L’informazione è patto di velocità. Ma in poesia, come in tutta la letteratura, anche la lentezza è energia, grido propulsore. Minima Magnitudo.
La presentazione di questa nuova rubrica sembra all’insegna della contraddizione. Prendiamo però per elementi positivi questi termini: “contraddizione” e “dubbio”. Sono elementi essenziali per chi voglia intraprendere un viaggio planetario-interstellare intorno alla parola, e non solo.
Minima Magnitudo si pone obiettivi scomodi. La letteratura è materiale scomodo.
Non si può immaginare un approccio, né una dedizione effimera o fortuita quando la meta è l’opera. Ma nessun timore: Minima Magnitudo sorge nel segno dell’interazione, cerca un contatto diretto col lettore che privilegi una sana dialettica dell’espressività, l’aspetto ludico e insieme serissimo di qualunque scrittura nemica degli sterili accademismi.
Molto, ma molto meglio distillare valenze, districare problemi, contaminare estetiche.
Non c’è confine tra le arti. Ogni parola contiene il gesto che l’ha fatta nascere; la musica che la pronuncia; il colore che la contiene; il pensiero che può abbracciarla.
Aneliamo neo-umanisti a tutto tondo. Il grado di verità che la bellezza esprime è molto più reale di qualsiasi matematica. L’accelerazione preme sul simbolo denutrito.
Cerchiamo insieme il valore intrinseco della simbologia, dei linguaggi antichi, le partiture musicali, la polifonia e i contrappunti più assortiti.
Dicono che il poeta non riesca ad amarsi nella misura in cui vorrebbe, ma la sua vulnerabilità è una certezza per chi lo circonda.
Nina Maroccolo
Tag: poesia, letteratura, espressività, musica, colori, pensiero, simbolo, bellezza, linguaggi antichi.



















certamente no
non amo di me l’immagine distorta
che contrabbando all’anima
per una solitudine
di me che non concedo
a te di non capirmi.
rimango zitto spesso
e lascio a spasso i demoni
dei sogni lungo i passi
di un uomo morto in strada
ucciso da ideologie ammuffite.
certamente no
non amo quel che basta a sopravvivere
di nuovo, come muta di serpente
sfregata contro il sasso di una scelta
estrema, da cui mutato il corpo
s’illumina tremante
come fuoco in una latta
traforata da proiettili
per gioco da bambini
dentro scheletri di case
abbandonate.
grazie Nina davvero per questo spazio, per l’energia della tua scrittura e per tutti coloro che lo abiteranno.
Quando ho letto il titolo della rubrica ho pensato esattamente a quello che scrivi all’inizio di questo tuo testo. Al valore della contraddizione. Mi vengono in mente le filosofie rinascimentali che facevano dell’opposizione dei “contrari” il perno attorno al quale far ruotare la comprensione di ogni cosa…
Mi fermo qui per ora.
penso che questo spazio mi piacerà molto!
vorrei lasciarti il ricordo di un poeta, grande amico di mio padre, che ho amato da da tempi lontanissimi
ho conosciuto una parte dell’amore attraverso i suoi versi sensuali, dolcissimi
è Nizar Qabbani da Damasco
le prime righe di “Diario di una donna disincantata!” incitano la donna d’Oriente a prendere coscienza di sè
…Insorgi! Vorrei che tu insorgessi…
Insorgi contro quest’Oriente di prigionieri, di ospizi,
d’incenso!
Insorgi contro la storia, vinci il pregiudizio!
Non temere nessuno…..
Qabbani si può sicuramente considerare uno dei piu’ raffinati e tormentati esponenti della poesia araba contemporanra, per la sua vitalità,
spregiudicatezza, per il suo essere continuamente alla ricerca di emozioni, un menestrello sempre pronto a cogliere uno sguardo languido e a cantarlo
la donna è per lui , un po’ angelo e molto essere sensuale, egli diceva sempre “La vita priva del calore femminile sarebbe non pensabile”
…Nelle mie vene c’è una donna
cha cammina con me tra le pieghe del mantello.
Sibila, soffia nelle mie ossa,
sì che fa del mio petto un focolare…
non ha mai cantato un amore vago ed etereo, ma le struggenti emozioni che la donna in lui suscita, felicità, amarezza, desiderio, nostalgia
per lui non esiste “La Donna”, ma tante donne, vere, ingenue o maliziose, ma sempre creature fatte di carne
è spontaneo ed istintivo, immediato nell’espressione, i suoi versi contengono metafore ed immagini che riprendono a volte il poetare antico dei cantori che col rababa allietavano le notti dei beduini sotto le tende
…Nella sua bocca una supplica
Mi sussurra: vieni..
verso una azzurra libertà
i cui confini sono l’impossibile…
La donna che Nizar ama e desidera è una donna fiera e libera, dolce e appassionata, con ombre e luci in cui specchiarsi, scrisse anche della natura, della notte e della luna
se gli chiedevi cosa fosse per lui la poesia. sorrideva e diceva:
“Rubare il fuoco, era la mia passione, non rubavo il fuoco del cielo come Prometeo, il cielo non mi interessava, cercavo il fuoco della terra
La poesia non è fuoco celste, nè vittima sacra e neppure un prodigio dell’invisibile. Le fonti della poesia sono umane, comporre poesia è un atto umano. Parlare di , delle Muse, dell’ispirazione, di rivelazione è tentare di dare alla poesia una forma magica, trasformare in maghi i poeti. Non credo in realtà a queste fonti metafisiche e non mi entusiasma spogliare la poesia della sua natura umana per rivestirla del cilicio dei profeti. Il poeta si immerge nell’anima della Umanità, trasmigra nell’esistenza del mondo, è un viaggio verso l’uomo
Ci sono poeti che viaggiano all’interno di se stessi, il mio è un viaggio diverso, non danzo sulle mie carte come un derviscio: ho bisogno di aria aperta e di gente viva. Il poeta è la voce, e la voce è lo strumento umano senza la quale la parola sarebbe impossibile
Tre sono le chiavi della mia poesia: la fanciullezza, la rivoluzione e la follia
fanciullezza come tutto ciò che è spontaneo, scoperta delle cose
rivoluzione come gli avvenimenti che scuotono, scindono e spezzano ogni eredità culturale
follia come disgregazione del vecchio orologio della ragione, l’opposizione accanita ad ogni giudizio emesso su di noi prima della nostra nascita…”
era una persona gentile, e per me, ha fin da piccina, rappresentato il ponte tra l’occidente e quell’oriente che tanto amo
Cara Maddalena, grazie per il tuo benvenuto, per le considerazioni intelligenti e profonde. Sono felice di essere qui, insieme a te e ai compagni di cordata. Un ringraziamento anticipato a coloro che non conosco, creature speciali perché vivranno con me la genesi di questo lento andare: loro saranno la vera incognita, il sapere che si dischiude. E’ questa incognita a spingermi nei cunicoli della conoscenza e della ricerca: umana – prima; letteraria – dopo. I tempi, rispettare i tempi. Il ticchettio dell’orologio non appartiene a questa sfera, pur considerando l’accezione assoluta di un non-Tempo stabilito agli albori: “operetta facile a dio / e alla posterità”.
L’energia della scrittura, postilli cara Maddalena. Se non ci fosse energia non esisterebbe moto, dinamica, né urlo né fraseggio piumato. L’indagine del profondo irrisolto, che unitariamente ci accomuna, sarebbe dispersione. Io propongo il coraggio come alternativa. Approssimarsi alla fine è l’unica via che non apporta discrezione, incastonare il rubino nel disgusto è cosa da poco… Baciare la nudità della Madre, arresi all’umile fiore, impegna l’acqua alla terra. E allora portiamo le nostre allisciate mani dentro la melma, erudendo la polvere dall’uggiosa lanugine domenicale, dichiarandoci prigione senza chiavistelli. Solo e soltanto per quel raggio di luce emanato dalla tenebra. Toccare il fondo, mai abbastanza abissale, per risalire entità Luce – è passaggio obbligato.
Nina Maroccolo per Te.
A bimodale un abbraccio di cuore. Sarò sincera: aspettarsi un commento al tuo bellissimo testo mi sembra riduttivo. Vorrei, piuttosto, dialogare intorno alle ragioni del tuo “fare” poesia. La scelta estrema di cui parli. Ti prego, prendi queste mie parole come fossero tuniche di pelle, la “… muta del serpente / sfregata contro il sasso di una scelta / estrema, da cui mutato il corpo / s’illumina tremante / …”.
Cavalchiamo un’onda medesima intorno all’idea-nervatura letteraria. Il coraggio di cui parlavo a Maddalena. Ne hai tanto, mia nuova amica: il tuo testo non solo è una vera dichiarazione di poetica, si avvale di una costruzione formale e contenutistica che procede passo dopo passo, stella dopo stella – in perfetta sincronia. Ineccepibile sotto ogni punto di vista.
Ciononostante vorrei chiederti: da queste alture poetiche, altresì terragne e ondivaghe nel testo, potremo guarire dai sudari d’oggi? Rammento la chiusa: il “… fuoco in una latta / traforata da proiettili / per gioco da bambini / dentro scheletri di case / abbandonate.”
Mettono ali necessità del continuo, sopravvivenza compresa?
Nina per Te
A chiccama, ciao carissima. Ci ritroviamo tutti qui, nell’incanto prodigioso dell’incontro! Assolutamente meraviglioso il tuo commento, affascinante per le tematiche riportate.
Mi occorrerà qualche giorno per risponderti. Disposta all’attesa?
Un abbraccio,
Nina per Te
@@ Nina
ti ringrazio molto davvero!!
il mio era solo, come dire, il parlare di poesia che in Italia è poco conosciuta,
di tradotto non si trova nulla se non un vecchio libricino con poche liriche, a cura dell’università di Napoli del 1970 e qualcosa
si trovano invece in inglese e francese le traduzioni di quasi tutti i suoi libri
io ne ho tradotte dall’arabo alcune e ogni tanto ne aggiungo una.. per cui fai con calma!!
take your time!!!
Un angolo interessante, persone ricche, parole sulle quali riflettere. Nulla di più desiderabile.
Lascio un saluto discreto ed un abbraccio sfacciato.
EVENTOUNICO!!! Caro, carissimo amico mai dimenticato, è una sorpresa trovarti qui! E’ un dono, una gioia… Ma quale saluto discreto? Io accolgo il tuo “abbraccio sfacciato” e lo faccio mio.
Un favore immenso: torna. Torna a dialogare, ad essere presente in questo luogo, porta la tua poesia, la tua scrittura. Porta te stesso.
Nina per Te
Cara chiccama, la poesia araba in Italia è molto amata. Custodisce un sacrario di lettori appassionati, ed è affidata a un continuo, persistente processo di lettura e rilettura; nonché oggetto-culto di studiosi della materia.
Essa offre ogni anno un panorama assortito di nuovissime voci. Io stessa presenterò su questa rubrica un’autentica scoperta: il canto, la timbrica, il grido di Nathalie Handal, tradotta per la prima volta in Italia da Claudia Gasparini, grande esperta di lingua urdu e inuit.
Nathalie ci riscalderà con i suoi versi potenti.
A riscoprirci presto, Chicca. Sappi: un poeta arabo quale Nizar Qabbani, che scrive soavemente, esprime retaggi culturali con una forma-pensiero totalmente sovversiva per ineludibile rispetto verso la donna, può essere la trama del mio prossimo articolo. Se vuoi, condiviso.
Proposta immediata in attesa di un riscontro benevolo…
Un abbraccio. Nina per Te
Cara Nina,
ho molto piacere di apprendere di Claudia Gasparini, spazieremo quindi dal Pakistan all’Antartide!! meraviglia!
ma che bello!! Nathalie Handal, conosco sìì e conosco molto da vicino il suo mondo la Palestina e Gaza in particolare
sarei felice di condividere con te “Nizar Qabbani” , ma non saprei come, le mie capacità di scrittura son ben limitate!!
posso farti avere dei testi e i miei pensieri e tu poi puoi farne ciò che credi..
fammi sapere
un abbraccio ricambiato
chicca
L’informazione è patto di velocità. Ma in poesia, come in tutta la letteratura, anche la lentezza è energia. Questa frase è estremamente significativa per il potere espresso nei versi di un poeta. Leggere una poesia, con la dovuta attenzione e riflessione, facendo risuonare dentro di sè le parole “ruminandole” a mio avviso è come fare filosofia praticamente. L’ho scritto anche qui. Questa rubrica, come le altre di questa piattaforma, merita attenzione e sottoscrivo ^_^ . Complimenti Nina.
ciao ninotcka, complimenti per questo avvio veloce. ti seguirò con grande interesse.
Ciao Nina, non ti conoscevo e ora ti conosco per i bei riflessi della tua scrittura…
Passerò da queste parti spesso:)
Caro Antonello, grazie per essere passato da qui e per l’incoraggiamento. Non sarà facile condurre questa rubrica, l’idea di portare al pascolo la letteratura prevede ampi spazi campestri, distese verde smeraldo, una visione altra nel “ruminare” parole.
Se ripasserai mi farà molto piacere!
Un abbraccio che rammemora “Foglie d’erba”…
Nina per te
Chicca, vada per il nostro progetto. Ti vorrei insieme a me per collaborare al prossimo articolo.
I tuoi pensieri e la pubblicazione di alcuni testi di Nizar saranno molto importanti.
Questa rubrica vuole essere uno spazio aperto all’insegna della CONDIVISIONE, dello SCAMBIO e dell’AMICIZIA. Presupposti fondamentali per un sentimento di aggregazione che non va perduto.
Grazie, perché so che ci sei!!! Un abbraccio, mia compagna di viaggio,
Nina.
Franz, è bello averti qui. Qualunque tuo intervento sarà prezioso.
Ogni Bene,
Nina.
Carissimo Daniele, ora che mi hai conosciuto torna! Grazie per quei “riflessi” di cui parli.
Ti aspetto :-))
grazie nina, grazie per il tuo calore. e credo di sì, la poesia potrà salvarci dalla morte che ci alberga dentro. dall’indifferenza e dal pregiudizio. dall’ottusa chiusura di gomma di chi si fida solo di sé. ti sembrerà strano, ma io non riesco ad essere indifferente all’altro. lo amo e lo odio. uomo o donna che sia. visceralmente. per questo credo che una poesia senza prosa, e viceversa, sarebbe inutile. uno scrittore è un poeta, un creatore in versi o in prosa. un essere empatico, sensibile. il vero scrittore, cioè il vero amante della scrittura, dovrebbe sempre compiere delle scelte estreme e toccare i bassifondi dell’anima, anche la ‘volgarità’, ciò che fa paura, ciò che non piace. non lo so, forse è perché non seguo più i programmi alla televisione da quattro anni che riesco ad essere di nuovo me stesso. ne riparleremo presto! un abbraccio, gianluca.
Nina
grazie , raccoglierò quindi i pensieri e te li faccio avere!!
ciaooo