
L’estate scorsa con l’eeepc, sette pollici e mezzo che trottano se riescono in rete. Sarebbe stato una scheggia solo pochi anni fa, ora, neonato, arranca. Comunque fa quanto deve, trova reti, ci si collega. Dovunque fuori dai patri confini trovi reti non protette a cui attaccarti senza pagar pegno al padrone. Franza o Spagna, alto o basso il segnale, la posta la leggevi.
Piccola digressione biografica per dire: se comunismo è che tutti mettano in comune le risorse (come dalla critica del programma di Gotha, a ciascuno secondo i bisogni, da ciascuno secondo le possibilità), perché non farne pratica, quando non costa niente?
Molti di noi debbono contare su una connessione stabile e sicura, perché dunque non concedere l’eccedenza infinita del canone flat mettendo a disposizione, a tutti quanti stiano nel raggio di collegamento, la nostra banda eccedente i bisogni?
Di ritorno dalla vacanza ho liberato il mio accesso, prima vincolato all’indirizzo mac della scheda di rete e concesso al solo vicino rumeno per simpatia. La simpatia non costa nulla, tanto vale concederla a chiunque, tanto più se poi non ci si deve avere a che fare.
E che sia, flussi simbolici scorrano liberi nelle vene della rete. Facciamoci penetrare, acciocchè ci sia concesso penetrare il prossimo, quando ne abbiamo la necessità (o il desiderio), tanto non fa male, è simbolico, tuttocompreso nella tariffa flat. Come per il sesso, aggiornate gli strumenti di protezione antivirus ad ogni accesso.
Wap, wep, indirizzo mac autorizzato, sono solo vincoli alla produttività globale, proprietà privativa, liberiamocene gioiosamente, che non costa niente.
Naturalmente, a monte deve esserci un principio etico di autoregolamentazione, le connessioni altrui si possono usare per pagine e posta, non per il p2p o per download superiori ai 5 MB, salvo casi di assoluta necessità. Questo è il mio principio, ma mi sembra condivisibile.
Assecondiamo il movimento reale che sopprime lo stato di cose esistente, liberiamo, ciascuno nel suo piccolo, la rete.
Enrico.


















liberiamo la rete
C’è molta forza utopica in questo tuo post, Enrico. Mi piace anche perché va controcorrente: tutti tendono a chiudere le proprie possibilità di accesso alla rete con password etc., per motivi anche legittimi.
Invece tu, proponi esattamente il contrario…
Scrivo da un eeepc dalla rete (senza protezioni) di casa credo che basti questo a capire quanto sono d’accordo con il post, se non basta ho pure una fonera attiva e funzionante
Ho sempre considerato la rete wifi alla stregua della corrente elettrica. A chi rifiuteremmo di ricaricare il proprio cellulare in caso di necessità?
Putroppo c’è un rovescio della medaglia, ed è quello di trovare gente che se ne approfitta, come un vicino che mi satura la banda attaccando emule di quando in quando.
Il problema più grande è che siamo responsabili penalmente del traffico generato dal fortunato beneficiario… e non solo, in quanto secondo la legge ci stiamo sostituendo a un ISP, quindi dovremmo anche richiedere le generalità dell’utente e amenità varie. La condivisione della propria connessione casalinga è un gesto nobile, sicuramente, ma sentirei di sconsigliarlo a chi non ha conoscenze informatiche tali da poter prendere le precauzioni necessarie. Quasi nessun router in circolazione (con il firmware di default) ci permette di configurare delle affidabili politiche di restrizione sugli accessi (url bloccati, giorni e ore consentite, keyword di ricerca da filtrare, priorità di banda a determinati protocolli), per cui, grazie anche alla regolamentazione italiana, oltre a condividere gratuitamente un mio bene, ne dovrei anche pagare le conseguenze per un uso errato da parte dell’imbecille di turno.
mi chiedo se non ci sia proprio alcuna possibilità, dal punto di vista tecnologico, di ovviare al problema sollevato, giustamente, sia da marco che da aggery.
In sostanza io dovrei trattare i beneficiari come tratta gli utenti un internet Point, chiedendo i documenti etc. così in caso di problemi…
Mi sembra impossibile che non ci sia un’altra via d’uscita… inventiamocela :-)))
Come diceva Gandhi, non preoccuparti se ti seguono, tu inizia a camminare.
Mi sembra un caso blando di disobbedienza civile, sana, etica e bella come quella di Thoreau, non essere paranoici di questi tempi è eversivo, al limite, se ci portano in giudizio, possiamo ben dire, senza poter esserne smentiti, che era configurato così il router e che non ci capiamo niente di queste diavolerie della tecnica.
La fonera è un bel progetto, ma non mi sembra che sia destinata a diffondersi più di tanto.
Meglio sarebbe un gestore della banda che ne lascia una parte dando priorità alle proprie necessità, ma son pigro e non l’ho cercato.
Comunque, liberare gli accessi, a me sembra una bella forma di ibridamento.
grazie Gigi!
Enrico, una via d’uscita deve pur esserci :-))
segnalo i seguenti link
1) la voce FON su wikipedia
2) internet ovunque con il wifi-sharing qui
3)Blog fon Italia qui
@mad la fonera non è mai decollato da noi.
In Spagna un po’ meglio.
Il problema è il router che è chiuso, mentre chi ama la rete libera vuole un accesso naked.
Comunque, divertitevi: http://www.hotspots-wifi.it/
noi prima l’avevamo liberata, senza però tener conto di questa splendida filosofi, poi dopo tre anni l’abbiam chiusa perché avevam paura degli haker.
sarà poca cosa ma la nostra rete è stata sempre aperta con e senza fonera che ho anche avuto e tolto.
La lascio così…in un palazzone dove tutti hanno un’adsl, rigorosamente chiusa.
E quando siam rimasti un mese e mezzo senza adsl..col cavolo che ne trovavi un’altra aperta nel palazzo…se non miracolosamente ogni tanto…
La lasciamo così…non ne vedo il problema…cioè l’hacker deve stare giusto sotto casa mia?
il problema è che non serve nessun hacker per avere accesso a una rete wifi non protetta. Se il pedo di turno decide che è la mia rete il veicolo per le sue voglie come andrebbe a finire?
Il discorso statistico (a me non puo’ succedere) viene meno quando poi ti capita sul serio e ti trovi a doverti difendere da determinate accuse. Wifi aperto si, ma alle “mie” condizioni.
Mi conforta sapere che ormai da un pezzo non motivo più in alcun pedofilo la voglia di penetrarmi… Più seriamente, il mio discorso vale se si rinuncia alla paranoia primaria, liberi flussi significa che ciò che passa è per principio fuori dal mio controllo, mio e dei cani da guardia della classe egemone. Certamente possono essere cose turpi, pedofilia, coprolalia, proclami delle pantegane forzanuoviste, presentazioni in powerpoint con fiori, cagnolini e frasi edificanti, poesie di Bondi, spam e spanking, ma chi se ne frega, accettato il principio libertario, diventa adiafora, passi, tanto non fa male. E non costa niente. Teniamo la guardia alta contro ogni tentativo istituzionale di imbrigliare la rete, mi sembra paradossale che poi si sia i primi a porle limiti.
Enrico, se continui così scriviamo un “manifesto” ;-))
Catepol, è lo stesso problema mio di quando vado al mare, dove non ho la connessione… ho girato per ore, ma niente, mica sono mai riuscita a beccarne una!
Aggery, però pensavo…ma non è possibile distinguere il pc dal quale è partita la connessione e nel caso poter dimostrae che non è il proprio? Scusami la domanda: ma proprio non me ne intendo…
Cocci, eh!
Apprezo molto tutto il ragionamento, ma quando scrivi “Naturalmente, a monte deve esserci un principio etico di autoregolamentazione” non so perché mi corre un brivido: in questo paese si sa come finzionano le autoregolamentazioni. Le pratichiamo solo in 4 gatti. il resto è far west.
Comunque l’idea del manifesto è buona!
Lo aspetto.
Qualunque slancio libertario si appoggia a un’antropologia positiva, se ci si abdica, si diventa cinici e ringhiosi verso il prossimo, proprio come ci vogliono.
Sto pensando a un incipit per il manifesto, mi suona bene questo:
“uno spettro si aggira per il mondo…”
hi hi
hihihi, Enrico sei tremendo
comunque continuo…
“uno spettro di aggira per il mondo: il digital divide”
GUARDATE CHI HA CREATO LA CRISI
21 conti neri che lo IOR ha presso la banca di compensazione internazionale Clearstream
Bank. Tutti conti residenti in Lussemburgo. Di questi 21 conti, venti sono cointestati con altre banche che fanno parte dei cosiddetti “signori del signoraggio”. Banche che traggono il loro profitto dai soldi che creano dal nulla, a danno degli ignoranti popoli europei.
Stiamo parlando della BNP-Paribas, della banca DEPFA, della Deutsche Bank, della Lazard Brothers, della Merryll Lynch (che è quasi un’operazione proprietaria della CIA), della Royal Bank of Scotland,della Salomon Brothers, della Morgan Stanley, della Unione Banche Svizzere e della Lehman Brothers!
Due le anime che si contrappongono – ora, come al tempo del breve pontificato di papa Albino Luciani – all’interno della Chiesa: da un lato la potente Opus Dei, che proprio da Wojtyla ottenne il riconoscimento della prelatura personale. Sul fronte opposto i gesuiti, tradizionali depositari del potere politico fra i cattolici. L’Opus Dei, ufficialmente è una prelatura personale, in pratica è un’autonomia giuridica dentro la Chiesa, anche detta Octopus Dei, “la piovra di Dio”, in riferimento alla struttura mafiosa dell’istituzione quanto mai segreta. In un’intervista a Panorama il socialista Rino Formica dichiarò: sarebbe un centro di potere parallelo e può diventare eversivo. Nel 1993 Giuseppe Corigliano, portavoce romano della setta, a chi gli chiedeva se il Vaticano avesse dato un particolare incarico all’Opus Dei, rispondeva con un capolavoro di sintesi: “l’obiettivo 1° è l’Europa”. Già negli ultimi anni, secondo quanto essa stessa ha sostenuto, l’organizzazione ha esponenti che lavorano presso oltre 600 giornali, riviste e pubblicazioni scientifiche sparsi in tutto il mondo e presso oltre 50 stazioni televisive e radiofoniche. Ma non solo. Un’autentica multinazionale della fede, l’Opus Dei, a gennaio 2005, ha aggiunto un importante tassello all’imponente geografia del suo patrimonio immobiliare in ogni angolo del pianeta: il nuovo polo oncologico annesso al Policlinico del Campus Biomedico (una delle due università dell’Opus nella capitale), costato oltre 7 milioni di euro «messi a disposizione – precisano i comunicati ufficiali – dalla Regione Lazio e da un pool di donatori». Ignoti i loro nomi, così come segrete restano le lunghe liste degli affiliati e la nomenklatura interna, ad eccezione del vertice massimo, il prelato Javier Echevarría, e del suo stretto entourage. A fine dicembre, intanto, era stata varata un’intesa di cooperazione scientifica ai massimi livelli tra l’Università Campus Biomedico, il Weizmann Institute France Europe of Science e la Fondazione per le Bioscienze. Tre i progetti messi in campo, per un valore iniziale di tre milioni di euro. Il patto era stato sottoscritto a Palazzo De Carolis, sede di Capitalia, e presentato da Giancarlo Elia Valori, all’epoca presidente di Confindustria Lazio e della Fondazione per le Bioscienze, alla presenza, fra gli altri, di Francesco Cossiga, del presidente del Campus Paolo Arullani e di Massimo Vari, vice presidente emerito della Corte Costituzionale. Con il sistema bancario l’Opus ha per tradizione sempre intrattenuto stretti rapporti. A cominciare dalla parentela fra Mariano Fazio, rettore dell’altro ateneo opusdeista nella capitale, la Pontificia Università della Santa Croce (con facoltà di Teologia, Diritto Canonico, Filosofia e Comunicazione Sociale Istituzionale) ed Antonio Fazio, all’epoca nominato da Silvio Berlusconi presidente “a vita” della Banca d’Italia. Antonio Fazio fra i leader di un’altra “creatura” tutta business & chiesa: si tratta della fondazione Sorella Natura, che si ispira alle prescrizioni evangeliche del poverello di Assisi per fondare una Banca etica, acquistare e ristrutturale immobili come la Chiesa di Santa Croce ad Assisi, stringere intese con partner come la Popolare di Lodi, ma anche colossi del calibro di Unicredito, Sanpaolo Imi, Monte Paschi di Siena e Banca Sella, per citarne solo alcuni. Lo IOR (ufficialmente “Istituto per le Opere di Religione”) nel 2006 ha presentato una memoria in cui si dice che lo IOR stesso non ha controlli esterni, essendosi autodelegato all’auditing interno. I revisori dei conti dello IOR sono gli stessi che li falsificano. Lo IOR assolve la stessa funzione criminosa, all’interno della monarchia del Vaticano, che assolvono le banche centrali nei confronti dei governi degli altri Stati europei: la manipolazione del potere attraverso il controllo della moneta e dell’economia. Nonostante i pomposi e rituali discorsi contro l’usura del Papa di turno, lo IOR rimane assolutamente indipendente ed al di fuori del controllo del monarca porporato. La Chiesa vive parassitariamente del signoraggio derivante dalla stampa delle monetine denominate in euro, della tassa dell’otto per mille sull’IRPEF, e, presumibilmente, dei proventi del meccanismo della riserva frazionaria. Ma non basta: chiedono pure l’elemosina. Se il Vaticano non fosse così profondamente corrotto, eserciterebbe la sua sovranità stampandosi la propria moneta. Potrebbe così, attraverso una moneta sociale, realizzare la dottrina sociale della Chiesa. Nel concreto, le parrocchie potrebbero stampare la moneta e distribuirla la domenica, così come avveniva negli Stati Uniti tra il 1830 ed il 1860. Invece no, i cinque cavalieri dell’usura che gestiscono lo IOR preferiscono continuare così fino a quando non verranno travolti dallo scandalo. Ma chi sono questi magnifici cinque? Il presidente è Angelo Caloia, uomo dell’Opus Dei. Il vice-presidente è un americano, Cavaliere di Colombo legato alla CIA, che si chiama Virgil Dechant. Il terzo è un uomo della Deutsche Bank, Theodor Pietzcker. Il quarto è José Angel Sánchez Aslain, dello spagnolo Banco Bilbao-y-Vizcaya. Il quinto è Robert Studer dell’UBS, Unione Banche Svizzere. Ecco chi comanda veramente in Vaticano, il vero potere forte. 21 conti neri che lo IOR ha presso la banca di compensazione internazionale Clearstream Bank. Tutti conti residenti in Lussemburgo, chissà perché. Di questi 21 conti, venti sono cointestati con altre banche che fanno parte dei cosiddetti “signori del signoraggio”. Banche che traggono il loro profitto dai soldi che creano dal nulla, a danno degli ignoranti popoli europei. Stiamo parlando della BNP-Paribas, della banca DEPFA, della Deutsche Bank, della Lazard Brothers, della Merryll Lynch (che è quasi un’operazione proprietaria della CIA), della Royal Bank of Scotland, della Salomon Brothers, della Morgan Stanley, della Unione Banche Svizzere e della Lehman Brothers! Quest’ultima, come tutti sanno, è la società che ha distrutto l’economia mondiale. Vorremmo sapere cioè che tipo di opere di religione si possono attuare attraverso dei conti bancari segreti, un sistema introdotto da Roberto Calvi quando Clearstream si chiamava ancora CEDEL. La prima cosa che viene in mente è il riciclaggio del signoraggio. Ma le possibilità sono praticamente infinite. Questo sistema non è solo praticato dalla banca centrale del Vaticano, ma anche da tante altre banche comprese quelle che hanno sottratto i cento miliardi di euro di cui sopra. Ma nel caso del Vaticano la cosa assume una dimensione dissonante e dissacrante rispetto al ruolo moralizzatore che la Chiesa dovrebbe svolgere all’interno della società. Non vi pare?
E come se tutto ciò non bastasse, adesso la Chiesa ha anche la faccia tosta, per l’esattezza, ha la faccia come il culo, di ostentare falsa pietas, dichiarando di voler sfamare i meno abbienti con la Caritas! Tutte le strutture cosiddette “caritatevoli” della chiesa, sono un’ulteriore fonte di speculazione economica; dietro ogni pasto consegnato al cittadino ci sono migliaia di euro che vengono sottratti al cittadino stesso dalla chiesa cattolica. Sarebbe come se io venissi a svaligiarvi casa, vi rubassi la macchina, vi svuotassi il conto in banca, privandovi quindi di tutti i vostri averi, e poi vi lasciassi 5 euro di mancia sul tavolo… Sarebbe una “buona azione” o sarebbe un’azione da condannare?
SI RINGRAZIA MARCO SABA PER I CONTRIBUTI SUI CONTI DELLO IOR.
Tony Braschi©opy®ight 2009. Tutti i diritti riservati.
ARTICOLO 17. Diritto di proprietà – 2. La proprietà intellettuale è protetta.
CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UNIONE EUROPEA (7 dicembre 2000)
Ops, mi sembra che le rivendicazioni si stiano estendendo ben oltre le mie intenzioni…