Gli strumenti offerti dalla rete permettono ai suoi abitanti di diventare sempre più protagonisti nell’utilizzo del web, arricchiscono le possibilità interattive, danno la possibilità di costruire contenuti ma è necessaria una consapevolezza dell’uso di questi strumenti per poter “saper stare” in rete, esprimersi dentro i nuovi linguaggi, non essere travolti o respinti dal rumore che essi possono produrre.
Così come la rete è cambiata, cambia e sta cambiando con la rapidità che le è propria, nello stesso modo
“il futuro non è più quello di una volta”.
Qui vogliamo cominciare una riflessione, con gli insegnanti, per capire quali sono le competenze necessarie per la costruzione nelle nuove generazioni, ma non solo, di una cittadinanza digitale capace di utilizzare il web in modo consapevole.
Discutiamone, mettiamoci in rete.
Proponi commenti, idee, progetti, blog, articoli ….aggiungi un nodo a questa rete.







Eccomi, io ci sono. Collaboro volentieri. Quest’anno i miei studenti hanno partecipato al progetto Bloglab con risultati davvero sorprendenti.
Per questo motivo ho messo il link non al blog personale ma a quello del corso che tengo.
Il concetto di cittadinanza evoca la titolarità di determinati diritti.
Al sostantivo “cittadinanza” ultimamente si trova affiancato l’aggettivo “attiva” che possiamo interpretare come espressione consapevole di quei “determinati diritti”.
Ma se si parla di cittadinanza digitale la questione si complica.
Dopo il clamore suscitato alle soglie del terzo millennio con l’introduzione della I di informatica nelle scuole di ogni ordine e grado, il silenzio è tornato sulla questione.
Quali sono le ragioni del silenzio? Che cosa accade nelle scuole?
Quanti e quali insegnanti hanno compreso la necessità di adoperare le tecnologie come strumenti per la loro didattica?
Quali sono gli strumenti necessari per promuovere una cittadinanza digitale?
Prima di parlare di cittadinanza digitale consapevole, quale formazione è necessaria e quali sono le competenze richieste dalla learning society agli insegnanti per la costruzione di una consapevole (critica, creativa, collaborativa, ecc. ecc.) cittadinanza digitale?
Se le tecnologie hanno cambiato e stanno cambiando il nostro rapporto con la realtà, come la scuola deve ripensare le proprie politiche culturali e le proprie metodologie per promuovere le nuove forme di apprendimento e di partecipazione offerte dalla rete?
La messa in comune delle esperienze di tanti insegnanti, forse, potrebbe trovare risposte ad alcune di queste domande.
Nell’augurarvi in bocca al lupo per le attività del nuovo sito, mi complimento per la scelta del tema proposto. L’ho trovato talmente interessante che mi sono fatta portavoce dell’iniziativa sul blog dei tutor on line qualificati.
Qui un mio parere sull’argomento.
Rosamaria Guido
Ciao Rosamaria, sono arrivato qua grazie al tuo riferimento sul nostro blog.
[...] qui si entra in Ibrid@menti nella rubrica “Mettiamoci in rete” dove si discute su quali sono le competenze richieste dalla learning society agli insegnanti per [...]
… il problema è sempre lo stesso: non basta che ci sia una opportunità (quelle che anche tu + una miriade di altri dite) perchè le persone abbiano voglia di usarle. Se non c’è una valida ragione (personale) per farlo. Non voglio evocare i dati riportati da L’Espresso mesi fa in cui si evidenziava che gli unici ambienti 2.0 davvero frequentati e condivisi sono quelli a sfondo porno …ma qualcosa vorrà pur dire.
Credo che siano più gli evangelizzatori che gli evaligiandi. Come ai tempi della Job Creation dove i veri Job davvero created sono stati quelli degli “esperti” di Job Creation ….
D’accordo. Allora cosa proponi? Non sarebbe ora che gli evangelizzatori si fermassero un momento, si trovassero intorno a un tavolo a discutere sul perchè è accaduto tutto ciò e cercassero modi adatti per coinvolgere chi non ne vuole sapere? La competenza digitale è un bisogno indotto per gli insegnanti e non un bisogno reale. Perchè?
Cosa propongo, Patrizia (non ti ho più incrociata a Ge, mandami per email la brochure di ci mi avevi parlato)? Che invece di parlare sugli usi dela rete, si facesse un po’ più di uso della rete nelle scuole e, se del caso, si raccontasse di questi usi.
Relativamente al bisogno: no, non è un bisogno indotto dagli insegnanti. Secondo me è tanto reale quanto indifferibile. Gli insegnanti consapevoli (= cioè quelli che già usano la rete per i propri interessi anche non scolastici) lo sanno fare bene. Il problema è che pochi insegnanti usano davvero la rete. Ma il numero sta crescendo
Ho letto i vostri commenti, l’argomento è molto complesso e interessante.
Come insegnante amo utilizzare il pc a scuola, (lo utilizzo molto anche per mio diletto per fare corsi di aggiornamento, corsi di perfezionamento e master in modalità blended learning) usufruendo anche di tutte le opportunità che la rete offre.
Sono tre anni che insegno informatica nella scuola primaria, essendo in assegnazione ogni anno cambio scuola e non posso portare avanti un progetto che mi consenta una continuità costruttiva, ma faccio del mio meglio per lasciare una piccola traccia del mio passaggio.
Insegnare informatica per me non vuol dire fermarsi alla materia tecnologia, cerco di far utilizzare il pc ai bambini in tutti gli ambiti disciplinari che mi sono assegnati ogni anno.
Lo scorso anno ho portato avanti un progetto sperimentale con il CIRD dell’università di Cosenza, “Calcolatore e matematica”, con una classe terza ed una quinta, i bambini erano entusiasti di utilizzare il pc per apprendere in maniera nuova concetti che già conoscevano ed avevano sperimentato solo sul libro di testo e sul quaderno. E’ stato fantastico osservare anche il modo in cui collaboravano tra di loro, aiutandosi nella difficoltà.
Anche il fatto di prendere parte ad una sperimentazione li faceva sentire importanti, renderli partecipi di ciò che, io ed una mia collega che lavorava con altre classi, facevamo quando andavamo all’università, riportare i commenti del Professore che dirigeva l’iniziativa, fargli capire che loro erano i soggetti principali della sperimentazione, mi ha fatto comprendere che siamo noi insegnanti che motiviamo poco i ragazzi.
Ci arrendiamo davanti alle prime difficoltà, se il laboratorio non funziona, non lottiamo e se lo facciamo abbandoniamo per pigrizia. Inoltre credo che ogni classe dovrebbe essere dotata almeno di un pc, relegarlo in una stanza protetta con la porta di sicurezza equivale a mettere un limite nel suo utilizzo.
Ricordo due anni fa che per poter fare un corso in modalità e-learning, sulla piattaforma dell’Eni-scuola, con i bambini di una pluriclasse, su un argomento che stavamo studiando in scienze di educazione ambientale, ho dovuto portarli al comune, dopo aver chiesto il permesso a chi di competenza, perché a scuola non avevamo il collegamento ad internet.
Un grande problema è rappresentato dagli insegnanti che non hanno voglia di mettersi in gioco, che considerano l’uso del pc una grande perdita di tempo, se l’input non parte da dentro, da un bisogno personale è inutile predicare l’utilizzo della rete, e poi tutto ciò che non conosciamo ci spaventa, può minare le nostre certezze, forse sarebbe utile che in ogni scuola gli insegnanti competenti in materia riuscissero a coinvolgere gli altri, facendo loro scoprire le potenzialità insite nel mezzo tanto temuto.
Buon lavoro a tutti
Domenica
Ho riflettuto sui vs commenti; in particolare sulle giuste osservazioni della dr.ssa Appari, che seguo da anni in modo diretto e indiretto.
Sto concludendo, con la mia classe Quinta di scuola primaria, una magnifica, documentabile e sistematica esperienza informatica. Dal primogiorno di scuola della Prima, fino all’ultimo giorno della quinta-che deve venire-, ho iniziato ad insegnare Informatica per due ore tutte le settimane (la Riforma Moratti la prevedeva curricolare ed io non aspettavo altro!!) e due ore alla settimana (di pomeriggio nelle attività opzionali), ogni quindici giorni.
Ho rinnovato il laboratorio, ho fatto investire soldi alla scuola ed ai genitori, sono stata di esempio ai colleghi timorosi e pigri…”che si poteva fare”; oggi mi è arrivato il videoproiettore da installare e impratichirmi di più! Che dire? Bisogna crederci e qualche volta trascurare se stessi e la famiglia, perchè il sovrappiù di lavoro e di tempo, che mi ha comportato insegnare informatica, così a tambur battente, è stato ingentissimo. Al venerdì, termino il laboratorio alle 16,30 coi bambini ma non vado mai via prima delle 18 e nessuno mi paga, ovvio…ma quello che ho messo in piedi mi appaga molto. Non mi sono mai vergognata di chiedere aiuto e di dire “questo non lo so fare, per favore insegnami”! Ho imparato da tutti: colleghi, genitori, alunni, formatori ad hoc. Ed è andata bene così. In prima elementare, nell’elenco del materiale, insieme ai quaderni inserii”un floppy disk”, in terza un CD ROM, in quarta e in quinta un pen drive. E’ stata la mia e la loro fortuna. Ora il mio sogno è avere una LIM in classe e poi andare in pensione.A presto.
Grazie Domenica e grazie Noemi.
Nei vostri contributi traspare la grande passione che vi motiva.
Ritengo che proprio dall’entusiasmo e dalla passione si debba ripartire non solo per coinvolgere gli “evangelizzatori” (come li chiama Gianni) invitandoli, magari, a scendere di qualche gradino e a ritornare nella scuola, quella vera, per ricominciare insieme a quelli che come voi si accontentano della propria soddisfazione personale perché altro non possono ottenere in un ambiente molto spesso ostile a tutto ciò che è innovazione e cambiamento e nel quale lo statu quo vanta di un complice consenso.
Ritengo che proprio dall’entusiasmo e dalla passione si debba ripartire per cercare di cambiare la scuola in generale, per eliminare da essa la situazione per la quale chi fa meno è visto con tacita simpatia perché non crea problemi di alcun genere.
Tornando a noi, questo spazio non ha solo lo scopo di raccogliere segnalazioni di esperienze sconosciute da far conoscere ma anche di “mettere in rete” quelli come voi che hanno tanto da raccontare. Spero che le vostre testimonianze possano essere l’inizio di percorso che vogliamo intraprendere insieme a molti altri.
A presto.
Patrizia
Scusate tanto…ma io non ce la faccio prioprio a tenere il passo…
Da anni lavoro alacremente, mi sono battuta per metter su un laboratorio decente (scontrandomi con colleghe e amministratori), ho fatto corsi di aggiornamento nei quali scoprivo di esser io a dover spiegare qualcosa alla tutor del corso (indire A),e in seguito a questo, ho conseguito con le sole mie forze l’ECDL (ma a cosa serve? Nel frattempo ho conseguito la specializzazione di Inglese con le famose 500 ore)
Ho fatto i recenti C1 e C2 senza mai mancare a una lezione (ore e ore…..)
E tutto questo a cosa mi servirà con i tagli del ministro?
Ho l’incarico di costruire il sito dell’Istituto, ma…sono sola…nell’indifferenza generale (a cosa serve? mi chiedono).
Faccio informatica in due classi quinte (ma solo da due anni perchè la suddivisione oraria non mi permetteva di trovare le ore necessarie…!??!)ed uso il pc come uno strumento per sviluppare le conoscenze e le competenze. Ho cercato in vari maodi di rompere la diffidenza e l’immobilismo delle colleghe, senza grossi risultati.
Ora mi chiedo…Tutto questo che spazio, che fututro avrà?
Se non c’è una motivazione personale (come nei bambini) si lotta contro i mulini a vento.
Inoltre c’è la possibilità, non tanto remota, che chi ha sempre cercato di mettersi in gioco aggiornandosi, cercando di migliorare la propria preparazione venga penalizzato dalle decisioni legate alla logica del risparmio e che non hanno nulla a che fare con la scuola e la didattica.
Posso dire che mi sento un po’….stanca?
Io sono interessata, vorrei sapere come fare per aderire. Grazie, Bianca
Da quando insegno,ho sempre avuto il laboratorio di informatica;posso senz’altro affemare che l’uso delle nuove tecnologie comporta lo svilupppo e la ricerca di nuove competenze sia per l’aspetto operativo che per quello dei linguaggi.Secondo me affrontare le q
Da quando insegno,ho sempre avuto il laboratorio di informatica;posso senz’altro affemare che l’uso delle nuove tecnologie comporta lo svilupppo e la ricerca di nuove competenze sia per l’aspetto operativo che per quello dei linguaggi.
L’uso del foglio di calcolo rappresenta un momento in cui l’alunno esegue una serie di operazioni usando anche procedure che si differenziano da quelle che in genere vengono usate in una lezione in classe.
E’ da diversi anni ormai che uso le TIC e perciò anche la rete nella didattica.
Come? Utilizzando un blog didattico “Il raglio del prof”
I lati positivi dell’utilizzo delle tecnologie digitali nella didattica sono parecchi e in parte sono già stati detti negli interventi precedenti, ma qui vorrei sottolinearne uno solo: la motivazione a venire a scuola e a seguire le lezioni da parte dei ragazzi.
Per me che insegno in un istituto tecnico commerciale è un grande risultato.
Sulla base della mi esperienza vorrei segnalare, invece, alcuni aspetti negativi che forse possono spiegare il perchè gli insegnanti siano restii ad applicare le nuove tecnologie nella didattica.
Vediamoli, questi aspetti negativi:
1) aumento del carico di lavoro a casa: preparare lezioni ed esercitazioni con PPT, Word, Excel porta ad un aumento delle ore di lavoro per l’insegnante, rispetto alla didattica tradizionale;
2) fare l’insegnante 24×7, cioè 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, perchè, se si ha un blog e su questo blog si mettono lezioni, esercitazioni, compiti svolti, bisogna rispondere ai commenti degli studenti che chiedono chiarimenti, ecc…
3) dedicare tempo a ricercare nuovi modi e forme per facilitare l’apprendimento;
4) mancanza di incentivi economici a lavorare in tale maniera.
Nelle incredibili innovazioni di questi ultimi anni ciò che mi affascina particolarmente è la ricerca del superamento di alcuni confini che possono permettere a ciascuno di divenire abitante protagonista di relazioni, contenuti, tecniche. Il rischio è talvolta quello di non avere sicuri punti di riferimento come ci hanno per molto tempo insegnato. A mio avviso, per poter “saper stare” in rete è importante, da un lato, migliorare le proprie competenze tecnologiche e dall’altro quelle comunicative. Ciò che dovrebbe stimolare ogni insegnante ad usare la rete è il desiderio di imparare.