proprio la “spiegazione” di Chicca, del suo modo di rapportarsi, anche nella “produzione” di immagini, fra le più diverse arti, forme espressive – sonore, visive e/o verbali.

  2. Antonio Lo Giudice Antonio Lo Giudice scrive:

    La musica è immagine, per forza! Non esiste genere musicale, per quanto astratto, a non comunicare direttamente al cervello un qualcosa di visivo. Dal tuo secondo disegno sembra sorgere qualcosa….

  3. chiccama chiccama scrive:

    @ Oyrad!!
    sei sempre puntuale..
    ti dirò che mi piacerebbe davvero molto confrontarmi su questo argomento, avevamo da tempo aoerto questo tema come tu ben dici, e mi piacerebbe molto poterlo “scannerizzare” anche con chi costruisce imamgini o manipola imamgini peesistenti , che si moltiplicano sempre piu’ nei blog

    quale sia la molla che porta alla creazione o alla manipolazione dell’immagine per farla interagire con la parola o con la musica, per renderla essa stessa parola, è un modo di essere “curiosi” di cercare risposte anche al proprio modo di “fare” immagini

    a me personalmente avev acolpito parecchio il discorso che faceva Mario Galzigna sul suo blog perchè lo trovavo e lo trovo tutt’ora molto vicino al mio modo di essere

    @ Antonio sì la musica comunica imamgini al cervello, sempre e io dico che comunica anche colori e profumi, è il tradurre in segno tuto questo che mi incuriosisce ….

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