Nel pensare ad un primo post per inaugurare questa rubrica, ho ipotizzato di cominciare da… una conclusione: ovvero, dalle ultime pagine del saggio “Ninfa Moderna” di Georges Didi Huberman. Tralasciando l’ inseguimento della figura di Ninfa tracciato dal filosofo lungo la storia e la contemporaneità, salto subito a pag. 121, dove si trova un particolare dell’ “Apollo dormiente” di Lorenzo Lotto – oggi a Budapest, al Szèpmüveszéti Muzeum. Seguiamo la breve descrizione fornita da Didi Huberman:
“Siamo davanti a questo Apollo sognante come davanti al dio degli straccivendoli. E’ chiaro che siamo sul monte Parnaso [...] accanto alla fonte Ippocrene. In queste condizioni, non è difficile capire l’ origine di quei pezzi di stoffa gettati a terra: sono le vesti delle Muse. Lotto probabilmente ha inventato, con questa immagine, la versione perversa dell’ Apollo musagète – l’ Apollo solare e ben sveglio, circondato da nove Muse di chi guida il coro, tema iconografico molto noto nel Cinquecento – una versione nella quale le Muse sarebbero fuggite abbandonando i panneggi ai piedi del dio dormiente”.
In questa rubrica potremo anche divertirci a fare, come l’ Apollo assonnato di Lotto, gli “straccivendoli”; raccatteremo le vesti che le Muse, come in fuga da quest’ età poco feconda, ci hanno lasciato prima di correre a nascondersi: ovvero le opere d’ arte che, cadute sul piano della riproducibilità tecnica, sono diventate immagini di se stesse.
E chissà che prima o poi, nell’ epoca della proiezione on-line e cybersociale dell’ opera d’ arte riprodotta tecnicamente, per un capriccio della storia o della tecnologia, proprio queste immagini non possano divenire un punto di partenza per poter ritrovare i capolavori nella loro immediata autenticità: per riconoscere in una riproduzione soltanto una semplice veste, e ritrovare nella presenza concreta, fisica e corporea di un’ opera d’ arte, il pudore che la rende autentica.



















caro Dario, tu scrivi “e ritrovare nella presenza concreta, fisica e corporea di un’ opera d’ arte, il pudore che la rende autentica.”
… io aggiungerei oltre al pudore che la rende autentica, la vicinanza stretta alla cosa rappresentata che ne segna l’autenticità. L’essere cioè “phantasma” dell’immagine, il suo spessore fisico e corporeo, il suo essere in qualche modo ente esistente e non rappresentazione di altro.
Anche se non saprei poi come continuare…
(intanto complimenti per questo tuo primo affondo all’insegna di Musa/Medusa))
@ Mad, grazie a te per il tuo commento
E’ un tema, questo del possibile “ritorno” (anche se parziale) all’ autenticità dell’ opera d’ arte attraverso le nuove destinazioni cybersociali (blog, etc…) delle riproduzioni artistiche che meriterebbe un lavoro… “da tesi di laurea”… tante sono le implicazioni, le questioni filosofiche, estetiche e storico-artistiche che coinvolge. Mi sembra, il tuo, un ottimo approfondimento: al proposito dovrei provare a recuperare un saggio che si intitola “La pelle delle immagini” (di Federico Ferrari e Jean Luc Nancy, pubblicato da Bollati-Boringhieri) che avevo visto varie volte in libreria… ma ho sempre dovuto lasciar giù per le solite questioni di… ehm… economia…
Chissà che non possa essere utile… mumble, mumble…
@ Mad: riguardo alla vicinanza stretta, c’è da ricordare anche che esiste una storia “tecnica” – ma non solo – delle riproduzioni artistiche… dalla stampa alla fotografia, fino alle nuove risorse digitali. In quanto veste la riproduzione artistica può variamente aderire al corpo dell’ opera d’ arte, celandola e/o svelandola. Alla presenza più o meno aderente dell’ immagine può più o meno rispondere – “al di là” dell’ immagine stessa – l’ opera d’ arte. E questa possibile risposta può venire definitivamente favorita se la riproduzione artistica è collocata su un piano di riconoscibilità e condivisione (cyber)sociale come può essere quello costituito da una community o dalla blogosfera stessa.
bello davvero Oyard il tuo pezzo!
non prendetemi per pazza, ma l’”incipit” di Oyard e il commento tuo Mad, mi ha richiamato alla mente due righe che leggevo la settimana scorsa proprio su internet a proposito di tutt’altra cosa:
essere “immagine di” …
se non ricordo male nella tradizione greca, il “mistero” dell’immagine viene spesso associato alla pittura di Apelle, il quale toccando con la sua mano la materia, fece apparire la forma stessa di Afrodite…. il discorso sull’immagine non può prescindere dalla incredibile proprietà dell’immagine stessa , che ha la capacità di riprodurre qualcosa o di replicare il reale, pur essendo altro da esso, e di essere nello stesso tempo “assenza o negazione della realtà rappresentata”
interessantissimo “La pelle delle imamgini” un discorso sul nudo che ha molte implicanze :
grazie davvero ad entrambi per gli stimoli a pensare!! che bello”
per continuare il filo dei commenti pensavo a questo libro in particolare
Victor Stoichita, L’effetto Pigmalione. Breve storia dei simulacri da Ovidio a Hitchcock
copio dalla scheda:
La storia dello scultore cipriota che s’innamora della propria opera è la prima grande storia di simulacri della cultura occidentale. Oggi, dopo Nietzsche e Freud, nessuno può più mettere in dubbio che le immagini fabbricate dall’uomo siano ricettacoli di potere, dispositivi del desiderio, e che sia la creazione di immagini sia la loro contemplazione obbedisca a pulsioni molto potenti, tra cui quelle erotiche. Il primo capitolo analizza la peculiarità letteraria del mito di Pigmalione nelle Metamorfosi di Ovidio; il secondo ne segue lo sviluppo iconografico nell’età medievale, dominata dalle credenze sulle virtù animatrici dell’arte e della musica. Chiude il saggio un capitolo sul cinema e sul suo aspetto “stregonesco” di imitazione del reale.
@ Chicca, bellissimi questi frammenti testuali. Dunque tu conosci “La pelle delle immagini”? Mi sembra un saggio carico di molti spunti dai quali si potrebbe partire… per arrivare qui, nel cuore dei problemi di cui si occuperà la nostra rubrica. Teniamolo presente, dunque. Mi piace anche l’ idea del recupero di esempi storici, come quel pezzetto dagli “Schizzi pirroniani”.
@Mad, bravissima! E’ uno dei testi più noti di Stoichita, assieme a “L’ ultimo carnevale” (ne avevo parlato qui, ma devo rimettere le immagini) e a “L’ invenzione del quadro”. Peccato che non sia ancora sui miei scaffali…
anche perchè ad un certo punto non sono più riuscito a trovarlo in giro. Credo che la parte sul cinema debba essere estremamente interessante… e potrà essermi/ci utile!
Ulteriori consigli bibliografici: i libri del Prof. Elio Franzini, in particolare questo e questo
@ 8
un ottimo sondiglio Oyard!!
conosco soltanto “Fenomenologia dell’invisibile. Al di là dell’immagine”, perchè è un discorso che molto mi interessa, l’altro non lo conosco
cliccando sui link per caso ho visto anche
“Vita e morte dell’immagine. Una storia dello sguardo in Occidente” di Régis Debray , che io ho trovato molto interessante , si può essere in accordo o in disaccordo con le sue teorie, ma per me è stata una lettura proficua
@ Chicca, quanto materiale stiamo mettendo insieme! Credo che saranno tutte cose che torneranno nelle prossime discussioni… anche se un po’ più in là… giusto il tempo di leggere e ri-leggere
Quel libro di Debray mi incuriosisce assai…
caro Oy,
complimenti per il post e per la gestione di questa rubrica, a mio avviso una delle più stimolanti di Ibridamenti.
Ho ripreso, qua e là, a scrivere qualche commento, ma il mio tempo è ancora troppo confiscato. Mi riprometto di intervenire qui, dove si parla di temi e di autori a me molto cari: Georges Didi Huberman, ad esempio, che conosco e stimo moltissimo. Sulla sua prospettiva storico-critica vorrei fare qualche osservazione, magari più in là nel tempo. Intanto un caro saluto
Mario
Caro Mario, ti ringrazio sentitamente per il tuo autorevole parere positivo. Già da questi primi post “di avvio”, e grazie anche alla preziosa collaborazione di Chicca, posso ritenermi soddisfatto anche io
Molte idee ho in mente, e le porterò avanti con calma, di post in post, in questa rubrica. Grazie ancora di tutto e per tutto. A presto, Oy
ciao Oyrad, sto scrivendo la mia tesi su questo quadro di Lotto e vorrei chiedere un favore. se ti conviene contattami! Ro
juddik@gmail.com