Metafisiche cannibali di Viveiros de Castro

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Siamo a buon punto: il libro di Viveiros de Castro, “Metafisiche cannibali“, lo proporremo tra breve, in autunno, al lettore italiano, per i tipi di Ombre Corte. La traduzione (mia e di Laura Liberale) verrà preceduta da un mio intervento introduttivo e verrà corredata da una post-fazione dell’amico (etno-psichiatra e antropologo) Roberto Beneduce. È un libro di fondazione, anzi di rifondazione, di un’antropologia che si ispira scopertamente a Deleuze e Guattari e al loro dittico “Capitalismo e schizofrenia”. Un libro che rivoluziona i parametri filosofici e antropologici con i quali, oggi, pensiamo l’altro e ci rapportiamo all’altro. L’altro non più mero oggetto di studio, ma fonte inesauribile di nuove epistemologie e di nuovi approcci filosofici capaci di modificare in profondità anche la percezione di noi stessi e del nostro punto di vista. Il fulcro di questa attenta, profonda rivisitazione e riutilizzazione di Deleuze-Guattari è rappresentato da un radicale ripensamento di una categoria-chiave di Deleuze, quella di SINTESI DISGIUNTIVA (SD), alla quale io stesso, in “Rivolte del pensiero”, ho assegnato un ruolo strategico. La SD – scrive Viveiros a p. 82 dell’edizione francese del libro (“Métaphysiques cannibales”, PUF, 2009) è “un modo relazionale che non ha per causa (formale o finale) la similitudine o l’identità, ma piuttosto la divergenza o la distanza: un modo relazionale che può anche prendere il nome di ‘divenire’ “. La SD, vale a dire il divenire, rappresenta un “movimento centrifugo” attraverso il quale la differenza si sottrae all’ “attrattore circolare della contraddizione e del superamento” proposto dalla dialettica. Lo stile di Viveiros – che nella traduzione, rispettando la “lettera” del testo, abbiamo cercato di “sciogliere” – è ostico, a volte tortuoso: sempre profondo e mai superficiale. Troppo spesso scandito da un periodare complesso, ricco di subordinate, che rende la lettura tutt’altro che agevole. Capisco perché Feltrinelli, dopo aver opzionato il libro, ha rinunciato a pubblicarlo. Ma credo che – difficoltà formali a parte – il gioco valga la candela.

Mario Galzigna
galzigna@unive.it

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