Saziare l’insaziato

Nina Maroccolo
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Questo nuovo articolo fa parte di un carteggio tra me e il caro amico Andrea Sartori. Avevo soltanto circumnavigato l’iniziale argomento quando, con fare temprato, Andrea è giunto con una delle sue gemme; il lungo, vero saggio epocale: “Quale creatività nella crisi? (Finanza, economia e antropologia nella costellazione contemporanea)”.
Limpida interrogazione da poema filosofico, di cui riporto l’incipit:

“Tra gli anni novanta e l’inizio del duemila, la «creatività» spopolava nelle prassi e nei dibattiti economici. Con diverse variazioni d’accento si riteneva che essa potesse dare un impulso decisivo sia ai profitti, sia alla finanza pubblica. La crisi borsistica, nella misura in cui è preludio di una ancor più grave crisi dell’economia reale, ha messo radicalmente in discussione questo acritico assunto, imponendo a più di un’azienda di rivedere la propria organizzazione interna in funzione del business.
La creatività, mentre tutti invocano regolamentazioni più precise, a partire da quelle preposte all’erogazione dei crediti, è di conseguenza caduta in disgrazia. Tanto più le regole nello scorso decennio erano ritenute soffocanti, quanto più oggi sono ritenute imprescindibili. Non è questo, tuttavia, un atteggiamento altrettanto massimalista di quello precedente? Non occorre forse pensare con maggiore sobrietà ad uno spazio della creatività, che dalla sfera riconosciuta delle istituzioni tragga alimento e stimolo, anziché freno? Ma, così facendo, non bisogna riformulare la creatività in termini di strategia, anziché di tattica a breve termine che aggiri le regole stabilite?”

Ed ecco un dibattito-scontro interiore tra lei e l’altra da sé: due Nine al prezzo di una, coerentemente approdate al fattore economico schizofrenico che le vuole approssimate intorno a un’idea di creatività strategica. Help me! Abbiamo compreso bene?
“Alimento e stimolo” per profitti e profittatori, finanziatori pubblici e privati, banche e business.
Questi creativi al servizio dell’arte finanziaria, con la sua ulteriore crisi in ogni piano dell’esistenza umana, sono realtà raccapriccianti.
La mia strategia, in questo caso, è provocazione pura. In effetti cosa c’entra questo panegirico odisseo con la scrittura, la poesia, le sinergie fra le arti?
Si avverte un bisogno profondissimo di coloro che s’affamano di versi (si contano più di duemila poeti in Italia!, ma sono tutti Poeti?). La poesia diviene “alimento e stimolo”, reazione & relazione dentro la sintesi creativo-sorgiva del nuovo. È il crocevia dei separatismi, l’allontanamento da qualunque forma d’impaludata impotenza, dentro i nostri Tempi & Sistemi coercitivi.
Mercanteggiare la creatività, così come la poesia, significa inabissarsi nell’Ade, decidere un incontro privato – tutto ormai è privatizzazione – con il Tartaro…

Dove crediamo che alberghi la perversione, la pornografia?
Nella contemporaneità.
Da qui, per contrasto e contrappasso, emerge la ricerca insaziabile del sacro, dell’amore, questo affollato viaggio di anime insaziate.
Noi viandanti, viviamo. Siamo vivi se sogniamo di saziare l’insaziato, se ci nutriamo – succhiando mammelle geografiche – Latte, Silenzio e Luce. Viviamo qualora il mappamondo delle Idee non si spenga: pena, una candela nell’oblio.
E se da lontano giungiamo, proseguiremo nel nostro andare.
Come io scrissi già un’altra volta:

“Porto bronzee campane sulla schiena. Balbettano din-don! din-don! din-don! – e intanto il declivio rende incerto il mio vagolare. In questo misero andare incontro un uomo. Come fosse Destino, penso: È il Faust contemporaneo.
L’uomo smuove, importuna il batacchio… Dio, come sono pesanti le campane dell’espiazione!
Piange, non ce la fa. Vuole un greve, bronzeo suono per deporre inferno e rovine.
Ma non c’è Dio che tenga: Faust s’immerge in acque lacrimose. Non deporrà né tenacia, né rovine.
Lo lascio stare, ché non so consolare. Uomo bianco di biacca, sei un blues tristano.
Eppure sviene! All’ultimo rintocco della sera, il nostro povero Faust indossa una nuvola di piaghe.” ¹

E allora… tumulto, combattività, resistenza, sturm und drang quotidiani sommuoveranno i nostri cavalli marini; li vedremo retrocedere di pacatezza qualora la nostra comune speranza non s’inanelli tra fluttuanti giochi perversi (quelli del potere). Il mare si farà calmo nell’incontro tra una goccia e l’altra. Goccia a goccia: distillata acquamarina, purissima, come la vera poesia. Quella immune da mercanzie editoriali, potentati e politica. Crisi economiche, neodepressioni, sniffi di coca.
Se ogni uomo rischia il Faust contemporaneo, il poeta – che sia affermato o no – trova ragione nella visibilità, nel tiro di coca appunto, a scapito del talento o della finalità magistra: l’opera.

“Anche quelli detti i poeti sono dunque dell’altro: dei poveri vermi senza luce” (Guido Ceronetti, Cara incertezza).
I vermi: creature decisamente non rispondenti a un ideale sublime di bellezza, e perché la natura del poeta è non meno legata alla percezione dell’oscurità che della luce.
“Il fine essenziale per un vero artista non è di fare esperienze col suo tafanesco io, ma di dare la gioia esprimendo la pena di tutti” (id.)
Non è affatto semplice. Le nostre esistenze vivono il barometro della decadenza, umanamente infragilite da questo mondo sghembo e malaccorto. Dobbiamo guarirne: così possiamo. Possiamo tentare di intrecciare altre guarigioni.
I veri insaziati si trovano ingabbiati altrove. Non si trovano nelle copertine stile “Vogue” delle più eleganti riviste di poesia… Quella è la gabbia degli stilismi, o stilemi, andati in putrefazione, come le centinaia di libri, quasi sempre inutili, pubblicati ogni anno.
Ma chi riesce a scrivere una poesia come questa, è Colui che va saziato.

“Da questa giusta parte del torto”

È un incedere
balbuziente.
Un camminare
monco.
Un passo
mutilato.
Comunque sempre troppo corto.
Eppure
sono sempre qui
a trascinarmi il tempo.

Da questa giusta parte del torto.

Ruggero Botto

Botto, già detenuto nella Casa Circondariale di Rebibbia, a Roma, è uscito dal carcere nell’anno 2007 per aver concluso la sua pena.
Aggiungo: la pena di tutti.

Nina Maroccolo

1. verso tratto dal madrigale Molti bambini spersi fra i detriti“, di Cristina Sparagana.

47 Commenti

  1. Cara Nina, è un post il tuo che, dopo aver letto con estremo interesse, vorrei far sedimentare. Perciò commenterò in modo articolato con calma. Intanto mentalmente mi segno dei percorsi:

    1) creatività vs finanza; creatività vs regole; creatività vs strategia
    2) creatività come poesia; ricerca insaziabile del sacro, dell’amore, questo affollato viaggio di anime insaziate.
    3) poesia: ombra/luce
    4) poesia: esperire l’io-mondo

    intanto grazie, Nina.

  2. quando penso alla creatività, penso al Rinascimento, all’età precedente la “censura del fantastico” operata poi dalla Riforma e dalla Controriforma. Censura nella quale tuttora viviamo perchè è solo a partire da una palude grigia all’intenro della quale si nega valore alla “phantasìa”, che si può legare l’immaginazione al mercato, e che si può rendere “merce” la creatività. La “finanza creativa” è un ossimoro che testimonia il basso livello di creatività cui siamo ridotti e l’alto livello censorio con cui ci autopensiamo.

    Pensare la “phantasìa” come facoltà cardine dell’anima è eretico, ancora oggi, come già ai tempi di Giordano Bruno che scriveva:
    “Altro punto di non ritorno del paradigma bruniano è il fatto che all’uomo non è concesso il raggiungimento di verità trascendenti l’orizzonte umano: il divino, per Bruno, resta inaccessibile alla conoscenza umana; lo spazio abitato dall’uomo è quello della medietà tra Dio e Natura, che è lo spazio dell’ombra, del riflesso, della disseminazione, dell’artificio.
    Per Bruno ciò che si conosce non è la cosa veramente, ma il suo segno, la sua immagine:

    “l’intelletto nostro non vede se stesso in se stesso e le cose stesse tutte in se stesse, ma in una qualche forma esteriore, simulacro, immagine, figura, segno. Questo è ciò che Aristotele riferisce essere stato espresso in primis dagli antichi e che è stato compreso solo da pochi degli scrittori moderni: “l’intendere nostro (cioè le operazioni del nostro intelletto) o è fantasia oppure non è senza la fantasia”, e di nuovo: “non intendiamo se non osservando fantasmi” (De imaginum compositione)

    Il filosofo come il pittore o il poeta, pensa per immagini: e la phantasìa è intesa, in Bruno, come attività creatrice.

    “I filosofi sono in un certo modo pittori e poeti; e non è filosofo se non colui che immagina e dipinge (fingit et pingit)”.

    La sovversione vera è legare il pensiero alla phantasìa, valorizzare il “pensare per immagini”, la capacità umana di creare mondi che non-esistono, di pensare l’impensato.

    In questo processo creativo, non c’è una fine, c’è una perenne rincorsa verso una verità irraggiungibile, che appassionatamente si continua a inseguire…

  3. Andrea Sartori scrive:

    La creatività oggetto del saggio che Nina ha gentilmente menzionato, è qualche cosa di circoscritto e di generale al tempo stesso. Nell’eccezione più delimitata, ho inteso parlare della creatività all’opera nei contesti produttivi, finanziari e non. Si tratta della creatività incapsulata nei dipartimenti delle più diverse aziende: tecnologiche, pubblicitarie e così via. Da questo punto di vista, la finanza creativa ha difettato di visione strategica, perché ha impiegato a scopi puramente speculativi i capitali che aveva a disposizione, subordinando l’ingegno all’avidità. Dall’interno della sfera dell’economico, il termine «strategia» è ciò che consente l’utilizzo del capitale in vista di obiettivi concreti. Lo scopo concreto può essere, ad esempio, l’investimento su di uno stabilimento per la produzione di automobili, che generi posti di lavoro ed innesti una dinamica virtuosa di sviluppo. Ma può essere anche l’investimento sulla ricerca universitaria, o il finanziamento di un centro di ricerca audio-visiva, che porti degli utili al promotore, o allo sponsor, se non altro in termini di immagine. In un contesto produttivo fortemente terziarizzato, cognitivo, postindustriale e postfordista, le imprese puntano proprio sullo sfruttamento delle qualità immateriali che la creatività – nella sua accezione più generale, antropologica – origina: immaginazione, capacità relazionali, fantasia, la stessa affettività. Il «biocapitalismo» di cui parla Vanni Codeluppi in un agile libretto uscito quest’anno da Boringhieri, è in fondo un ulteriore cascame di ciò che Michel Foucault chiamava «biopolitica». L’assunto bruniano per cui l’intelletto conosce solamente simulacri ed immagini delle cose, è ormai incorporato da questo capitalismo, ed è anzi la leva principale del marketing. La fantasia è dunque imbrigliata nelle regole del mercato, e può al massimo ambire a divenire produttiva in una strategia di ampio respiro, che comunque porti con sé il marchio d’appartenenza alla sfera economica? Io credo di no. Sono convinto che cogliendone il significato antropologico, se ne possano preservare gli aspetti gratuiti, oblativi, autentici. Non a caso ho fatto leggere le mie considerazioni innanzitutto agli amici poeti, nella speranza che da lì s’avviasse, anche per attrito e frizione, una libera riflessione.

    D’altra parte, l’umanesimo di un Leon Battista Alberti era molto più consapevole, e tragico, di certo umanesimo “da cartolina” sbandierato da quei banchieri odierni che, attribuendosi il titolo di “rinascimentali”, si puliscono la coscienza (o se la fanno pulire da giornalisti compiacenti).

    Il tragico, oggi, per intenderci, è che per trovare un lavoro come ghost writer di Simona Ventura, debbo esibire una laurea in filosofia.

    P.S.: non ho niente a che fare con Simona Ventura, è solo un esempio suggeritomi da un’intervista ad Aldo9, apparsa qualche tempo fa sul Corriere della sera.

  4. @ Andrea
    ma è possibile leggere questo tuo saggio? Lo hai pubblicato on-line?

    E’ molto interessante questo tuo passaggio “L’assunto bruniano per cui l’intelletto conosce solamente simulacri ed immagini delle cose, è ormai incorporato da questo capitalismo, ed è anzi la leva principale del marketing.”

    E soprattutto il tuo mettere in dubbio la capacità del capitalismo di imbrigliare la phantasìa.

    Il presupposto del marketing in base al quale un uso oculato e artificialmente “diretto” dei “poteri delle immagini”, fa vendere un prodotto, suscitando reazioni emotive e legami con il cliente, presuppone indubbiamente la stessa capacità del “mago” del De vinculis di Giordano Bruno.

    Una riflessione perciò attenta sui vincoli psicologici ed emotivi che l’immaginazione (e non certo le immagini) comporta.
    L’età umanistico rinascimentale ha elaborato in tal senso riflessioni sofisticate ancora oggi valide.

    L’incantamento, la fascinazione, la seduttività sono tutti temi centrali.

    Ma altrettanto centrale già all’epoca – se si leggono con attenzione i testi – è il fare un uso nobile dell’immaginazione, come via (una delle possibili vie) di accesso alla verità: una verità mai raggiungibile, peraltro.

    E’ un percorso difficile, in cui l’immaginazione è potente strumento di autoriflessione e di superamento di una dimensione umana: diviene un tendere verso, un andare oltre.

    Direi che siamo nell’ambito di una filosofia della conoscenza alta, elevata, profondamente segnata da un paradigma in cui la mente umana non solo passivamente riceve immagini, ma a sua volta ne crea, sempre di nuove e in modi diversi.

    Per cui il filosofo, il poeta e il pittore dialogano incessantemente con l’oltre, con il non-visibile, con il virtuale.

    E’ proprio perché ha immaginato ciò che non si vede (a differenza di Aristotele) che Giordano Bruno, seguendo Copernico e innovando quanto già detto dai teologi e dai mistici prima di lui, ha fatto il salto da un universo chiuso ad un universo infinito.

    Lo stesso salto che è in grado di fare il poeta e il pittore: chi invece vuole convincermi a comperare qualcosa, mi riporta sempre ad una dimensione di finitudine, di “visibile”, di “tangibile” che per carità, può sedurre, può affascinare, può incantare, ma che mi tarpa le ali, mi appiattisce ad una dimensione base, in cui io sono considerato solo ricettacolo passivo di “immagini” predisposte da altri e non sono a mia volta, creatore attivo di nuove immagini…

  5. Andrea Sartori scrive:

    Maddalena, te lo invio, se pensi sia utile. Siccome è lunghetto, e sempre se lo ritieni interessante per il blog, se ne potrebbero estrapolare dei passi, da proporre per una discussione più ampia. Per quanto riguarda la pubblicazione, sto raccogliendo pareri e impressioni; non è ancora pubblicato da nessuna parte, aspetterei un po’.

    Anche io credo, per dirla con un’espressione di Mario Ruggenini, che ci sia una “riserva d’improducibile”, e che la creatvità antropologica, e a maggior ragione quella che si riversa sulle aziende, sia condizionata da un limite, da una linea che trattiene l’individuo nella sua finitezza, ma che anche ne dischiude delle prospettive verso un “oltre”. Io non assimilerei però questo oltre, questa infinità, se vogliamo, al virtuale telematico. Proprio perchè ritengo che in quest’ultimo
    ormai siano all’opera delle strategie di indirizzo, di marketing, di produzione, molto smaliziate. Certo, il virtuale può aiutare a produrre delle individualità, non solo dei prodotti di scambio, come gli stessi blogger, ma non ne enfatizzerei il ruolo.

    Magari mi sbaglio.

  6. @ Andrea
    lo leggo volentieri :-)
    staff@ibridamenti.com
    e certo estrapoliamo e proponiamo in rete…

    [sì, quoto Ruggenini ;-)]

    In parte hai ragione su questo punto:
    “Proprio perchè ritengo che in quest’ultimo (nel virtuale)
    ormai siano all’opera delle strategie di indirizzo, di marketing, di produzione, molto smaliziate”

    Ma non del tutto: perché c’è gente molto più smaliziata e attrezzata che dall’interno del web, resiste alle operazioni di marketing nel web. Forse è solo un’élite per carità, ma se giri un pò per i social (Friend Feed, Facebook, Twitter) e leggi certi “passa parola” contro-informativi i furbi non hanno vita lunga ;-)

    Aspetto il tuo saggio..

  7. Andrea Sartori scrive:

    Ciao Maddalena, se controlli l’indirizzo di posta segnalato sul profilo di facebook, dovresti trovare il testo in allegato. L’avevo spedito ieri sera. Se non lo trovi, te lo spedisco più tardi all’indirizzo che mi segnali ora.

    Con il web, soprattutto dal punto di vista pratico, sono una frana. Mi fido ciecamente di quello che mi dici riguardo alla contro-informazione.

    Temo che Ruggenini non sia molto entusiasta d’essere quotato qui, anche se il suo articolo mi ha ispirato parecchio! Faccina.

  8. @ Andrea,
    Recuperato :-)
    E’ un indirizzo che uso poco, anche su Facebook ora l’ho cambiato.

  9. sì è complesso il tuo saggio, Andrea. E ora capisco meglio la tua posizione. Mi piace la parte in cui cerchi di proporre un nuovo modello di creatività, anche se forse il punto è proprio questo:

    cosa intendiamo per creatività?

    So che la questione è complessa, e le premesse sono molte, ma è anche quello di cui si dibatte spesso qui in rete.

    Questo è secondo me il tuo passaggio da approfondire:

    “L’idea che esista un genio creativo svincolato da un determinato contesto, che possa produrre dei capolavori in solitudine, o che possa arricchirsi individualmente all’infinito, o che ancora possa comprendersi come «innovatore assoluto», è tanto ingenua quanto mendace, nonché debitrice, come scrive ancora Ruggenini, della propria remota origine nella metafisica creazionista cristiana, la cui eco giunse alle «prime generazioni romantiche sullo sfondo della metafisica kantiana della libertà», per toccare il tempo attuale nella forma di certo efficientismo tecnologico presuntuosamente ottimista”

    Proprio così, ri-quoto Ruggenini.

    Detto questo. Il contesto è fondamentale. Possono darsi “luoghi” che facilitano le interazioni, che mettono in rete le competenze, che producono pratiche collaborative tali per cui ci sia un’appropriazione consapevole degli strumenti che si stanno usando. “Luoghi” in cui la meta-riflessione, il meta-discorso sia pratica condivisa e facilitata, in cui le “regole” siano incessantemente negoziate e in cui siano possibili percorsi di conoscenza, di cogenerazioni delle conoscenze.

    Secondo me, questi “luoghi” possono essere anche “virtuali”: con molti “se” e molti “ma”, con molti “a condizione che”… ma ci sono. Sono luoghi in cui non si produce ricchezza materiale. In cui prevale la logica dello scambio e del dono. Sono luoghi, se vuoi, di resistenza rispetto ai soggetti “costituiti” dalla tecnica e dall’ottimismo ideologico connesso alla tecnica…

  10. Andrea Sartori scrive:

    In questi giorni, e per un bel po’ di tempo, temo, si parlerà di crisi, di finanza ladra, di recessione… . io ho provato a dire qualche cosa di intelligibile, in merito, utilizzando le mie categorie, la mia curiosità, le mie letture. ho fatto, in tutta sincerità, un tentativo di ibridazione tra economia e filosofia, testi di antropologia e articoli letti su Newsweek o Times. tra l’altro, proprio in questo periodo, mi trovo ad un bivio: manager o scrittore? creativo di cosa? non sto mica bene. cerco di raccapezzarmi, e scrivere per me ha questo significato.

  11. forse Andrea, divergere un pò, non fa male ;-)
    se hai tempo per diversioni, leggi questo articolo su Ibridamenti uno, è relativo al reapporto tra creatività/marketing/tecnologia etc.
    http://ibridamenti.splinder.com/post/18432615/ammazzare+la+gente+non+%C3%A8+un%27
    è uno dei casi che ha sollevato di recente un gran polverone in rete.
    E’ esemplificativo, forse appunto non proprio in tema, ma se segui le tracce dei link, vedi anche come la “rete” possa articolare dei discorsi…

  12. Andrea Sartori scrive:

    Forse proprio quando diventano possibili delle cose che prima richiedevano più tempo, come comunicare in rete, occorre muovere uno speculare passo indietro a dei “fondamentali”, etici innanzitutto, che a fronte di tanta novità rischiano d’essere trascurati. Le relazioni di prossimità sono insostituibili. In una battuta: la tecnica amplia le possibilità della psiche, ma è quest’ultima a dare la misura, l’impegno, la serietà, il vincolo. Altrimenti si vaneggia, anche di creatività. Mi viene in mente un infelice commento di Karl Heinz Stockhausen all’indomani dell’11 settembre. Definì quell’attacco, ad una radio berlinese, un capolavoro di direzione d’orchestra. Poi si pentì e chiese scusa. Succede anche questo, soprattutto quando si viene accecati dalla propria arte, oppure quando, volendo registrare il cinismo che è nei fatti, nelle azioni di molti, si abbandona il senso critico, e si diviene cinici.

  13. Nina Maroccolo nina maroccolo scrive:

    Assolutamente affascinante questo primo dialogo aperto, sia per il tuo contributo, Maddalena, sia per quello altrettanto fondamentale di Andrea.

    @ ANDREA, vorrei intervenire sul disagio che stai vivendo: il bivio: manager o scrittore? Mi preme molto questo argomento che ci riporta dritti sul tema della scrittura.

    Innanzitutto, perché ti poni queste domande così fuorvianti?
    Sei manager? Ok, fai il manager, con quel senso di eticità che t’appartiene.
    La scrittura? Lasciala fuori dall’ambito lavorativo: l’urgenza creativa deve emergere altrove, è la tua – profonda; comprende racconti, poesie, pensieri, prosa lirica. Discerni, per favore, i due aspetti.
    Non contaminarli. Hai la facoltà per farlo.
    La mia esperienza, Andrea.
    Un conto, per me, è scrivere una formichina di saggio come quello per Ibridamenti (chi sono io, una saggista vera?! ma no…), divenuto complesso perché poi dovevo portarlo alla poesia, e infine elevare – cosa a cui tengo – gli “insaziati” della società: gli emarginati, coloro che vivono disagi particolari, coloro da “saziare”.
    Ho concluso, infatti, con una poesia di un carcerato, fortissima a livello contenutistico. Poi, c’è la mia passione per i temi civili ed umani, seppur non vada per il sottile quando aspetti della realtà diventano accensioni ipocrite, false; e tra queste il regno letterario, nonché poetico.

    Detto questo, l’operato che mi vede scrittrice vuole distaccarsi da altro. Comprendimi: non dai temi a me cari, ma dall’approccio saggio, critica letteraria (non sono un critico, mi avvalgo solo della mia esperienza, e Maddalena lo sa), da quei strumenti tecnici che non possiedo secondo i canoni accademici. Noterai, comunque, quanto l’anima della Nina poetica e letteraria venga fuori lo stesso.

    Tu, DEVI STARE BENE, ok?
    Basta tenere viva la demarcazione, il confine: scrivere per lavoro, fare il manager. Dall’altra parte il TUO SPAZIO INTERIORE ASSOLUTO, che nessuno avrà mai il potere di toglierti: Andrea e la sua INTIMA ricerca letteraria. Senza che nulla ti contamini.
    Per attuarlo devi essere molto presente a te stesso, cercare dentro la “centralità” del tuo essere.
    I racconti che mi mandasti avevano il difetto di una ratio dominante, un po’ di editing da effettuare; ma la sostanza c’era, Andrea! Ti devi solo lasciare andare… Scrivere di pancia, fare tuo il dono di seguire quello che il ventre ti suggerisce; la nostra parte profonda, quella che chiamo universalmente il profondo irrisolto.
    Pesca da lì, senza pensare ad Adorno, alle tecniche finanziarie, Heidegger e i saggi.
    Per la propria scrittura, o qualunque arte, bisogna ritrovarsi nudi, guardarsi allo specchio: scoprire che quella nudità è scomoda, vergognosa, intollerabile alla vista dell’occhio e anche del cuore. Capire l’incapacità di interrogarsi su questa magnifica, eloquente struttura d’ossa e di carne: è solo un involucro!

    Intanto accettiamo l’involucro, poi guardiamo cosa contiene.

    In sintesi, la letteratura è SCOMODA. Deve muovere, lasciarti senza respiro, portare fuori l’inconscio che ne ha cose da dire…
    Sono con te, amico mio. Nina

  14. Alivento scrive:

    un articolo davvero ispirato. lo leggerò anche meglio di questo scorrere superficiale a percepire. poi leggerò anche i commenti. intanto complimenti.

  15. Nina Maroccolo nina maroccolo scrive:

    Alivento cara, ti ringrazio. Spero di averti qui spesso, anche nel tentativo di condividere tematiche, scrittura, poesia, arte -insieme. Sarebbe un vero piacere. Ogni Bene, Nina

  16. Nina Maroccolo nina maroccolo scrive:

    quadro

  17. Alivento scrive:

    E’ già un piacere per me, Nina, ti leggo e leggerò.
    Sei molto cara a riportare qui l’immagine che mi ha dedicato Roberto Matarazzo ispirandosi ai miei versi. Riguardo a ciò che è o non è poesia o meglio a criteri di una possibile selezione di poesia (o meglio di ciò che lo è e che perciò merita diffusione) riporto questo post http://golfedombre.blogspot.com/2006/10/provocazione.html che lessi tempo addietro in argomento. Me l’ha fatto tornare in mente il grassetto di questo articolo. Nel merito non ho nulla da dire. Non ho nulla da opporre, nè da vantare. R
    ipeto i complimenti per l’articolo (interessanti anche i commenti), specie per quell’esigenza di saziare l’insaziato. E sono in molti questi insaziati ormai e certo non possono pensare di deificare la poesia (nè la critica poetica, nè la letteratura, nè il sacro fuoco che li spinge ad interessarsi e scriverne), ma, se la poesia è anche ricerca di sè. E’ una strada questa. Da percorrere. Fin dove si può, fin dove si vuole. Purchè sia finchè sia, se possibile, salvezza.

  18. Nina Maroccolo nina maroccolo scrive:

    Alivento, ti chiamerò Sorella. Sorella-Percorso, Sorella-Libertà, Sorella-Insaziata&Saziata, Sorella-Ricerca, Sorella-Condivisione, Sorella-Poesia. La sorellanza: ideale d’incontro alla riscoperta del femminile che si cura col femminile. In noi appartiene la sostanza matrilineare. Andrò a leggere il commento sul blog da te segnalato. Ancora non l’ho fatto. Tutto è insegnamento. S’impara col criterio del viaggiatore, essendo pellegrini di noi stessi, esplorando la natura umana – quella vera – che porta in sé il germoglio di ogni Rinascenza. Quella piccola stella divina a farci sentire parte del Tutto.

    SOTTO UNA COLTRE PROSAICA
    NELL’ANTRO NOTTURNO – LUMI

  19. Andrea Sartori scrive:

    Alivento, lieto di fare la tua conoscenza. E complimenti a Nina per la bella immagine!

    andrea.

  20. Nina Maroccolo Nina Maroccolo scrive:

    Caro Andrea, il merito è di un artista molto sensibile che ho avuto il piacere di conoscere attraverso Alivento: Roberto Matarazzo. Roberto ha realizzato questo acquarello ispirandosi ad una poesia di Alivento. E’la dimostrazione, per me, di come le arti riescano ad incontrarsi quando il movimento della creatività si sposta da un luogo ad un altro. Le affinità, la fusione, l’intimismo solitario del letterato – condizione necessaria, che può portare, talvolta, a propaggini dissociative rispetto la realtà; soprattutto in narrativa, quando la folla dei personaggi superano, dispiegandosi, l’Io medesimo dello scrittore -, sposano l’immaginario e l’entità “anima” del pittore, il cui tremore vibratile-percettivo perpetua i versi in colori, tratto, forma, segni. Sappiamo anche che colore, tratto, forma e segno sono sostanza del fare poetico. Sovente, mi domando: qual è la differenza? L’immagine ha un’immediatezza che il testo, per sua natura intrinseca, non può avere. Possiedono frammenti gnoseologici diversi, benché il frutto dell’albero nasca su molteplici ramificazioni: ma i rami sono apparentati ad un unico fusto, il quale appartiene alla gravità terragna. Assistiamo, dunque, a un processo di trasmutazione dell’Idea.
    Afferma Pier Paolo Pasolini: “Per scrivere poesia bisogna aver vissuto lunghissimi tempi di silenzio e di solitudine” (“Passione e ideologia, Einaudi 1985). Anche il lavoro del pittore ha bisogno di nutrirsi di silenzio, ma il suo gesto fruttifica nell’istante in cui il pennello aggredisce la tela: è immediata l’azione, si sazia di ampi spazi, pigmentazioni pure, una sorta d’affanno inaudito non trattenuto dalla mediazione meditabonda, sotterranea e claustrale di chi usa la parola. Entrambi, alla fine del processo creativo, riveleranno strapiombi, gioia, incarnazione dolente di una Luce soffusa, splendente; oppure granitica, nordica, che avrà pesato come la deriva di un respiro di corda. E loro – accasciati tremuli pesci.

    Nina

  21. Alivento scrive:

    Nina, Andrea, felice incontro il mio con voi. Sì Roberto, è infaticabile artista creatore di fogli colorati ispirati da testi, da poesia, da figure, specie femminili, conosciute, apprezzate, ammirate in rete e fuori. Anche diotima (loredana di biase), mi ha dedicato un’immagine sua creazione. Non posso esimermi dal citarla e linkarla http://diotima47.blog.tiscali.it//dedicato_ad_Alivento_1914572.shtml
    le farei torto, giacchè anche il suo è un bel lavoro con segni, colori e forme. Condivido l’idea di una prossimità tra immagine e parola, tra immagine e poesia in particolare. Anche il pensiero di un procedere per accesso alla tela (del pittore) e per porre mano alla tastiera (del poeta) che trasfonde, trasforma, trasfigura. Perfetta la citazione di Pasolini. Ricambio il tuoi versi,Nina, con altri miei che mi sembrano in tema. Non senza avvertire un senso di pudore nel citare le mie povere cose.
    “Per asprezza e gelo/per asprezza e gelo/si varcano le porte della luce”
    .

  22. Ruggero BOTTO scrive:

    Innanzitutto ti ringrazio per aver citato me e la mia poesia nel tuo articolo.
    Ad onor del vero sono uscito dal carcere nel luglio del 2005 e NON nel 2007, da allora ho lavorato come precario con varie Cooperative ed ho vinto il primo premio del concorso di poesie “Amici del Tevere” a febbraio di quest’anno.
    Sono alla continua ricerca di un lavoro degno di questo nome ma il marchio della galera, del mio passato spinoso, non mi agevola affatto, tutt’altro. Da quando sono uscito dal “ventre della bestia” ho deciso di non commettere più azioni extra-legali ma REINSERIMENTO rimane soltanto una bella parola a cui non fanno seguito i fatti, un aiuto che dovrebbe dare chi è preposto in questo ma che invece pensa soltanto alla carriera e lascia nell’oblio chi ha avuto la sventura di entrare nell’inferno dei dannati della terra.
    Cordialmente, sperando di ricevere un cortese cenno di riscontro.
    Ruggero BOTTO (Via Valsassina, 22 – 00141 ROMA – rec.tel. 3483953263)

    Roma, 2 novembre 2008

  23. Nina Maroccolo nina maroccolo scrive:

    Caro Ruggero, trovarti qui è un piacere immenso. Mi scuso per aver riportato erroneamente la data di scarcerazione; provvederò con l’immediata correzione.
    La tua lacera testimonianza, che ancora riverbera le stretture di fiato della graticola, dell’inferriata, “dell’immondo avanzo di galera”, è molto significativa. L’intera architettura dell’articolo voleva orbitare intorno all’espressione calligrafica della poesia quale modalità intima, autoclemente, di chi ha vissuto e vive
    l’inferno dei dannati della terra; per porre – in chiusura – la meditazione corrosiva sulla pena senza condono che dovremmo forse scontare coralmente.

    Quest’anno, caro Ruggero, per la prima volta ho svolto incontri con gli ospiti di Rebibbia. E debbo dire che il sostegno morale e psicologico, oltreché umano, è stato il passaggio obbligato per farli avvicinare lentamente alla scrittura, al disegno, e poi al canto. Sì, il canto. Alcuni amavano cantautori come De Andrè, Venditti, Vasco Rossi; i testi di alcune canzoni li abbiamo prima commentati, poi cantati. Dunque, ancora una volta, la parola scritta portata, però, alla musica-canto. Esperienza bellissima.
    Il problema del reinserimento è un aspetto complesso, delicato, comunque veicolato dal tatuaggio indelebile di un Caino solo parzialmente riconosciuto nel perdono, e nella completa accettazione in ambito sociale. Comprendo la tua rabbia. Comprendo l’espiazione infinita. Condanno fortemente tutti quei meschini che fuori vivono un’esistenza corrotta, eticamente miseranda, dirigenti, amministratori e politicanti: troppi grilli parlanti che s’avvicendano ad incrementare violenza, abusi di potere, affiliazioni a delinquere. Ma sono liberi. Essi conducono giochi, giochetti purulenti a base di scambi, favori e denaro. Ma sono liberi.

    Anche tu lo sei, pur avendo scontato il tuo errore. Quindi la giustizia si professa diseguale per tutti, così come non recita la Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”; “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

    Un saluto caro, e che Dio ci aiuti! Nina.

  24. Ruggero BOTTO scrive:

    Cara Nina,
    ho letto con piacere la tua risposta al mio messaggio e mi trovi d’accordo in tutto e per tutto ( e non per piaggeria, x carità!). Mi fa piacere sapere che hai “lavorato” con i detenuti ma, e sembra assurdo, si hanno più possibilità di incontrare persone valide, partecipare a corsi, dibattiti, seminari e quant’altro, quando si è reclusi. Ma aperta la gabbia ti ritrovi da solo ad affrontare una jungla dove l’indifferenza di gente che va sempre di corsa ti stritola e ti rende un “invisibile” che vaga cercando disperatamente qualcuno/qualcosa per ricominciare a vivere.
    Personalmente non ho alcuna stima di questa ipocrita società dove, i ricchi diventano sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri e dove in galerta ci finiscono sempre e solo i meno garantiti i tanti “senza nome” che affollano le carceri divenute discariche sociali. Eppure cocciutamente non mi arrendo e lotto e combatto e m’incazzo ogni giorno per come stanno andando le cose, specialmente ora che mi sembra di vivere in un Paese sudamericano a dittatura militare, difatti l’Esercito sta facendo ordine pubblico…Eppure, sarò un folle utopista, sento in lontananza il rumore di un vento rinnovatore e credo ancora che un altro mondo sia possibile. Nel frattempo sopravvivo, sempre e comunque a testa alta e con tanta sana rabbia. Mi dici x favore cosa devo fare x iscrivermi al Vs. sito? E’ stato un vero piacere “incontrarti”. Sempre avanti, senza guardare indietro.
    Un caro saluto. Ruggero Botto

  25. ciao Ruggero, benvenuto su Ibridamenti. Iscriversi è facile, è sufficiente che tu clicchi su “registrati”, qui sulla colonna di destra, della home page. Ti verrà chiesto di inserire nome e cognome (se vuoi puoi usare un nick, come preferisci) e una password.
    Ricordateli: per riaccedere, cliccando su “collegati” ti potrebbero essere richiesti nuovamente.

    Una volta registrato, ti arriverà una mail nella quale c’è una url, un indirizzo, cliccaci sopra o copia-incollalo nella barra di indirizzi e premi “invio”. Questo validerà la tua iscrizione (se non ci riesci, lo facciamo noi).

    Sul menu, in alto della home, trovi “Istruzioni per gli utenti”… ecco lì c’è scritto tutto il resto.

    buona ibridazione :-)

  26. Nina Maroccolo nina maroccolo scrive:

    Benvenuto Ruggero!!! Aspettiamo le tue preziose testimonianze, le tue esperienze, i tuoi scritti. Forza!

  27. Nina Maroccolo nina maroccolo scrive:

    Per Ruggero.

    PS: GUARDARSI INDIETRO E’ IL PRINCIPIO DEL RIMPIANTO
    Nina per te :-)

  28. Ruggero BOTTO scrive:

    Ho tentato di iscrivermi ma non so se sono riuscito nell’intento, anche perchè il pc è andato in tilt un paio di volte quando stavo tentando l’iscrizione. Mattici anche che sono una zappa in informatica e riesco a malapena ad aprire i siti e a screivere qualcosa. Spero, ripeto, di essere riuscito ad iscrivermi, mi puoi dare conferma x favore? Sarò ben felice di poterti/vi inviare qualcosa di mio, sempre senza alcuna velleità se non quella di tentare di esternare i miei stati d’animo, di raccontare la “pena” e la soffferenza ma anche la voglia di riscossa e di vivere, nonostante tutto, in questa società di merda dove, non tutti x fortuna, prediligono l’avere sull’essere. E dove imperano valori di facciata, griffe, auto di gran marca, ostentazione di posticcia ricchezza. Ma la vera ricchezza è quella che alberga dentro di noi e ci rende un pò meno egocentrici e ci fa tendere una mano verso l’altro, l’altro che spesso è meno fortunato di noi. Ed è a tutti gli sfortunati della terra che i miei scritti appartengono e sono dedicati, a tutti quelli che non hanno un ruolo sociale e sono relegati ai margini, esclusi, evitati, spesso rinchiusi, perchè la loro presenza critica testimonia lo sfacelo che i potenti della terra hanno creato e difendono a tutti i costi, costi quel che costi. I miei scritti sono dedicati ai 1.047 morti sul lavoro nel 2007 ed ai 1.047.458 infortunati, andare al lavoro come se si andasse in guerra, tra l’indiffrenza generale. E mi sento vivo perchè queste cose ancora mi indignano, mi sento vivo perchè ho ancora la forza di non allinearmi, non assoggettarmi al loro meschino gioco, anche a costo di rimanere “L’ULTIMO DEI MOICANI” ,MA SE UNO NASCE QUADRATO,NON POTRA’MAI MORIRE TONDO! Aspetto che mi fai cortesemente sapere qualcosa in merito alla mia iscrizione e perdona la mia ignoranza telematica. Un saluto, vero, schietto, sincero. Rug.

  29. Ruggero, riprovaci ;-)
    clicca su registrati, inserisci nome-cognome,password (inventata da te) e i dati richiesti…

  30. demetrio scrive:

    [avevo lasciato un commento ieri sera, ma è sparito spero di non aver scritto niente fuorti di niquiette].

    la cosa che mi colpisce è l’ispirazione.
    io ad esempio non riesco a pensarmi come una persona ispirata. Eppure scrivo, eppure un po’ ci campo con la scrittura.
    Sulla creatività anche. Io lavoro come ufficio stampa e l’uso della ceratività che faccio è sostanzialmente, quello di *creare* una notizia, partendo da un’opinione. Io lavoro per una organizzazione sindacale, quindi il mio lavoro è proprio fare in modo che una nostra “opinione”, che è per sua natura articolata, complessa e difficilmente riassumibile in una riga, diventi per i giornalisti ghiotta, un fatto.

    cosa c’entra questo con il bell’articolo di Nina?
    C’entra perché nina è secondo me in bene, e che dio la conservi così, un esempio di scrittora fuori dal tempo e anacronistica.
    E’ una idea la sua di ispirazione e creatività che va al midollo della vita, che fa della vita midollo.

    questo commento è per dire l’invidia che io provo verso Nina, che è così viva.

    saluti.
    d.

  31. Nina Maroccolo nina maroccolo scrive:

    Posso solo ringraziarti, Demetrio: estrema gratitudine per le tue belle parole. La verità è che sono davvero anacronistica, utopica, moderna telescrivente – e connubio midollare tra vita e arte.
    Ma nessuna invidia, ti prego. Ci sono stagioni in cui mi perdo foglia, rinsecchita di Melancholia depressiva, ed è molto duro tornare verde tra le pagine di Foglie d’erba. Un abbraccio, Nina.

  32. Nina Maroccolo nina maroccolo scrive:

    @Ruggero: dove sei? :-)

  33. Ruggero BOTTO scrive:

    Nina,

  34. Ruggero BOTTO scrive:

    Nina,
    ci sono, sono qui ma mi sono “incastrato” nel tentare di iscrivermi, ho provato a seguire le istruzioni che mi avete dato ma il pc spesso va in tilt e non capisco perchè. Insomma che devo fare x iscrivermi regolarmente? Intanto ti mando una mia…non oso chiamarla poesia…diciamo una mia “cosa” : l’ho intitolata DENTRO.
    Questo tuo / essermi dentro / come un dire / o un fare /. Un pronunciare lento. / Un’bitudine. / O un maledetto vizio. E’ una delle felle tante. Poi, se vorrai, te ne manderò ancora. X favore fammi sapere x sta cavolo di iscrizione. A presto, che il tempo ti sia alleato. Rug.

  35. Ruggero BOTTO scrive:

    Ho riletto il mio commento, ci sono un paio di errori di battuta:

    Leggi: Un’abitudine e non : “Un’bitudine. Non tenere conto di “felle” Quando screivo: E’ una delle tante. Ciao, giusto per correttezza …o pignoleria?! Rug.

  36. Ruggero Botto scrive:

    Ciao Nina,
    finalmente sono riuscito ad iscrivermi, meglio tardi ke mai…hai letto la “cosa” che ti ho mandato il 5, cioè ieri? Poi se vuoi te ne manderò altre. Sto facendo la notte, mi piace scrivere di notte, non c’è confusione, gli altri dormono e c’è una quiete che mi stimola e rasserena e poi amo osservare l’alba. Un nuovo giorno…che poi, purtroppo, sarà uguale a ieri , ma amo pensare che qualcosa cambierà. I sogni, almeno, quelli, non sono mai riusciti ad arrestarmeli e non ci riusciranno mai. Chi smette di sognare inizia un pò a morire dentro ed io voglio ancora vivere e incontrare persone belle dentro, che ancora ce ne sono, x fortuna, tu, ad esempio, sei una di queste. Buona giornata, ti auguro tutto ciò che desideri. Ruggero

  37. Andrea Sartori scrive:

    Salve Ruggero, benvenuto! L’ispirazione e il sogno sono due ottime leve, soprattutto per la scrittura. O meglio, credo che attraverso la scrittura l’una e l’altro possano entrare nella nostra vita quotidiana: come gesto, disposizione d’animo, disponibilità a stare insieme agli altri. La scrittura è fatica, ed i sogni hanno bisogno di questa fatica per diventare riconoscibili, per dientare un pezzettino di mondo, che stia fuori dalla nostra testa.

    Un caro saluto,
    Andrea.

  38. Ruggero BOTTO scrive:

    Ciao Andrea,
    ho letto il tuo commento: ispirazione e sogno. Chi smette di sognare inizia un pò a morire.
    IL FUTURO APPARTIENE A CHI CREDE NEI SOGNI. Abbiamo le ali x volare, c’è chi non le viole o non le sa usare, ali che riescono a farci volare nel mondo fantastico dei saogni ad okki aperti, ma attenzione, rimanendo ben saldi con i piedi x terra, altrimenti si diventa sognatori al di fuori della realtà. Una realtà ostica ma con cui dobbiamo fare i conti tutti i santi giorni.

    Un caro saluto anche a Maddalena (Finalmente sono riuscito a iscrivermi, sai, sono un alquanto di legno in fatto di informatica) e un altro carissimo saluto a Nina, che ha avuto l’ardire di citarmi e pubbblicare una mia “cosa” che poi ha dato il titolo al libro il cui sottotitolo é poesie A Rebibbia.wro risentirti:vi presto. un caro saluto, ti auguro tutto ciò che desideri. Ruggero

  39. Ruggero BOTTO scrive:

    X Nina, GALERA; Così ottusa / Ed inutile / E piena di cancelli / E muri / E serrature / E gesti ripetitivi / Ossessivi / Come a rinnovare / L’inutilità / Del chiuso.- Fatti “sentire”, ti auguro giornate positive e costruttive, Rug.

  40. Andrea Sartori scrive:

    Penso che ci siano galere mentali e galere fisiche, galere del pensiero e galere del corpo, a volte entrambe insieme. Il sogno ha sì la funzione di dare respiro, di aprire, di spingere in avanti, e in questo senso sancisce “l’inutilità/del chiuso”. E’ anche vero, però, che alcune porte bisogna chiudersele alle spalle, seppur con attenzione e perizia. In caso contrario, non potremmo appaggiarvi l’orecchio, ed ascoltare le voci sottili, quiete, del ricordo.

  41. Nina Maroccolo nina maroccolo scrive:

    Amici miei carissimi, arrivo dopo un paio di giorni d’assenza… Trovo l’amico Ruggero (evviva, ce l’hai fatta ad essere qui!), e Andrea, il quale mi ha sicuramente data per dispersa! Il lavoro, ragazzi. Quel poco che arriva va assolto immediatamente, o si lacrima. Sì, lacrimare sopravvivenza, misurare il baricentro dell’equilibrio restando saldi, vigili, con l’eternato sogno di espatriare nell’arte e nella scrittura per non morire.
    Scusami Ruggero, sono pensieri e stati d’animo che forse non dovrei riportare qui, soprattutto per le difficoltà che stai attraversando senza riuscire ad espungerle; l’identità sociale continuamente occultata dall’empia indifferenza. Ti aiuti, comunque, la mia difficile scelta di vita, a comprendere che difficoltà di ordine terreno, pratico, economico, non risparmiano nessuno. La tua posizione, poi, si perpetua di un esproprio etico ingiustificato per quella serie di motivi divenuti il cardine centrale dell’intero post.

    Un post bellissimo che si è avvalso dell’apporto fondamentale di Andrea, Maddalena, di te Ruggero, e dell’amica che superbamente dirige l’altra rubrica di poesia: la sensibile e profonda Alivento.

    Maddalena parlava di phantasìa nella sua valenza centrale. Cito un passaggio bellissimo che ci ha lasciato come dono: “… Quando penso alla creatività, penso al Rinascimento, all’età precedente la “censura del fantastico” operata poi dalla Riforma e dalla Controriforma. Censura nella quale tuttora viviamo [...] Pensare la “phantasìa” come facoltà cardine dell’anima è eretico, ancora oggi, come già ai tempi di Giordano Bruno che scriveva: “Altro punto di non ritorno del paradigma bruniano è il fatto che all’uomo non è concesso il raggiungimento di verità trascendenti l’orizzonte umano: il divino, per Bruno, resta inaccessibile alla conoscenza umana; lo spazio abitato dall’uomo è quello della medietà tra Dio e Natura, che è lo spazio dell’ombra, del riflesso, della disseminazione, dell’artificio”. Per Bruno ciò che si conosce non è la cosa veramente, ma il suo segno, la sua immagine:
    “l’intelletto nostro non vede se stesso in se stesso e le cose stesse tutte in se stesse, ma in una qualche forma esteriore, simulacro, immagine, figura, segno. Questo è ciò che Aristotele riferisce essere stato espresso in primis dagli antichi e che è stato compreso solo da pochi degli scrittori moderni: “l’intendere nostro (cioè le operazioni del nostro intelletto) o è fantasia oppure non è senza la fantasia”, e di nuovo: “non intendiamo se non osservando fantasmi” (De imaginum compositione)

    Quanta verità in queste parole. Sempiterna verità.

    Quanta censura esiste, e tu Ruggero sai cosa vuol dire (con altra significanza, ma censura è). Ma ciò che salva, che ci salva, è quel regno fantastico, creativo, artistico che scioglie discordanze e opera discernimento. Diamo vita alla forma-parola, forma-pensiero, forma-immagine, attraversando spettri: più li identifichiamo, più ci portano lontano. Ciò che non vediamo è la vera incognita. Questo è il vero privilegio dello scrittore-pensatore, colui che riesce a intendere l’invisibile compenetrandolo; dando vita a ciò che vita non è; risarcendo dolori e pene all’insegna di un valore incontaminato quale la phantasìa e la sua estensione artistico-espressiva.

  42. Nina Maroccolo Nina Maroccolo scrive:

    Ruggero

    Caro Ruggero, conosco tutte le tue poesie, pubblicate da Pagine Ed. Sappi che quest’anno è uscita la terza edizione di Poesie a Rebibbia, integrata dai testi degli amici del laboratorio svoltosi quest’anno, e condotto – come sai – da me e Plinio Perilli. In questo volume troverai ancora te stesso e gli altri dei “vecchi” compagni di viaggio. Se telefoni al Dott. Lucarini, vedrai che ti manderà una copia.
    La tua phantasìa è meravigliosamente espressa da poesie essenziali, dure, senza consolazione. In galera non può esistere consolazione, né un sentimento di ritorno. Solo un lentissimo andare, laddove il Sentimento del Tempo si fa replicante moviola: ripetizione/cancellazione – presenza/assenza.
    In particolare l’ultimo brano, commentato pure dall’acuto Andrea, ritualizza gesti quotidiani ossessivi, continui, fuori tempo massimo. E davvero: “conduce il sonno/l’assenza”…
    Anch’io ti suggerisco, Ruggero, con tutto il cuore, di provare a non ascoltare più quei suoni, quei gesti, quei riti.
    Impossibile non rammentarli, lo so. Intanto puoi lasciarli fluire, abbassare lievemente la soglia dell’udito: altrimenti il rischio è di permanere ingabbiato nella prepotenza del ricordo. Ciò vale anche per la ricerca letteraria.
    Ce la puoi fare, portatore di sogni e di poesia.
    Un abbraccio e un augurio alchemico: trasforma la materia grezza della vita in Oro.
    Nina

  43. Nina Maroccolo Nina Maroccolo scrive:

    SAZIARE L’INSAZIATO SI CONCLUDE QUI, con un’amata affermazione del grande Ermete: “Figlio, estrai dal raggio la sua ombra”.

  44. Ruggero BOTTO scrive:

    Cara, cara Nina, conosco Perilli e ancora lo ringrazio x la bellissima recensione, nei miei riguardi, che ha fatto nel libro, non sapevo che avevate lavorato insieme ene sono felice. Animo nobile che varca la soglia dell’”alrove” non con mani serrate da freddo ferro ma x libera scelta. x creare un ponte tra l’esterno e il “dentro”. Hai ragione, devo scrolllarmi di dosso, senza mai rinnegarlo, il mio passato e scrivere cose nuove. In parte già l’ho fatto e ti farò avere qualcosa delle mie scellerate esternazioni scritte. Chiamerò certamente Luciano Lucarini, che conosco molto bene, e mi farò dare la terza edizione del libro. Che tu sappia, hanno mantenuto il titolo originale o l’hanno omesso come nella seconda edizione? Preferendo un ibrido e scontato titolo che prima, nella 1° edizione, era soltanto il sottotitolo “Poesie a Rebibbia” o simili.. Ok, devo kiudere qui, non mi ero accorto che si è fatto tardi e devo andare a lavorare, inizio alle 22.00 ed esco domattina alle 08.00, che sia una notte ricca di bei sogni per chi potrà dormire e di tranquillità per chi deve andare a lavoro. Un abbraccio , un sorriso, un arrivederci a presto. Rug.

  45. Ruggero BOTTO scrive:

    Ciao Nina,
    E adesso che “Saziare l’insaziato” è “kiuso” possiamo seguitare a parlare? a comunicare? spero di aver indovinato la procedura e di aver ben capito che posso mandare i miei commenti a “gravatar” e mi auguro che Tu li legga.
    Fammi sapere.
    “DISTACCO”: Non è tragico / sai / questo distacco. /
    Perchè nel silenzio del dolore / si rafforza / l’amore. / E i giorni, stentando a passare / mi ricordano / che un tempo / Sono riuscito / ad amare.

    Ti aspetto, che il tempo ti sia lieve e sereno. Rug.

  46. ruggero botto scrive:

    Nina,
    dove sei? come mai non ti sei fatta piu sentire?
    Tutto ok?
    Attendo tue notizie, se ti va, oppure info x sapere cosa devo fare x continuare a seguirti/Vi.

    Un forte abbraccio, che le giornate ti siano lievi e positive.

    Ruggero

    13 nov. 2008

    p.s. ieri è stao il mio compleanno, l’età è un banale dato anagrafico…

  47. Nina Maroccolo nina maroccolo scrive:

    Caro Ruggero,
    non solo un tempo sei riuscito ad amare. L’amore si vivifica, come bene affermi, nel distacco e nel dolore. Lo rafforza, lo rintempra, lo purifica: LO RINNOVA.
    Credo che la stagione del rinnovamento, la sete di rinascita, aggiunga un completamento-corollario nella capacità di amare. A prescindere da tutto e da tutti: la tua pena: la pena di tutti.
    Continuo a dirmi che viviamo nella tragicità di quel tuo bellissimo verso: “da questa giusta parte del torto”. Ma andiamo avanti!

    Ruggero, intendo come chiusura questo specifico intervento intitolato “Saziare l’insaziato”. Io sarò sempre qui, e mi troverai presto col prossimo articolo che sto preparando. La rubrica, l’area che io tratto è quella di MINIMA MAGNITUDO.
    Stai tranquillo, non ci perdiamo di vista, ed io stessa verrò a trovarti e commenterò i tuoi post. Ora che ti sei registrato su gravatar, dovrebbe esserti tutto più semplice.

    Auguri di Buon Compleanno, carissimo!!! :-)
    A risentirci presto.
    Tutto il mio bene, Ruggero.
    Nina

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