Immagine del Caravaggio

Oyrad
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Pochi giorni fa mi è finalmente arrivato, per posta, il piccolo catalogo della mostra “Immagine del Caravaggio”: una esposizione didattica itinerante che nel 1974, in concomitanza con le celebrazioni per il IV centenario della nascita di Michelangelo Merisi, fece tappa a Milano, Bergamo e Caravaggio. La mostra esibiva al pubblico proiezioni luminose e riproduzioni di dipinti organizzate secondo un suggestivo allestimento firmato da Roberto Sambonet, Giancarlo Ortelli, Roberto Cavallini e Bruno Monguzzi; proprio a quest’ ultimo si deve anche il progetto grafico del catalogo, a mio parere bellissimo: il volume ha in copertina un particolare de “La morte della Vergine” del Louvre, ed è qualificato da un curioso lettering applicato al titolo, con una evidente separazione fra il termine “Immagine” e il nome “Caravaggio” – quasi a suggerire rispetto verso l’ identità geniale dell’ artista.

Copertina catalogo e foto allestimento

"Immagine del Caravaggio", catalogo e allestimento

Siamo dunque a metà degli anni Settanta, più di trent’ anni fa. Tornando ai nostri giorni, ho appreso grazie al sito di Repubblica che a Torino è in corso una mostra “impossibile” dedicata a Caravaggio, con la quale vengono presentate le riproduzioni di tutti i dipinti attribuiti al Merisi in un’ unica occasione espositiva: un evento irrealizzabile a voler usare le opere autentiche, dal momento che non è neanche pensabile il tentativo di chiedere in prestito i capolavori più importanti – ad esempio, le tele di San Luigi dei Francesi, a Roma, non possono più varcare la soglia della cappella Contarelli: da quanto ne so l’ ultima loro uscita risale al 1951, quando vennero esposte a Milano, nelle sale appena restaurate di Palazzo Reale, in occasione della famosa grande mostra voluta da Longhi (durante la quale il “San Matteo e l’ Angelo” avrebbe addirittura subito dei danni, subito riparati tramite un immediato restauro).

Allestimento mostra "impossibile" su Caravaggio

Caravaggio "impossibile"

Le riproduzioni virtuali proposte nella mostra torinese sono ad alta risoluzione digitale, e proiettate su sottili monitor piatti che dovrebbero riproporre le identiche dimensioni dei dipinti originali. E fin qui va tutto benissimo: non posso far altro che esprimere i miei più sinceri complimenti per questa iniziativa. Eppure, a guardare le fotografie dell’ allestimento, sembra che le stesse immagini digitali del Caravaggio provino un certo disagio per come sono state sistemate: pannelli e schermi montati su striminziti supporti color porpora, ammassati nei corridoi di uno sgargiante foyer teatrale, fra caloriferi e segnaletiche da via d’ uscita. Un ambiente ideale per uno sbrigativo buffet, ma forse troppo ostico per accogliere decentemente una mostra. Molto diversa doveva essere l’ atmosfera che circondava le proiezioni della esposizione del 1974, con il variare dell’ oscurità fra i fasci di luce colorata, e con gli schermi dove gli audiovisivi montati da Livio e Piero Castiglioni lasciavano scorrere le immagini di tutte le opere del Merisi, accompagnate da brani musicali dell’ “Orfeo” di Monteverdi.

2 Commenti

  1. Sempre puntuale e interessante, Oyrad. E condivido le tue critiche anche perché se togli al Caravaggio luci e ombre, credo si perda davvero molto.
    Peccato però: sembra davvero uno spreco di idee e di risorse :-(

  2. Oyrad Oyrad scrive:

    @ Mad, grazie a te, perchè ero indeciso se scrivere un post oppure no su questo argomento: poi il tuo commento e quello di Serena in “Caleidoscopio”-puntata n°3 mi hanno fatto virare definitivamente per il sì :-) A volte gli allestimenti delle mostre sono insopportabili, tanto che io di solito guardo i dipinti più volentieri presso le collezioni “stabili” dei musei (a parte mostruosità come la pinacoteca di Brera, x es.) E’ triste vedere come iniziative interessanti vengano a franare in discutibili sciatterie a causa della sgangheratezza che guida la gestione dei “dettagli finali”. L’ impegno tecnologico che sta alle spalle della mostra torinese viene “sminuito” dalla sua concretizzazione espositiva: comunque questa mostra “virtuale” (non l’ unica e non l’ ultima su Caravaggio, ma certamente una delle più avanzate da un punto di vista tecnologico) potrà riscattarsi, almeno spero, in altre sedi. Mi piaceva mettere in evidenza anche come tentativi molto meno sofisticati di allestimento scenico di sole immagini pittoriche siano già emersi svariati anni fa, come appunto la mostra “Immagine del Caravaggio”, quando la parola “multimedialità” era qualcosa in là da venire… e forse l’ unico riferimento dal quale poter trarre ispirazione poteva essere il cinema, o al massimo la televisione (di allora!)

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