Lussuria, di Giulio Giorello

William Blake, The Circle of the Lustful: Francesca da Rimini (The Whirlwind of Lovers), 1826–7

William Blake, The Circle of the Lustful: Francesca da Rimini (The Whirlwind of Lovers), 1826–7

Giulio Giorello, laureato in Filosofia e in Matematica, insegna Filosofia della Scienza all’Università di Milano. Si è distinto per la varietà dei suoi interessi: dallo studio del pensiero politico laico e liberale fino all’analisi del pensiero mitico (Prometeo, Ulisse, Gilgameš. Figure del mito, Cortina, 2004). Rilevanti, inoltre, i suoi interventi nel dibattito filosofico: sul relativismo (Di nessuna Chiesa, Cortina, 2005) e sul rapporto tra credenti e non credenti (Libertà. Un manifesto per credenti e non credenti, scritto con Dario Antiseri, Bompiani 2008). In questo spettro multicolore, dove il nomadismo non implica mai carenza di rigore analitico e argomentativo, non mancano incursioni in territori anomali: ad esempio i fumetti e Tex Willer.
Questa breve premessa per dire che il rapporto tra Giorello e la conoscenza è davvero un rapporto “libertino”: in altri termini, è costante, nel suo lavoro, un primato dei problemi sulle “discipline”. Di più: le discipline – è sempre stato così anche per chi scrive – non sono che degli attrezzi, scelti a partire dal tipo di problemi messi a fuoco dalla ricerca.

L’ultimo libro di Giorello – Lussuria. La passione della conoscenza (Il Mulino, 2010, pp. 200, € 15) – che assegna al pensiero libertino una forte valenza conoscitiva, mi sembra davvero il coronamento del percorso proteiforme e nomadico dell’autore. La lussuria viene presentata come itinerario che produce la “passione della conoscenza”: non è peccato, vizio capitale, crimine, proprio nella misura in cui manifesta una inesauribile passione conoscitiva, rendendo possibili il piacere creativo e la ricerca dell’inaudito. “Solo per colpa di cristiani impostori la lussuria è stata classificata tra i crimini”. Così si esprime il marchese De Sade alla fine del Settecento, “quando i lumi della ragione hanno già ceduto il passo alle lanterne del terrore” (p. 149). La lussuria sadiana, interpretata da Giorello come sviluppo radicale dell’etica di Spinoza – della sua teoria degli affetti e del conatus – possiede una innegabile valenza anticristiana, presente scopertamente in tutto il saggio. Una valenza solo apparentemente mitigata dal proposto collegamento tra pensiero “politico” sadiano e teorica liberale dello Stato minimo (p. 151).

Proprio questa valenza farà senz’altro discutere lettori e critici. Già sono emerse, nella blogosfera, critiche a volte estreme e roventi. Critiche che sostanzialmente respingono l’assunto centrale del libro: cioè la connessione tra lussuria, libertinaggio e passione conoscitiva. Anche Michel Foucault – come ho già osservato in uno scritto già comparso su IBRIDAMENTI – ha molto insistito su questo nesso, presente nell’opera di Sade, tra ricerca del piacere e produzione della verità. In Sade, “la verità ha assunto la forma del desiderio, del desiderio ripetitivo, illimitato, senza legge, senza restrizioni, senza esteriorità”: in termini quasi eroici, emerge “l’esistenza irregolare” – ad esempio l’esistenza di Juliette – laddove “la vita” si manifesta “come un assoluto”…

La problematica è complessa. Sarebbe interessante, credo, proseguire lungo l’itinerario tracciato da Giorello, restituendo al pensiero libertino (soprattutto quello settecentesco), la sua attualità, la sua varietà di toni e di registri. Tra le tipologie del pensiero libertino ricordo qui, di sfuggita, almeno tre varianti: accanto a Sade il suo antagonista diretto, Restif de la Bretonne, autore di una “Anti-Justine”. Distante da entrambi il grande Diderot (quasi sicuramente autore del famoso romanzo libertino anonimo Teresa la filosofa), dove eros e conoscenza si coniugano strettamente. Di più: dove lussuria e ricerca del piacere rappresentano, oltre che autentiche avventure conoscitive, anche potenti moltiplicatori della vita affettiva. Sempre sotto il segno dell’eccesso. Poiché, come aveva scritto il grande poeta e visionario William Blake, solo la strada dell’eccesso conduce al palazzo della Saggezza.

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