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	<title>Commenti a: Era mio padre &#8211; recensione specchio</title>
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	<description>Blog collettivo ideato dall'Università Ca' Foscari di Venezia per proporre nuovi modelli di ricerca universitaria</description>
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		<title>Di: franz krauspenhaar</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/lo-specchio/2008/10/era-mio-padre-recensione-specchio/comment-page-1/#comment-22795</link>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Oct 2008 13:14:35 +0000</pubDate>
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		<description>un grande grazie a mario per la sua analisi, che mi ha dato ancor più coraggio e mi ha fatto ancor più capire che questo libro è stato necessario. un critico, pur apprezzando il libro, si è detto scettico, nella sua recensione, sull&#039;utilità del libro, quasi denunziando questo mio desiderio (pio?)come soprattutto ingenuo. non usa questo termine, ma è questo che vuole dire. un&#039;analisi come quella di maddalena e poi di mario mi conforta molto. non credo nella letteratura &quot;usa e getta&quot;, nella letteratura-artificio. un libro,anche di fiction, ti deve &quot;attraversare&quot;, altrimenti io, sinceramente, farei altro.
ciao a tutti!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>un grande grazie a mario per la sua analisi, che mi ha dato ancor più coraggio e mi ha fatto ancor più capire che questo libro è stato necessario. un critico, pur apprezzando il libro, si è detto scettico, nella sua recensione, sull&#8217;utilità del libro, quasi denunziando questo mio desiderio (pio?)come soprattutto ingenuo. non usa questo termine, ma è questo che vuole dire. un&#8217;analisi come quella di maddalena e poi di mario mi conforta molto. non credo nella letteratura &#8220;usa e getta&#8221;, nella letteratura-artificio. un libro,anche di fiction, ti deve &#8220;attraversare&#8221;, altrimenti io, sinceramente, farei altro.<br />
ciao a tutti!</p>
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		<title>Di: Mario Galzigna</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/lo-specchio/2008/10/era-mio-padre-recensione-specchio/comment-page-1/#comment-22748</link>
		<dc:creator>Mario Galzigna</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 19:27:37 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;strong&gt;UNA POETICA DEL DOLORE&lt;/strong&gt;













































































































Un grazie a Maddalena, che mi ha consigliato di leggere questo libro. Qualche osservazione, ora, a partire dalla sua &lt;em&gt;recensione-specchio&lt;/em&gt; e dalla citazione di un passaggio significativo e pregnante del libro di Franz, laddove l&#039;autore si rivolge direttamente al lettore: &quot;&lt;em&gt;Voglio che vedi cosa c&#039;è sotto la terra che calpesti, voglio che senta che sto parlando anche di te, perchè un padre l&#039;hai avuto anche tu, forse lo hai ancora. Voglio regalarti uno sguardo molteplice, un occhio febbrile sulle cose. Devi affondare con me e con lui&lt;/em&gt;&quot;. Ed ancora: &quot;&lt;em&gt;Sì, questo libro è un salvataggio estremo. Un mio bisogno che spero attiri altri bisognosi. Uno specchio in cui spero possano rispecchiarsi in tanti&lt;/em&gt;&quot;. Questo lirismo - questo, che vorrei definire un lirismo della condivisione empatica - si fa sempre più incalzante: ti coinvolge, ti avvolge, ti stravolge. &quot;&lt;em&gt;Ti prenderò a schiaffoni. Voglio che soffri con me, che patisci con me. Voglio che senti scorrere il mio sangue su di te. Ti procurerò le mie stesse ferite, sentirai lo spasmo sulla tua pelle squarciata. Ansimerai della mia stessa ansia&lt;/em&gt;&quot; (pp. 38-39). Centrale, qui, il motivo del lutto - la morte di un padre  - e le ferite della perdita. Ma la messa in scena del lutto, in questo libro fatto &quot;&lt;em&gt;con le viscere e col sangue&lt;/em&gt;&quot;, è attraversata da quello che vorrei definire un ottimismo vitalissimo e quasi nascosto: l&#039;idea che il dolore sia comunicabile, sia uno strumento che ti connette agli altri, sia un potente mediatore affettivo ed emozionale. La poetica del dolore - il lirismo della perdita - diventa così il modo in cui, attraverso una scrittura concepita come  &#039;e s p e r i e n z a   e s t r e m a&#039; (p. 211), l&#039;autore si presenta al lettore, crudamente e senza infingimenti, con tutto il suo &quot;&lt;em&gt;disperato bisogno di amore assoluto&lt;/em&gt;&quot; (p. 210). Il libro di Franz ha rinnovato in me sensazioni preziose, affinità segrete, empatie dolorose e creative: cioè dimensioni psicologiche che si sono già attivate in presenza di altre manifestazioni letterarie (o esistenziali), tutte le volte in cui un grido di dolore mi ha trascinato, attraversato, coinvolto. Tutte le volte in cui, per dirla con Susan Sontag, l&#039;epifania di una &quot;coscienza in extremis&quot; ha prodotto in me quella che Franz chiama - sobriamente ma efficacemente - una &quot;&lt;em&gt;giusta partecipazione&lt;/em&gt;&quot; (p. 19). Susan Sontag parlò di &quot;coscienza in extremis&quot; commentando, in un testo folgorante e indimenticabile, Antonin Artaud. Non si può usare, diceva, interpretare, decodificare Artaud. Si può solo immergersi nei vissuti che la sua poetica del dolore suscita. Si può solo essere bruciati e folgorati da Artaud. Non si può interpretarlo. Vorrei dire la stessa cosa a proposito del libro di Franz. Sottolineando, ancora, come sia l&#039;autore stesso a spingerci lungo questa strada: una strada poco adatta alle esegesi paludate, accademiche, neutralizzanti. Una strada, nel senso letterale e comune della parola: un luogo in cui camminare, possibilmente assieme, senza timore di perdersi...




Concludo provvisoriamente. Un libro come questo, ne sono certo - un libro radicale, autentico, &quot;vero&quot; - continuerà a lavorarmi dentro... La lettura è davvero, in casi come questo, un processo interminabile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><strong>UNA POETICA DEL DOLORE</strong></p>
<p>Un grazie a Maddalena, che mi ha consigliato di leggere questo libro. Qualche osservazione, ora, a partire dalla sua <em>recensione-specchio</em> e dalla citazione di un passaggio significativo e pregnante del libro di Franz, laddove l&#8217;autore si rivolge direttamente al lettore: &#8220;<em>Voglio che vedi cosa c&#8217;è sotto la terra che calpesti, voglio che senta che sto parlando anche di te, perchè un padre l&#8217;hai avuto anche tu, forse lo hai ancora. Voglio regalarti uno sguardo molteplice, un occhio febbrile sulle cose. Devi affondare con me e con lui</em>&#8220;. Ed ancora: &#8220;<em>Sì, questo libro è un salvataggio estremo. Un mio bisogno che spero attiri altri bisognosi. Uno specchio in cui spero possano rispecchiarsi in tanti</em>&#8220;. Questo lirismo &#8211; questo, che vorrei definire un lirismo della condivisione empatica &#8211; si fa sempre più incalzante: ti coinvolge, ti avvolge, ti stravolge. &#8220;<em>Ti prenderò a schiaffoni. Voglio che soffri con me, che patisci con me. Voglio che senti scorrere il mio sangue su di te. Ti procurerò le mie stesse ferite, sentirai lo spasmo sulla tua pelle squarciata. Ansimerai della mia stessa ansia</em>&#8221; (pp. 38-39). Centrale, qui, il motivo del lutto &#8211; la morte di un padre  &#8211; e le ferite della perdita. Ma la messa in scena del lutto, in questo libro fatto &#8220;<em>con le viscere e col sangue</em>&#8220;, è attraversata da quello che vorrei definire un ottimismo vitalissimo e quasi nascosto: l&#8217;idea che il dolore sia comunicabile, sia uno strumento che ti connette agli altri, sia un potente mediatore affettivo ed emozionale. La poetica del dolore &#8211; il lirismo della perdita &#8211; diventa così il modo in cui, attraverso una scrittura concepita come  &#8216;e s p e r i e n z a   e s t r e m a&#8217; (p. 211), l&#8217;autore si presenta al lettore, crudamente e senza infingimenti, con tutto il suo &#8220;<em>disperato bisogno di amore assoluto</em>&#8221; (p. 210). Il libro di Franz ha rinnovato in me sensazioni preziose, affinità segrete, empatie dolorose e creative: cioè dimensioni psicologiche che si sono già attivate in presenza di altre manifestazioni letterarie (o esistenziali), tutte le volte in cui un grido di dolore mi ha trascinato, attraversato, coinvolto. Tutte le volte in cui, per dirla con Susan Sontag, l&#8217;epifania di una &#8220;coscienza in extremis&#8221; ha prodotto in me quella che Franz chiama &#8211; sobriamente ma efficacemente &#8211; una &#8220;<em>giusta partecipazione</em>&#8221; (p. 19). Susan Sontag parlò di &#8220;coscienza in extremis&#8221; commentando, in un testo folgorante e indimenticabile, Antonin Artaud. Non si può usare, diceva, interpretare, decodificare Artaud. Si può solo immergersi nei vissuti che la sua poetica del dolore suscita. Si può solo essere bruciati e folgorati da Artaud. Non si può interpretarlo. Vorrei dire la stessa cosa a proposito del libro di Franz. Sottolineando, ancora, come sia l&#8217;autore stesso a spingerci lungo questa strada: una strada poco adatta alle esegesi paludate, accademiche, neutralizzanti. Una strada, nel senso letterale e comune della parola: un luogo in cui camminare, possibilmente assieme, senza timore di perdersi&#8230;</p>
<p>Concludo provvisoriamente. Un libro come questo, ne sono certo &#8211; un libro radicale, autentico, &#8220;vero&#8221; &#8211; continuerà a lavorarmi dentro&#8230; La lettura è davvero, in casi come questo, un processo interminabile.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: metakappa</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/lo-specchio/2008/10/era-mio-padre-recensione-specchio/comment-page-1/#comment-22716</link>
		<dc:creator>metakappa</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Oct 2008 16:09:11 +0000</pubDate>
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		<description>caro mario, il rapporto madre-figli e&#039; giustamente valutato come particolarmente importante (anche perche&#039; nel senso comune e&#039; quasi sempre il &#039;bene&#039;), ma il rapporto padre-figlio e&#039; erroneamente  sottovalutato, e anche poco esplorato, considerato quanto e&#039; complesso e variegato (puo&#039; risultare tanto il &#039;bene&#039; quanto il &#039;male&#039;).

a proposito dell&#039;idea di mad, non e&#039; forse lo specchio il luogo dell&#039;ibridamento per eccellenza, in cui la realta&#039; e il virtuale si fondono fino a rappresentare una nuova entita&#039;, con un proprio distinto registro narrativo (piani sequenza che si sovrappongono, fotografie sotto luci artificiali, testi che cullano pensieri nel dormiveglia, ...), un proprio distinto ruolo nell&#039;organizzazione del reale e del virtuale (esaminatore, estensore, ricercatore, ...), una propria distinta presenza (lo prendo in mano, lo faccio ruotare, lo posso incrinare) ?

Sarebbe solo distrazione, ci dice mad, credere che queste proprieta&#039; si possano attribuire solo ad un materiale freddo e inerte che ha proprieta&#039; riflettenti, e non anche a certi libri, come a certi film, certe foto, certi blog...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>caro mario, il rapporto madre-figli e&#8217; giustamente valutato come particolarmente importante (anche perche&#8217; nel senso comune e&#8217; quasi sempre il &#8216;bene&#8217;), ma il rapporto padre-figlio e&#8217; erroneamente  sottovalutato, e anche poco esplorato, considerato quanto e&#8217; complesso e variegato (puo&#8217; risultare tanto il &#8216;bene&#8217; quanto il &#8216;male&#8217;).</p>
<p>a proposito dell&#8217;idea di mad, non e&#8217; forse lo specchio il luogo dell&#8217;ibridamento per eccellenza, in cui la realta&#8217; e il virtuale si fondono fino a rappresentare una nuova entita&#8217;, con un proprio distinto registro narrativo (piani sequenza che si sovrappongono, fotografie sotto luci artificiali, testi che cullano pensieri nel dormiveglia, &#8230;), un proprio distinto ruolo nell&#8217;organizzazione del reale e del virtuale (esaminatore, estensore, ricercatore, &#8230;), una propria distinta presenza (lo prendo in mano, lo faccio ruotare, lo posso incrinare) ?</p>
<p>Sarebbe solo distrazione, ci dice mad, credere che queste proprieta&#8217; si possano attribuire solo ad un materiale freddo e inerte che ha proprieta&#8217; riflettenti, e non anche a certi libri, come a certi film, certe foto, certi blog&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Mario Galzigna</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/lo-specchio/2008/10/era-mio-padre-recensione-specchio/comment-page-1/#comment-22704</link>
		<dc:creator>Mario Galzigna</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Oct 2008 11:51:37 +0000</pubDate>
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		<description>Avvincente davvero questa discussione, generata dall&#039;originalissima 
recensione di Maddalena.
































Ora vi leggo/rileggo tutti, e poi cercherò di dire qualcosa (anche perchè ho sempre considerato molto importante questa problematica della relazione padre-figlio: mette in gioco - ben oltre gli occhiali, spesso scontati, dell&#039;approccio psicoanalitico [maternocentrico] - la questione dell&#039;identità maschile)...








































Bye













































Mario Galzigna</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Avvincente davvero questa discussione, generata dall&#8217;originalissima<br />
recensione di Maddalena.</p>
<p>Ora vi leggo/rileggo tutti, e poi cercherò di dire qualcosa (anche perchè ho sempre considerato molto importante questa problematica della relazione padre-figlio: mette in gioco &#8211; ben oltre gli occhiali, spesso scontati, dell&#8217;approccio psicoanalitico [maternocentrico] &#8211; la questione dell&#8217;identità maschile)&#8230;</p>
<p>Bye</p>
<p>Mario Galzigna</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: maddalena mapelli</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/lo-specchio/2008/10/era-mio-padre-recensione-specchio/comment-page-1/#comment-22691</link>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Oct 2008 09:11:07 +0000</pubDate>
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		<description>sì Gino, mi serve molto questo tuo ultimo intervento perché rende l&#039;idea della complessità della questione.
I piani che stiamo cercando di modellizzare sono:

1) &lt;strong&gt;la scrittura specchio&lt;/strong&gt;: luogo d&#039;incontro tra autore/narratore e lettore/narratore

2) &lt;strong&gt;la scrittura &lt;em&gt;specchio&lt;/em&gt; di altri specchi&lt;/strong&gt;: la scrittura che ha per oggetto il rapporto padre-figlio è perciò luogo di incontro dei riflessi dell&#039;autore+i riflessi del lettore + i riflessi generati dagli specchi contenuti nel testo

3)  &lt;strong&gt;la scrittura &lt;em&gt;specchio&lt;/em&gt; di altri specchi&lt;/strong&gt; che si fa immagine riflessa condivisa.

O sbaglio?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sì Gino, mi serve molto questo tuo ultimo intervento perché rende l&#8217;idea della complessità della questione.<br />
I piani che stiamo cercando di modellizzare sono:</p>
<p>1) <strong>la scrittura specchio</strong>: luogo d&#8217;incontro tra autore/narratore e lettore/narratore</p>
<p>2) <strong>la scrittura <em>specchio</em> di altri specchi</strong>: la scrittura che ha per oggetto il rapporto padre-figlio è perciò luogo di incontro dei riflessi dell&#8217;autore+i riflessi del lettore + i riflessi generati dagli specchi contenuti nel testo</p>
<p>3)  <strong>la scrittura <em>specchio</em> di altri specchi</strong> che si fa immagine riflessa condivisa.</p>
<p>O sbaglio?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: metakappa</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/lo-specchio/2008/10/era-mio-padre-recensione-specchio/comment-page-1/#comment-22683</link>
		<dc:creator>metakappa</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 21:03:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ibridamenti.com/?p=1359#comment-22683</guid>
		<description>Ed ecco l&#039;altra considerazione:

Come entra lo specchio parlando di “Era mio padre” /2

L&#039;altro specchio di &quot;Era mio padre&quot; e&#039; quello generazionale: il figlio si rispecchia nel padre e viceversa. In questo caso il padre non c&#039;e&#039; piu&#039;, ma sappiamo che finche&#039; ha vissuto anche lui si scrutava e si confrontava col figlio.

&quot;Le colpe dei padri ricadono sui figli&quot;: nel rapporto padre-figlio e&#039; tutto un gioco di eredita&#039; da tramandare e di colpe da riscattare. Il figlio che &quot;vive&quot; per affermare la propria identita&#039; ha un riferimento su cui contare, da cui allontanarsi. Tutto questo si traduce nel gesto-specchio, nel comportamento-specchio, nel pensiero-specchio che rappresenta al tempo stesso una manifestazione del figlio e un retaggio del padre.

La conoscenza del proprio genitore e&#039; un passo indispensabile nel lungo percorso che porta alla conoscenza e consapevolezza di se&#039; stessi. E se il padre non si presta al confronto, o se e&#039; mancato, cosa resta se non riconoscere nelle proprie espressioni corporali e intellettuali le sue tracce ? La coscienza-specchio.

Poi c&#039;e&#039; il tema della capacita&#039; di lasciare un segno, di partecipare ad una trasformazione sociale, di segnare il solco di una storia personale. Storie che si ripetono, storie che nascono da una linea spezzata e terminano con una linea spezzata. Progetti che rimangono incompiuti, imprese che vanno timonate in nuovi mari e tempeste. In tutto questo la personalita&#039; del figlio e&#039; la lente che riflette l&#039;azione del padre in una nuova parentesi temporale. La persona-specchio.

Infine c&#039;e&#039; qualcosa che lega l&#039;uomo alla sua perpetuazione attraverso i propri figli. Un&#039;immagine che si fa permanente, capace di superare ogni naturale evanescenza. I figli portano questo peso, finche&#039; non saranno essi stessi padri. Attraversare lo specchio significa ritrovare un nuovo mondo, simmetrico rispetto a quello originale, e quindi simile ma diverso. La linea di continuita&#039; e il punto di rottura. La vita-specchio.

Mi viene in mente il recente film con Tom Hanks, di Sam Mendes, dal titolo &quot;&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Era_mio_padre&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Era mio padre&lt;/a&gt;&quot;, appunto (titolo originario &quot;Road to perdition&quot;). In quella storia il figlio, ancora bambino, rimane coinvolto per colpa della sua stessa curiosita&#039;, nei loschi traffici di mafia del padre, un killer al soldo di un padrino. Il suo destino e&#039; segnato: sara&#039; braccato dai rivali che lo voglio uccidere, e dovra&#039; chiedere protezione alla stessa cosca che ha ingaggiato il padre, e quindi nel tempo non potra&#039; che diventare un killer come il padre. Ma il padre vede in questo bambino se&#039; stesso riflesso, e da li&#039; inizia una catarsi che rivoluzionera&#039; la vita di tutt&#039;e due, padre e figlio, uno l&#039;immagine rovesciata dell&#039;altro. Nel film Tom Hanks rompera&#039; lo specchio, e questo lo impegnera&#039; in modo drammatico. 

Negli specchi generazionali, la rottura dello specchio ha un valore positivo, quasi sempre, per quanto grave possa essere. E forse proprio per quello.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ed ecco l&#8217;altra considerazione:</p>
<p>Come entra lo specchio parlando di “Era mio padre” /2</p>
<p>L&#8217;altro specchio di &#8220;Era mio padre&#8221; e&#8217; quello generazionale: il figlio si rispecchia nel padre e viceversa. In questo caso il padre non c&#8217;e&#8217; piu&#8217;, ma sappiamo che finche&#8217; ha vissuto anche lui si scrutava e si confrontava col figlio.</p>
<p>&#8220;Le colpe dei padri ricadono sui figli&#8221;: nel rapporto padre-figlio e&#8217; tutto un gioco di eredita&#8217; da tramandare e di colpe da riscattare. Il figlio che &#8220;vive&#8221; per affermare la propria identita&#8217; ha un riferimento su cui contare, da cui allontanarsi. Tutto questo si traduce nel gesto-specchio, nel comportamento-specchio, nel pensiero-specchio che rappresenta al tempo stesso una manifestazione del figlio e un retaggio del padre.</p>
<p>La conoscenza del proprio genitore e&#8217; un passo indispensabile nel lungo percorso che porta alla conoscenza e consapevolezza di se&#8217; stessi. E se il padre non si presta al confronto, o se e&#8217; mancato, cosa resta se non riconoscere nelle proprie espressioni corporali e intellettuali le sue tracce ? La coscienza-specchio.</p>
<p>Poi c&#8217;e&#8217; il tema della capacita&#8217; di lasciare un segno, di partecipare ad una trasformazione sociale, di segnare il solco di una storia personale. Storie che si ripetono, storie che nascono da una linea spezzata e terminano con una linea spezzata. Progetti che rimangono incompiuti, imprese che vanno timonate in nuovi mari e tempeste. In tutto questo la personalita&#8217; del figlio e&#8217; la lente che riflette l&#8217;azione del padre in una nuova parentesi temporale. La persona-specchio.</p>
<p>Infine c&#8217;e&#8217; qualcosa che lega l&#8217;uomo alla sua perpetuazione attraverso i propri figli. Un&#8217;immagine che si fa permanente, capace di superare ogni naturale evanescenza. I figli portano questo peso, finche&#8217; non saranno essi stessi padri. Attraversare lo specchio significa ritrovare un nuovo mondo, simmetrico rispetto a quello originale, e quindi simile ma diverso. La linea di continuita&#8217; e il punto di rottura. La vita-specchio.</p>
<p>Mi viene in mente il recente film con Tom Hanks, di Sam Mendes, dal titolo &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Era_mio_padre" rel="nofollow">Era mio padre</a>&#8220;, appunto (titolo originario &#8220;Road to perdition&#8221;). In quella storia il figlio, ancora bambino, rimane coinvolto per colpa della sua stessa curiosita&#8217;, nei loschi traffici di mafia del padre, un killer al soldo di un padrino. Il suo destino e&#8217; segnato: sara&#8217; braccato dai rivali che lo voglio uccidere, e dovra&#8217; chiedere protezione alla stessa cosca che ha ingaggiato il padre, e quindi nel tempo non potra&#8217; che diventare un killer come il padre. Ma il padre vede in questo bambino se&#8217; stesso riflesso, e da li&#8217; inizia una catarsi che rivoluzionera&#8217; la vita di tutt&#8217;e due, padre e figlio, uno l&#8217;immagine rovesciata dell&#8217;altro. Nel film Tom Hanks rompera&#8217; lo specchio, e questo lo impegnera&#8217; in modo drammatico. </p>
<p>Negli specchi generazionali, la rottura dello specchio ha un valore positivo, quasi sempre, per quanto grave possa essere. E forse proprio per quello.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: maddalena mapelli</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/lo-specchio/2008/10/era-mio-padre-recensione-specchio/comment-page-1/#comment-22678</link>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 18:58:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ibridamenti.com/?p=1359#comment-22678</guid>
		<description>interessante Antonello quanto dici.
La parte interessante di una foto, è il suo negativo ;-) 
Certo: l&#039;immagine impressa nella pellicola è capovolta come quella che percepiamo noi, in prima battuta, quando osserviamo qualcosa.

La differenza tra una foto e un&#039;immagine allo specchio è che la prima, come oggetto in sé è reale, mentre la seconda è virtuale.

In un certo senso, sì, lo specchio virtualizza la foto e ce ne restituisce un&#039;immagine nuovamente rovesciata ma virtuale come quella del mio volto riflesso sullo stesso specchio. Né più né meno.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>interessante Antonello quanto dici.<br />
La parte interessante di una foto, è il suo negativo <img src='http://www.ibridamenti.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /><br />
Certo: l&#8217;immagine impressa nella pellicola è capovolta come quella che percepiamo noi, in prima battuta, quando osserviamo qualcosa.</p>
<p>La differenza tra una foto e un&#8217;immagine allo specchio è che la prima, come oggetto in sé è reale, mentre la seconda è virtuale.</p>
<p>In un certo senso, sì, lo specchio virtualizza la foto e ce ne restituisce un&#8217;immagine nuovamente rovesciata ma virtuale come quella del mio volto riflesso sullo stesso specchio. Né più né meno.</p>
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	<item>
		<title>Di: Antonello Bellanca</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/lo-specchio/2008/10/era-mio-padre-recensione-specchio/comment-page-1/#comment-22673</link>
		<dc:creator>Antonello Bellanca</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 18:06:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ibridamenti.com/?p=1359#comment-22673</guid>
		<description>Ciao Mad. Ricordo che ho avuto modo di conoscerti virtualmente in un &lt;a href=&quot;http://maddalenamapelli.splinder.com/post/14470965/UNA+FOTO+ALLO+SPECCHIO&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;tuo post&lt;/a&gt; sulla questione di come rappresentarsi allo specchio. Ricordo, ancora, che il &lt;a href=&quot;http://antoniobellanca00it.blog.dada.net/post/474770/Benvenuto+viandante#more&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;mio primo post &lt;/a&gt; riguardava proprio questo problema. Il blog è uno specchio! L&#039;immagine sembra la stessa ma poi ti vedono in forma opposta e speculare. Medesima forma ma diversa sostanza. Del resto la cosa non appare diversa con altri supporti come, appunto, la fotografia. Spesso, nell&#039;apice delle mie elucubrazioni, mi chiedo se una foto allo specchio ridimensioni la virtualità equiparandola alla realtà...insomma come la &quot;negazione di una negazione&quot;. Bel post che fa &quot;riflettere&quot; (bè la parola ci sta tutta ^_^ ) tanto. Saluti virtuali, Antonello</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Mad. Ricordo che ho avuto modo di conoscerti virtualmente in un <a href="http://maddalenamapelli.splinder.com/post/14470965/UNA+FOTO+ALLO+SPECCHIO" rel="nofollow">tuo post</a> sulla questione di come rappresentarsi allo specchio. Ricordo, ancora, che il <a href="http://antoniobellanca00it.blog.dada.net/post/474770/Benvenuto+viandante#more" rel="nofollow">mio primo post </a> riguardava proprio questo problema. Il blog è uno specchio! L&#8217;immagine sembra la stessa ma poi ti vedono in forma opposta e speculare. Medesima forma ma diversa sostanza. Del resto la cosa non appare diversa con altri supporti come, appunto, la fotografia. Spesso, nell&#8217;apice delle mie elucubrazioni, mi chiedo se una foto allo specchio ridimensioni la virtualità equiparandola alla realtà&#8230;insomma come la &#8220;negazione di una negazione&#8221;. Bel post che fa &#8220;riflettere&#8221; (bè la parola ci sta tutta ^_^ ) tanto. Saluti virtuali, Antonello</p>
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		<title>Di: maddalena mapelli</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/lo-specchio/2008/10/era-mio-padre-recensione-specchio/comment-page-1/#comment-22668</link>
		<dc:creator>maddalena mapelli</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 16:43:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ibridamenti.com/?p=1359#comment-22668</guid>
		<description>grazie Gino, ho proprio fatto bene ad usare anche la &quot;tua&quot; categoria, &quot;lo specchio di Ibridamenti&quot;.
Questo tuo intenso commento mi dà la possibilità di focalizzare ancora meglio quell&#039;immagine, quella che intuitivamente so che è la &lt;em&gt;mia&lt;/em&gt; immagine riflessa del libro di Franz.

questo tuo passaggio in particolare:

&quot;E cosi’ il finestrino-specchio e’ proprio come dici tu, Mad, un luogo di incontro, tra rappresentazioni di realta’ che scorrono velocemente o che entrano in contatto casualmente e ci restano per ore. E questa rappresentazione, oltre che virtuale rispetto alla realta’ che rappresenta, e’ anche virtuale perche’ generata da un nostro processo mentale. E quest’ultimo puo’ essere perfino poco consapevole, quasi onirico, considerata l’indolenza provocata dal dandolio del vagone.&quot;

L&#039;&lt;em&gt;intreccio &lt;/em&gt;nel testo di Franz è dato dal sovrapporsi di piani temporali diversi continuamente rielaborati dalla scrittura che diviene lo specchio-finestrino attraverso il quale si rielabora il lutto, si cerca cioè di dare &quot;presenza&quot; ad un&#039;assenza. E lo si fa, a volte, ad occhi socchiusi, abbandonandosi al dondolio, al rumore di fondo, di un treno in corsa che ha la consistenza di un sogno.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>grazie Gino, ho proprio fatto bene ad usare anche la &#8220;tua&#8221; categoria, &#8220;lo specchio di Ibridamenti&#8221;.<br />
Questo tuo intenso commento mi dà la possibilità di focalizzare ancora meglio quell&#8217;immagine, quella che intuitivamente so che è la <em>mia</em> immagine riflessa del libro di Franz.</p>
<p>questo tuo passaggio in particolare:</p>
<p>&#8220;E cosi’ il finestrino-specchio e’ proprio come dici tu, Mad, un luogo di incontro, tra rappresentazioni di realta’ che scorrono velocemente o che entrano in contatto casualmente e ci restano per ore. E questa rappresentazione, oltre che virtuale rispetto alla realta’ che rappresenta, e’ anche virtuale perche’ generata da un nostro processo mentale. E quest’ultimo puo’ essere perfino poco consapevole, quasi onirico, considerata l’indolenza provocata dal dandolio del vagone.&#8221;</p>
<p>L&#8217;<em>intreccio </em>nel testo di Franz è dato dal sovrapporsi di piani temporali diversi continuamente rielaborati dalla scrittura che diviene lo specchio-finestrino attraverso il quale si rielabora il lutto, si cerca cioè di dare &#8220;presenza&#8221; ad un&#8217;assenza. E lo si fa, a volte, ad occhi socchiusi, abbandonandosi al dondolio, al rumore di fondo, di un treno in corsa che ha la consistenza di un sogno.</p>
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		<title>Di: gino aka metakappa</title>
		<link>http://www.ibridamenti.com/lo-specchio/2008/10/era-mio-padre-recensione-specchio/comment-page-1/#comment-22666</link>
		<dc:creator>gino aka metakappa</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 16:08:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ibridamenti.com/?p=1359#comment-22666</guid>
		<description>Premetto che non ho letto il libro, e quindi riferendomi alle parole di Mad, mi vengono in mente due diverse considerazioni

Come entra lo specchio parlando di &quot;Era mio padre&quot; /1

mentre leggevo la tua &#039;recensione&#039;, Mad, avevo ancora negli occhi il mondo ripercorso ieri viaggiando da Vicenza a Milano e ritorno, in treno, e in particolare il film che adoro vedere perdendo la cognizione del tempo, che viene proiettato sul finestrino, come fosse uno schermo improvvisato. 

Il film parla di un mondo &#039;esterno&#039; al treno: la campagna, le zone industriali, i quartieri adiacenti alla periferia delle citta&#039; lungo il percorso, e poi i il farsi giorno e il farsi notte, i fenomeni meteorologici e la loro influenza su quelle formichine che sembriamo dal treno. 

E poi parla anche di un mondo &#039;interno&#039; al treno, i passeggeri che si alternano nella cornice dello scompartimento, le loro placide attivita&#039;, le facce durante le conversazioni, le espressioni mentre ascoltano la musica, o leggono un libro, e mentre si ristorano mangiando qualcosa. 

E infine parla di un mondo &#039;intimo&#039;, la mia faccia riflessa, che rivela espressioni di me che in fondo non conosco, e che si piega per effetto dei pensieri che invece conosco, che mi racconta i cambiamenti esteriori che spesso mi sorprendono.

Sullo schermo del finestrino queste storie sono contemporaneamente presenti, ed e&#039; la mia mente che ora si focalizza su una, ora sull&#039;altra, dipanando quella intrecciatissima matassa. Il finestrino-specchio diventa un racconto diverso dalla realta&#039; che rappresenta, e per leggerlo devi mentalmente concentrarti sulla rappresentazione e non sulla realta&#039;, altrimenti non vedresti il riflesso, ma vedresti fuori. La storia di quel film e&#039; espressione anche di me che lo sto guardando.

Infine ci sono dialoghi nello scompartimento che avvengono, muti, attraverso il finestrino-specchio. Accade che due passeggeri, di cui uno io ma non necessariamente, incrociano il loro sguardo sul finestrino, si rivelano attenzione, curiosita&#039; o forse semplicemente l&#039;impaccio per un incontro casuale. Ma non ci si puo&#039; sottrarre, la posizione nello scompartimento e&#039; quella, il viaggio e&#039; lungo. Quindi un discorso finisce per svilupparsi, senza parole, con sommesse emozioni, ma solo di rado chiuso dall&#039;indifferenza.

E cosi&#039; il finestrino-specchio e&#039; proprio come dici tu, Mad, un luogo di incontro, tra rappresentazioni di realta&#039; che scorrono velocemente o che entrano in contatto casualmente e ci restano per ore. E questa rappresentazione, oltre che virtuale rispetto alla realta&#039; che rappresenta, e&#039; anche virtuale perche&#039; generata da un nostro processo mentale. E quest&#039;ultimo puo&#039; essere perfino poco consapevole, quasi onirico, considerata l&#039;indolenza provocata dal dondolio del vagone.

In questo senso un libro e&#039; proprio come un finestrino-specchio: vi sono proiettati il mondo &#039;interno&#039; alla storia, e quindi probabilmente alla vita dell&#039;autore, e anche il mondo &#039;esterno&#039; del lettore. E cio&#039; che il lettore legge non puo&#039; che dipendere dalla disponibilita&#039; con cui sgombra la testa durante la lettura. Se poi il libro e&#039; scritto in modo tale che il libro-specchio possa raccogliere piu&#039; storie contemporaneamente, e proporle intrecciate al lettore (io questo non posso ancora da dirlo di questo libro, non avendolo letto), allora il paragone col finestrino-specchio del treno e&#039; formidabile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Premetto che non ho letto il libro, e quindi riferendomi alle parole di Mad, mi vengono in mente due diverse considerazioni</p>
<p>Come entra lo specchio parlando di &#8220;Era mio padre&#8221; /1</p>
<p>mentre leggevo la tua &#8216;recensione&#8217;, Mad, avevo ancora negli occhi il mondo ripercorso ieri viaggiando da Vicenza a Milano e ritorno, in treno, e in particolare il film che adoro vedere perdendo la cognizione del tempo, che viene proiettato sul finestrino, come fosse uno schermo improvvisato. </p>
<p>Il film parla di un mondo &#8216;esterno&#8217; al treno: la campagna, le zone industriali, i quartieri adiacenti alla periferia delle citta&#8217; lungo il percorso, e poi i il farsi giorno e il farsi notte, i fenomeni meteorologici e la loro influenza su quelle formichine che sembriamo dal treno. </p>
<p>E poi parla anche di un mondo &#8216;interno&#8217; al treno, i passeggeri che si alternano nella cornice dello scompartimento, le loro placide attivita&#8217;, le facce durante le conversazioni, le espressioni mentre ascoltano la musica, o leggono un libro, e mentre si ristorano mangiando qualcosa. </p>
<p>E infine parla di un mondo &#8216;intimo&#8217;, la mia faccia riflessa, che rivela espressioni di me che in fondo non conosco, e che si piega per effetto dei pensieri che invece conosco, che mi racconta i cambiamenti esteriori che spesso mi sorprendono.</p>
<p>Sullo schermo del finestrino queste storie sono contemporaneamente presenti, ed e&#8217; la mia mente che ora si focalizza su una, ora sull&#8217;altra, dipanando quella intrecciatissima matassa. Il finestrino-specchio diventa un racconto diverso dalla realta&#8217; che rappresenta, e per leggerlo devi mentalmente concentrarti sulla rappresentazione e non sulla realta&#8217;, altrimenti non vedresti il riflesso, ma vedresti fuori. La storia di quel film e&#8217; espressione anche di me che lo sto guardando.</p>
<p>Infine ci sono dialoghi nello scompartimento che avvengono, muti, attraverso il finestrino-specchio. Accade che due passeggeri, di cui uno io ma non necessariamente, incrociano il loro sguardo sul finestrino, si rivelano attenzione, curiosita&#8217; o forse semplicemente l&#8217;impaccio per un incontro casuale. Ma non ci si puo&#8217; sottrarre, la posizione nello scompartimento e&#8217; quella, il viaggio e&#8217; lungo. Quindi un discorso finisce per svilupparsi, senza parole, con sommesse emozioni, ma solo di rado chiuso dall&#8217;indifferenza.</p>
<p>E cosi&#8217; il finestrino-specchio e&#8217; proprio come dici tu, Mad, un luogo di incontro, tra rappresentazioni di realta&#8217; che scorrono velocemente o che entrano in contatto casualmente e ci restano per ore. E questa rappresentazione, oltre che virtuale rispetto alla realta&#8217; che rappresenta, e&#8217; anche virtuale perche&#8217; generata da un nostro processo mentale. E quest&#8217;ultimo puo&#8217; essere perfino poco consapevole, quasi onirico, considerata l&#8217;indolenza provocata dal dondolio del vagone.</p>
<p>In questo senso un libro e&#8217; proprio come un finestrino-specchio: vi sono proiettati il mondo &#8216;interno&#8217; alla storia, e quindi probabilmente alla vita dell&#8217;autore, e anche il mondo &#8216;esterno&#8217; del lettore. E cio&#8217; che il lettore legge non puo&#8217; che dipendere dalla disponibilita&#8217; con cui sgombra la testa durante la lettura. Se poi il libro e&#8217; scritto in modo tale che il libro-specchio possa raccogliere piu&#8217; storie contemporaneamente, e proporle intrecciate al lettore (io questo non posso ancora da dirlo di questo libro, non avendolo letto), allora il paragone col finestrino-specchio del treno e&#8217; formidabile.</p>
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